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La rivoluzione del lavoro

Il 9 dicembre 2014 quattro società cooperative e partecipative (SmartFr, Coopaname, Oxalis, Grands Ensemble) e una società cooperativa di interesse collettivo (Vecteur Activités) si sono associate e hanno creato Bigre!, una società mutualistica di lavoro in Francia. Primo esperimento transazionale tra Francia e Belgio, autogestito su base cooperativa da lavoratori autonomi, che garantisce scambi mutualistici nella gestione fiscale, protezione sociale, auto-finanziamento e tutela dei diritti dei lavoratori intermittenti o indipendenti. Nate dai movimenti della cooperazione per l'attività e per l'impiego (Cae), una realtà politico-economica ispirata al socialismo auto-gestionario e critica rispetto alle politiche neoliberiste del lavoro ispirate all'“imprenditore di se stesso” negli anni Novanta del XX secolo, Coopaname, Oxalis, Grands Ensemble, Vecteur Activités si sono unite alla filiale francese di Smart, un gruppo mutualistico fondato in Belgio nel 1998 per tutelare gli interessi degli artisti, dei tecnici e dei lavoratori intermittenti dello spettacolo che oggi conta su 60 mila associati in tutta Europa (una sede esiste anche in Italia, a Milano). L'obiettivo di Bigre...

Liberare le buone idee

Dopo aver commentato l’articolo di Maggioni e Beretta, provo qui a proporre delle considerazioni più costruttive. Pur essendo un filosofo, non mi diletto nelle tassonomie. Grazie alle puntualizzazioni di Marta Mainieri credo che l’articolo iniziale, a firma Maggioni e Beretta, abbia trattato il tema della sharing economy da una prospettiva più ampia rispetto al significato oggi attribuitole da Rachel Botsman.   Se di equivoco si tratta, in parte la responsabilità è della stessa Botsman che, nel suo libro manifesto (“What’s mine is yours”, scritto insieme a Roo Rogers) ha utilizzato il termine “collaborative consumption” e lo ha impiegato per descrivere un’ampia gamma di fenomeni che cito abbastanza liberamente: “baratto (swap), banche del tempo, valute virtuali, scambio di attrezzi, di terreni, condivisione di giochi, uffici, co-housing, co-working, couchsurfing, car sharing, crowdfunding, bike sharing, noleggio p2p, car pooling” ecc (p. 71).   Ammetto che trovavo più interessante questo raggruppamento di fenomeni eterogenei, e che ritengo un po’ limitata la...

Le sette anime dei makers

L’improvvisa attenzione dei media per il fenomeno dei Makers è da rintracciare in due eventi principali: World Wide Rome, un grande meeting in stile TED organizzato a marzo da Riccardo Luna – ex direttore di Wired Italia ed oggi tra i principali divulgatori italiani nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie – e The Future in the Making, mostra organizzata da Domus durante la Design week di Milano. Ma cosa vuol dire esattamente Makers? Con questo termine si intendono in realtà pratiche, filoni di ricerca e visioni molto diverse tra loro.   In senso stretto, con Makers si intende una sottocultura di origine statunitense incentrata sul fai-da- te tecnologico (chiamato da molti D.i.y. 2.0) che si organizza attorno alla rivista Make e che si riunisce in periodiche Maker Faires tenute in tutto il territorio degli Stati Uniti. Nei Makers statunitensi si ritrovano gruppi e personaggi eterogenei, che vanno dagli inventori da garage agli artisti psichedelici, passando per hacker e piccoli artigiani di vario tipo. Quello che tiene assieme la scena è un generico desiderio di produrre autonomamente, vendere e comprare gadget e...

Materializzazioni

Dopo il 2011 la portata del cambiamento introdotto dal Web 2.0 e dai social network è ormai accettata dall’opinione pubblica. Per non farsi trovare impreparati da quello che verrà dopo occorre confrontarsi con un dato di fatto: la rivoluzione industriale basata sull’informazione non è al suo punto di massima espansione. Anzi, è appena cominciata. Quando si parla di informatica si pensa soprattutto all’impalpabile, a nubi di dati che si spostano per il mondo comparendo sugli schermi. L’e-book è l’alfiere di questa visione, perché porta con sé immagini di scaffali dai quali scompaiono i libri e di hard-disk nei quali si moltiplicano i file. In effetti, dobbiamo prepararci alla scomparsa, o almeno alla riduzione, di supporti che abbiamo sempre dato per scontati. Questo non deve però farci sottovalutare una tendenza di natura opposta che si sta già realizzando: la materializzazione delle informazioni nel mondo fisico.   Qualcuno forse avrà già sentito parlare di stampanti 3D, una tecnologia disponibile da tempo che recentemente è divenuta accessibile, a costi...