raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

progetti

(3 risultati)

Un'epoca assillata dalla memoria traumatica / Le ferite dell’isola di Utøya

Ecosistema Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata teatro dell’attacco più violento subito in tempo di pace. Sull’isola di Utøya, nome che suona come utopia, Anders Behring Breivik spezzò i sogni e le esistenze di 69 adolescenti, senza contare il centinaio di feriti, che partecipavano al campo estivo organizzato dal partito laburista locale. Un’agora di discussioni politiche ma anche un momento di spensieratezza, dalle prime birre ai primi amori. Ma nella mente dell’omicida, allora trentaduenne, era questo il covo dei futuri leader del partito democratico che avrebbero condotto all’islamizzazione della Norvegia. Da allora le immagini dei corpi riversi senza vita sulla sponda dell’isola si sovrappongono a quelle sinistre di Breivik (ribattezzatosi recentemente Fjotolf Hansen) in tribunale, che non perde occasione per presentarsi alla corte con il Sieg Heil, pentito solo di non aver fatto più vittime.   Il 18 giugno 2013 il governo norvegese indice un concorso per realizzare un memoriale. La commissione che seleziona il progetto è composta da un membro del Gruppo di supporto nazionale alle vittime degli attacchi del 22 luglio, un rappresentante della sezione giovanile del Partito...

Da Biagi al deserto

Quando entrò in vigore la legge Biagi io lavoravo da tre anni come creativo pubblicitario in un’agenzia e, come moltissimi, fino a quel momento ero andata avanti con il contratto co.co.co.: una forma di collaborazione continuativa che ti durava circa sei mesi e te ne faceva vivere uno di passione, per cui alla fine saresti stato graziato con un nuovo contratto, o crocifisso senza. La pubblicità era uno dei settori mobili per eccellenza in campo lavorativo, chi ci lavorava lo sapeva già. Così, quando il boss, a galoppo del nostro contabile, se ne uscì con questo bouquet di nuovi contratti da proporre a noi collaboratori, lo fece occhieggiandoci con la stessa retorica di un brainstorming. Contratto a progetto, ragazzi miei: non è un nome bellissimo? Non è un’idea splendida? Apre la strada a tantissime opportunità! Già dopo il primo di questi discorsetti, ci fiondammo tutti su internet a cercare di capire dove fosse la magagna. La facevano sporca a partire dal nome, ché in realtà dovevamo avere un progetto, per fare un contratto a progetto. E questo progetto potevamo svolgerlo in modo autonomo, s...

Sul riappropriare il progettare, il produrre

Esiste anche una nausea del design, che è il sentimento latente di rifiuto per il patinato disegno delle cose, per l’incanto greve del nostro dir di sì allo sfavillio delle immagini, quando infiniti oggetti si accalcano diversi e sempre più indifferenti sugli scaffali del mercato globale, a sedurci e lasciarci qui non meno abbagliati che confusi. È un sintomo buono, che può accompagnare il risveglio dalla ubriacatura del moderno, dalle certezze obbligatorie delle sue favole di produzione e consumo cui abbiamo troppo a lungo creduto. Perché questo malessere accompagna l’insorgere di qualche dubbio su un progettare inteso come imbellettamento completo del mondo, dove il designer starebbe a guidare la danza e il banchetto mercantile, spargendo aceto balsamico su tutte le pietanze. Economica, ecologica, strutturale la crisi presente ha messo a nudo la fragilità di un sistema solo falsamente immutabile, imponendo l’urgenza di un ripensamento del ruolo e della figura del designer, dentro le implicazioni complesse che stabilisce con l’intorno abitabile cui è chiamato a dar forma – per necessità,...

2Array ( )