festival scarabocchi 2020

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giovani

(59 risultati)

Ragazzo, non fare il giornalista!

Avete mai visto un diciottenne con un quotidiano in mano? Pensateci: avete mai visto una persona fra i quattordici e i venticinque anni entrare in edicola? Se è successo, avete assistito a una rarità. Non si tratta di criticare gli adolescenti di oggi e il loro presunto disinteresse verso la cultura. Tra quelli della loro età, chi si vuole informare e intende leggere le notizie (e ce ne sono) lo fa su internet. Gratuitamente.   A nessun ragazzo passerebbe mai per la testa di andare in edicola ad acquistare un quotidiano. Perché farlo? Le notizie sono lì, gratis sul computer e sul cellulare. Siano essi appassionati di calcio o perché no, vogliano interessarsi per la prima volta alla politica o agli affari esteri (esiste ancora questo tipo di giovani, anche ai giorni nostri, e non bisogna metterlo in dubbio), lo farebbero su internet. Mai e poi mai andrebbero in edicola a comprare la Gazzetta dello Sport, la Repubblica o Internazionale. D’altronde sono tutti e tre accessibili su internet. Certo, hanno alcuni contenuti a pagamento, ma quello che lasciano disponibile gratis sulla rete è più che sufficiente per...

Scuola, ignorare il futuro?

In questi giorni i ragazzi tornano a scuola. Non sarà un inizio d’anno come gli altri. La crisi ha coinvolto molte famiglie. I padri di alcuni di loro hanno perduto il posto di lavoro; molti hanno dovuto ridurre il tempo e i consumi delle vacanze. A tutti è giunta notizia che il governo e il parlamento stanno occupandosi del loro futuro perché la crisi potrebbe compromettere la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Il futuro dell’intera Europa è incerto. E la scuola cosa dirà? Parlerà di ciò che sta succedendo? Li aiuterà a capire e a studiare i possibili scenari futuri?   I giovani attuali, a conclusione del periodo di formazione, si inseriranno in una società chiamata ad assumere decisioni cruciali per la salvezza non solo dell’economia ma dell’intero pianeta. Sta diventando cruciale la diffusione della consapevolezza che i grandi problemi della condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e le malattie, i dilemmi bioetici, il confronto fra politiche e religioni, la ricerca di una nuova qualità...

La top ten è gentilmente offerta da Maalox Plus

La prima volta fu per caso. Laureato al Dams di Bologna indirizzo canterini, volevo fare la rockstar, le preoccupazioni erano relative agli arrangiamenti e il tempo aveva a che fare con la scansione metrica della partitura. Dopo un concerto a Roma il gestore del locale mi disse “ho solo banconote da mille euro, vi faccio un assegno” e io pensai, adesso lo compila in macchina e lo intesta ai Good Ole Boys! Tutto sommato non me la passavo male, vivevo in 4/4 ma un po’ ci pensavo a questa storia del lavoro serio. La seconda volta fu per caso, uno stage per una free-press bolognese. Niente male, pensai, una redazione, accrediti, anteprime. Invece al colloquio mi dissero: “si tratta di distribuire i quotidiani al semaforo”. Gentilmente rifiutai.   Poi venne Milano con le sue lucine, gli ape, la circonvalla, le rape nelle pagine di cronaca, un master e le allettanti prospettive di lavoro. Pochi mesi al Piccolo Teatro, quello di Strehler, poi in una grande agenzia di comunicazione e lì il tempo cambiò significato, importanza, valore. Tutto fu risucchiato nell’immenso tritacarne dei mass-media e si trasformò in una...

Julian Barnes. Il senso di una fine

Il senso di una fine è una storia tipica, quasi classica, di amore e passione, nulla di nuovo, ad eccezione del punto di vista della voce narrante, Tony Webster, probabilmente la persona più inadatta per raccontarla. Diviso in due parti, il romanzo racconta prima la formazione, il gruppo di amici e l’amore di Tony Webster, e solo dopo il senso di tutta quella storia, incompresa dai suoi stessi protagonisti.   Julian Barnes compone con una scrittura elegante e con la sua consueta ironia la storia di una generazione cresciuta negli anni Sessantadella swinging London: liberazione sessuale, fuga dalla famiglia e viaggi in autostop contrastano con un’educazione rigida e autoritaria, con abitudini che soprattutto in provincia sono durissime da scalfire e con relazioni con l’universo femminile ancora grezze e fortemente irrisolte. La confusione regna incontrastata in un avanzamento culturale schizofrenico dentro al quale sentimenti e passioni vengono centrifugati senza nessuna possibile forma di salvezza. La fuga ha preso la forma della rinuncia, del rientro nei ranghi e di una lunga e tediosa nostalgia per un tempo che fu formidabile solo nella...

