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Negev, nel lontano 1978 / Lettere dal kibbuz di Negev

Un altro secolo, un altro mondo   Elena, mia moglie, ha trovato alcune lettere che le scrissi nel 1978, rifugiato in un kibbutz del Negev per tentar di guarire un po’ da una Italia che sarebbe arrivata in pochi giorni al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. Quando giunsi nel kibbutz, vi trovai un’altra realtà, una realtà in pericolo anch’essa, ma così diversa da quella che mi aveva ormai intossicato. I sensitivi sentono l’odore della polvere da sparo, vedono il fumo delle micce, ma non prevedono quanto siano lunghe… Imparai molto, nel kibbutz, per la prima volta non da turista, e conobbi da vicino una delle tante forme di socialismo destinate, presto o tardi, all’esaurimento. Quel lignaggio di socialismo del deserto era ancora un Pianeta lampeggiante sperimentalità, abitato da coraggiosi che tentavano addirittura di salvare l’amore, ma ripudiando le strettoie egocentriche della famiglia darwiniana. Ho lasciato le lettere così com’erano, cambiando solo i nomi per non coinvolgere i miei vecchi amici, oramai vecchietti come me.   Roma, 19 novembre 2019   Negev, 9 marzo 1978 (N°1) Elena mia,   non so quando ti arriverà questa lettera: ti prego comunque di...

Una lettera inedita a Giovanni Falaschi / Calvino e la nuova sinistra

Parigi, 4 novembre 72   Caro Falaschi,   già da una decina di giorni ho letto con grande interesse il “ritratto”. Se ancora non le ho scritto è perché volevo dedicargli l’esame approfondito che il carattere filosofico del saggio richiede e finora sono stato sempre senza fiato, per mettere a punto il nuovo libro che uscirà nelle prossime settimane, altri impegni minori con le loro scadenze e il va e vieni tra l’Italia e Parigi. Mi pare che il Suo sia un saggio metodologico, al di là del tema Calvino, e come tale va letta tutta la prima parte con il rapporto tra opere e situazioni e con la teoria dei “due libri” che mi pare molto fruttuosa e degna d’essere sviluppata e generalizzata. E non minore impegno metodologico ha tutta l’ultima parte col confronto con la fenomenologia e l’esame in chiave fenomenologica delle Cosmicomiche e T0. Questo discorso mi interessa molto perché è un approccio nuovo che fa risaltare cose che nessun altro aveva visto. Trovo esatto che nelle Cosmicomiche il mondo “altro” non è mai fuori dalla coscienza dell’io: compiendo quella che posso chiamare “l’operazione Qfwfq” questo corrispondeva a un’intenzione precisa in questo senso. Che il prezzo...

Mostre / Lettera da Londra e Praga

“E oggi abbiamo uno speciale ribasso del 20% per i profumi: potrete comprare Hugo Boss, Paco Rabanne, Caroline Herrera”. “I nostri gratta e vinci sono destinati a finanziare imprese di beneficienza, prendete, uno, dieci, venti”. La tirannide low-cost trasforma ogni viaggio in una televendita che si svolge a un centimetro dal naso del viaggiatore, che ha un bel trincerarsi dietro libri, cartine, guide turistiche, giochi, playstation. Alla fine, comunque, qualcosa di quella infernale sarabanda commerciale arriva, e rimane nella mente come il ritornello più cheesy della stagione. Londra, in piena brexit, è presa d’assedio dalle forze di sicurezza, mentre si replica ogni giorno l’ispezione a qualche fatiscente casamento nelle periferie, come Hackney, a forte presenza musulmana. I musei sono blindati: ogni borsa è controllata, i bagagli sono ormai sgraditissimi: i viaggiatori si arrabattano con storages improvvisati che rapinano il malcapitato visitatore, domandando una somma di denari pari all’ingresso in una disco d’élite a Mayfair.   Passati i continui stop, la ricompensa è notevole. La Tate Britain allestisce la prima mostra completa, dopo molti anni, dedicata a Edward Burne-...

