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Netflix

(24 risultati)

Pretend it’s a City / Fran Lebowitz, il fumo e l’anima perduta di New York

Fran Lebowitz è dipendente dal fumo, che è un vizio da boomer. Non ha cellulare. Né internet. Però ha un numero di telefono domestico e un indirizzo fisico. Dice che tanto può bastare e davvero non le si crederebbe. A raccogliere le sue confessioni è Martin Scorsese, un altro boomer, che con Pretend it’s a City, docuserie in sette puntate appena sbarcata su Netflix, scende in campo per provocare. E si capisce come la scelta di questo network sia funzionale rispetto all’obiettivo: Netflix – lo vedremo – rappresenta la controparte ideale della partita di Martin e Fran. Che sono costantemente in camera, allo stesso tempo autori della serie e personaggi di essa, discutono incessantemente, ammiccano, scherzano, danno letteralmente corpo al fantasma del nemico, esibendo, di fronte al loro pubblico di millennial, il loro disallineamento, la loro “novecentesca” differenza. La città, il modo di muoversi e rappresentarsi in essa, di vivere i suoi spazi e attraversarla diventa, allora, misura dello scarto.      L’effetto comico e paradossale che, sulle prime, fa apparire Fran-senza-cellulare come uno strano fenomeno da baraccone passa, allora, velocemente, lasciando...

Dusi & Grignaffini, Capire le serie TV / To be continued

Stretta tra le mura domestiche, assillata dalle varie gradazioni di colore assunte dalla mia regione e dalle alterne – pur sempre modeste – possibilità di spostamento, dopo una conference call, una riunione su Teams e una dad su Meet, non mi resta che tuffarmi sul divano e farmi assorbire dai confortevoli mondi che Netflix & co. quotidianamente mi propongono. Trovando riparo tra una regina degli scacchi e una regina Elisabetta, tra uno stupefacente colpo alla zecca di stato e una aspirante comica americana di fine anni Cinquanta. Poi sollevo la cornetta – si fa per dire – e chiamo un amico, che, dopo aver commentato gli oscuri dati sul Covid e aver dunque assolto come tutti al ruolo di virologo improvvisato, mi comunica a gran voce che ha letto su internet che gireranno un’altra stagione di Dexter – hai sentito?! Sì, Dexter. Nel frattempo arriva un messaggio whattsapp da parte di un’altra series addicted, mi chiede se ho qualche nuovo titolo da consigliarle: è in astinenza e non sa che guardare. Allora cerco su Instagram quella pagina che seguivo (ma come si chiamava?) per farle uno screenshot di un post in cui sono riassunte le ultime novità. Subito dopo è la volta di mia...

Pieces of a Woman / Perdere pezzi per sopravvivere

«Un parto tanto atteso, un futuro a pezzi. Disorientata dalla perdita, scopre che la via d’uscita è attraverso il dolore». A leggere la sinossi del film del regista ungherese Kornél Mundruczó Pieces of a Woman, in concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia e disponibile su Netflix, ce ne sarebbe già abbastanza per tenersi alla larga. Volendo perseverare, le “caratteristiche” del film – “cupo”, “emozionante”, “strappalacrime” – danno il colpo di grazia alla spettatrice o allo spettatore, invitandoci a una sorta di camera della tortura.    Kornél Mundruczó (al centro) con Ellen Burstyn e Vanessa Kirby. Tuttavia, potrebbe trattarsi di una pista falsa, almeno in parte, perché le sinossi dei film, soprattutto quelle preparate per le piattaforme streaming, sono spesso scritte malissimo. Certo, bisogna considerare che vedere Pieces of a Woman in tv anziché in una sala cinematografica è un’esperienza diminuita, purtroppo. D’altra parte, è un lavoro che merita attenzione, per almeno tre importanti motivi.  Il primo è che la protagonista, Vanessa Kirby, ha conquistato la Coppa Volpi (miglior attrice) a Venezia, e molto probabilmente sarà nominata anche per gli...