Giovanni La Varra. Case Minime

Case minime (Robin edizioni, 15 euro), romanzo d’esordio di Giovanni La Varra esce in contemporanea  a Barreca & La Varra. Questioni di facciate, a cura di Moreno Gentili, un libro che raccoglie e problematizza  quindici anni di lavoro professionale di La Varra, prima socio di studio di Stefano Boeri, poi in proprio con Gianandrea Barreca. Ad altri i rilievi sulle opere di architettura (ma non ci sono un po’ tanti rendering?), in questa sede trattiamo il romanzo d’esordio di un professionista che si immagina (e si sa) impegnatissimo, ma che trova il tempo di tuffarsi negli acerbi sentimenti della generazione Erasmus, per poi raccontare Milano, vera protagonista del libro.   Non che non esista una trama: Sergio e Mattia, 22 anni, svogliati ma non del tutto disinteressati frequentatori della facoltà di architettura, guadagnano qualche soldo al servizio di una società che deve censire lo stato dell’edilizia pubblica. Ai due viene in mente di affittare abusivamente gli appartamenti vuoti agli studenti stranieri e italiani che si fermano temporaneamente a Milano. Un piccolo salto nel vuoto per i due che si mescola a una...

#noteprimadegliesami

Come ogni anno, l’inizio dell’estate è scandito, sulle pagine dei giornali, dalle notizie sulla maturità, che presto verranno seguite dalla ricerca del tormentone musicale, dalla calura (o dal freddo), dal ritorno dei sandali o dal salvataggio di qualche cucciolo. Inossidabile nel tempo il topic ‘maturità’, evento che coinvolge circa 500.000 famiglie italiane, per circa tre giorni avrà anche la prima pagina oltre una serie di speciali collegati e il coinvolgimento di alcuni di noti intellettuali. Il fatto che io stesso sogni ancora ogni tanto lo scritto di matematica e che stia per partecipare a una cena di reduci nel ventennale della mia maturità, mi induce a ribadire che comunque è davvero un momento di passaggio importante che si colloca a chiusura di un ciclo, che è anche l’apertura di un altro. Forse davvero uno degli ultimi grandi riti di passaggio di massa, tale da catalizzare immaginario e produrre eccedenza di significati. Il boato delle trombe da stadio dei miei studenti e i fiumi di lacrime delle mie studentesse che hanno preceduto i loro gavettoni dell’ultimo giorno di scuola me lo...

StArt Up: Teatri Abitati di Puglia

In Puglia sembra proprio stia succedendo qualcosa. E, per andare a curiosare in teatro, l’occasione preziosa è rappresentata da StArt Up, densa maratona performativa di due giorni curata dal Crest di Taranto e diretta da Gaetano Colella. Al cuore del programma, l’attesissimo debutto dell’ultimo lavoro del giovane regista pugliese: L’agnello, in cui, in un certo equilibrio fra possenti soluzioni visive e un’articolata ricerca testuale, l’interrogazione sulla propria predestinazione e sul proprio ruolo – quello appunto di un animale condannato al sacrificio – sembra diventare talmente pressante da risultare incontenibile. E infatti gli inquietanti giochi d’ombra di questo spettacolo complesso e raffinato, costruiti da una sapiente e meticolosa magia d’artigianato teatrale, si mutano presto in riverberi e cangianze destinati ad ingoiare progressivamente ogni cosa, fuoriuscendo prima dalle suggestive sezioni di tulle con cui è diviso il palco e poi dalla scena stessa fino a raggiungere la platea.     Pugliese è anche il Sogno shakespeariano di Fatti d’Arte, compagnia di Bitonto...

