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convivenza

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Generazioni a confronto / Trent'anni: there's a million things to be

Molte volte negli ultimi anni ho discusso accanitamente con mia madre perché, vicini o ormai raggiunti i trent’anni, ero troppo grande, a suo avviso, per vivere “in condivisione”. Da adulti si vive o con l’uomo (meglio non la donna ma, in caso, pace) che ci si è scelti ed eventualmente (meglio di sì) con dei figli. O altrimenti da soli.    Vivere con amici è socialmente accettato, come passaggio necessario per una generazione di precariato lavorativo ed esistenziale, solo in mancanza di soluzioni “stabili”: semplicemente costa meno, meno di una famiglia e meno di un monolocale.  Chiaramente ci sono altri aspetti positivi: se non si ha tempo di fare la spesa, la farà qualcun altro, e viceversa; se si è stanchi o disperati, ci sarà chi all’occorrenza ci prepara una pasta e più o meno volentieri ci ascolta; si è liberi di uscire insieme oppure no; se si vuole stare soli basta chiudere la porta, ma c’è sempre la possibilità insieme fastidiosa ed enormemente rincuorante che qualcuno venga a disturbarci per proporre un bicchiere di whisky prima di andare a dormire, o per dire di svuotare quella maledetta lavatrice. Capita che non si abbia voglia di uscire ma nemmeno di...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...

Lamezia Terme, 5 aprile 2011

Arrivo a Lamezia, e mi rendo conto che la città è sottosopra per una furiosa polemica attorno al campo rom dell’area di Scordovillo. Un’ordinanza della Procura, il campo va sgomberato entro 30 giorni. Motivazione: sono tutti delinquenti. Il campo è uno dei più grandi d’Italia, circa 520 persone, più o meno 104 famiglie, esiste dal 1981. È il campo dove vivono i ragazzi rom che partecipano a Capusutta, Pamela e Immacolata e tutti gli altri. Domani pomeriggio dovrò parlare ai capusuttini del testo sul quale lavoreremo, Donne a Parlamento di Aristofane, ma prima incontro Rosy de Sensi e Graziella Perri, operatrici dell’Associazione La Strada, che da 25 anni svolge un lavoro prezioso nel campo, portando i bambini a scuola e facendo tante altre attività. Chiedo loro se possono accompagnarmi al campo, vorrei vedere dove vivono i capusuttini rom.   Arriviamo verso le 11 di mattina. La prima immagine che mi colpisce è quella di un muro alto tre metri: il campo, fin dalla sua nascita, è statodelimitato da quel muro, un recinto materiale e simbolico che impedisce la vista dalla strada, e...