festival scarabocchi 2020

Categorie

Elenco articoli con tag:

flussi

(4 risultati)

Migrazioni e teatro / Un Supercontinent a Drodesera

Supercontinent è il titolo della 37a edizione di Drodesera, che si svolge negli spazi di Centrale Fies. Per provare a intercettare il senso di questa “pangea ricucita dalle nuove tecnologie così come dalle tratte migratorie, in simbiosi con un territorio che muta aspetto in continuazione, in cui tradizione e innovazione si intrecciano per dare origine a un equilibrio possibile solo grazie alle diversità” – così la descrive la presentazione della manifestazione – sarebbe stato da osservare con la giusta attenzione tutte le diverse iniziative e progetti di cui è composto il festival. Ma in qualche modo si può forse cogliere qualche tratto di questo scenario in movimento anche soltanto attraversando il programma di spettacoli che chi scrive ha potuto vedere, fra il 26 e 27 luglio. O almeno provarci.     ThomasBellinck/ROBIN, SimpleasABC#2, ph. Laura Van Severen   Della migrazione in teatro È la migrazione il nodo incandescente al centro dei temi affrontati da molti degli spettacoli in programma al festival fra il 26 e 27 luglio: dal flusso di persone che si mettono in viaggio alla prospettiva di coloro che li accolgono, dalle dinamiche gestionali dell'emergenza a...

L’outsourcing del confine

Il Mediterraneo è oggi immensa “tonnara di passanti”, abbattoir di speranze in luttuosa cornucopia. Ma non da oggi. I dati raccolti dal progetto The Migrant Files parlano di oltre 29.000 donne, bambini, uomini morti nel tentativo di approdare in Europa dal 2000 a oggi. Stima per difetto, certamente, dacché nemmeno l’atto di recuperare i cadaveri sembra avere una qualche necessità forense per Creonte, e di quella umana Antigone farebbe bene a dimenticarsene. Come mostra la carta di The Migrant Files, il mar di sangue del Mediterraneo si estende ben al di là dello spazio racchiuso tra le Colonne d’Ercole e i Dardanelli, annovera i vecchi porti Atlantici della tratta degli schiavi, i centri di detenzione dell’Unione Europea e quelli del Sinai, dove bande di predoni praticano impunemente il ratto degli Eritrei, le piste di sabbia del Sahara e le tracce di gomma lasciate dai mercenari africani al soldo di signori della guerra – un tempo Gheddafi ora chissachi – al soldo di Bruxelles. Ogni giorno i migranti e i loro aguzzini disegnano nuove geografie che maltrattano il confine moderno, il confine certo e rassicurante...

Expo: Surplace

Luglio non vuol bene a Milano: l'afa, il caldo opprimente, l'esercito delle zanzare. I milanesi lo sanno e cercano di difendersi rifugiandosi nell'aria condizionata degli uffici, sotto le pale dei ventilatori, uscendo sempre prima al mattino. Le vacanze sono un miraggio, nonché l'unico argomento di conversazione. "Giù" è la parolina magica dei tanti che sono saliti dal Sud, anche negli ultimi anni. Giù è un meridione dell'anima, un sogno di mari dal blu rilucente, di mozzarelle e burrate freschissime, di pomeriggi interminabili e parenti assillanti, ma questo di solito è tralasciato. Nonni e nipoti sono stati spediti al paese o alla casetta di vacanza conquistata da generazioni che erano in grado di risparmiare. Tempi che sembrano lontanissimi.   Se ė più difficile vedere per strada i bambini, non sono stati tuttavia sostituti dai turisti dell'EXPO. I negozianti, che piangono sempre, lamentano un calo del giro d'affari del 30%, e accusano gli organizzatori di EXPO di concorrenza sleale, soprattutto i ristoratori, penalizzati dal biglietto serale a 5 euro. Gli organizzatori respingono...

Sacchi d'argento buttati sugli scogli

La figura dei migranti abbandonati. Una delle immagini, direbbero alcuni – e ci pare perlomeno banale, vista la situazione – in quanto “figura emblematica” o “simbolica” dei poveri, migranti, arrivati dal corno d’Africa. Certo ci tocca, ci impressiona. Ma al tempo stesso sembra svolgere un ruolo tipico delle immagini dei media attuali: sono immagini dense, in senso tecnico; in grado cioè di assorbire e fare lavoro di sintesi e di condensatore. Di condensare appunto, al tempo stesso, sul piano del contenuto  e delle narrazioni. Con gli estremi e i luoghi comuni più crudeli: i temi e i valori, la fine della solidarietà; i valori e le passioni; ancora, affetto contro indifferenza, distacco. E al tempo stesso il discorso del “li abbiamo abbandonati lì”, senza più alcun dubbio o possibilità. Ma anche: arrivano come se si trattasse di materiali, sì, umani, ma alla deriva. E poi ecco il piano che, forse, ci tocca di più, in quanto punto di vista espressivo e percettivo.     Non voglio certo qui giocare sulla tragedia e sproloquiare/speculare, o fare arzigogoli...