The History Boys

Cosa rende mezzi di rappresentazione come il teatro o il cinema veicoli di un sentimento nazionale? Cosa intendiamo quando spesso parliamo dell’assenza di una drammaturgia nazionale? Un corpus di testi che riesca a tradurre in scena quegli intrecci di atmosfere, sentimenti, atteggiamenti sociali e politici rappresentativi, per natura in modo incompleto o mistificato, di un’epoca. Bene se intendiamo anche tutto ciò per drammaturgia nazionale, e non solo il fatto che la produzione avvenga all’interno dei nostri confini, la creazione anglosassone degli ultimi decenni è in questo senso una emblematica ragione di invidia.     Al Teatro India di Roma è appena terminato il fortunato ciclo di repliche del pluripremiato The History Boys, dramma di Alan Bennett messo in scena da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, con un gruppo di giovani e bravi attori. Spettacolo con il quale Teatridithalia sembra riuscire a eguagliare il successo ottenuto qualche stagione fa con Angels in America, anche in quel caso drammaturgia di lingua inglese, ma di provenienza americana, autore Tony Kushner. Pure gli anni presi in considerazione erano...

Il caffè degli eroi

“Tre caffè e tre bicchieri d’acqua frizzante”.   Ogni giorno la stessa storia, che si ripete uguale, immancabile, con la sacralità di un rito. Ore 15.30, puntuali. L’unica forma di regolarità che ci siamo dati o che ci è rimasta è questa, l’appuntamento al bar per il caffè. In pratica è così che inizia la nostra giornata. Abbiamo abitudini molto simili, ci alziamo giusto in tempo per pranzare, non proprio quando tutto è pronto, ma una mezzoretta prima, il tempo di collegarci su Facebook e dare il nostro fondamentale contributo al mondo. Quando è pronto ci chiamano a tavola e ci sono delle giornate storte in cui proprio non si riesce a parlare del più e del meno e ci tocca pure giustificare il motivo della nostra esistenza; spesso non ci viene riconosciuto il ruolo fondamentale che ricopriamo all’interno della famiglia e nella società  in genere, e questo a volte ci dà delle preoccupazioni. Per fortuna dopo pranzo ci possiamo rilassare un po’ sul divano e guardare i Simpson. Un’altra occhiata a Facebook e finalmente arriva l...

Laborinto

I dati sulla disoccupazione giovanile sono in continua, costante crescita ovunque nel mondo, particolarmente in Italia, non c’è più lavoro per i giovani, ma anche per i non più giovani la situazione non è meno difficile, dal momento che chi perde il lavoro, molto difficilmente lo ritroverà. Una quantità enorme di persone, spesso prive di mezzi di sussistenza o temporaneamente sostenute dagli ammortizzatori sociali, destinati comunque a esaurirsi, costituisce la manifestazione di un corpo ormai frantumato alla disperata ricerca di se stesso. Ancora una volta il lavoro si rivela come l’unica pratica in grado di comporre i corpi, il sé; il soggetto, un corpo già ormai in pezzi, domanda un padrone che, agendo sul lavoro come procedura di compimento dell’esistenza, sappia rimetterne insieme i pezzi.   Sembra di trovarsi di fronte al ciclo della specie, quando l’individuo è ormai incarcerato all’interno di un tipo e, come spiega Lacan nel suo seminario sugli scritti tecnici di Freud, in rapporto a tale tipo si annulla – l’individuo non esiste o, meglio, esiste solo quando...

Mona Prince. Mi chiamo Rivoluzione

La candidata alle prossime presidenziali egiziane Mona Prince, figura molto discussa, decisamente un’outsider del panorama politico cairota,  ha presentato al Festival Mediterraneo di Scritti Femminili di Rabat (21-23 Marzo 2012) il suo ultimo libro Ismi Tawra – Mi chiamo rivoluzione (2012). Docente di Letteratura inglese e traduttrice, Mona racconta il suo impegno politico, tra scrittura e attivismo, e le sue speranze per il cambiamento democratico in Egitto.     Come mai da scrittrice hai deciso di candidarti alle elezioni presidenziali?   Per cambiare le cose bisogna lavorare sul lungo periodo. So che non diventerò Presidente dell’Egitto, ma il mio impegno attuale serve a ottenere risultati in futuro, magari alle prossime elezioni, tra cinque anni! Attraverso la scrittura [ è autrice di numerosi romanzi, tra i quali So you may see”, in inglese ] ho voluto offrire ai miei lettori una prospettiva diversa e oggi voglio concretizzare questa mia aspirazione. Ma non è la Presidenza che m’interessa, quanto l’essere una candidata! Il mio obiettivo è andare aldilà dei cliché...

