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Un antropologo racconta la scuola di oggi / La scuola di Gulliver

Le conversazioni sulla scuola proseguono con Marco Aime, antropologo e scrittore. Aime insegna Antropologia culturale presso l'Università di Genova: come attesta la sua vasta bibliografia ha svolto ampie ricerche sulle Alpi e sull'Africa occidentale e numerosi viaggi – in Algeria, Libia, Tunisia, Marocco, Mauritania, Senegal, Mali, Burkina Faso, Benin, Togo, Ghana, Etiopia, Tanzania, Congo, Botswana, Namibia, Sudafrica, Yemen, India, Nepal, Pakistan Myanmar, Thailandia, Ecuador – hanno nutrito il suo sguardo di studioso e viaggiatore. Attivo sul fronte della divulgazione e della comunicazione, ha dedicato molti lavori ai temi della diversità, del razzismo, dell'appartenenza e dell'identità. Tra i suoi lavori più recenti, un libro illustrati per ragazzi, I piccoli viaggi di Beppe Gulliver, EMI 2014 e Senza sponda. Perché l'Italia non è più un paese di accoglienza, UTET 2015.    Una prima domanda che ci stiamo ponendo tutti. Chi è l'insegnante oggi e qual è la sua funzione? Paradossalmente credo che in un mondo sempre più complesso e interconnesso, gli insegnanti abbiano il ruolo di formare individui aperti e non troppo specializzati. Sebbene la tendenza di...

Quale sapere serve?

Mi è capitato di avere a che fare con studenti e studentesse pluri-ripetenti, fino alla terza volta nella stessa classe. Ho sempre pensato che il diritto alla formazione sia da garantire e ho sempre lavorato seriamente sul recupero delle conoscenze e delle competenze, che nel mio caso – insegno scienze sociali e filosofia in ex-istituto magistrale – al netto di programmi e contenuti significano acquisizione di capacità di critica e strumenti di decodifica della realtà. Quando un consiglio di classe si trova a decidere la situazione di studenti così problematici, i quali vivono sempre una qualche forma di disagio nel loro rapporto con la scuola e/o di deprivazione culturale di provenienza, ci si trova divisi tra il principio dell'accoglienza e quello del rigore nella valutazione. Posto che quasi sempre c'è stato un mancato riorientamento nel biennio, è arduo decidere cosa possa essere meglio per un ventenne che si ritrova in una nuova classe a riprovare nuovamente la conquista di un diploma di maturità, contro ogni ragionevole aspettativa di successo. In un caso recente ho votato, nel collegio docenti del mio...

Il desiderio di Francesco Piccolo

Il titolo dell’ultimo libro di Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti, rivela non tanto un’ambizione politica più o meno discutibile, ma più precisamente un sentimento privato. Il racconto è infatti incentrato attorno al bisogno di un desiderio (come per altro nel romanzo che lo precede, La separazione del maschio) e non di una volontà, sentimento più fortemente politico. E non è un caso che l’educazione politica e sentimentale dell’autore spesso s’intrecci davanti a quel totem che è la televisione, tanto più in Italia. Piccolo, chiuso in casa, seduto in camera dei genitori o nel salotto, non partecipa, ma guarda e gli avvenimenti storici diventano eventi televisivi. Così è per gli eventi sportivi che formano in maniera traslata la sua identità politica e così è per i funerali di Berlinguer. Io ho visto e non Io c’ero, quasi un riassunto del sintomatico atteggiamento della sinistra italiana degli ultimi trent’anni, osservatrice incapace d’incidere nella realtà italiana e nel suo conseguente tracollo, se non forse nella...