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Zingonia. Utopia e realtà

Quando nel 1964 Renzo Zingone, imprenditore romano, proprietario della Banca Generale di Credito, e in precedenza – tra l’altro – di miniere d’oro e di rame in Venezuela, decide di fondare una nuova città in provincia di Bergamo, in un territorio agricolo tra i comuni di Verdellino, Verdello, Boltiere, Ciserano e Osio Sotto, ha già alle spalle la realizzazione del Quartiere Zingone, ubicato a Trezzano sul Naviglio, alle porte di Milano. Come nel caso precedente, la scelta del nome della nuova città – Zingonia – rivela la volontà di attenersi rigorosamente all’indicazione del padre Gennaro, che in una lettera del 1930 ai figli Corrado e Renzo aveva raccomandato loro la «sempre maggior valorizzazione del nostro nome».      Zingonia, missile   E come nel caso precedente si avvale, dal punto di vista progettuale, della collaborazione dell’architetto Franco Negri, nato nel 1923 e laureatosi al Politecnico di Milano nel 1956. Pietra angolare di entrambi gli interventi sono i capannoni industriali prefabbricati prodotti dalla Zingone Strutture che, nell’idea del suo...

Da un tunnel all’altro

Il più delle volte, l’immaginario collettivo associa al treno idee (progresso tecnologico, avanzata della civiltà occidentale, mistero e avventura, apocalissi anarchica, deportazione, etc.) abbastanza lontane dall’uso statisticamente più rilevante che l’essere umano ne fa, ossia il pendolarismo casa-lavoro: che è, certamente, tema assai poco ‘letterario’ e, ahimè, neppure degno dell’attenzione dei mass media, dai tempi felici del Viaggio in seconda classe di Nanni Loy.   Ancor meno dotato di appeal mediatico è il tema della costruzione di una linea ferroviaria, che pure è impresa affascinante non fosse altro che per l’enorme numero di vite e competenze che vengono coinvolte, dalla progettazione alla realizzazione e poi all’uso. Eccezione rilevantissima è, come tutti sanno, la TAV Torino-Lione, per le implicazioni politiche derivanti dalla mancata accettazione del progetto da parte delle popolazioni locali e dallo sviluppo conseguente di movimenti di protesta anche clamorosi.   C’è però un’altra TAV che, più al riparo dai clamori...

Michele Mari. Roderick Duddle

Ce lo ripete ormai da anni che l'ossessione è il nucleo dell'ispirazione dello scrittore e che la letteratura non può essere considerata un tentativo di addomesticare i demoni, essendo al contrario una resa incondizionata, il lasciarsi assediare e possedere fino a diventare lo stesso corpo inerme dei mostri che ci seguono fin dall'infanzia come i più fedeli animali da compagnia.   Ci eravamo abituati a pensare che in Michele Mari il veleno scorresse come linfa vitale nella scrittura e che le sue ossessioni dovessero necessariamente incarnarsi nelle affettazioni di una maniera intrisa di aurei arcaismi e rabbiosi anatemi, di altissimi lemmi inusitati e infime espressioni gergali, di gelidi spasmi e furenti sintassi – insomma di quella lingua e di quella prosa che avevano reso memorabili racconti come I giornalini o L'orrore dei giardinetti.   E invece Roderick Duddle (Einaudi, 2014) romanzo d'avventura e d'intrigo stilisticamente piuttosto piano, sembra voler far credere tutt'altro, almeno in prima battuta: che a quelle ossessioni – imbrigliate, ammansite e costrette a recitare un'antica parte saputa a...

Parigi. Fuori dal nido

Ogni anno la primavera porta al Centre Pompidou di Parigi un nuovo allestimento del museo e gli eventi artistici e mondani vanno di pari passo con l’arrivo delle belle giornate. L’inizio dell’estate è alle porte, almeno così suggerisce la temperatura di questi giorni, e l’appuntamento con l’abbronzatura a Paris Plage pare dietro l’angolo. Tuttavia la ritrovata luminosità entra nelle case dei parigini evidenziando polvere, pareti da imbiancare, mobili da riparare, piastrelle da sostituire. Che fare? Si va al Festival de ma maison.   La primavera a Parigi si apre con le lunghe file al Leroy Merlin di rue Rambuteau, proprio accanto al Centre Pompidou. I cataloghi d’arte sono sostituiti dai manuali tecnici, e per le strade non è difficile incontrare persone con gli oggetti più bizzarri tra le mani (i sacchetti a Parigi sono banditi, a partire dalla baguette tutto passa quasi sempre da mano a mano). Lunghe asticelle di legno, secchi, pennelli, aste di alluminio, sottovasi e porta vasi in ferro, persone con sedie e persone con lampadari. E poi mensole: di legno laccato, di legno naturale, in...

1964. Il coraggio degli italiani in mostra al MoMA di New York

L'articolo di Marco Belpoliti del 10 novembre sulla mostra di Cattelan al Guggenheim di New York mi convince a raccontare la storia di un’altra mostra, di tanti anni fa. Era da un po’ che ci pensavo. Prima però bisogna che accenni a quei miei studenti che nelle ultime settimane hanno cominciato a farmi domande difficili, tipo: “ma, professore, come abbiamo fatto a ridurci così?” oppure “com’è possibile che la stampa di tutto il mondo scriva di noi italiani queste cose?”. Mettetevi nei miei panni, non sapevo da che parte girarmi.   Per fortuna d’estate leggo parecchi libri e me ne sono venuti in mente due, nei quali ho creduto di trovare qualche risposta. Il primo, La strada dritta di Francesco Pinto (Mondadori), narra in forma romanzata l’epica costruzione dell’Autostrada del Sole; il secondo, La catastròfa di Paolo Di Stefano (Sellerio), ricostruisce attraverso le testimonianze di chi c’era la tragedia dei minatori italiani a Marcinelle. Peraltro insegno ai futuri geometri delle valli bergamasche, dove da generazioni la gente progetta e costruisce strade e viadotti e da...