Speciale adolescenza | Futuro

Lo slogan “No future” l’ha inventato, o almeno messo in circolazione, un ragazzo di strada londinese, figlio di un gruista irlandese, appassionato di musica. Nel 1976 scrisse il testo di una canzone per il gruppo di cui era il cantante: i Sex Pistols. John Lydon “Rotten” lo ripeteva più volte mentre la musica percussiva della band correva via. Da quel momento l’espressione è diventata, nei due decenni seguenti, la parola d’ordine, prima dei punk, poi del ribellismo giovanile d’ogni tipo e forma, fino a che è rispuntata, forse non a caso, sui muri della Val di Susa, dichiarazione provocatoria sul nostro presente collettivo.   Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, psicoterapeuta, che da anni si dedica all’ascolto degli adolescenti e delle loro famiglie, riprende questo tema e lo mette al centro di un saggio dal piacevole tono colloquiale, Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli (Laterza, pp.146, € 15), il cui primo capitolo s’intitola programmaticamente: “Sottrarsi alla tirannia del passato”. In tanti anni di psicoterapia, propria e altrui,...

Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...

Pochi minuti per distruggere, molti anni per costruire / Zygmunt Bauman. Conversazioni sull’educazione

Il libro di Zygmunt Bauman, Conversazioni sull’educazione (Erickson), uscito da poco e da cui è tratto questo lungo brano, è un’intervista diversa dalle solite, segnate dal botta e risposta, domande e risposte che si alternano con ritmo incalzante. Qui l’intervistatore, Riccardo Mazzeo, dirigente editoriale e intellettuale, pone al sociologo una domanda, ampia e articolata, e Bauman gli risponde per esteso. Sono tutte questioni che riguardono il tema dell’educazione.   Che ruolo devono assumere oggi gli educatori in un mondo così complesso e difficile? Che spazio c’è per quest’attività così importante per il nostro futuro nella “società liquida”? La paura e l’ansia sono i due sentimenti più diffusi tra i giovani, ma anche tra gli adulti che dovrebbero istruirli e educarli. Il teorico sociale risponde articolando prospettive ampie, facendo esempi, discutendo aspetti del contemporaneo, e persino, a volte, tracciando traiettorie tutte sue, differenti dalle interrogazioni di Mazzeo. Il libro è pubblicato dalla Erickson di Trento, una casa editrice che ha proprio al centro della sua missione culturale e civile i temi educativi, la formazione, le scienze psicologiche, la pedagogia...

Cesena / Paesi e città

Il quartiere Fiorita è nato nel dopoguerra col piano Fanfani. L’I.N.A. casa e l’I.A.C.P. hanno individuato in quel terreno, delimitato dalla ferrovia e dal parco dell’ospedale Bufalini, l’area per dare la casa alle famiglie bisognose. Un gran mal di testa viene al capofamiglia quando alla fine del mese l’esattore suona per l’affitto. È una miseria, ma quando bussa a casa del disoccupato anche pochi soldi divengono molti soldi.     Sono condomini disegnati dalla matita d’architetti ministeriali preoccupati di fare bella figura con la loro comunità. Belle facciate, balconi rientrati, superfici di mattoni a vista, muretti col colmo in ghiaietta colorata, strade abbastanza larghe, marciapiedi col ciottolato, cortili ampi, una lavanderia comune nel seminterrato. Trilocali e bilocali hanno stanze ben distribuite, utili dispense in cucina e l’anti-bagno è abbastanza grande per un piccolo armadio. Gli architetti hanno suddiviso lo spazio domestico credendo nell’unione d’utilità e povertà. Un quartiere nato per darlo in affitto a gente che ogni giorno conta i soldi...

Venezia - Asseggiano, 8 gennaio 2012

  “E quanto alle antiche relazioni di Ravenna con Venezia, non potendone ritrovare il principio, dovemmo risalire allo studio delle origini delle due città, che vedemmo non contemporanee, ma certo consimili”.   (Pier Desiderio Pasolini, 1874)     Riprendo a scrivere di non-scuola, dopo la serata di Donne al Parlamento al Valle in dicembre. E d’accordo con la redazione di doppiozero, diamo a questo blog un nuovo titolo, non legato a un singolo progetto, come è stato per Capusutta a Lamezia Terme, bensì un titolo che possa comprendere luoghi e avventure differenti durante l’anno, appunto il titolo di NON-SCUOLA, in modo che io possa raccontare i progetti che le Albe vanno realizzando in giro per l’Italia e per il mondo. Compresi quelli futuri di Capusutta, perché siamo fiduciosi sulle promesse del sindaco di Lamezia di continuare l’esperienza.   Ripartiamo dal Nord Est: infatti, mentre stavamo terminando il primo anno di Capusutta in Calabria, già dall’ottobre scorso avevamo iniziato una nuova non-scuola a Venezia. Voluti là dalla Fondazione di Venezia, un...

