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fantasmi

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Artpod / Exploring materials | Evgeny Antufiev

“Ero ancora un piccolo feto nel ventre di mia madre quando le persone paurose cominciarono a chiedere di me: tutti i figli partoriti da mamma fino a quel momento erano di traverso ed erano venuti al mondo morti. Non appena mamma si rese conto di aspettare un bambino, quel bambino che un giorno sarei stato io, disse a coloro che abitavano con lei: “Ora porto di nuovo in grembo un feto che non diventerà una persona”. Chi parla è Aua, lo sciamano della tribù degli Iglulingmiut di Iglulik. Le sue parole sono state raccolte da Knud Rasmussen, esploratore delle zone artiche, all’inizio degli anni Venti del Novecento. Lo sciamano assume su di sé il compito di mediare tra la tribù e gli spiriti che presiedono alle attività venatorie. Per fare questo deve superare una serie di prove iniziatiche. Una delle più importanti consiste nel separarsi dal proprio corpo, liberarsi della carne e vedere lo scheletro al di fuori di sé. Solo così potrà rinascere e ritornare in possesso dell’identità di uomo e salvare chi è malato o in pericolo. Se si guardano i personaggi di stoffa allestiti da Evegeny Antufiev, e in particolare quello assiso in cima a un mucchio di stoffe adagiate in un angolo della...

Uno davvero tutto solo / Il fantasma di Odradek

Non c’è alternativa. Non si può che giungere alla psicoanalisi attraverso la porta del sintomo. È una delle poche verità che riguarda questa pratica e che emerge, per così dire, sia dalla sua filogenesi che dalla sua ontogenesi: sono state le isteriche alla fine del XIX secolo a “inventarsi” un sintomo che la scienza medica non riusciva a comprendere e di cui non riusciva a ricostruire la causa fisiologica; ma è anche vero che ogni esperienza della psicoanalisi ancora oggi inizia da un sintomo soggettivo, quando una forma di sofferenza non riesce a essere risolta in nessun altro modo, né con i farmaci, né con la psicologia, né attraverso le proprie relazioni e nemmeno nelle forme collettive del vivere sociale. Il sintomo è un messaggio enigmatico di cui non si conosce il senso né la causa e che fa soffrire il soggetto. In questo senso si potrebbe dire che è come una parola di cui non si conosce il significato e di cui non si è mai sentito il suono. Per la psicologia il compito della scienza dovrebbe essere quello di scoprire la causa nascosta del sintomo: cioè riportare il messaggio enigmatico al suo significato nascosto. Per la psicoanalisi no. Non c’è significato nascosto del...

Fiabe, film, fiction e favolacce / Far paura ai bambini

Mentre guardavo Favolacce, il film dei fratelli D’Innocenzo, vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura alla Berlinale 2020, mi sono venute in mente diverse cose. All’inizio, quel filone cinematografico e letterario dei bambini fantasma, strani ibridi fra il mondo dei morti e quello dei vivi, che stanno in una paurosa prossimità con il mondo adulto, anzi, meglio, con le nefandezze del mondo adulto. Perché questi ectoplasmi infantili sembrano scesi in Terra, prima sotto forma di bambini poi di loro spoglie, unicamente per annunciare la disfatta morale di uomini e donne, per rivelarne i miserabili e atroci segreti: dai piccoli di The Turn of Screw di Henry James a quelli di They di Kipling, dai fratellini di The Others, del 2001, di Alejandro Amenábar, al piccolo Cole Sear di The Sixth Sense, di M. Night Shymalan, del 1999, per fare qualche esempio noto. Una categoria di bambini che appaiono come messaggeri ultraterreni di un giudizio per colpe inemendabili.   Favolacce.   The Others.   The sixth sense.   I bambini di Favolacce sembrano già tutti morti dall’inquadratura numero uno. Della prima di loro, in ordine di apparizione...

Il Teatro Povero da 50 anni in scena / Notte di attesa a Monticchiello

L’ombra di un albero secco. L’ombra di un antico paiolo. Una scena in costruzione: un telo sul fondo nasconde le ombre di persone che appariranno per costruire un muro, per difendersi da minacce esterne che fanno paura. Monticchiello si trova tra i campi bruciati e dorati della senese Val d’Orcia, poco dopo la rinascimentale Pienza, la città ideale di Pio II Piccolomini, oggi odorosa soprattutto di pecorino e di stanze in affitto. In questo piccolo borgo di origine medievale, da cinquant’anni un paese intero fa teatro. Un paese fatto di un centinaio di anime, che in estate o durante le feste si triplicano grazie a tutti quelli che tornano dalle città e agli altri che hanno eletto questo luogo a loro buon ritiro.   Il primo spettacolo, L'eroina di Monticchiello (1967)   Iniziarono a allestire spettacoli nel 1967, parlando di terra, di lotte dei mezzadri contro i padroni, ricordando la Resistenza e altri episodi di opposizione. Già dai primi anni il Teatro Povero di Monticchiello consolidò un metodo di lavoro originale, con spettacoli condivisi che affrontavano, secondo metodologie del teatro politico e brechtiano allora in voga, nodi della vita del paese: il rapporto...