Sulla docuserie Netflix / Effetto San Patrignano

Pare un film intorno a un film, come in una trama distopica: c’è una nazione confinata a casa, al pari di tutto il resto del mondo; durante le feste natalizie, sempre più persone si mettono a guardare un lavoro dedicato alla famigerata storia della comunità di recupero per tossicodipendenti fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli (1934-1995). E più guardano, più restano catturati.       SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è costruita come se fosse un docuthriller, che in parte ricorda altre esperienze americane, per esempio la serie Wild wild country (2018) dedicata a Osho, un po’ Making a Murderer (2015), perché narrazione e documentazione si fondono nella ricostruzione “appassionante” di un evento che ha provocato un trauma nell’immaginario collettivo. In SanPa ci sono materiali d’archivio e interviste a persone che hanno vissuto davvero quella storia, alternate alle riprese dei luoghi reali in cui si consumarono gli eventi; questo corpus, però, è dilatato e riconfigurato come se fosse una crime story, piena di colpi di scena, di suspense, e di un sistema di tagli e riprese che punta a lasciare senza respiro il pubblico. SanPa è una docuserie non solo perché è...

Ryan Murphy su Netflix / Il passo falso di The Prom

Spoiler: The Prom è un musical. Se dovete lamentarvi perché “si mettono a cantare ogni due minuti” o perché “ballano per strada”, lasciate stare. Spoiler numero due: The Prom è un film, in buona sostanza, bruttarello.   Facciamo un passo indietro. Atlanta, 2016: The Prom debutta a teatro. Libretto di Bob Martin (Elf: The Musical), testi di Chad Beguelin (Aladdin) e musiche di Matthew Sklar (compositore per Elf, ma già al lavoro come arrangiatore su classici come Miss Saigon, Nine, Oklahoma!, e Les Misérables); dopo due anni il musical arriva a Broadway. Nel 2019 riceve sette candidature ai Tony Awards, ma non ne vince nessuno (è stato l’anno di Hadestow, sul mito – aggiornato – di Orfeo e Euridice), in compenso si aggiudica il Drama Desk come Miglior musical.   Facciamo un altro passo indietro. Mississippi, 2010: a Constance McMillen, una studentessa lesbica, è negato l’accesso al ballo scolastico di fine anno (“prom”), nella cultura americana un vero e proprio rito di passaggio dall’adolescenza alla… post-adolescenza.  La studentessa – con l’aiuto dell’ACLU (American Civil Liberties Union) – cita in causa il distretto scolastico e in tutta risposta per lei viene...

Complex TV / The Queen’s Gambit: scacco al Maschio

Walter Tevis, l’autore del romanzo The Queen’s Gambit, da cui Netflix ha tratto la splendida serie in 7 episodi che ha spaccato tutti i record di ascolto nelle ultime settimane, pubblicò il suo primo romanzo nel 1959: si intitolava The Hustler, e da quello fu tratto un film nel 1961, con Paul Newman protagonista; un altro romanzo, The Man Who Fell to Earth (1963) divenne film con protagonista David Bowie. Il romanzo che ha per protagonista l’incantevole Beth Harmon uscì nel 1983, un solo anno prima della morte del suo autore per un tumore al fegato, e lo si può leggere in italiano nell’edizione minimum fax del 2007: «Alla Methuen Home di Mount Sterling, nel Kentucky, a Beth veniva dato un tranquillante due volte al giorno. A lei come a tutti gli altri bambini, per “regolare il loro umore”. L’umore di Beth era a posto, per quel che si poteva capire, ma lei era contenta di prendere quella pasticchina. Le rilassava lo stomaco e la aiutava ad allontanare col sonno le ore di tensione in orfanotrofio».   Tevis forse è stato influenzato da The Lužin Defence (1930, leggibile in traduzione Adelphi), in cui Vladimir Nabokov racconta l’autodistruzione di Curt von Bardeleben, un genio...

