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Conversazione / Boltanski: un fallimento che non si risolve

Christian Boltanski ha un lungo rapporto con l’Italia e con Bologna in particolare. Venti anni fa si tenne in questa città dalle molte ferite la sua prima mostra italiana, “Pentimenti”, all’interno della Villa delle Rose. Nel capoluogo emiliano ci è tornato per realizzare l’installazione dedicata Museo per la memoria di Ustica, la sua prima installazione permanente nel nostro paese realizzata al fianco dei parenti delle vittime. E ora torna per un progetto che coinvolgerà ancora una volta anche la storia della strage di Ustica, ma tutto il tessuto della città. “Ho sempre pensato di voler realizzare opere totali”, ha detto Boltanski presentando anche questo progetto che utilizza diversi linguaggi espressivi in una mostra diffusa, “Anime. Di luogo in luogo” (si è aperta domenica 25 giugno, al MamBo dove – parallelo a queste vare sezioni cittadine – è presente anche un allestimento che ripercorre i suoi lavori precedenti).   Fanno parte del progetto “Anime” la nuova installazione, “Réserve”, nel bunker della Lunetta Gamberini (inaugurata il 27 giugno, 37° anniversario della strage di Ustica), una performance, “Ultima”, e ancora, fuori dalla cerchia dei viali – nelle vie Agucchi...

Una mostra fotografica di Antonino Costa / Milano. Il tempo che passa

Un certo giorno di qualche tempo fa Antonino Costa è andato ad abitare in via Boffalora, una strada che si trova tra la Barona, Famagosta e Gratosoglio. Periferia di Milano, una di quelle zone dove finisce la città e inizia la campagna, o almeno dovrebbe iniziare, perché a volte non succede.  Luogo di confine con palazzoni, rogge e fiumi, cavalcavia, plinti di cemento, vecchie case di ringhiera, prati. Lì il vecchio fronteggia il nuovo, che tra poco inesorabilmente rovinerà: il nuovo è già consunto, logorato, decrepito. Zona ibrida, di mescolanze, zona di solitudini e incontri strani.  Con la macchina fotografica Antonino Costa è andato in giro. L’attirano cose minime e minori. Scatta e poi scrive. È il “Fotogiornale”: fotografie e parole. Un giornale personale e privato esposto in pubblico.  Sulla roggia Carlesca un bambino sta seduto sui parallelepipedi di cemento che costeggiano le acque: un grande tubo, e dietro, oltre la trave di cemento, il ciglio della strada, al di là delle erbe che crescono spontanee, ci sono i camini di metallo e i silos. Tutto è abbandono e dimenticanza, come se gli déi fossero fuggiti da questo luogo. Ci sono invece uomini e donne. Come...

Perdersi

Quando mi prendo cura di me mi perdo.   Mi perdo volentieri e dimentico quasi tutto, nei luoghi sospesi dal tempo, come le sale d’attesa, gli uffici postali e, preferibilmente, i treni. Per mia natura entro in ansia quando non ho il controllo del tempo.   Il mio ritardo, prima di quello degli altri, mi destabilizza. Nei luoghi che si nutrono di imprevisti e ritardi invece mi rilasso; mi concentro sulla lettura meglio che in qualsiasi altra condizione e posso essere distratta solo dalle vite altrui, da discorsi che mi sfiorano, che ascolto e, a volte, annoto. Oppure perché resto incantata da un volto, che vorrei dipingere, ma non è quello il luogo e neppure il momento. Allora mi limito a schizzarlo a matita senza un fine, solo per perdermi.     Segue disegno sporco, molto sporco.