Desiderio e sesso nel mondo virtuale / La tecnica del perineo

JH e Sarah sono due trentenni come tanti. Si sono conosciuti grazie a una applicazione di dating online ma non si sono mai veramente incontrati. Nella solitudine dei loro appartamenti consumano rapporti fatti di parole e immagini, di attese e improvvise notifiche. JH vorrebbe rompere la dimensione virtuale, portare quel non-rapporto nella vita reale. Sarah non vuole sapere nulla del suo amante 2.0, o almeno così sembra... Ruppert & Mulot, La tecnica del perineo In La tecnica del perineo, il duo francese Ruppert & Mulot si confronta con l'erotismo (uno dei generi per antonomasia del fumetto) e lo fa con l'intelligenza e la raffinatezza che da sempre caratterizza la sua produzione. L'erotismo è per R&M un pretesto. Non che i due artisti vogliano evitare canoni e codici, ma come sempre partono da luoghi comuni consolidati e li trasformano in strumenti con i quali esplorare la contemporaneità e l'universo delle relazioni (da questo punto di vista assolutamente da recuperare il loro magnifico Irene e i clochard, uno dei pochi loro titoli presenti in traduzione italiana edito in Italia da Canicola). Ruppert & Mulot, La tecnica del perineoIl genere è il...

Umberto Eco. Come ho scritto i miei libri

Nevica quando vado a trovare Umberto Eco nella sua casa milanese. Siamo a febbraio e Numero zero suo ultimo romanzo edito da Bompiani è uscito da qualche tempo. Subito è salito ai primi posti delle classifiche di vendita. Sono state pubblicate varie recensioni e Eco ha rilasciato molte interviste, più del solito, da quello che ricordo. E allora cosa ho ancora da chiedergli? Ho letto il libro prima dell’uscita, in bozze. Non siamo riusciti ad accordarci per vederci prima e parlarne. Perciò lo faccio ora. Ho molte curiosità al riguardo: un autore notissimo non solo in Italia, ma nel mondo, forse lo scrittore italiano vivente più famoso, su cui sono stati scritti saggi, articoli, libri. Eppure ci sono molte cose che di lui sfuggono, a partire dalla sua doppia natura di saggista e narratore, ma anche riguardo il modo in cui lavora. Poi un romanzo scritto a ottantadue anni. Beh, un bel traguardo, non c’è che dire. Insomma parto da qui. Seduti nel suo salotto comincio a fargli domande su Numero zero.     Come ti è venuto in mente di scrivere questo nuovo romanzo?   Dagli anni Sessanta ho scritto...

Inesistenze

Nel ’94 entrammo in quell’appartamento in via Matteo Pescatore 4. Non grande, giusto per due persone, meglio se per una sola. Già due sfratti ci avevano raggiunto nel breve soggiorno in quella città. Dentro quella casa avremmo poi consumato ogni cosa, nel bene e nel male. Ieri al vespro mi chiama Daniel.    – Devo spedirti le tue cose, i tuoi lavori. Fabrizio mi consiglia di fare due pacchi e di inviarteli con un altro corriere perché per loro è costoso un trasporto, così mi ha consigliato, e io sto svuotando la cantina e non voglio prendermi la responsabilità di buttare le tue opere, o meglio ho buttato tutto quanto era marcito negli anni ma per il resto credo sia un vero peccato buttarle, ci sono ancora pezzi interessanti come i 10.000 soldatini gravidi: te li spedisco!  – No, Daniel! Tu non spedisci niente, fai i pacchi come credi e butta via tutto, ogni cosa, io non voglio avere cianfrusaglie qui anche perché non saprei dove metterle, e poi ho chiuso con quel tempo. Mi avete buttato fuori da quella casa dopo che vi ci ho messo dentro, grazie, butta tutto, non voglio vedere i miei...

César Aira. I fantasmi

Si spende tutta la vita a convincersi del contrario e poi saltano fuori così, senza neppure spaventare a morte. Allora non ce ne sono, di storie. I fantasmi esistono. Eccome. Inutile girarci intorno: alla lettera, s’intende. Meglio affrontarli di petto, a viso scoperto e con una buona dose di pragmatismo, magari dando loro dei pagliacci infarinati, come non esita a fare Elisa. Del resto ci sono giorni in cui verrebbe proprio voglia di strozzarne uno, soprattutto quando oltrepassano i limiti del quieto vivere. Mica possono permettersi proprio tutto, solo perché sanno stare in equilibrio sui bordi delle antenne paraboliche, fluttuare attraverso i pavimenti o raffreddare il vino nei loro toraci millenari, e starsene lì, nudi, con il gingillo a ciondoloni, a guardare una poveraccia mentre fa il bucato e litiga con le tubature difettose. Avesse almeno la lavatrice! Ma di cosa si lamenta, Elisa? Quella non è casa sua.   A ben guardare non è neppure una casa; lo diventerà a breve: lussuosi appartamenti destinati all’intimità agiata dei milionari. Gente di un’altra specie. Argentini, per giunta. E non c’...

Marco Mancassola. Non saremo confusi per sempre

Non saremo confusi per sempre (Einaudi, pp. 140, € 16) è il ritornello sussurrato dai fantasmi protagonisti del libro di Marco Mancassola, che lega fra loro cinque drammatiche storie di cronaca diventate cinque misteri dolorosi: Un principe azzurro, Dirk Hamer, ucciso da un colpo sparato da Vittorio Emanuele di Savoia, Un bambino al centro della terra, Alfredo Rampi, morto in un pozzo artesiano, Una bella addormentata, Eluana Englaro, “in fuga” dal proprio letto di ospedale dopo aver passato diciassette anni in stato vegetativo, Un cavaliere bianco, Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dalla mafia e Un ragazzo fantasma, Federico Aldrovandi, ucciso a bastonate da quattro poliziotti. Cinque viaggi senza ritorno nel regno dei morti e cinque variazioni sullo stesso tema: una fine senza senso, dove la finzione letteraria sgretola la cronaca e le restituisce un volto diverso. Non saremo confusi per sempre è un  libro che fa venire voglia di fuggire e di restare: a ogni pagina  un abisso più buio ma anche  un respiro più profondo che apre a visioni inattese: il centro della terra per Alfredino, il mare...