Complex TV / Murphy factory: finzione su finzione

Ryan Murphy entra sulla scena internazionale della complex tv nel 2009, come showrunner di Glee; nel 2011 è la volta della bomba: American Horror Story; nel 2017 è già una casa di produzione, un marchio di fabbrica, più precisamente, e la sua Ryan Murphy Productions viene querelata dalla centounenne diva Olivia de Havilland, risentita per come un cameo l’aveva ritratta in Feud. C’è un Ryan Murphy touch? Possiamo dire di sì, sicuramente a partire da American Horror Story: nella superfortunata serie i writers di Murphy curvavano oltre ogni limite l’efferatezza tollerabile su piccolo schermo, sofisticando la crudeltà inaudita dei personaggi, e confondevano senza pudore lo storytelling costringendo a seguire ogni episodio nella speranza di capirci qualcosa. La fotografia era sontuosa, coloratissima, i set lussuosi, i costumi originalissimi; personalmente ho mollato AHS dopo una stagione, perché non reggevo il compiacimento sessuale, sanguinario e sadico, certo meno necessario nel plot del pulp tarantiniano.   Queste modalità della factory ritornano declinate in modo grazioso e tenero in Hollywood, miniserie Netflix in sette episodi che si chiude con una chiara opzione per una...

Complex TV / L’ambigua lama della Storia

Durante il lockdown, per tirarmi su, ho cominciato a cercare “maratone/sbornia” che mi scuotessero il morale, che mi portassero in un altro tempo, e ho trovato The Marvelous Mrs Maisel (Amazon Prime): è una stand-up comedy ambientata nell’Upper East Side di New York a partire dal 1958. I colori della fotografia sono stupendi, i costumi meravigliosi, gli attori straordinari, e il ritmo che l’autrice e regista Amy Sherman-Paladino ha imposto alle sue quattro stagioni è quello frenetico, brillante, euforico di un musical. I Weissman sono una famiglia ebraica benestante e colta: il babbo insegna Matematica alla Columbia University, è domesticamente inetto e amabilmente burbero nel suo studio; la mamma è una bella donna, chic, amante del gusto parigino, altera e ironica, casalinga al comando della governante di origini est-europee. Midge nella prima stagione (2017) si è appena sposata con un giovanotto del suo ambiente ebraico interamente laicizzato nell’America opulenta e frizzante del secondo dopoguerra; Joel è figlio dei Maisel, una coppia di genitori un po’ grezzi ma pieni di mazzette di dollari nascoste sotto mattonelle e in fondo a cassetti, nel loro appartamento come nel loro...

La serie di Ricky Gervais / Andare avanti: After Life

Non fatevi distogliere dai contenuti delle sinossi; non abbiate paura di guardare.  After Life, la serie tv Netflix scritta diretta e interpretata da uno dei comici più bravi al mondo, Ricky Gervais, racconta la storia d’amore più bella che una serie tv sia mai riuscita a farci vedere. Il primo episodio della prima stagione comincia con il primo piano di una donna che ci interpella dallo schermo di un computer portatile. La sua testa è coperta, come quella dei pazienti che in chemioterapia hanno perduto i capelli. Ci sorride con gli occhi, guardandoci intensamente. Si sta rivolgendo al suo compagno, il controcampo adesso lo mostra. L’uomo la guarda, insonnolito e commosso, da un letto domestico disfatto, dove sembra che siano state combattute chissà quante notti senza dormire. Come se trovare la forza di rimettersi in piedi fosse impossibile, Tony indugia sul computer, ascolta le parole di Lisa, la sua richiesta di aver cura della loro casa, del loro cane, che entra in campo chiamando il padrone, e simbolicamente vale come il figlio da accudire. L’uomo poi si alza, va in bagno, dove ancora si trovano due spazzolini, e si muove per una casa invasa dall’incuria dove, ormai lo...