Pompei, Ercolano e il genocidio / Lettera aperta a Alberto Angela

Caro Alberto Angela, le riferisco uno strano fenomeno mentale suscitato da due delle sue ammirevoli trasmissioni: quella sulla fine di Pompei ed Ercolano, e l’altra sul genocidio degli ebrei e la razzia nel Ghetto di Roma. Succede che il ricordo dei due eventi si sovrappone nella mia mente, tanto che ormai delle due trasmissioni ne faccio una sola. La notte di Pompei non è la notte dell’Europa, ma, pensi lei!, sento il canto con i gorgheggi tremendi della Regina della Notte di Wolfgang Amadeus Mozart anche nei vicoli bui del Ghetto di Roma prima dell’alba del 16 ottobre 1943.   I segni premonitori dell’eruzione che sterminò la città felice si accostano a quelli della strage che distrusse la civiltà di noi europei: l’Affair Dreyfus, il pogrom di Kishinev, due milioni di ebrei russi fuggiaschi verso l’America durante la Belle Époque, e… la taglia criminale dell’oro imposta dai nazisti agli ebrei di Roma… Le sottovalutate avvisaglie dell’eruzione del 79, il terremoto di prima, la siccità che faceva ingiallire i boschi e fuggire la selvaggina, quando “Il formidabil Monte, lo Sterminator Vesevo” partoriva se stesso dagli abissi terrestri, mi fanno pensare ai tanti che ancor oggi...

Sulla “Lettera al padre” / Kafka. La vita è qualcosa di più di un gioco di pazienza

C’è una ragione per cui all’età di quarantaquattro anni mi sono deciso a riprendere in mano Lettera al padre di Kafka, uno dei testi capitali della letteratura di tutti i tempi, la testimonianza più limpida dell’immenso potere che esercita la figura paterna nelle nostre esistenze. La ragione è legata a un recente fatto privato che ha segnato per me l’inizio di una nuova vita, o se vogliamo che ha ricollegato due pezzi distanti della mia vita… like a bridge over troubled water. Nello scorso dicembre, dopo trentasette anni, ho rivisto mio padre; lo stesso uomo con cui, dal tempo in cui i miei genitori si separarono, avevo chiuso ogni rapporto. E da allora non faccio altro che cercare di riposizionare frammenti, con l’abilità, la pazienza e la pinza del mosaicista, e con l’aiuto di tutto ciò che mi viene incontro dall’arte e dalla letteratura.    Sono consapevole che per comprendere appieno un fatto di tale portata, o meglio per metabolizzarne le conseguenze, ho bisogno di strumenti raffinatissimi. E io, ecco, mi ritrovo in un momento della vita in cui sono al contempo padre e figlio. Una condizione tra le più comuni, certo, che tuttavia nel mio caso è del tutto particolare...

Conversazione con Armando Punzo / Che il cielo esista, anche se il nostro posto è l’inferno

In una lettera diffusa nella notte tra il 20 e il 21 giugno Armando Punzo ha annunciato di aver lasciato la direzione artistica di VolterraTeatro, uno storico festival internazionale di ricerca artistica che il regista della Compagnia della Fortezza dirigeva da vent’anni. Nella lunga e dettagliata lettera che in poche ore è rimbalzata su tutti i canali di comunicazione, scuotendo l’Italia del teatro e della cultura, sono riportate le ragioni di una scelta radicale ma inevitabile, dettata dal venire meno delle condizioni minime per la gestione di una manifestazione artistica che possa essere definita tale e che tale non è più quando viene affidata tramite uno scellerato bando che arriva a un mese e mezzo dall’inizio del festival, con richiesta di preventivo al ribasso economico (chi offre di meno vince, indipendentemente dal progetto), rispetto a un budget irrisorio di circa 40.000 euro.   Compagnia della Fortezza, Hamlice, Volterrateatro 2010, ph. Stefano Vaja   Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà fossero già enormi e logoranti, ti ho visto assolutamente risoluto nel proteggere il progetto di VolterraTeatro e de I teatri dell’Impossibile: il festival andava...

