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Domani, al Circolo dei lettori di Torino / Gratitudine. Un'antologia

Domani sera alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino il terzo dei nostri incontri dedicati ai Sentimenti positivi: Anna Stefi parlerà di gratitudine.   “nulla di bello e amabile viene agli uomini senza le Cariti”, dice Teocrito. Ma come erano venute le Cariti agli uomini? Come tre pietre grezze cadute dal cielo, a Orcomeno. Solo in epoca tarda furono poste statue in figura di donne accanto a quelle pietre. Ciò che cade dal cielo è l’innominabile, per sempre. Eppure l’uomo deve sempre conquistarsi quelle pietre, o fanciulle dalle belle trecce, se vuole che i suoi canti siano “colmi del respiro delle Cariti”. Come fare? Dalle Chàrites si passa alla chàris, dalle Grazie alla grazia. E quale sia il rapporto con essa ci indica Plutarco: “Gli antichi, Protogene, chiamarono chàris lo spontaneo consenso della femmina al maschio”. Le grazia, dunque l’inconquistabile, si dà soltanto a chi tenta di conquistarla con l’assedio erotico, pur sapendo che non potrà mai entrare nella cittadella se la cittadella non si aprirà, con grazia, a lui.   R. Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, p. 120   Le tre Grazie, frammento di decorazione parietale in casa di Titus a...

Sostieni Doppiozero / GRAZIE

Nell’ultima riunione abbiamo scorso – con il silenzio sospeso che si riserva a quel che genera stupore – la lista delle donazioni arrivate a doppiozero nel corso degli ultimi dieci mesi. Ci siamo domandati, vista la cifra raggiunta, 13.000 euro, se ci fosse stato qualche generoso mecenate che avesse permesso il superamento di soglie che non credevamo possibili. Ottocento nomi: firme, nomi di fantasia e anonimi donatori; contributi singoli e doni periodici e regolari; silenziosi benefattori, molti, e altri con parole di stima e di affetto ad accompagnare il versamento. Uno a uno. Tanti, tantissimi, in una logica di nome proprio che ci pare la nostra vittoria più bella, capace di rimette al centro l’idea del collettivo nella sua dimensione più forte.   La cifra ricevuta non è certo sufficiente a sostenerci in una normale economia di costi e ricavi, ma certamente ci consente quel che ci sta più a cuore: rilanciare.   Scommettere nuovamente, ostinarci ancora.   “Un euro, sperando possa servire”. Sì. Serve tantissimo; serve l’euro e quel simbolo, serve la birra in meno, come ci hanno scritto, che diventa gesto di appartenenza, ognuno con il suo pezzo, quello possibile...

Per la memoria e per il futuro / Atlante Occidentale

Ci siamo così abituati alla parola crisi e all’assenza di riferimenti in cui ci muoviamo, che forse abbiamo anche, senza troppo rendercene conto, ristretto l’orizzonte del nostro interrogarci: come in ogni stato di urgenza, in cui ad essere minacciata è la sopravvivenza stessa, ci siamo educati a rapportarci alle singole questioni emergenti, senza provare a indagare gli strati più profondi. Appare tuttavia abbastanza evidente come ogni tentativo di comprensione dell’esistente si scontri contro due difficoltà radicali: da un lato trovare le parole con cui descriverlo – cambiati totalmente i sistemi di riferimento –, dall’altro la difficoltà di reperire quelle parole che da sempre sono state alla base di una visione del mondo, di un impegno, di una battaglia: lavoro, dignità, uguaglianza, sviluppo sostenibile, compassione, educazione, gratuità, dono. Mancano le parole – il senso oggi di quelle parole – che sono necessarie per dire il mondo, per dire un certo mondo, quello che fatichiamo a reperire. Non si tratta solo di “sciatteria linguistica” o “semplificazione”: il linguaggio non è mera descrizione, crea piuttosto la possibilità di un dire diverso. Se assistiamo a tale...

Maestri, guru, ingegneri / Conversazione con Paolo Fabbri

  Dopo l'intervento di Giusi Marchetta pubblichiamo oggi il secondo intervento legato all’incontro Che cos’è un maestro? promosso dal progetto Hangar Piemonte e da da doppiozero: l’11 luglio, a Torino, un’occasione di confronto e riflessione sulla figura dei maestri, sulla comunicazione oggi dei saperi pratici e teorici a partire dal racconto di alcune esperienze concrete dei partecipanti in realtà non istituzionali.      Con Paolo Fabbri si parla bene di molte cose, dall’ultimo libro sul pensiero cinese antico al sorriso enigmatico dei suoi cani, dalle nuove edizioni degli scritti di Benveniste alle avventure di Tex, dagli Zombie a Pinocchio, passando per gli artisti contemporanei, la poesia sperimentale, i contorsionismi della comunicazione politica, le strategie militari vecchie e nuove, i terrorismi, i capricci della moda e, ossessione fondamentale, i destini della semiotica.   Paolo ha seguito le sorti della scienza dei segni sin dai suoi esordi, da quando a metà degli anni Sessanta teneva seminari su media televisione e pubblicità a Firenze, ma anche corsi sulla sociolinguistica nell’esordiente Centro studi semiotici di Urbino, seguendo a Parigi i...