Attenzione / Travolti dallo tsunami dello streaming

Queste settimane di reclusione forzata verranno ricordate anche per la riscoperta di internet, nella sua versione “streaming”. Le piattaforme digitali negli ultimi anni sono state attaccate duramente, perché violano la nostra privacy, si arricchiscono con i nostri dati, creano filter bubble e polarizzione politica, facilitano la diffusione di fake news e hate speech, ma in questi giorni abbiamo riscoperto l’utilità di Twitter e Facebook nel tenerci in connessione con gli altri lontani da noi. La socialità persa nel mondo reale è stata ri-mediata online, in qualche forma. Tutta una serie di attività sociali non mediate da tecnologie, come riunioni, aperitivi, lezioni frontali e chiacchiere tra amici, hanno traslocato online, piazzandoci per ore davanti agli schermi. La socialità perduta è “rinata” in streaming. Non contenti di ciò, finita la giornata di lavoro online, abbiamo continuato a stare online, guardando contenuti audiovisivi in streaming. Un articolo di Jaime d’Alessandro su Repubblica ci dice che alle nove di sera in Italia il traffico dati è aumentato del 40% rispetto a due mesi fa. La metà della banda utilizzata dagli italiani per connettersi ad internet è utilizzata...

Serie Tv / Sex Education, lezioni di metodo

Parlare di sesso è ancora imbarazzante. Lo è tra padre e figlio, madre e figlia. Lo è un po’ meno tra adolescenti, ma se provi in classe a chiamare con il loro nome riproduzione, violenza sessuale, affetto, amore, i ragazzi dagli 11 ai 13 anni immediatamente si alterano e ridono, o si scandalizzano, o pensano che il prof sia un po’ strano, eccessivo, anormale. Se in una classe vado avanti, e avvio un dialogo, vedo che i ragazzini sono imbottiti di luoghi comuni, di poche informazioni “laiche”, di pochissimi attrezzi di comprensione e autonomia; le ragazze hanno già avuto le prime mestruazioni (menarca), i ragazzi le prime polluzioni e masturbazioni (spermarca), ma parlarne è tabù, una cosa insieme imbarazzante e sporca. Io comincio sempre dicendo che il sesso è del tutto naturale, perché tutti i presenti sono nati da un rapporto sessuale, da due persone molto o poco innamorate, ma veniamo tutti da lì. Questo nuovo rallentamento nella libertà sessuale è uno degli effetti collaterali dell’immigrazione da aree del mondo molto diverse. In un Paese a base ipocritamente cattolica più che autenticamente cristiana è arrivata una generazione di genitori dell’Est Europa, di nordafricani o...

Satira e politicamente corretto / Ridere di Dio

Da quasi un mese una serie di Netflix sta infiammando l’opinione pubblica brasiliana, mettendo a dura prova la giurisprudenza, e addirittura provocando disordini di piazza. La prima tentazione di Cristo, del collettivo di comici Porta dos Fundos, ricostruisce in modo dissacrante la vita di Gesù, osando scherzare su una presunta relazione omosessuale del profeta di Nazareth. La scorsa settimana un giudice di Rio de Janeiro ha ordinato la rimozione della serie, con motivazioni che vanno dalla protezione dei minori a quella della religione cristiana. Nel giro di pochi giorni il Tribunale Superiore (la corte costituzionale brasiliana) ha risposto all’appello di Netflix invertendo la decisione e ordinando il ripristino della serie. Nella sentenza si legge che “non si deve presumere che una satira umoristica abbia il potere magico di minare i valori della fede cristiana, la cui esistenza risale a oltre duemila anni fa”.   Sempre negli stessi giorni in Italia è scoppiato il caso di Checco Zalone, attaccato per presunto razzismo a causa di una clip del nuovo film Tolo Tolo; poi, svelato il malinteso, boicottato dai movimenti di destra per presunto buonismo pro-migranti. Zalone ha...

