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bacio

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(Amor sacro amor profano) / Baciare

Ho conservato a lungo un’immagine inquietante, almeno per la sensibilità di un bambino. Un’immagine indiretta, che devo a mia madre – nel suo essere stata a sua volta bambina – e alla memoria collettiva ricevuta dai nonni di lei.  Quattro generazioni fa dunque, che sono solo un “amen” nella storia, e si arriva ai primi anni del Novecento. Sugli Appennini equivale a fare un salto nel tempo di secoli. Quell’immagine aveva nome biascin, vale a dire la consuetudine oggi inimmaginabile di masticare piccoli bocconi di carne prima di passarli al bambino da svezzare. Il passaggio finale avveniva con le mani, e prima e all’origine dei secoli doveva essere stato come fanno gli uccelli con i pulcini.  Per noi umani, è il lento sviluppo della mente attraverso il “confronto” con l’ambiente a renderci tali... condizione che ci rende dipendenti dalla madre per un lungo periodo; questa alla fine la ragione antropologica del preistorico biascin, atto di devozione quanto di nutrizione elementare, trasformazione della materia naturale al suo livello primordiale, prima dell’invenzione di qualunque cucina.  Molto tempo dopo, lungo le innumerevoli “svolte” della civiltà, quel masticare...

Baciami, stupida! L’amore ai tempi dei tagli alla scuola pubblica

Bogotá, Colombia. 19 ottobre 2011. Barrio Belalcázar. Otto e mezza del mattino: mentre a pochi chilometri dal mio quartiere centinaia di studenti si preparano a dare il bacio più ardente dell’anno a chiunque capiti loro a tiro fuori dal campus dell’Università Nazionale, io scendo ignara a comprare il latte e una di quelle pagnottine di farina di mais impastata con formaggio che qui chiamano almojábanas. Mi dia anche due dolcetti al cocco, giusto per fare cifra tonda, altrimenti poi mi tocca riempire il portafoglio di monete. Non li mangio subito. Li porto con me per il primo caffè della mattinata, al quinto piano della biblioteca Luis Angel Arango, nel cuore della città.     È il giorno della Besatón por la educación: volendo rispettare la rima, tecnicamente, “il limone per l’istruzione”. E io non ne so nulla. Torno all’appartamento, anche Sylvia e le sue gatte si sono alzate. William invece è già partito in taxi da almeno due ore. Per evitare d’imbattersi nei cortei dei manifestanti, mi spiega lei. Appena partono, verso le nove e...

Il bacio

Un bacio è un bacio. È il simbolo stesso dell’amore e della giovinezza. Un motivo iconografico antichissimo e sempre efficace. Tutti ricordano il bacio dato per strada, a Parigi, in mezzo ai passanti, immortalato da Robert Doisneau nel 1950, e riprodotto in cartoline e calendari. Era un’immagine costruita dal fotografo, il quale aveva ingaggiato due ragazzi, che poi, a distanza di decenni avevano accampato con una causa i diritti sullo scatto. Per fortuna sua Doisneau aveva conservato la ricevuta del compenso pattuito.   Un’altra foto di Alfred Eisenstaedt, precedente di cinque anni, con il marinaio che bacia con un passo di tango la ragazza per le vie di New York, alla notizia del termine della guerra mondiale, è anch’essa finta. Probabilmente una posa indotta dal fotografo stesso. La potenza di questo motivo è talmente forte che oggi non è più necessario costruirla invitando due ragazzi a baciarsi davanti all’obiettivo, basterà vedere in una foto una parvenza di quel gesto, per immetterla nel circuito della visione mondiale.   Qualche settimana fa a Vancouver, durante i disordini...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...