I ragazzi del ’77

Vedi scorrere tutti i volti di quell’anno, il 1977 a Bologna, le case, le manifestazioni, l’università occupata, l’immaginazione al potere e le fiamme degli scontri. I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook ora è un librone di oltre 500 pagine con 1272 fotografie. Ma si è formato giorno per giorno, riannodando sul più diffuso social network i fili di una memoria che appariva dispersa se non cancellata.     Tutto è iniziato il 5 febbraio di quest’anno, quando Enrico Scuro, il fotografo di quel movimento ormai lontano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la foto dello spettacolo di Dario Fo che concluse il convegno contro la repressione del settembre 1977. Chiudeva, quella manifestazione europea, l’anno iniziato con le occupazioni delle università, culminato con la drammatica uccisione da parte di un carabiniere dello studente Francesco Lorusso in via Mascarella a Bologna e con l’espugnazione della barricate della cittadella universitaria con gli autoblindo inviati dal ministro degli interni Kossiga mentre un pianoforte suonava Chicago.    ...

Premi per giovani e paesi per vecchi

L’Italia è un paese per vecchi, dunque parlare di giovani è di moda. Nel teatro italiano tutti quanti vanno in cerca di giovani: gli spettacoli sono quasi autoprodotti e costano meno, le compagnie sono spesso costrette ad accettare condizioni poco dignitose e, se nello stesso festival si mettono insieme più opere, “giovane” diviene una categoria estetica che tiene a galla le programmazioni. Pochissimi sono quelli che rischiano, andando in cerca di compagnie sconosciute e offrendo qualche opportunità vera, per quanto è possibile fare. L’Associazione Scenario si è presa questa responsabilità dal 1987 organizzando l’omonimo premio dedicato alle forme del nuovo e, in questi anni modaioli, è divenuta un punto di riferimento per i gruppi che sono all’inizio. La scorsa settimana, al Teatro Franco Parenti di Milano, sono state presentate le quattro opere “finite” dell’edizione 2011, la “Generazione Scenario”: i vincitori di Scenario e Scenario Per Ustica, riservato quest’ultimo a spettacoli dal particolare valore civile e due spettacoli che hanno ricevuto...

Gli ultimi raid giovanili tra politica, stadio e rete

L’efficacia spettacolare della forma raid ed il dispositivo pedagogico che dispiega sono probabilmente gli aspetti vincenti che ne perpetuano la narrazione. Lotman svolge una calzante analisi del testo ad intreccio e dei suoi personaggi che può essere utile per capire la forza attrattiva del raid, tanto verso chi l’ha messo in atto nella realtà nelle guerre di tutti i tempi, tanto verso chi l’ha raccontato. Il testo a intreccio, scrive il semiologo russo, “è costruito su quello senza intreccio come sua negazione”. Mantiene cioè la divisione del mondo in due parti separate da una linea insuperabile per tutti i personaggi, ma ne introduce uno o più che possono infrangere il divieto. Tali personaggi mobili – Enea o Dante che scendono nel regno dei morti, Romeo e Giulietta che superano l’interdetto tra i rispettivi casati etc. – hanno facoltà di varcare il limite. “Il movimento dell’intreccio, cioè l’avvenimento”, per noi il raid, è appunto “il superamento del limite proibito dalla struttura senza intreccio” ad opera del personaggio eccezionale...

