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I nomi, le abitudini, il senso dei pasti / A che ora si mangia?

A che ora si mangia?, si chiede Alessandro Barbero. La risposta sembrerebbe semplice. Oggi, almeno da noi, in Italia, intorno ai tre pasti principali – colazione, pranzo, cena – convivono una serie di variazioni individuali declinate secondo il gusto, le abitudini, il lavoro praticato, la composizione del proprio nucleo familiare, l'igiene dietetica ed altro. Tutti elementi che nell'insieme fanno dei nostri pasti un caleidoscopio tripartito, con tutte le ampie variazioni che la società dei consumi concede. Ben diverso è il quadro cui Barbero ci introduce tra il Settecento e l'Ottocento muovendosi soprattutto tra Francia, Inghilterra, Italia e in una diversificata varietà di fonti: narrative, epistolari, resoconti di viaggio, testimonianze. La lettura dell’agile saggio di Barbero, che ha come sottotitolo Approssimazioni storico-linguistiche all’orario dei pasti – secoli XVIII XIX (Quodlibet) ha la proprietà di portarci in un "luogo letterario" un tempo molto frequentato, ma contemporaneamente anche in un concetto, un’abitudine sociale, un modo di dividere la giornata.     Vale a dire l'orario dei pasti e il loro ruolo all'interno della giornata. Così scopriamo che nella...

Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di appartenenza...

M. Delaporte e A. de la Patellière. Le Prénom

Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière hanno sbancato i botteghini in Francia, con il loro film ma, prima ancora, con l’omonima pièce teatrale da cui è tratto.  Ma va subito fatta una brutta nota alla distribuzione che ha stravolto immagine e titolo del film. La scelta caduta su un titolo come Cena tra amici vuole chiaramente evocare il successo, ormai datato, di La cena dei cretini di Francis Veber, anch’esso tratto da una nota pièce teatrale e anch’esso film “tutto in una stanza”. Ma la strategia distributiva, supportata anche da un manifesto ammiccante tutto corna e code da diavoletto, è sbagliata e mortificante per un film che, senza averne minimamente l’autorialità, si avvicina molto più a Carnage che non alla vecchia – e ampiamente sopravvalutata… – commediola di Veber. Questo Le Prénom – Il nome, non sarebbe stato un titolo fedele ed azzeccato? Si tratta infatti di una satira divertente e a tratti caustica della borghesia francese, dei rapporti personali e famigliari.       Il film parte da un assunto opposto a Carnage...