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Election2020 / Non è colpa dell'America

Chi avrà il coraggio di dirlo per primo? Se l’onda blu non ha travolto l’America è perché il racconto era sballato. Perché il paese descritto in questi mesi dai media, negli Stati Uniti come oltreoceano, esiste solo nel regno dei sogni. È l’idea di chi vive nei campus universitari, a New York o a San Francisco. La proiezione di un desiderio, la favola bella degli intellettuali e dei radical chic. Poi c’è l’altra America e non è così. La si può odiare, disprezzare, fingere che non esista o tutti e tre insieme – ma c’è e va a votare. “Ogni volta che vedo qualcuno in tv dire ‘sono scioccato, sono scioccato’, dico ‘La ragione per cui siamo a questo punto è la tua mancanza di immaginazione”, affermava di recente l’artista Barbara Kruger, celebre i suoi intrecci di aforismi e immagini, a proposito della pandemia e di questi “tempi orribili”. Vale anche per lo shock che ha incollato milioni di persone in tutto il mondo alle mappe degli Stati Uniti che – oddio – nella notte elettorale hanno cominciato a tingersi di rosso anziché avvitarsi in un’ondata trionfale di blu.   Invece bastava un pizzico di immaginazione. Bastava trovare il coraggio dell’onestà e farsi qualche domanda, a...

Election2020 / Il "me ne fotto" dell'America repubblicana

Qualche giorno fa, un amico dall’Italia mi ha chiesto un pronostico sulle elezioni americane nel caso lo intervistassero. Cosa succede se Trump vince di striscio, se Biden vince di striscio, e che cosa deve succedere perché Biden non vinca solo di striscio. Gli ho risposto così (non cambio i tempi verbali):   1) Se Trump vince di striscio, vince e basta. L'America di Trump trionfa e l'America di Biden tornerà a casa con le pive nel sacco colpevolizzandosi e chiedendosi per i prossimi quattro anni: "Dove abbiamo sbagliato? Non siamo stati abbastanza attenti ai neri, agli ispanici, agli asiatici, agli LGBTQIA+, alla working class della Pennsylvania, del Wisconsin e del Michigan, dobbiamo fare di più, dobbiamo capire le loro ragioni, dobbiamo metterci nei loro panni, ma d'altra parte è gente insopportabile, ecc. ecc."   2) Se Biden vince di striscio, vince Trump lo stesso. La macchina per un colpo di stato legale è già pronta. La Costituzione americana, nonché la legislazione, si basano in gran parte su un non detto codice d'onore. Ma se uno dei candidati, o dei partiti, non ha onore, non c'è una chiara procedura da seguire in caso di elezioni contestate. Uno stato in cui...

Diario americano / Il caos perfetto

La rotta era tracciata e le secche dello scontro civile ormai a portata d’occhio. Invece, colpo di scena. Il Presidente ha evocato il caos perfetto. Per farlo non gli è servita nessuna delle forze oscure con cui ama flirtare – i suprematisti bianchi o il ribaltone della democrazia. La materia prima del disastro ce l’aveva letteralmente sotto il naso. Incolore, inodore, insapore. Invisibile, come lui stesso da mesi ci ricorda. Uno sbuffo di virus e il sedicente leader dell’Occidente democratico è finito in ospedale. Quanto all’America, si ritrova sull’orlo del precipizio. “Mann Tracht, Un Gott Lacht”, dice un proverbio yiddish, “Dio sorride dei progetti dell’uomo”. Più di Dio – che di questi tempi s’immagina impegnato in faccende più serie – a sorridere dev’essere Covid-19, proprio quello che il Presidente da mesi nega, denigra, sminuisce. Si è preso la rivincita più ironica che mente possa immaginare. Le implicazioni politiche sono enormi. Il tweet del Presidente che giovedì notte annunciava il contagio ha scritto la parola fine alla campagna elettorale un mese prima dell’Election Day. I comizi sono annullati e così tutti gli incontri e le interviste che prevedevano la sua...

Fiele elettorale

Ci sono poi state tante altre occasioni, non le ricordo neppure tutte. In una delle ultime, ho lasciato il divano da cui seguivo la diretta elettorale per scendere dal tabaccaio ad acquistare il primo pacchetto di sigarette, dopo tre anni e mezzo di astinenza. In Italia il pattern è sempre quello: sondaggi favorevoli, exit poll incoraggianti, prime proiezioni senza problemi e poi qualche dato non in linea, correzioni degli statistici, sorrisi beffardi degli avversari, sino al bicchiere di fiele dei risultati definitivi. La volta delle sigarette ho anche pensato che avrei dovuto cambiare qualcosa nella mia vita e la prima idea che concepii fu quella di prendermi un cane. Non so perché ma forse immaginavo una sorta di pet therapy. La routine del guinzaglio, dei giri al parco, dei sacchetti per le deiezioni mi avrebbe costretto a convincermi dell’evidenza: la politica non fa per me neppure da elettore informato ma passivo. Non me ne verrà mai nulla di buono, perché le mie convinzioni più profonde non hanno una base razionale bensì emotiva e quarant’anni di lettura accanita di quotidiani, di aggiornamento continuo nelle forme e sedi più qualificate, di discussioni con gli...