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Giacomo Serpotta / La ragione dello stucco

Lo stucco finge il marmo, è di minor costo, ma sempre di grande effetto, ha tradizione antichissima e si trova in tutto il mondo, per un motivo principale: tutti hanno bisogno di ornare le proprie dimore. I decoratori in Italia, con tutti i chilometri di chiese e di palazzi che nel barocco c’erano da riempire, certamente non avrebbero potuto fare opere solo con blocchi di marmo di Carrara, bianco abbagliante, come voleva la tradizione dei Gagini, o nemmeno nella linea degli squisiti intarsi mischi di tradizione siciliana. Nel Seicento la pratica era comune, se vi attendeva perfino il gran Bernini, e i maggiori scultori del suo tempo con lui. E poi, più specificamente, in Sicilia non c’erano abbastanza soldi per rifornirsi sempre alle cave di Michelangelo. Palermo, di stretta osservanza bianca, sulla scia della perduta Tribuna del Duomo, affamata di assoluto candore di neve scultorea, continuamente ricorreva allo stucco per le sue figurazioni allegoriche, sempre necessarie per tutte le chiese e gli innumeri oratori.     L’incontro nell’impasto è tra due materiali specialmente: la calce spenta (idrossido di calcio), che ha anche un nome più poetico al suo arco: latte di...

La nascita dello spazio (e del tempo) / L'origine imperfetta delle cose

Siamo abituati a considerare lo spazio in cui ci muoviamo e il tempo che scandisce la nostra esistenza come un dato di fatto. Un qualcosa che è sempre esistito e sempre esisterà. La nostra vita quotidiana si sviluppa in un ambito veramente ristretto, molto lontano dai fenomeni così bizzarri che caratterizzano sia le gigantesche strutture macroscopiche che i componenti più minuscoli dell’ universo che ci circonda. Ma appena ci allontaniamo dal tranquillo angolino in cui si svolge la nostra precaria esistenza tutto cambia. Quando cerchiamo di capire i fenomeni che si osservano nel meraviglioso tappeto di galassie che ricopre la volta stellata o quelli che caratterizzano la materia nei suoi componenti elementari, dobbiamo rinunciare alle certezze che governano la vita di tutti i giorni. La prima evidenza che salta agli occhi è che spazio e tempo vanno a braccetto, sono indissolubilmente legati. Si impara poi che questa struttura sottile, che tiene assieme il nostro universo, ha una strana proprietà che la rende veramente speciale: è plastica, massa e energia la stirano e la deformano e da questo processo nasce l’attrazione gravitazionale. Ora sappiamo anche che quando le maglie di...

Kentridge e tutto ciò che non sta nel disegno

Inviting the world, take it apart, re-construct it, ovvero accogliere il mondo, smontarlo, ricostruirlo. Con queste parole William Kentridge riassume il processo che sta dietro al suo lavoro, o, meglio, a ciò che accade in studio. Sì, perchè lo studio, contrariamente a quanto capita oggi alla maggior parte degli artisti, che si trovano a lavorare sempre di più laddove sono chiamati a intervenire, in un luogo specifico, magari fuori dal loro contesto, nutrendosi della materia oggettuale e umana che questo luogo offre loro, servendosi magari di maestranze locali, lo studio, per Kentridge, è ancora il luogo principale di produzione, di sperimentazione.   Se lo vediamo in giro per il mondo, tenere conferenze negli States, fare mostre in India, Giappone, Sud America o, come in questo caso, in Italia, dove l'artista ha appena inaugurato la sua quinta personale alla Galleria Lia Rumma di Napoli, e se pensiamo che si tratta di luoghi non certo a portata di mano per un artista che vive a Johannesburg, in Sud Africa; ebbene, ben poco della sua produzione è affidata ad altri e ancora la maggior parte del tempo di lavoro – mi diceva...

La pelle dell’iPad

Uno dei percorsi o modi di cui dà conto Stefano Micelli in un libro di qualche anno fa, mentre raduna e riordina le tracce di un patrimonio troppo spesso taciuto, o mal compreso, nell’auspicio che venga davvero un “futuro artigiano”, è quello che segna un apparente paradosso: esisterebbe, alla radice di oggetti come l’iPad o come i portatili della solita mela – indubbi prodotti di una filiera globale – una singolare disposizione artigiana. Questo perché a monte della produzione, nella progettazione del prodotto, si lascia rinvenire con chiarezza un’artigianale passione per il materiale, una curiosa disponibilità a trattarlo spingendo la lavorazione ai limiti del fattibile, attraverso un lavorio di prove ed errori teso a sondarne virtualità e ricchezze. Proprio così insegnavano da noi i maestri vetrai e i gioiellieri, i fabbri, gli ebanisti d’arte e i non meno virtuosi costruttori degli stampi per la produzione industriale, come in principio fu Giovanni Sacchi da Sesto San Giovanni, poi noto come il modellista per eccellenza al fianco dei più affermati designer italiani.  ...

