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profumo

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Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della durata in un altro modo rispetto a quello a cui siamo abituati? È necessaria, utile, sensata la quantificazione e la compartimentazione a cui abbiamo sottoposto gran parte delle nostre vite?   Sulle patologie della nostra – nostra di noi uomini occidentali contemporanei – percezione del tempo, di quel tempo che oggi vive un’epoca di «crisi» (p. 8) riflette Han in questo libro del 2009, tradotto a...

Gelsomini e non

Impossibile dissentire da Ippolito Pizzetti quando, alla voce Jasminum della sua guida Fiori e giardino (Garzanti), così esordisce: «Chi ha un giardino e non coltiva J. non è meno da compatire di chi ha un giardino e non coltiva Rose». Ma non tutti i gelsomini sono gelsomini, non tutti i gelsomini sono bianchi, non tutti profumano né tutti hanno lo stesso profumo.   Il genere Jasminum appartiene alla famiglia delle Oleaceae: noto in Italia fin dal Quattrocento, comprende circa duecento specie, per lo più d’origine asiatica. Tra le più note il sambac, dal grande fiore bianco finemente profumato d’arancio (Cosimo I de’ Medici, primo anche nel possederlo in Italia, si dice ne fosse gelosissimo); l’officinalis, pieno di grazia e tuttavia resistente al freddo; il mesnyi (alias primulinum), con fiori gialli solitari e semidoppi, dall’accattivante portamento pendulo; il nudiflorum, generoso e rusticissimo, che illumina l’inverno di piccole corolle gialle benché non olezzanti; il sudamericano azoricum, stellato di bianco, fragrantissimo e dal lucido fogliame pennato, persistente in climi favorevoli.   Ben declinati e in posizioni soleggiate, possiamo dunque avere gelsomini...

Palermo delle meraviglie

A Palermo ci si può arrivare per terra, se non si considera il breve tragitto sul traghetto attraverso lo stretto, oppure per mare o con l’aereo. Importante è comunque arrivarci. Che io ci sia capitata nel mese di maggio è puramente casuale. Una visita improvvisa di qualche giorno in una stagione ideale, col tempo che si schiude, le giornate col sole che accarezza e riscalda senza accanirsi.   Ogni viaggio comincia molto prima di approdare alla meta prescelta, anche per me è stato così, ma questo resoconto si limita ad alcune delle impressioni vissute nella città, altrimenti non basterebbe un romanzo. Sono partita senza un programma preciso, solo qualche indicazione ricevuta da chi conosceva la città, una lista alla rinfusa di siti da vedere e la stanza prenotata in un B&B nel centro.   La Vucciria con la sua movida notturna, che a Palermo ha un altro sentore però, perché c’è sempre qualcosa di antico quasi atavico nelle manifestazioni di vita della città, è stata la prima ad accogliermi, la sera dell’arrivo. Oltre alle altre impressioni, ascoltare in un locale...

La Zerinzia del Pian dei Morti

Aprile! Marzo andò: tu puoi venire! E aprile veniva davvero, ogni anno con una puntualità straordinaria: un mese strano, questo, quando le precoci farfalle della primavera, come l’Aurora che l’annuncia, sono ormai invecchiate e scolorite, e ancora non ci sono quelle estive che, numerosissime, mi occupavano le giornate della lunga vacanza scolastica dal mattino al tramonto. Ma aprile è il mese di una delle più belle farfalle d’Italia; occorre solo sapere dove andare a scovarla. In quegli anni giovanili, ancora non sapevamo che la Zerinzia era così vicina a casa nostra, immaginandola remota come le farfalle dei tropici tanto era peculiare il suo aspetto. Questa farfalla bellissima, che sembra un po’ un piccolo Macaone senza codine e un po’ l’Apollo, mi era nota per la sua descrizione sul manualetto di Martello editore: “molto localizzata…bruco sulle aristolochie”. Le aristolochie? Non si sapeva nulla di queste piante dal nome esotico, che un po’ suonava di Asia minore o di chissà quale lontana terra oltre oceano. Certamente le Zerinzie non volavano nel nostro Biellese, ruminavo...

L’olea dell’Ingegnere

I parchi delle nobiliari dimore che occhieggiano dalle rive dei grandi laghi lombardi ne esibiscono vetusti esemplari: notevoli per dimensioni – s’alzano oltre i cinque metri – quelli a mancina della scalinata di Villa Erba a Cernobbio, residenza che fu di Luchino Visconti. Più a est, nel triangolo lariano, presso la mite bacinella del Segrino, l’odiata magione dell’ingegner Gadda è ancora lì, benché rimaneggiata e riconvertita in condominio. All’ingresso, in un angolo del giardino, vegeta tuttora l’olea descritta mirabilmente nella Cognizione del dolore, a testimoniare la presunzione snobistica di villa Pirobutirro e delle villule brianzole:   L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il sole di settembre; cielo occupato oltre i campi da una lontana campana; foglie, l’olea, di un verde smaltato; incurve, e delizia delle scuole di disegno: dava dai suoi fiori-briciole, bianchissimi e grassi, un richiamo inebriante, per quanto unico, dei climi di signoria. (seconda parte, VIII)   Meglio nota come Osmanthus, l’olea fragrans è oggi arbusto di gran moda,...