Il raid come iniziazione e contenimento

Il carbonaro Giuseppe Mazzini, intuendo ormai con chiarezza i limiti delle vecchie sette, stende nel 1831 la prima versione della Istruzione generale per gli affratellati nella Giovane Italia in cui si vanno organizzando una struttura centrale e delle congregazioni provinciali. Tenendo fede al proprio nome vengono ammessi nella associazione solo membri con meno di quarant’anni e la si definisce, secondo la nota filosofia mazziniana ma pure mostrando ancora la centralità della giovinezza, “non setta, o partito ma credenza e apostolato”. L’educazione e l’adesione giovanili sono le premesse per creare un corpo omogeneo di affiliati necessario per un’ulteriore diffusione delle idee e, giunti al dunque, per l’insurrezione a cui doveva fare seguito una guerra per bande che conducesse fino alla definitiva rivoluzione nazionale. Mazzini risale agli esempi dei Paesi Bassi contro Filippo II, degli Americani contro l’Inghilterra, dei Greci contro l’Impero Ottomano fino a Spagna, Germania, Russia contro Napoleone. In particolare si sofferma sul 2 maggio 1808 quando, a seguito di alcune fucilazioni francesi a Madrid, l’...

I giovani e il raid

La storia dimostra che i giovani sono molto spesso protagonisti del raid. Le qualità di audacia, di prontezza fisica e di solidarietà di gruppo, la volontà di mettersi alla prova nel pericolo e di uscirne da trionfatori riconosciuti sono tratti che facilmente appartengono alla giovinezza. Giovani sono coloro che intraprendono le prime spedizioni del mito. Giasone, in cui le gesta d’abilità comportano anche l’allontanamento spaziale che, a sua volta coincidendo con la durata temporale, conduce alla maturità ed alla costruzione di una famiglia insieme a Medea, sottratta contemporaneamente al vello. In Paride l’impresa avventata, tipica del giovane, è direttamente implicata con il ratto amoroso. Per il primo raider la prova iniziatica si completa dunque per via, ma non casualmente, con l’elemento amoroso, nell’altro fanno tutt’uno fin dall’inizio. Giasone quasi subisce l’allontanamento per mezzo di un mandante adulto, accetta e vince la sfida della prova; Paride se la inventa da sé con l’ostinazione del desiderio ed anche contro la più prudente opinione dei maggiori,...

Stufato d’uomo per società in disgrazia

  Dividete il tempo in due: quello trascorso davanti alla playstation e l’altro. Così da non avere dubbi. Sarete ricchi, armati fino ai denti, coraggiosi e immortali, e vi saranno assegnate delle missioni. Nella parte residuale del tempo libero (che vi apparirà virtuale) incontrate qualcuno. Gli amici, i conoscenti, rigorosamente disoccupati o semioccupati, sono diventati entusiasti cercatori di (lav)oro, avatar che portano sulla fronte il marchio lampeggiante dell’euro. Ora pensate quanto sia maturo trascorrere il proprio tempo a cercare lavoro, ma anche quanto spaventoso sia esserne felici, così da non lasciare al senso di colpa il tempo di attecchire. Se fallite nel tentativo correte davanti allo specchio. Mollate il vostro viso segnato dalle battaglie a largo di isole esotiche per passare alla fantasia psichedelica di una tovaglietta e quindi alla tazza del cesso. Instaurate con essa un rapporto di mutuo soccorso. Pisciarci dentro contribuirà a consolidare la sua personalità e lei vi permetterà, in cambio, di marchiare il territorio. Gridate quindi: “Questa terra è mia, questo tempo è il mio...

Dolce attesa

Milioni di giovani disoccupati si aggirano per l’Italia: un popolo di circa-trentenni senza impiego. C’è chi l’ha perso, chi non ne ha mai trovato uno e chi è stato fagocitato dal precariato più fosco e disperante. Tanti hanno smesso di cercare qualcosa. L’unica ricchezza che gli resta è il tempo. Quando la disillusione colma la misura, il tempo libero diventa la sola dimensione esistenziale.   Noi di doppiozero ci siamo chiesti: Cosa fa chi non lavora? Vorrebbe davvero lavorare o va bene così? Ha riscoperto il tempo libero o riabilitato il tempo perso? Cosa vogliono questi giovani temporeggiatori senza guerra? Pesare su un welfare inesistente o lavorare? Cosa pensano di loro i genitori? E gli amici dei genitori? E i parenti tutti?   Se davvero il lavoro nobilita l’uomo, allora i disoccupati sono tutti in dolce attesa di un lieto evento che potrebbe non arrivare mai.   Inauguriamo oggi uno speciale su questi temi: raccontate la vostra storia e le vostre attese a dolceattesa@doppiozero.com

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...