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Aldous Huxley / Rendersi unici. Psichedelia e visione

  È in corso una grande guerra spirituale. Questo libro ce la racconta, insegnandoci a combatterla fino in fondo. Proveremo a utilizzare gli scritti di Huxley sulla psichedelia per mostrare il senso di ciò che sta capitando, l’urgenza di questa guerra e la radice millenaria che la sostiene. Per farlo ci inoltreremo in radure fiammeggianti dove inciamperemo in pietre preziose, incontreremo persone sconvolgenti, arriveremo al punto aurorale in cui potremmo dire che sta iniziando qualcosa di nuovo. Non sarà una semplice passeggiata tra idee rassicuranti. Era un mattino di maggio del 1953 quando, all’età di cinquantanove anni, Aldous Huxley provò per la prima volta la mescalina, un alcaloide contenuto nel peyote, la pianta sacra del deserto messicano. Ne assunse quattro decimi di un grammo in mezzo bicchiere d’acqua ed era, ne siamo sicuri, una giornata luminosa. La mescalina gliela portò dal Canada il dottor Humphry Osmond, lo psichiatra inglese che inventò il termine «psichedelia», un uomo in tweed e occhiali, molto serio, educato e premuroso: si fece tremila chilometri per raggiungere la casa di Huxley, a Los Angeles, un viaggio che lui stesso definì improbabile. Osmond...

Hendrix, Zero

Il rock and roll degli anni ’50 (Bill Haley, Elvis Presley) e il beat degli anni ’60 (i Beatles, i Rolling Stones) erano ancora folklore, materiale per giornalisti e sociologi. Il rock (questo il nuovo termine) comincia a pensare una sua storia e a produrla solo nei primi anni ‘70, dopo Woodstock e l’Isola di Wight; ed è subito storia sacra. A scriverla non è quasi mai uno storiografo accademicamente inteso: sono gli apostoli di questa musica, i suoi evangelisti. “In principio era il Ritmo… e il Ritmo si fece Carne, e venne ad abitare presso di noi…”.   I divi del rock (nel rock non ci sono altro che divi) sono incarnazioni della Musica originaria, Corpi sacrificati, trasfigurati e infine assunti nell’empireo delle Vibrazioni e delle Sensazioni. Per entrarci, non basta morire soffocati da un panino davanti alla TV, come la povera Mama Cass dei Mamas & Papas: è indispensabile consumarsi velocemente in droghe ed eccessi vari, fino a essere travolti dall’overdose del proprio desiderio senza limiti. La triade canonica è quella che sappiamo: San Jim Morrison, Santa Janis Joplin, San...

Singapore

Sono in partenza per Singapore. Bel raduno di scrittori, traduttori, editori, si chiama Bridging Cultures, e almeno centocinquanta persone discuteranno e si affanneranno attorno a tematiche (letterarie, editoriali, linguistiche) che riguardano l’Asia dell’Est e il Pacifico. Anni fa ho speso qualche mese a Singapore, facendo un po’ di scouting in giro per l’Asia del sud-est. Mi hanno chiesto: e perché fai base proprio lì, il posto più costoso, quello che letterariamente ti dà di meno? Io non avevo una risposta precisa. Sapevo che da quella città stato mi sentivo attirato proprio per la sua anomalia. È il posto che più ricorda una certa fantascienza anni cinquanta-sessanta, quella più sociale che in fondo seguiva le orme di Orwell. E cosa c’è di più orwelliano di Singapore? Dove il termine grande fratello ha un senso, se non qui? Molto sta cambiando, di recente. Alla piazza finanziaria si è sostituito il parco giochi per turisti asiatici. Ma un certo clima da patria degli androidi, degli uomini macchina, dei quadri d’azienda clonati in laboratorio c’è...