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Gonçalo M. Tavares. Imparare a pregare nell’era della tecnica

Gonçalo M. Tavares ha quarant’anni, insegna teoria della scienza all’università di Lisbona e è autore di un cospicuo numero di opere narrative che gli hanno valso numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali. Tutti meritati, come dimostra anche questo Imparare a pregare nell’era della tecnica (Feltrinelli, 283 pp., € 17), premiato nel 2010, in Francia, come miglior libro straniero.   Il romanzo narra, in tono distaccato e tagliente come il bisturi del cui uso il protagonista è un maestro, la storia della formazione, ascesa professionale e politica e declino per malattia di Lenz Buchmann, figlio di un militare di cui ha assunto in toto visione del mondo e valori, anche se non la carriera.   Il romanzo è composto di tre parti di lunghezza diseguale, suddivise in brevi capitoli e capitoletti, tutti dotati di un titolo che agisce in funzione ironica, antifrastica o spaesante, come a suggerire che niente va letto (solo) come si presenta e per cosa dice, a maggior ragione quando il discorso è diretto, esplicito, dichiarativo e descrittivo.   Il narratore è esterno, ma assume spesso il punto di vista del protagonista per meglio esporne la visione del mondo e il...

Pedro Almodóvar. La pelle che abito

È piuttosto tipico, nel cinema di Almodóvar, che gli elementi principali del racconto filmico, siano essi personaggi, oggetti, situazioni o risvolti della trama, divengano, all’improvviso (o gradualmente) qualcosa di diverso, arrivino, cioè, a trasfigurarsi, a mutare aspetto e a divenire altro da sé. In tal senso non fa eccezione nemmeno La pelle che abito, pellicola che già dal titolo pare rivestirsi di sfumature e rimandi concettuali tutt’altro che incidentali.   Con una perfetta assonanza con l’originale spagnolo, infatti, il termine “abito” si può leggere con la doppia accezione di abitare nel senso di occupare, risiedere o possedere, o quella di abito inteso come vestito, ovvero come qualcosa che si indossa e del quale, eventualmente, ci si può spogliare. E come potrebbe essere altrimenti in un film in cui protagonisti sono i corpi ancor prima dei personaggi? Corpi che si trasformano, che cambiano pelle, che dispongono gli uni degli altri ma che non si riconoscono in se stessi, non comunicano, non possiedono identità. E allora se l’abito non fa il monaco ancora meno lo fa il...

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