Due internet / Sorvegliati di tutto il mondo, unitevi!

Secondo Comscore, su internet la visualizzazione di una pagina dura in media 26 secondi. Il 99,8 per cento delle visualizzazioni dura meno di dieci minuti. Leggere questo articolo fino in fondo sarebbe un comportamento marginale, residuale. Per gli algoritmi è irrilevante, anomalo, forse addirittura patologico.  La logica dei signori della rete è impeccabile, efficientissima. Ma questa logica ci sta fregando, o forse ci ha già fregato. Perché accanto alla rete in cui navighiamo inconsapevoli, sono state create altre reti. Non le vediamo e proprio per questo sono ancora più importanti.   I due internet secondo Matthew Hindman   Esistono due internet, secondo Matthew Hindman, autore di La trappola di internet (traduzione di Daniele A. Gewurz, Einaudi, Torino, 2019, 286 pagine, 22 €). La prima è “l'internet 'di cui tutti sanno', che sta democratizzando la comunicazione e la vita economica”. L'aveva profetizzata nel 1996 John Perry Barlow in A declaration of independence of cyberspace (1996): la rete sarà immune a qualsiasi regola e completamente separata dal “Mondo Industriale”, destinata a diventare “la nuova casa della Mente”, in cui “qualunque cosa la mente umana...

Individui e macchine / L’automazione della società e i suoi limiti

Ultimamente sono usciti diversi libri che hanno come fuoco i processi di automazione messi in moto dalle tecnologie digitali: automazione del gusto (gli algoritmi di Spotify che ci dicono cosa ascoltare e formano il nostro gusto musicale), automazione del lavoro (non solo la sostituzione dell’uomo con le macchine, ma anche la direzione del lavoro umano attraverso le macchine, come succede ai lavoratori di Amazon o a quelli della gig economy, il cui boss è incarnato negli algoritmi delle app che utilizzano per trovare clienti), automazione del consumo (siamo sempre più indirizzati da algoritmi di raccomandazione verso l’acquisto di una merce), automazione della cultura e della società più in generale. Solo quest’anno, in italiano, sono usciti due libri molto importanti: La società automatica (Meltemi ed.) di Bernard Stiegler e Il capitalismo della Sorveglianza (LUISS ed.) di Shoshana Zuboff. In inglese soltanto è uscito invece Automated Media (Routledge) di Mark Andrejevic. Secondo Andrejevic, l’era industriale ha visto l’automazione del lavoro fisico, mentre l’attuale era dell’informazione è caratterizzata dall’automazione del lavoro cognitivo e comunicativo. Per Andrejevic,...

Serie TV / Specchi distorti dell’io: “Mindhunter” e “The Boys”

Durante l’estate due serie mi hanno particolarmente colpito, due racconti molto cupi che, in modalità completamente diverse, hanno messo disinvoltamente in atto un ribaltamento di alcune logiche narrative e di genere. Si tratta della seconda stagione di Mindhunter e della prima di The Boys, due tra i prodotti di punta della collezione primavera/estate dei colossi SVOD, Netflix e Amazon Video. Uscite a poca distanza l’una dall’altra, sono entrambe, per certi versi, inquietanti specchi in cui si riflette in modo efficace e provocatorio uno spicchio consistente del tempo in cui viviamo, con molti punti in comune. I due titoli hanno inoltre vinto una sfida complessa, cioè quella di farsi notare all’interno di due panorami distinti ma parimenti affollati, quello delle serie crime e dei supereroi.     Mindhunter, il racconto firmato da Joe Penhall e prodotto (e in parte diretto) da David Fincher, dopo l’ottima prima stagione, ha reiterato con successo una modalità narrativa decisamente anomala. Avete presente l’arcinoto “show, don’t tell”, mantra di scrittori e sceneggiatori? È una formula che ricorda, soprattutto a questi ultimi, come la scrittura per il video abbia una...

