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memoria collettiva

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La memoria come esperienza del trauma

 Non sono mai stata ad Auschwitz. Né negli altri siti del trauma, a parte Dachau, dove i miei genitori ci portarono da bambini e dove, per una sorta di irriflessa coazione, tornai qualche decennio più tardi in compagnia dei miei figli, ancora troppo piccoli per ricavare dall’esperienza alcuna lezione storica utile, e tuttavia profondamente colpiti dalla desolazione del luogo, dal freddo novembrino, e dalla consapevolezza che lì, proprio lì, erano successe cose orribili.   La sera della mia prima visita a Dachau, per sovrappiù, cenammo all’Hofbräuhaus di Monaco, dove appresi i dettagli del Putsch del 1923, e contestualmente fummo avvicinati da un anziano bavarese in preda a malinconie alcoliche a cui prestai l’identità del vecchio nazista tormentato dai sensi di colpa. Quella notte mi venne la febbre, che presumibilmente incubavo già, ma che attribuii alle impressioni del giorno prima. Secondo le categorie formulate dagli odierni Trauma Studies, ero diventata una testimone secondaria, testimone di testimone, attraverso la quale il trauma poteva propagarsi e passare alle generazioni successive....

Apocalittico sarà lei. Intervista a Umberto Eco

Assenza di confronto critico, appiattimento sul presente, mancanza di adeguati filtri all’eccesso informativo. I punti critici del web e in generale dell'attuale temperie culturale secondo Umberto Eco. “Apocalittico” sì, ma solo a metà. Un cura infatti c’è: passare dall’indiscriminata presa di parola a una consapevole “presa” di memoria.     Una semplice etichetta, persino un po' furba, nata dall'esigenza di trovare una sintesi fulminante a una manciata di saggi su argomenti assai diversi – dai Penauts alla musica di consumo, dal kitsch al linguaggio televisivo – ma tutti in qualche modo dedicati a dare un'inedita dignità di studio all'ormai affermata cultura di massa. A sentire l'autore, che ne ha raccontato più volte la genesi, la felicissima (e cordialmente odiata) formula “Apocalittici e integrati” è frutto di un puro caso. E dell'intuito infallibile di Valentino Bompiani. Era il 1964 e iniziavano a comparire le prime cattedre consacrate alla comunicazione di massa. Il libro era un collage di studi precedenti, messo insieme ad...

L’ultima volta di Pathosformel

Una centrale idroelettrica di inizio Novecento tutta per loro dove fare rivivere gli spettacoli che hanno creato: è così che Centrale Fies/Drodesera ha voluto salutare i pathosformel. Fondato nel 2004 attorno alle menti di Daniel Blanga-Gubbay e Paola Villani, pathosformel è entrato nel 2007 nel progetto Fies Factory dove ha continuato a elaborare una propria ricerca visiva e poetica spesso complessa, ma potente e affascinante. Lo scorso gennaio il duo, attraverso una lettera, aveva reso nota la volontà di chiudere il proprio percorso artistico legato a pathosformel, di sparire dalle scene avendo esaurito il proprio cammino congiunto di ricerca.     È stato emozionante vedere, per l’ultima volta, (quasi) tutti gli spettacoli riallestiti per un giorno all’interno della Centrale. Emozionante anche perché di rado capita di avere la consapevolezza che è l’ultima volta che si sta guardando un lavoro che mai si più rivedrà. E questa consapevolezza carica la visione di un certo sapore malinconico, gli occhi leggono seguendo un filtro che raramente adottiamo e i sensi stanno sull’attenti...

Sull'opera di Rossella Biscotti / Ogni cosa è in qualche modo in relazione con qualcos’altro

Il processo è il titolo dell’opera con cui Rossella Biscotti ha vinto il Premio Italia Arte Contemporanea 2010 ed è certamente l’opera più matura e complessa che abbia realizzato sino a oggi. Non solo perché porta a compimento un progetto iniziato nel 2006 ma anche e soprattutto perché l’artista vi mette a fuoco un modus operandi che proprio nell’aspetto processuale trova la sua ragion d’essere. La maggior parte delle opere di Biscotti sono infatti veri e propri “processi” che nascono da una meticolosa indagine sul campo e dalla raccolta di documenti originali, interviste, testimonianze, registrazioni che le permettono di entrare in stretto rapporto con i suoi protagonisti: che siano gli imputati del processo del 7 aprile o gli anarchici di Carrara, un infiltrato della mafia newyorchese o i testimoni e i sopravissuti del lager di Bolzano, l’artista stabilisce una relazione diretta, umana ed empatica con ognuno di loro. E questo è solo l’inizio di un percorso che porta infine alla realizzazione di opere che possono essere video, installazioni, sculture, performance, libri ma che, qualsiasi forma assumano, hanno la costante di rappresentare delle tracce, dei segni che prelevati dai...

Italia tra parentesi

L’Italia come argomento. Che cosa rende questo paese così particolare tanto da divenire oggetto o soggetto di un’opera d’arte? Nessun paese al mondo è stato tanto ritratto quanto lo è stato nei secoli l’Italia. Non certo soltanto per i paesaggi, la storia o l’arte, ma anche e soprattutto per una materia costituita da una umanità che sfugge ad ogni definizione o categoria. Una materia umana creata dalla stratificazione e ibridazione di culture ed etnie diverse, risultato di scontri e integrazioni secolari, forzata alla coabitazione su un piccolo e vario territorio e che solo di recente ha cercato di immaginare una storia comune, alla ricerca di una possibile identità condivisa.   Laboratorio permanente dove si testano sino al limite le pulsioni più profonde dell’animo umano, tra tragedia e commedia, per gli artisti l’Italia rappresenta un principio di realtà, un territorio da cui nascono e si mettono alla prova etiche, poetiche ed estetiche. Un territorio in cui la realtà offre una infinità di trame, di storie, di situazioni, di personaggi tali da rappresentare gi...

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