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Appennini / Caffè. Conversazioni e solitudini

In quello straordinario piccolo libro che è Una certa idea di Europa di George Steiner, i caffè insieme alle vie con nomi propri, alle strade e ai territori percorribili a piedi (all’essere la sua civiltà “figlia” di Atene e Gerusalemme), sono un’idea di Europa aldilà di ogni confine, lingua, religione. Ne sono un tratto essenziale, elemento del panorama e del vivere comune in cui riconoscersi. I caffè del resto sono differenti dai pub inglesi dove la birra, il cibo, gli orari, le luci e altro segnano una diversa convivialità e ancora i caffè appaiono profondamente estranei ai bar americani dove solitudini e super alcolici possono essere presenze abituali. Non che nei bar-caffè italiani o europei non si bevano alcolici, ma almeno a partire dal Settecento, quando il caffè e il resto delle bevande nervine entrano nell’uso comune, almeno in molte città, una convivialità non alcolica diventa possibile, diventa disponibile un’alternativa al vino, alla birra, al sidro, all’idromele, ai liquori... insomma una alternativa all’alcol secondo lo stato sociale, il gusto, la geografia e le consuetudini.   È stata di fatto una rivoluzione silenziosa: la convivialita alcolica, disinibente...

Una visita da Fico / Il cool de noantri

Il Ficobus parte ogni mezz’ora, puntualissimo, dalla Stazione centrale di Bologna. E in quindici minuti, puntualissimo, arriva a destinazione. Ad accoglierlo è una specie di casello autostradale da cui s’accede a un enorme parcheggio, ma soprattutto a una maestosa porta che nemmeno la Lodovica a Milano o la Portese a Roma – per non parlare della Mascarella o della Maggiore. Il piedistallo che le sta innanzi serve per i selfie, meglio se scattati con l’asta che allarga il campo della foto, in modo che il logo possa ben fare da sfondo alle facce forzatamente sorridenti dei visitatori festosi in entrata. Il brand che tutto ricopre e tutto certifica, insomma, ci riceve immediatamente marchiando anche noi, i nostri ricordi prossimi futuri, e soprattutto le nostre immagini postate sui social o inviate per uozzap ad amici e parenti. Tutta pubblicità gratuita.     Il logo in questione, sarà già chiaro, è quello di Fico, la recente, al momento ultima, invenzione commerciale di Oscar Farinetti, sito nell’immediata periferia bolognese, a cui facciamo fatica ad attribuire un nome comune, a identificare con un genere specifico di punto vendita. Loro si autodefiniscono “il più grande...

Contro il calcio

Il calcio è un’infezione diffusa con insinuante pervicacia in parti esorbitanti del lutulento e immane corpo sociale. Che attualmente non ci siano rimedi non è una valida ragione per eludere il problema, la cui unica soluzione sarebbe quella, radicale, di abolire per legge la pedestre attività. Ridotto agli spazi illuni della clandestinità forse il calcio potrebbe tornare ad essere uno sport, e potrebbe, con dosata cautela e trascorsi almeno cinque decenni, di nuovo essere concesso ai meno compromessi tra i praticanti.   Ma per il momento ci vorrebbe l’occhiuto intervento di una polizia sportiva che illiberalmente sequestrasse palloni, distruggesse i campi (soprattutto quelli con l’orripilante fondo sintetico), costringesse giocatori e allenatori nei propri appartamenti, soffocasse le tifoserie, spegnesse le pay tv, oscurasse le trasmissioni di commento figlie del “Processo” biscardiano, chiudesse i giornali specializzati. Solo allora, dopo le nevrosi dei primi mesi, dopo le fiacche dell’astinenza coatta, dopo i monastici esercizi di resistenza alla tentazione, i più si accorgerebbero dell’entit...

Bruno Osimo. Bar Atlantic

Il Bar Atlantic (Marcos y Marcos, 320 pp., 15 €) è il bar dell’Esselunga, un bancone circolare lucido di piastrelle blu oltremare; un approdo rassicurante per camerieri, commesse, magazzinieri e clienti abituali. Un non-luogo che del porto ha il nome oceanico, il viavai stanco e operoso e la confusione creativa di sonorità familiari e inusuali. Qui Bruno Osimo ha messo a punto il suo romanzo e qui il suo protagonista siede a un tavolino d’angolo: un caffè americano e il laptop acceso nelle pause sospese tra le tante vite incompiute che compongono la sua precaria unità. Adàm è israeliano, dottore in lingua e letteratura ebraica, ha trentacinque anni e cinque contratti in cinque università differenti; ha una casa a Milano, una moglie e cinque donne che lo aspettano nei porti remoti della sua odissea professionale.   È una routine collaudata: il lunedì dopo la lezione ad Alessandria cerca di soddisfare Paola, docente ordinario, spendendo il minor tempo possibile e senza molto trasporto. Il martedì invece è di Monìca, dai lineamenti semitici ed esotici e dalla voce roca...

Alghero / Paesi e città

Fine corsa. Bar “Il Capolinea”   Pellegrini che arrivino camminanti ad Alghero oggi non se ne vede, ma se vi capitasse di dare le spalle al mare e camminare tutta la XX Settembre, lo troverete allora come casetta delle fiabe, a segnare il fine corsa e dar ristoro. Un angolino dove il tempo è ancora alle convergenze parallele, dove l’orario del treno non è mai stato esposto ma qualcosa continua a ticchettare. Probabilmente vive una doppia vita: la signora gentile di giorno; la notte i giovani del posto assiepano gli anfratti foderati – peccaminosi e casalinghi – occulti all’occhio della tv. Che vita!… Sedere di fuori, al tavolino cumano, smemorarsi di sé sul ciglio della strada. Un lieve venticello, che sa di viale Monza e di mare lontano, ecco, già si leva, contro il logorio della vita moderna.     Sipario bianco. Bar “La Piazzetta”   Dove Alghero finisce e più somiglia alle periferie del dovunque, è lì che espone il retro delle cartoline di vedute: lì mette i nomi. Che piova pure, o venga la calura d’estate: il nomade trover...

Viareggio e Bargecchia / Paesi e città

  Sono nato a Viareggio nel mese di giugno. Conoscendo la sete d’aria di mia madre che perfino oggi spalanca le finestre anche in pieno inverno, sono certo che ho respirato aria di mare ancora prima di nascere. Il vecchio ospedale Tabarracci è separato dalla Passeggiata e dalla spiaggia solo da una piccola e odorosa pineta. Sono nato respirando resina e salmastro. Ma sono un collinare. Sì, sono nato a Viareggio ma ho sempre vissuto ad una decina di chilometri dalla Perla del Tirreno, sui colli. Il mio paese si chiama Bargecchia. Sono certo che qualcuno sarà portato a produrre un’etimologia creativa, per così dire, collegando il nome del paese al vocabolo “bar”. In realtà il toponimo deriva probabilmente da “berg”, altura, montagna. Ma, come sempre, gli errori sono fertili, ricchi di humus. In realtà il mio paese con il bar, anzi, con i bar, ha molto a che fare. Gli abitanti sono pochi ma i bar sono tanti, in proporzione. Ed è lì, dentro e fuori, sopra e accanto ai tavolini, che scorre la vita, e la non-vita. Guardano, i miei compaesani, chi passa, come passa, con chi passa....