Born to come back / La voce di Bruce Springsteen

Per trovare una voce bisogna averla cercata a lungo. Quando, alla soglia dei settant’anni, una delle rockstar più amate del pianeta confessa di aver scoperto la propria voce nel padre, è l’impalcatura stessa del rock che rischia di venire giù. Di tutti i luoghi, il soggiorno di famiglia. A un certo punto, durante lo spettacolo che Bruce Springsteen ha tenuto al Walter Kerr Theatre di Broadway nel corso dell’ultimo anno, il cantante lo ammette serenamente: io sono Mister Born to Run, nato per correre (dal titolo della canzone e del disco che lo resero famoso), volevo fuggire da tutto, prendere l’autostrada e non tornare più, ma oggi abito in New Jersey, a dieci minuti dalla casa in cui sono nato. Se Bruce Springsteen rincorse la voce del padre è perché, dice, “quella voce aveva qualcosa di sacro. Quando non sapevo che vestito indossare, sceglievo delle tute da lavoro, le stesse che mio padre metteva in fabbrica. Tutto ciò che sappiamo della virilità è ciò che abbiamo visto e imparato dai nostri padri, e ciò che io vedevo in mio padre era l’eroe, oltre che il mio peggior nemico”. Racconta poi di aver sognato il padre poco dopo la sua morte. Douglas Frederick Springsteen è seduto in...

Ad ognuno la sua "bolla" / Innovazione

Se si ripensa alla storia economica e sociale dell’Occidente negli ultimi due secoli, risulta evidente come le innovazioni tecnologiche incorporate nei prodotti venduti sul mercato abbiano consentito agli individui di poter godere di una grande quantità di vantaggi. Tali prodotti hanno infatti permesso di ridurre i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita, così come d’innalzare il livello qualitativo e di ampliare le prestazioni e le occasioni d’uso. In sostanza, hanno apportato dei notevoli miglioramenti alla qualità della vita delle persone.    Ciò non significa però che il processo d’introduzione sul mercato delle innovazioni comporti solamente delle conseguenze di segno positivo. Oltre alle evidenti conseguenze negative che possono essere rintracciate in termini d’inquinamento sull’ambiente (si pensi soltanto ai deleteri effetti prodotti dalla motorizzazione di massa), va sottolineato come sia spesso dannosa l’attuale tendenza a moltiplicare i prodotti in grado di soddisfare lo stesso bisogno di base. Lo yogurt, ad esempio, sino a non molti anni fa era presente sul mercato in una sola versione (bianco intero, in vasetto di vetro), mentre adesso è disponibile...

Scacciare i mercanti dal tempio / Appunti per il futuro prossimo del romanzo

Forse è strano cominciare un intervento a un festival dichiarando una perplessità di fondo, ma tant'è: i festival di letteratura sono cose bellissime e godono di ottima salute — eppure i lettori di romanzi diminuiscono. Ci ritroviamo qui, tutti insieme, animati da una passione che diventa sempre più inattuale. Tante le cause, educative e sociali; ma da scrittore posso occuparmi di quelle letterarie. Mi sono detto: meglio fare i conti con noi stessi. Come può il romanzo rivaleggiare all'altezza con altre forme di narrazione? C'erano anche prima, ma oggi hanno raggiunto un livello di qualità e forza di intrattenimento davvero fenomenale — videogiochi, social media, serie tv, fumetti, film, longform giornalistici, podcast, persino un evento come questo. Secondo il CEO di Netflix, Reed Hastings, il suo vero concorrente non è Amazon o YouTube o la tv: è il sonno. E lo sta sconfiggendo. Si può dire lo stesso del romanzo? Ne dubito, fuori dalla bolla in cui ci troviamo.   Diciamo pure che la grande tradizione del romanzo sembra essere in crisi, perché è in crisi il contesto culturale che l'ha prodotta e difesa. Rileggere oggi la veemente descrizione che fa Manganelli del romanzo al...

