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Percezione / Sul guardare e il rabbrividire

1. ETIMOLOGIA. Sfogliando quel libro inesauribile che è Note, o della riconciliazione non prematura (1944-54), dello scrittore svizzero di lingua tedesca Ludwig Hohl, per esempio nella sua ultima sezione, la XII, intitolata Immagine (Spirito – Mondo – Riconciliazione – Il reale), alla nota 45 si legge questo:    Sarebbe bello se il guardare [schauen] e il rabbrividire [erschauern] fossero legati dall’etimologia.   2. Poche pagine prima, Hohl scrive: “È impressionante, quello che noi tutti non vediamo” [nota 25]. E, ancora, qualche nota dopo: “Guardare in realtà è tutto; sapere sempre induce in errore (questo è il sapere che pretende durare; il sapere più alto può durare solo un istante, soltanto l’istante in cui esso sorge è contenuto nel guardare). [...] La nostra sola possibilità è di guardare.” [nota 34]. Per poi aggiungere: “Gli uomini non vogliono vedere – solo ciecamente andare al di là di tutto – quando la legge stessa della vita è la visione.” [nota 46].   2bis. (In una fotografia che ritrae Ludwig Hohl nello scantinato in cui abitava a Ginevra, si vedono dei fili tirati lungo una parete e attraverso la stanza, da un muro all’altro, sopra il tavolo dove...

Un libro sul guardare / I registi scrivono con gli occhi

Fotografia, cinema, pubblicità, tv, internet, Google Maps, smartphone, Skype, Facebook, navigatori satellitari, realtà virtuale e realtà aumentata, hanno moltiplicato l’attività del nostro sguardo.  Guardiamo troppo e in modo eccessivamente frammentario? Il guardare sta prendendo il posto del pensare? Si domanda Mark Cousins nel suo libro, riccamente illustrato, Storia dello sguardo (Il Saggiatore, pagine: 545, € 35,00). Mark Cousins è un regista e, si sa, i registi scrivono con gli occhi, per di più, egli ha dichiarato che i suoi film, nella maggior parte dei casi, trattano proprio dello sguardo, per questo ha deciso di scrivere un libro su questo tema. Prima di tutto per approfondire la propria visione sul vedere, ma anche per rendere partecipe il lettore, e lo spettatore, delle sue riflessioni. Si è quindi molto documentato, studiando i testi fondamentali che trattano questo argomento, sia dal punto di vista delle neuroscienze, che da quello dell’ottica, come da quello dell’arte figurativa e della Gestalt. Ne è uscito un libro che sembra la sceneggiatura di un film. Un film ad episodi, sebbene siano tutti incentrati sul tema del guardare.    Si parte dall’alba...

Roggia Carlesca

Scorrono limpide e popolate di cavedani, passando in prossimità dell’impianto di teleriscaldamento in zona Famagosta e poi vanno a irrigare un vasto comprensorio che si estende nel sud milanese fino a interessare la Provincia di Pavia. Sono le acque della roggia Carlesca, ho fatto gli scatti a poche decine di metri dall’ex comprensorio industriale dell’ex conceria sulla via Boffalora.   In questo piccolo quadrato bucolico, la fauna è ricca e di facile osservazione; ormai è quasi un anno che sto da queste parti e col passare delle stagioni, mettendosi sul piccolo ponte che la oltrepassa, si possono vedere aironi, gabbianelle, cornacchie che litigano coi gheppi, anatre di vario genere e persino un piccolo martin pescatore che vola, coi suoi colori arancione e azzurro, rasente l’acqua; non mancano una famiglia di nutrie e qualche ratto. La notte estiva invece, quando mi ritiro stanco a casa percorrendo l’ultimo e interminabile pezzo a piedi, lasciandomi alle spalle l’ormai lontana linea del tram numero tre, è possibile avvistare rane e leprotti pronti allo scatto. A giugno e luglio c’erano anche le...

Il cammino degli infermi

Prima si camminava, adesso si telefona o si vaga nella rete. Nella civiltà contadina per vivere bisognava camminare molte ore al giorno. Al mio paese il fazzoletto di terra, che poi era un fazzoletto di pietre, poteva distare anche dieci chilometri. E in un giorno se ne facevano venti, insieme al mulo e alla zappa.  L’Italia negli ultimi anni si è letteralmente fermata. Chi non è fermo davanti alla televisione, è fermo davanti al computer o è dentro un’automobile. Si vedono sul ciglio delle strade solo gli stranieri. Qualche giorno fa ho incontrato una badante che ogni giorno fa cinque chilometri a piedi per spostarsi dal letto dove dorme al letto dove accudisce un’anziana. Pure io cammino poco ultimamente. Potrei accampare la scusa di una lesione al menisco, ma il motivo vero è che al mio paese non c’è più nessun motivo per camminare. Non ho un fazzoletto di terra da raggiungere, non c’è più nessuno con cui passeggiare. Quando esco in piazza trovo i miliziani del rancore. Qualche spirito più lieve ha ormai da tempo rinunciato a uscire. I ragazzi non amano le...

Inconscio ottico

Fissando e diluendo, dettagliando o ingigantendo, mentre mi fa vedere qualcosa che a occhio nudo o a visione normale non vedrei o non noterei, la fotografia rivela forse anche qualcosa del profondo, fa venire a galla qualcosa dal fondo. Che cos’è infatti questa nostra smania di vedere di più, meglio, più da vicino, più tutto, che non ci sfugga niente? Smania enciclopedica o di controllo? In parte è sicuramente anche l’altra faccia di un qualche esibizionismo, ma certo non di mostrare tutto, ma di mostrare tout court, di ostendere, di esporsi come immagine. Il fatto è che per vedere di più bisogna appunto passare per l’immagine, la “riproduzione”, e questo vuol dire non solo dover guardare non la cosa stessa ma la sua immagine, ma anche far diventare tutto immagine, rendere necessario questo passaggio. Non vogliamo andare noi stessi più vicino a ciò che desideriamo vedere meglio, ma che ci venga portato più vicino attraverso un ingrandimento fotografico. Insomma, pensavo qualcosa del genere ieri, di fronte a delle grandi fotografie esposte sui pilastri di una chiesa, proprio...

La poesia si scrive guardando

  Il film di Lee Chang-dong Poetry inizia con la visione di alcuni bambini che giocano sulla riva di un fiume e con la ripresa che successivamente si sposta in un’inquadratura aperta sull’orizzonte. L’acqua del fiume viene colta nel suo procedere lento, quasi immobile, predisponendo il nostro sguardo all’attesa di qualcosa che deve sopraggiungere, a un senso di predestinazione che il lento farsi incontro di quelle acque ci deve rivelare. Il fiume in effetti porterà il cadavere di una giovane di cui non riusciamo a vedere il volto perché il corpo è riverso a pancia in giù, come se, dimentico di se stesso e della sua necessità di respirare, cercasse di guardare nella profondità di quelle acque per carpire il segreto del loro scorrere.     Scopriremo poi che si tratta del cadavere di una ragazza suicida a causa delle violenze sessuali che sistematicamente da mesi subiva da un gruppo di ragazzi della sua stessa scuola. Uno di questi è il nipote della protagonista del film. I due vivono insieme da soli nella stessa casa. Pur venendo a conoscenza di quello che il ragazzo ha fatto la...