Santo Stefano Belbo, 22, 23, 24 luglio e 5 agosto / Ho creduto che l'isolamento fosse la felicità

  Nelle pagine dei suoi romanzi e racconti , nel diario, nelle lettere Pavese ha disegnato immagini di luoghi- Santo Stefano Belbo, le Langhe - e ha ritratto figure umane che in quei luoghi erano di casa o che da essi si erano allontanati per poi ritornarvi. Questi luoghi e quelle facce appartengono ormai alla nostra memoria, hanno assunto tratti quasi mitologici; Pavese, come è accaduto ad altri grandi artisti, vive oggi nelle riscritture degli scrittori che sono venuti dopo di lui o nelle creazioni in altre forme espressive, nella musica ad esempio, nella canzone d’autore, nella musica elettronica. La sua voce ricompare nei reading di poeti, narratori e attori. In occasione della rassegna di iniziative pavesiane Con gli occhi di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo,  22, 23, 24 luglio e 5 agosto) doppiozero ripercorre alcune tracce di questo effetto Pavese, di questa strana corrente magnetica che attraversa le generazioni e sedimenta un senso di appartenenza ad un mondo spesso solo immaginato ma forse proprio per questo più vero di quello reale.   ALLA SORELLA MARIA, TORINO [Brancaleone,] 2 marzo [1936]     Cara Maria, Quando un uomo invece di scrivere...

Quarant’anni dopo / Terremoto in Friuli

Una vecchia foto in bianco e nero: due sorelline inquadrate in un piano americano, la minore con cappottino chiaro davanti alla maggiore con cappottino più scuro; dai fazzoletti annodati sotto il mento spuntano una frangetta e una ciocca bionde. La più piccola ha un’espressione imbronciata, non pare contenta di essere immortalata dall’obiettivo: inquieta, ha disatteso l’ordine di star ferma, lo scatto l’ha colta mentre piega il gomito destro tagliandone di netto la mano. La maggiore (quella con la frangetta), più ubbidiente, è in posa con un sorriso imbarazzato, il braccio sinistro lungo il fianco e le dita della mano semi chiuse. Doveva essere stata una bella giornata di fine inverno: strizzano gli occhi per il sole in faccia. Sullo sfondo incombe il versante roccioso di un monte e a sinistra, dietro la spalla della piccola, s’intravede una vigna spoglia e una casa dall’architettura anni sessanta. Nessuna scritta sul verso, non i nomi, né l’anno, né il luogo. Ma non servono.      Conservo questa immagine da quasi mezzo secolo, so chi sono quelle bambine, posso ricostruire l’anno in cui sono state fotografate, e so qual è il paese. Un paese distrutto dal terremoto...

Quante persone si possono amare?

Napoli   Cara Nadia, da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata alla tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore.   Ti dispiacerà che io faccia leggere la posta ai ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri son solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai giudici son episodi della nostra vita e servono solo per insegnare ai ragazzi l’arte dello scrivere cioè di esprimersi cioè di amare il prossimo, cioè di far scuola.   So che a voi studenti queste parole fanno rabbia, che vorreste ch’io fossi un uomo pubblico a disposizione di tutti, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si pu...

Ti scrivo. Quell'amore per Marx

Caro Pier Paolo,dopo quarant’anni posso dirti finalmente cosa mi indusse, circa dieci anni dopo la tua morte violenta (la violenza pura, sadica, ritualizzata del branco anonimo e sicuro della sua impunità, scatenata su chi dava solo “scandalo di mitezza”, e per questo ancora più assurda), ad incontrarti e a non staccarmi più da te. A divorare, in quell’estate di trent’anni fa, l’insuperabile biografia scritta da Enzo Siciliano, che ti rincorre con amorevole empatia in tutte le tue inquietudini e palpitazioni creative, a lasciarmi rapire dalle sonorità delle Ceneri di Gramsci, a passare ai tuoi film e al tuo teatro, aulico ed “estremo”, come poi sarà, inguardabilmente, anche Salò. Momenti scanditi nella mia memoria, perché ogni volta era come scoprire il genere stesso della poesia, del cinema, del teatro, di cui il tuo nome diventava inconsciamente per me una metonimia indelebile. Ora, lo posso dire. A causa di quelle asincronie proprie del tempo storico, di cui parla Ernst Bloch, a metà anni Ottanta, studente di liceo, mi trovavo giovane in una zona marginale di quella Basilicata che, col Vangelo secondo Matteo, facesti assurgere a Palestina del ventesimo secolo: un limbo ancora...