I premi di Venezia 75 / ¡Que viva Mexico!

Adesso che la 75esima edizione della kermesse veneziana si è conclusa, possiamo dire che il concorso si è confermato ciò che, sulla carta, prometteva di essere: un bel concorso. Certo, non tutto è stato alla stessa altezza, come abbiamo già avuto modo di constatare qui su Doppiozero (si vedano i report del 2 e del 6 settembre): perché Frères Ennemis sì e il bellissimo Dragged Across Concrete no? E perché 22 July, la docu-fiction piuttosto inerte di Paul Greengrass (altro prodotto targato Netflix), è stata preferita ad American Dharma, ritratto fosco e quasi apocalittico di Steve Bannon, mefistofelico ex-consigliere di Trump, firmato da Errol Morris?   Nel complesso, l'impressione è quella di un concorso troppo affollato, che ha calato subito i propri carichi da undici (Lanthimos, Cuaron, i Coen) per proseguire in un progressivo calando, fra promesse mancate (il Brady Corbet di Vox Lux, che riesce soltanto in parte a ripetere i fasti dell'esordio L'infanzia di un capo) e vere e proprie sciocchezze (At Eternity's Gate di Julian Schnabel e l'ancor più tremendo Werke Ohne Autor, nel quale Florian Henckel von Donnesmarck si prende per Edgar Reitz e riesce soltanto a realizzare un...

Le nostre vite nel tempo dei big data / Che cosa sognano gli algoritmi

In quanto funzionano come puri e semplici processi automatici, gli algoritmi danno spesso risultati statistici imperfetti, stupidi o scioccanti. Se, quando si digita su Google il nome di certe personalità, il motore di ricerca a volte suggerisce di aggiungerci «ebreo», è perché molti internauti lo hanno già fatto. Quando, il 1° gennaio, Facebook propone agli utenti un riassunto illustrato del loro anno, l’algoritmo seleziona le pubblicazioni che hanno suscitato il maggior numero di interazioni con gli amici, anche a costo di mettere in risalto la morte di una persona cara. Gli algoritmi seguono le loro procedure stupidamente e mancano tanto più di tatto e di senso morale in quanto, limitandosi a calcolare tracce di azioni, fanno sparire le categorie che potrebbero impedire loro di tener conto di tale o tal altro risultato. I nuovi calcolatori aspirano a essere il riflesso idiota di una regolarità statistica.    Latanya Sweeney, una ricercatrice in informatica afroamericana, ha notato che, quando digitava il suo nome nel motore di ricerca di Google, vedeva comparire la pubblicità «Latanya Sweeney, arrestata?». Questa pubblicità propone un servizio di consultazione on line...

Stranger Things. Fuori dal blu e dentro al nero

Deve essere questo che intendiamo quando parliamo della persistenza del ricordo, questo o qualcosa di molto simile, qualcosa che si vede al momento giusto e dall'angolazione giusta, un'immagine che fa erompere un'emozione sconvolgente. Ti si presenta così nitida che tutto quello che è avvenuto nel frattempo scompare. Se il desiderio è l'anello che chiude il circolo fra il reale e l'agognato, allora il circolo si è chiuso. Stephen King, IT   Stranger Things, la serie tv disponibile su Netflix dal 15 luglio scorso, sembra essere diventata il nuovo fenomeno virale che promette di far parlare di sé ancora per molto tempo.  Se il lancio sulla piattaforma Netflix le ha garantito un'immediata notorietà, è stata la dinamica del “passaparola” tipica dei social network ad assicurarle un cospicuo numero di visioni durante i dieci giorni appena trascorsi. I dialoghi del chief Hopper e della sua segretaria, le biciclette lasciate nell'erba, i ragazzini con gli occhiali molto grandi e orrendi tagli di capelli sono già stati trasformati e ridotti in gif, meme e screenshots, assicurando a Stranger Things lo statuto di serie di culto al pari di Mad Men e Breaking Bad.   Nei giorni...

