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Conversazione / Boltanski: un fallimento che non si risolve

Christian Boltanski ha un lungo rapporto con l’Italia e con Bologna in particolare. Venti anni fa si tenne in questa città dalle molte ferite la sua prima mostra italiana, “Pentimenti”, all’interno della Villa delle Rose. Nel capoluogo emiliano ci è tornato per realizzare l’installazione dedicata Museo per la memoria di Ustica, la sua prima installazione permanente nel nostro paese realizzata al fianco dei parenti delle vittime. E ora torna per un progetto che coinvolgerà ancora una volta anche la storia della strage di Ustica, ma tutto il tessuto della città. “Ho sempre pensato di voler realizzare opere totali”, ha detto Boltanski presentando anche questo progetto che utilizza diversi linguaggi espressivi in una mostra diffusa, “Anime. Di luogo in luogo” (si è aperta domenica 25 giugno, al MamBo dove – parallelo a queste vare sezioni cittadine – è presente anche un allestimento che ripercorre i suoi lavori precedenti).   Fanno parte del progetto “Anime” la nuova installazione, “Réserve”, nel bunker della Lunetta Gamberini (inaugurata il 27 giugno, 37° anniversario della strage di Ustica), una performance, “Ultima”, e ancora, fuori dalla cerchia dei viali – nelle vie Agucchi...

Letteratura scientifica e open access

«Quaranta dollari per un articolo di medicina! Ma vi rendete conto?». Un amico ingegnere, abituato a documentarsi sulle questioni che lo interessano, aveva scoperto i prezzi dei periodici scientifici a pagamento e non poteva credere che per un solo articolo servisse quella cifra. Così ci incaricammo di dirgli che un abbonamento annuale a una rivista di fisica o di chimica, per un ateneo, costa alcune migliaia di euro, mentre un anno dell’«Earthquake Engineering and Structural Dynamics» – tanto per fare un esempio – si acquista per circa 8000 dollari. Nelle scienze umane le cose vanno un po’ meglio, ma si sa che gli umanisti sono sempre senza soldi...   Tra la metà degli anni ’70 e i primi anni 2000, il prezzo dei periodici scientifici è aumentato del 300 per cento (si veda questo articolo di Guédon del 2001), ben oltre l’inflazione, e negli anni successivi la corsa non si è fermata. Giganti dell’editoria scientifica come Elsevier, Springer o Wiley-Blackwell ne hanno ricavato margini superiori al 20 per cento, ma gli atenei, che devono acquistare centinaia di abbonamenti...