Ti scrivo. Ti ho cercato tra le vie

Caro Pier Paolo,   ciao, ti saluto come saluterei un amico, in fondo ormai io e te lo siamo diventati e spero proprio lo resteremo per tutta la vita. Il nostro primo incontro è stato abbastanza brusco. Non ci siamo presi subito troppo bene. Quelle Ceneri di Gramsci non riuscivo a capirle. Perché dedicare una raccolta di poesie ad un politico? Perché Gramsci? Perché raccontare la vita contadina, povera, oppure i pianti di una scavatrice? Raccontare l’Italia come un’opera d’arte, perché? Non riuscivo. Poi una persona speciale, una professoressa che tutt’ora amo, mi ha consigliato di vedere un dvd che riassumeva la tua storia, letteraria e personale. E così ho sentito per la prima volta la tua voce. La tua voce friulana, fragilissima come cristallo ma che dentro fa sentire il vortice della passione e la potenza del tuono dell’ideologia. La tua voce mi ha tenuto spesso compagnia. Da lì in poi è scoccata la scintilla e sei diventato sempre più parte di me, tanto che i libri e i film e YouTube non bastavano più. Avevo bisogno di incontrarti. Quante volte allora ho cercato il...

Ti scrivo. Tutti volevamo essere Pasolini

Caro Pasolini, il 3 novembre 1975 a Pordenone era una splendida mattina. Me lo ricordo perché ero in maglietta e jeans. Mi guardavo il viso allo specchio del bagno. Ricordo tutte le cose nitide e scintillanti, il verde del prato che intuivo affacciarsi alla finestra, il legno degli infissi luccicante, le voci che mi arrivavano dalla cucina. Gianbattista Marongiu era passato a trovarci, per discutere del prossimo volantino che avremmo dato alla Zanussi, scambiandoci i turni di distribuzione. Chi si era alzato per il turno delle 4, questa volta sarebbe andato alla Porta Nord a mezzogiorno. Ogni volantino veniva discusso prima, confrontato con le considerazioni e le informazioni degli operai che conoscevamo dentro la fabbrica e dalle avanguardie organizzate in comitato con cui si cercava di tessere rapporti mai davvero decollati. Ascoltavo e mi dicevo che dovevo imparare il più velocemente possibile tutto quello che loro, i compagni che stavano parlando in cucina, sapevano. Come un ladro dovevo rubare tutto, pensavo, pensando a come si pensa. E molto ‘opportunisticamente’ pensavo che se avessi resistito in mezzo ai più intelligenti, arroganti e...

Ti scrivo. Oggi è domenica

Caro Pier Paolo,   come ci si rivolge a uno scrittore, letto e amato e mai conosciuto, se non con domande? Domande che rimbalzano sui testi, come rimbalzerebbero forse sulla tua attenzione, ché oggi avresti 93 anni, se potessi fartele, se potessi dirti che mi tormento ancora sui temi a proposito dei quali ti tormentavi tu, in quella nevrosi fra sentire e capire, fra conoscere e scegliere, fra pensare e agire che ti rendeva vero. Sull’aborto e sul divorzio, ad esempio, avevi ragione: erano i corollari dell’istituzione capitalistica della coppia consumatrice, mini cellula dell’onnivora società dei consumi, ma davvero avresti preferito l’ordine patriarcale, a tutto e solo vantaggio dei maschi? E davvero credevi che si potesse “imporre alla retroguardia, ancora clerico-fascista tutta una serie di liberalizzazioni ‘reali’ riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, pillole, tecniche amatorie diverse, una moderna moralità dell’onore sessuale ecc. ecc.”? Perché non solo poco si è fatto per imporre quelle misure, ma siamo addirittura regrediti al punto che il...

