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cartoni animati

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Andrea Tagliapietra / Filosofia dei cartoni animati

La visione della trilogia di Toy Story (nel frattempo diventata tetralogia, vedi il mio articolo su Toy Story 4) deve avere davvero colpito la sensibilità di Andrea Tagliapietra, ordinario di storia della filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e instancabile animatore del dibattito filosofico dei nostri anni. La riflessione sulla celebre serie di film della Pixar, infatti, attraversa le ben 469 pagine del suo nuovo lavoro Filosofia dei cartoni animati. Una mitologia contemporanea, appena uscito per Bollati Boringhieri, costituendone una guida alla lettura e allo stesso tempo un modello perfetto attraverso cui rivelare al lettore la complessità delle questioni filosofiche sollevate da quella strana specie di testi che sono i cartoni animati. Non è un caso che Filosofia dei cartoni animati sia dedicato dall’autore al proprio figlio. Siamo, insomma, di fronte a un altro lavoro che scommette sul felice dilettantismo del filosofo – questione, peraltro, evocata da Marrone proprio su queste pagine – affascinato dalla riflessione sulla vita quotidiana, alla ricerca dei suoi risvolti significativi più generali. La riflessione sui cartoni animati costituisce,...

Novara, dal 21 al 23 settembre / Elogio della linea di contorno

La mano del bambino stringe in pugno una cordicella tesa e lunga, alla cui estremità è legato un aquilone che volteggia nell’aria tersa di un pomeriggio di aprile. Sospinto dalle folate del venticello primaverile il drago di carta si dimena, affidando la sua portanza alle sperimentate piegature che consentono alla sagoma di carta di combinare la massima leggerezza con la massima resistenza. Proprio quando sembra precipiti, ecco che all’improvviso s’impenna e ricomincia a tirare la mano del bimbo che, riprendendo a inseguirlo, molla all’occorrenza la presa del filo evitandone lo schianto a terra. Il filo attraversa lo sfondo di cielo azzurro su cui fluttuano vaporose nubi, tagliando in diagonale i filamenti di cirri che trafiggono i cumuli sospesi sopra l’acuta asprezza della vetta di una montagna, la cui maestosa e immobile possanza trova motivo di esaltazione nel confronto con la sua tremula immagine riflessa dallo specchio d’acqua antistante, in cui un fluido e sfilacciato contorno ne azzarda la triangolarità della sua forma.    Per quanto il bimbo corresse veloce su quel prato, e nonostante il rischio molto alto di vedersi affondare la scarpa in qualche zolla di terra...

Il tempo ritrovato di Masha e Orso

C’erano una volta – e ci sono tuttora – Masha e Orso. Il nuovo tormentone di Rai YoYo che allieta le giornate di grandi e piccini, si ispira a una favola, e non a una qualunque. Si tratta, infatti, di materiale tratto dal folklore russo, di una di quelle favole archiviate dal grande Afanas’ev dalla cui miniera il celebre Vladimir Propp pescò per rivoluzionare, con la sua Morfologia della fiaba, la cultura umanistica e le scienze sociali. Pedigree di un certo rilievo, dunque. Anche se, una volta evocato cotanto riferimento (che nei paesi slavi tutti ovviamente riconoscono), il format della nuova serie se ne allontana. Vedremo in che termini.   La storia della fiaba è nota. Ci sono dei nonni che lasciano allontanare la loro nipotina, non prima di averle esplicitamente raccomandato di non addentrarsi nel più classico dei boschi da fiaba. La bambina, altrettanto classicamente, non dà ascolto alle raccomandazioni e vi si perde. Questo spazio ostile e pericoloso rivela, però, un’oasi di salvezza che si concretizza in una rassicurante casetta presso cui cercare riparo. Si scopre, nondimeno, che la casa è abitata da un temibile orso che ne approfitta per schiavizzare la piccola Masha...

Papà di cartone

Federico, il più piccolo dei miei figli, ha sei anni. Come spesso mi accade, sto guardando con lui un episodio di “Peppa pig”, cartone animato realizzato in Inghilterra. È silenzioso, attentissimo. Solo ogni tanto si lascia andare ad una risata aperta e convinta. Peppa gli piace, perché è una bambina non bambina (non guarderebbe mai volentieri un cartone con protagonista una “femmina”). Peppa è, infatti, una maialina antropomorfa che va all’asilo e abita in una casetta in cima ad una collina. È ben educata, incline alla sopportazione, gentilissima con i genitori, col fratellino George e gli amici. Si concede un solo diversivo, saltare nelle pozzanghere fangose. Ancora una volta la mia attenzione va soprattutto a papà Pig. È un grasso occhialuto, con barba e baffi di tre giorni, sempre disponibile coi figli. Mi sembra che non esca mai di casa, dove adora star seduto in poltrona a leggere il giornale, ma Federico mi ripete che non è vero, perché una volta lo ha visto andare in ufficio. È subito evidente che papa Pig è buono ma stupido. È un ingenuo, un cuore...