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Festival de Cannes 2016 / Cannes e l’inevitabile disincanto europeo

È partito con un’evacuazione d’emergenza del Palais des Festivals a scopo di esercitazione, e con un impressionante schieramento di forze dell’ordine e di militari l’edizione di quest’anno del più importante festival cinematografico del mondo. È Cannes 2016, la prima edizione dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso e sul quale incombono – come per altro in tutto il resto d’Europa – le ombre di uno dei periodi politicamente più instabili della storia recente.   Difficile far finta di nulla dato che quello che sta dentro e quello che sta fuori dalla sala sono da sempre campo e controcampo di uno stesso evento-film. Il cinema ha i piedi attaccati per terra in quel mondo che lo rende possibile, come ricordava in uno splendido intervento all’apertura della Quinzaine des Réalisateurs Frank Halimi uno dei lavoratori intermittenti dello spettacolo che da anni chiedono continuità di reddito e diritti sindacali per i lavoratori e tecnici dell’industria cinematografica francese (vergognosamente fischiato dopo una decina di minuti da un irriconoscibile pubblico della Quinzaine – purtroppo composto da moltissimi italiani invitati per la première del film di Bellocchio, ai...

Il crepuscolo di un mondo

C’era molta aspettativa per la Biennale curata da Rem Koolhaas e ciò perché Koolhaas è il più autorevole esponente di un pensiero che da anni impone le sue leggi. Un pensiero, ed è questo il senso di questo scritto, ormai al tramonto.   Koolhaas, vale la pena ricordare, era presente alla Biennale del 1980 curata da Paolo Portoghesi che consacrava il ritorno della storia: anche lui aveva costruito la sua facciata posticcia nella Strada novissima ma rivedendola si capisce come egli del postmoderno non coglieva l’aspetto epidermico ed iconico, ma metteva in mostra la condizione postmoderna, quella descritta pochi anni prima da Lyotard, ovvero il gusto per il paradosso e la dissacrazione, per la provocazione, per il ribaltamento dei valori e la contaminazione, per l’alleggerimento pop della realtà fino a renderla evento effimero, sempre sul punto di evaporare.   Lo ritroviamo pochi anni dopo, nel 1986, alla Triennale, nella mostra curata da Bellini Il progetto domestico, dove presenta un’irriverente Casa del culturista dissacrante il mito della grande forma di Mies. L’allestimento era di gran lunga...