Ti scrivo. Martiri e santi

Caro Pier Paolo (perché ti chiami così non lo so, ma è la formula che mi viene istintiva), ciò che mi lega e mi legherà per sempre a te è l’amore. Ma non l’amore per te. E un numero spropositato di quei ricordi che nei decenni risultano indelebili, dunque passaggi cruciali della vita, nitidi in ogni dettaglio, fisico ed emotivo, come si trattasse di cose successe poche ore fa. Per esempio, avevo solo 11 anni quando un giovane prete che amavo e che mi amava – ma nessuno dei due ha mai trovato il coraggio – mi ha parlato del Vangelo secondo Matteo, che io avrei visto solo molti anni dopo. Un film che lo aveva turbato, venendo da un non credente e da uno come te, “uno di quelli”. Ancora adesso ricordo con assoluta esattezza le sue parole, e dove eravamo, e la sua emozione, e la mia, e che luce c’era quel giorno in piazza, e tutto il resto. Il film mi importava solo perché era stato significativo per lui, per il mio amico prete, e perché me ne aveva reso partecipe, io, un bambino che si sentiva già grande e non lo era, ma credeva di esserlo ancora di più poiché un...

Ti scrivo. Cani randagi

Caro Pasolini, com'era in uso presso quelle culture arcaiche alle quali lei si dichiarava tanto affezionato, allo scadere della quarta decade dalla sua scomparsa mi rivolgo alla sua ombra, cieca e immemore, che si trascina vagabonda per l'oscura desolazione dell'Ade.Chi la reclama è un figlio della mutazione antropologica di cui lei andava denunciando le storture e le abiezioni, un esponente di quella generazione che è cresciuta, un po' per scelta e un po' per circostanza, senza padri, o quanto meno senza padri nobili.In questo senso, a lei che è sempre rimasto figlio, voglio rivolgere la mia attenzione.Non fosse stato per l'ondata celebrativa che ha interessato la sua figura nel corso dell'anno che si va chiudendo, non mi sarei mai permesso di venire a disturbarla nel suo oblio, tanto più considerando che il suo corpo e la sua voce erano per me dimenticati.Lei ai miei occhi è stato tutto fuorché un maestro; un lontano ricordo di gioventù, un cliché – che molto spesso mi è capitato di citare a sproposito – scoperto grazie ai Blonde Redhead e non certo per tramite della scuola, dove non l'ho mai sentita nominare, o di mia madre, che riferendosi alla sua persona l'ha sempre e...

Italia terra dei luoghi

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Pubblichiamo oggi uno degli interventi ricevuti dai nostri lettori.     Caro Pier Paolo, lasciami essere sincero: ti ho...

Ti scrivo. Sulle lucciole

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Ti scrivo. Il tuo coraggio bambino

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Ti scrivo. Uomini di uomini

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle. Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al poeta e scrittore, la redazione vaglierà quali pubblicare sul sito di...

Ti scrivo. Negli inesistenti cieli

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Ti scrivo. Pasolini, io ti odio

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Ti scrivo. La poesia è dei santi e delle bestie

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, oggi iniziamo la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzeranno a PPP, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova delle gabbie di Twitter. Arrivo a dire che Twitter dovrebbe essere usato esclusivamente a scopi letterari. Lo scrittore guatemalteco José Monterroso ha prodotto un microracconto che nessun utente di Twitter mi risulta abbia ancora eguagliato. Esso recita: “Quando si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.   La concentrazione estrema, la restituzione della parola alla sua densità originaria sono...

Lettera a Marco Rossi Doria

  Gentile Marco Rossi Doria,   conosco la sua storia, leggo costantemente i suoi interventi e come docente della secondaria superiore e collaboratore di doppiozero per le tematiche della scuola e dell’educazione ho sottoscritto e sostenuto le sue iniziative rilanciando le sue riflessioni. Proprio su queste pagine abbiamo salutato il suo ingresso al Miur come una delle poche buone notizie da anni e lo abbiamo considerato come una garanzia e una dichiarazione di intenti condivisibili e beneauguranti per un nuovo corso. Di fatto lei è un simbolo di quanto di meglio la scuola italiana abbia prodotto e continui a proporre nel tempo e nelle difficoltà che ad ogni tempo sono correlate. Sono convinto che, alla luce dell’appartenenza a una stessa visione educativa, sociale e politica della scuola, lei potrà comprendere criticità e dubbi che le sottopongo, non tanto in qualità di dipendente di uno stesso servizio che chiede chiarimenti al suo dirigente quanto nella forma di uno scambio di opinioni tra persone che collaborano allo stesso progetto.   Dopo aver letto il recente intervento su La stampa del 24 giugno,...