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Nagornyj Karabakh / L’Artsakh minacciato di genocidio culturale

Il 9 novembre, a seguito di una guerra di quarantatré giorni, l’Armenia e l’Azerbaigian hanno concluso, sotto l’egida della Russia, un accordo di cessate il fuoco che detta condizioni capestro alla parte armena. Dopo aver perso diverse migliaia di vittime militari e civili, la repubblica autoproclamata dell’Artsakh (Nagornyj Karabakh) ha dovuto rinunciare all’ottanta percento del suo territorio. Ben oltre cinquantamila persone sono costrette oggi ad abbandonare i loro paesi, chiese e monasteri. Con questo esilio forzato, essi non solo temono di non poter rivedere mai più le proprie case e i propri santuari, ma addirittura di condannarli alla distruzione e allo scempio. Quale sarà il destino del patrimonio plurimillenario armeno sotto il controllo dell’Azerbaigian?   Mentre l’Azerbaigian si prepara a occupare un territorio punteggiato da migliaia di monumenti medievali e tardo-antichi armeni, i dirigenti azerbaigiani, sostenuti dalla comunità academica del proprio paese, difendono pubblicamente due tesi revisioniste che mirano a negare agli armeni autoctoni il diritto di vivere sulle loro terre ancestrali, nonché a cancellarvi ogni segno visibile della memoria storica armena....

Da museo a moschea / Istanbul: Ayasofya

Riprendo in mano un vecchio libro illustrato, di una cinquantina d’anni fa, dedicato a Santa Sofia (a c. di Lord Kinross, Mondadori, 1992), la basilica prima cristiana, poi cattedrale ortodossa, poi moschea, e ancora dopo museo, ora ridiventata moschea per consolidare le mire nazionalistiche del nuovo “Sultano” Erdogan. Sfoglio il libro e ritrovo il fascino delle pubblicazioni di quegli anni: ricchissima ricerca iconografica, ma senza le alte definizioni ormai in uso; una piccola antologia critica che forse oggi potrebbe essere più esauriente; una ricostruzione storica accurata, ma che tradisce una predilezione spiccata – e dunque perciò stesso datata – per il significato che quel tempio ha rappresentato per la cristianità, a partire dal titolo stesso del libro: Santa Sofia, come se si trattasse di una santa di nome Sofia, e non dello “Spirito di Sapienza” cui la basilica fu dedicata fin dalle sue origini.  Il fascino, per me, è dovuto anche alle reminiscenze di un viaggio, compiuto in Turchia, verso la metà degli anni Ottanta, un viaggio povero e avventuroso, pieno di pensieri, di sguardo, di bellezza, di conoscenza. Entrammo ad Ayasofya (il nome turco sul calco di quello...

Star Wars. Mitologia Jedi e cultura convergente

Per spiegare l’incredibile successo ottenuto da Star Wars nei suoi quasi quarant’anni di vita alcuni non hanno esitato a chiamare in causa la nozione di “mito”, senza tuttavia preoccuparsi di specificare le ragioni di tale definizione o valutarne seriamente l’attendibilità. Come si sa nel linguaggio moderno in effetti il termine “mito” viene applicato, forse in modo troppo superficiale, a tutti quegli oggetti culturali che hanno in qualche modo colonizzato l’immaginario collettivo finendo per imporsi all’attenzione anche di chi non si considera un fan. Nel caso di Star Wars tuttavia l’appellativo di “mito” rischia di recuperare il suo significato originale, ossia quello di racconto (nel senso più largo del termine) che presenta un certo tipo di requisiti o elementi, che lo distinguono nettamente da altre tipologie di testo narrativo. Ovviamente esistono un’infinità di definizioni di “mito” e persino i Greci, che ne sono gli inventori, non erano d’accordo quando si trattava di dire cosa fosse un mythos. Per semplificarci il compito faremo nostra la definizione,...

Corpus Christi

Erano le otto di sera e fuori buio pesto. Lei stava dietro la scrivania, seduta su una poltrona di sky coi braccioli rattoppati. Prego, aveva detto facendoci cenno di entrare. Mettetevi comodi, aveva aggiunto indicando le due sedie davanti a noi. L'ufficio, come lo chiamava lei, era il soggiorno di una casa mobile del Settantanove, l'anno in cui era entrata in convento. Uno chalet di legno in mezzo a un boschetto di pioppi a est della proprietà, cinque miglia da Brenham, contea di Washington, Texas.   Si chiamava sister Jordana, dal nome del fiume dove Nostro Signore era stato battezzato, aveva detto. Era grassa, introversa e sospettosa. Fosse stato per lei avrebbe detto scusate, mi spiace, non mi va di parlare della spiritualità femminile nella Chiesa, rinuncio all'intervista. Ma era obbligata dal voto di obbedienza alla madre badessa. Teneva la testa infossata nelle spalle. Le guance piene si univano al collo senza nemmeno la piega del mento.   Cosa volete sapere, aveva chiesto incrociando le braccia sul petto. Parlava con la voce fina e nasale dei cartoni di Disney. La sua opinione, avevamo risposto. Aveva attaccato un discorso imparato...

Codice Bin Laden

Dunque hanno ucciso Bin Laden, e buttato via il corpo. Non ci sono fotografie – anzi hanno commesso il lapsus di esibirne una falsa – sostituite dalla prova del dna. Sembra l’illustrazione di un testo di Baudrillard: il “delitto perfetto”? Niente più documentazione fotografica, bisogna anzi mettere anche il cadavere al riparo da future verifiche, da future immagini. Sparito il corpo del capo. Per non esibirlo al ludibrio delle folle? Per non farlo diventare oggetto di culto? Per farlo entrare nell’immaginario, invece che nel simbolico? O viceversa? O forse perché è finalmente finito – dichiarato finito – il culto del corpo del capo? Gettato in mare aperto, perché non ci sia neppure un luogo che diventi di culto. Morte liquida: sarà Bauman a commentare questo aspetto.   Invece della fotografia è stato prelevato un campione di dna. Baudrillardianamente, cioè, si è dichiarata chiusa l’era della rappresentazione e sancita quella del codice: niente più esseri umani personali, ma solo macchine di decodifica di catene di amminoacidi. E la verifica del...