Nato il 4 luglio. Higgs ed LHC

Il bosone di Higgs è la particella del momento: tutti la vogliono, tutti ne chiedono, tutti ne parlano.   Fisicamente parlando, la funzione di questa particella ne giustifica la fama? Direi di sì: senza inoltrarsi nei dettagli del complicato meccanismo di Higgs, il ruolo dell’omonimo bosone nella fisica è intuitivamente fondamentale, essendo la particella che giustifica la massa di tutte le altre. E dunque, in definitiva, di tutta la materia dell’universo. Inoltre la sua esistenza dà compimento alla costruzione del “Modello Standard”, la grande opera architettonica della fisica che mette organicamente in relazione tutte le particelle finora teorizzate e – ora lo possiamo dire – tutte quelle osservate. Il “Modello Standard” necessita del bosone di Higgs per funzionare, ma non ne predice la massa, e questo rende l’osservazione della particella particolarmente ardua e interessante, come incontrarsi per la prima volta con una persona che non si è mai vista prima.     Ci sono altre particelle meno famose nel modello standard, ma con funzione altrettanto speciale. Per...

Francesca Woodman: forever young

All’improvviso, Francesca è ovunque. Quasi trent’anni di onorata fama, prima timida, poi sempre più crescente presso gli addetti ai lavori, gli studiosi d’arte, gli artisti; infine, da qualche anno, il nome Woodman si sta ritagliando un suo spazio prominente nella cultura di massa, diventando noto presso consumatori più generici di immagini.     Un breve riepilogo: nel 2010 viene proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Roma il documentario di Scott Willis The Woodmans, uno sguardo a tutto tondo sulla famiglia di artisti – padre fotografo e pittore, madre ceramista, fratello videoartista – nel quale Francesca, morta suicida a soli 22 anni, iniziò la sua brevissima, precoce attività di fotografa. In pochi anni si succedono, solo in Italia, da Milano a Siena passando per Roma varie mostre monografiche e non sull’artista americana, le cui immagini iniziano a comparire anche su riviste e giornali ad ampia tiratura.     Da qualche giorno, si è aperta al Guggenheim Museum di New York la prima grande retrospettiva con più di centoventi fotografie, video...

Elisir

Tra le pieghe della lunga storia che l’uomo ha intessuto con gli alimenti e la natura, la ricerca di uno o più che potessero preservare e prolungare l’esistenza è sempre stata una costante, per quanto sottaciuta o nascosta all’ufficialità della conoscenza. Una ricerca spesso silente ma continua attraverso il tempo, spesa “setacciando il creato” e sempre nel tentativo di allungare i giorni, di aggiungere vita alla vita. Dentro questo infinito tentativo, ci siamo intrattenuti con alimenti esotici che per un “breve istante” sono stati considerati miracolosi, abbiamo inseguito l’acqua di una fonte cercata in ogni nuovo continente e sempre una serie di composti più o meno estremi per un risultato ancora da venire. Così è stato per cibi improbabili a base di rare spezie e carne di vipera come la triaca medievale - teoricamente in grado di curare ogni male - o alimenti-integratori che potessero restaurare l’umore radicale, ovvero la freschezza della gioventù, o ancora l’oro potabile del Rinascimento, utopia alchemica e rimedio estremo per rendere incorruttibili le carni....

Alexander Sokurov. Faust

Difficile parlare di Faust. Era difficile due mesi fa, quando è piombato come una meteora incandescente quasi in chiusura del festival di Venezia, guadagnando tra applausi e sbadigli il Leone d’Oro e l’etichetta di capolavoro, ed è difficile oggi, mentre fa capolino come un fantasma altero in qualche sala dispersa, senza altro sostegno che la sua temibile reputazione. Il capolavoro. Ci vuole una buona dose di presunzione per mirare al capolavoro, per muoversi con disinvoltura fra i corridoi vetusti dell’Arte Cinematografica. E certo la presunzione non manca a Sokurov, un autore scandalosamente aristocratico, capace di affermare che “al film non serve lo spettatore, è lo spettatore che ha bisogno del film”. C’è molta arroganza, certo, ma a ben vedere anche un profondo senso di responsabilità nei confronti dello spettatore, che spende due ore della propria vita davanti allo schermo e magari su quello schermo proietta ancora un desiderio, un bisogno che non sia dipendenza dall’intrattenimento anestetico. D’altra parte il bisogno di capolavori a volte fa brutti scherzi. Penso all’acclamazione...