L’impatto delle Serie Tv sulle nostre vite / L'età della finzione

Ho appena finito di vedere la seconda serie di Fargo, prodotta dai fratelli Coen. L'ho macinata in tre giorni, a tappe notturne, drogato dal desiderio di sapere “cosa sarebbe successo dopo”. Ne sono rimasto orfano per qualche giorno, un po' come la botta di astinenza da Breaking Bad nei giorni successivi alla sua fine. Mi sono gingillato con i remix della figura di Heisenberg fatti circolare dai fan sui social network per ammorbidire l'assenza.  Credo di aver raccontato un'esperienza comune a molti dei lettori. Viviamo immersi negli intrecci delle storie di vita di personaggi fittizi, che abitano il nostro quotidiano e le nostre conversazioni.   Mi sono chiesto quanto tempo passiamo insieme ai contenuti televisivi, siano essi trasmessi in diretta dal televisore di casa, o recuperati su You Tube o Netflix on demand.  Fate lo sforzo di rimanere qui, mentre attraversate le seguenti statistiche:   Negli Stati Uniti le persone passano in media, ogni giorno, 282 minuti (4 ore e 42 minuti) in compagnia di un televisore acceso. È il paese col più alto tasso di consumo televisivo al mondo. L'Italia può dire, finalmente, di primeggiare almeno in una classifica mondiale:...

Come cambia la mediatizzazione del leader politico / Renzi e Black Mirror

5 aprile 2026. Sono le otto di sera, mi arriva una notifica di FaceWorld (la società che ha rilevato Facebook due anni fa) sul mio paio di occhiali di realtà aumentata: è l'ora della consueta “conversazione” settimanale del presidente del consiglio in diretta su FaceWorld. Ho già usato l'“opt out” cinque volte nelle ultime due settimane per evitare una serie di spot e un discorso presidenziale e ho finito i crediti. Ogni mese FaceWorld mi concede 10 crediti da spendere per “skippare” le notifiche di video promozionali in arrivo sulle mie lenti. Posso guadagnarne altri se guardo dei video a mia scelta dal paniere di opzioni quotidiane, ma non sono mai abbastanza e ogni giorno devo scegliere il male minore. Da quando una serie di attentati ha colpito a raffica il mondo occidentale quattro anni fa, tutti i governi di Stati Uniti ed Europa hanno accesso a telefoni, orologi, occhiali interattivi e tablet e possono trasmettere quello che vogliono agli utenti, per la loro “sicurezza”. Vedo apparire la faccia simpatica e rubizza del mio presidente del consiglio, a pochi centimetri dalla mia retina, che inizia a parlare: “Miei cari amici… La civiltà è un albero vecchio: man mano che...

Pagare il sapere

Finire contro un paywall, cioè contro un muro che può essere valicato soltanto dietro pagamento di un pedaggio, è un’esperienza che l’utente medio di internet conosce di certo molto bene. Può succedere quando si cerca un articolo di giornale, il video di un musicista favorito, un modello di lettera commerciale in inglese scritto meglio.   Al ricercatore scientifico di qualsiasi disciplina capita sempre, sistematicamente. In questo caso, però, l’accesso alle informazioni, ai dati, alle conoscenze e alla letteratura critica è una questione cruciale, da cui dipende la possibilità stessa di condurre la ricerca. Ma c’è un’altra differenza importante. Per attenersi alle soluzioni legali, l’abbonamento a un quotidiano on-line o a Netflix, oppure l’acquisto di un e-book di fiction, costano pochi euro, e il download di un pezzo su iTunes addirittura pochi centesimi. Per un ricercatore indipendente o per un ricercatore a tempo determinato il cui tempo è scaduto e che si ritrova senza affiliazione a un istituto accademico o di ricerca, invece, il costo dell’accesso a un...