Eppur si dona

Chissà se il grande etnologo francese Marcel Mauss, mentre all’inizio degli anni venti si accingeva a scrivere il suo Saggio sul dono, avrebbe mai immaginato che a distanza di un secolo quel suo apparentemente semplice modello teorico del dono sarebbe stato non solo ancora evocato, ma anche applicato all’economia occidentale. Lui, che aveva costruito la sua teoria soprattutto su dati etnografici provenienti dall’Oceania, mescolando atti sociali e credenze magiche, si sarebbe forse stupito a sentire come, in questi anni di crisi del modello capitalistico-finanziario, l’idea di una società basata non solo sull’utilitarismo venga sempre più spesso evocata come via d’uscita.   Il valore della teoria di Mauss sta nella sua semplicità. Cosa spinge gli uomini a donare è stata la prima domanda che si è posto, cosa spinge chi riceve un dono a contraccambiare la seconda. Questioni quasi banali all’apparenza, che però nascondono una forza incredibile.   Se poi pensiamo che uno dona mentre l’altro riceve e ricambia, viene quasi da chiedersi dove stia la differenza rispetto a uno...

Dono e obbligo

È l’istinto a suggerirci che l’essere umano è un animale sociale. Lo stesso istinto che, però, si è appannato sotto il mostruoso anonimato dell’urbanizzazione e della società di massa. Ormai non solo molti episodi di cronaca, ma anche ricerche accademiche hanno dimostrato che istinto di cooperazione, di compassione e solidarietà diminuiscono con l’aumento delle dimensioni dell’agglomerato di cui facciamo parte. Se una persona cade o non si accorge che sta per esser travolta da una macchina, quanti più sono quelli che assistono, tanto meno sarà probabile che qualcuno intervenga. Sembra un paradosso, ma è proprio così: maggiore il numero di presenti, minore la disponibilità ad aiutare. La massa fa perdere il senso di responsabilità. Razionalizziamo la nostra mancanza di reazione dicendoci: «Siamo in tanti, ci penserà qualcun altro, perché proprio io?». In realtà sono gli impulsi naturali di compassione a essere inadeguati: il nostro apparato psicofisico e gli istinti che possiede si sono evoluti fino all’incirca al Neolitico, e ci...

Occupy Santa Claus

Che ne sarà di Babbo Natale, resisterà alla crisi del capitalismo finanziario e alla nuova era di restrizioni del consumo? Oppure uscirà ancora una volta vincitore dalla competizione del mercato del dono? Occupy Santa Claus?   È uscito in questi giorni un libro che s’interroga di nuovo su questa ricorrenza. Lo fa ponendosi una domanda sempre rimossa: perché non diciamo ai bambini che Babbo Natale non esiste? Lo hanno scritto uno psicologo e un antropologo e s’intitola La vera storia di Babbo Natale (Cortina). La domanda non è fuori luogo, dato che oramai vige il politicamente corretto di dire ai bambini la verità su tutto. Ma come ci ricordano i due autori, contro ogni political correctness, educare mentendo è una pratica diffusa in ogni cultura. Gli stessi genitori che fanno questo – educazione silente ed educazione parlata, non importa – sono i sostenitori dell’onestà e della trasparenza nella comunicazione dei figli con loro stessi. La bugia è uno dei pilastri dell’educazione, come si sa, insieme a una buona dosa d’ipocrisia. Del resto, la stessa storia di...

Natività

Mancavano pochi giorni al Natale. Ero in quarta elementare. Fuori era buio e pioveva. Ingannavo l’attesa contando le goccioline che scivolavano sul vetro appannato della finestra, come le finestrine del Calendario dell’Avvento. Sognavo l’arrivo dei regali e non mi sembrava esistesse altro. Il bambino, che stava seduto nel banco di fronte al mio, alzò gli occhi dal suo quaderno, mi guardò perplesso e disse ad alta voce: “Francesco è tutto blu!”. Ci fu una grande confusione e in pochi minuti mi ritrovai in infermeria.   Mentre stavo sdraiato sul lettino, tutto nudo, come su un tavolo anatomico, l’infermiera riuscì a rintracciare mia madre nella scuola dove insegnava e la fece venire d’urgenza. Mi consegnarono a lei con un misto di paura e ribrezzo. Sul taxi, che sfrecciava per le strade addobbate con le luminarie, tremavo tutto e sbavavo, mentre cantavo come un disco rotto la canzoncina del Natale. Il conducente disse a mia madre: “Signora, non son fatti miei, ma fossi in voi lo porterei diritto all’ospedale”. La parola ospedale non era mai piaciuta alla mamma e gli rispose seccata...