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Radici

(8 risultati)

I nostri antenati? Sparta e Atene / Il nazismo e l'antichità

Mostrate a un ragazzino qualunque una svastica: senza esitare, dirà “Hitler” o “nazismo”, insomma riconoscerà il simbolo, magari senza sapere esattamente che cosa accadde ottant’anni fa. La cosa ci sembra ovvia, ma non lo è. Se a distanza di tanti decenni la croce uncinata è ancora così facilmente identificabile, è perché essa si è impressa come un marchio nella memoria collettiva. Ma se tutti associano immediatamente nazismo e svastica, pochi invece sanno che essa fu solo il dettaglio più appariscente di una grandiosa revisione della preistoria e della storia europee condotta nella Germania di inizio Novecento. Ben presto, infatti, i nazisti compresero che il loro progetto sul futuro della Germania sarebbe stato tanto più convincente se si fosse fondato su una totale revisione del passato. Non si trattò di offrirne una nuova lettura o di riproporne alcune pagine; tutta la mitologia germanica e la grande storia medioevale tedesca erano a disposizione, ma non bastavano. L’obiettivo era quello di capovolgere la storia europea e, nello stesso tempo, rappresentare la Germania come la nazione cui toccavano il diritto e il dovere di guidare per secoli l’intero continente.   È un...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

Un libro di Maurizio Bettini / Contro le radici

«Eravamo disposti ad ammettere qualsiasi cosa, ma non di essere cominciati dai piedi». Sono parole del grande paleontologo André Leroi-Gourhan, uno dei maggiori specialisti dell’evoluzione umana, che continua affermando che la storia del nostro genere è fatta con i piedi, perché gran parte del nostro essere umani dipende dalla posizione eretta, per conquistare la quale i piedi sono fondamentali. Senza i piedi saremmo ancora tutti in una torrida depressione della Dancalia dove è nato l’Homo Sapiens. Nonostante questo, mai come negli ultimi decenni nelle retoriche politiche di certi movimenti localistici, identitari e spesso xenofobi si è sentita evocare così spesso la parola “radici”. I dibattiti politico-mediatici ne sono ormai intrisi, e le “radici” sono una sorta di fondamento per rivendicare una identità forte, altro elemento divenuto la cifra politica di alcuni partiti xenofobi a partire dalla Lega in Italia, fino al Fronte Nationale dei Le Pen padre e figlia in Francia, al movimento di Geert Wilders in Olanda, al Perussuomolaisset (i veri finlandesi) in Finlandia e a gruppi politici affini in Ungheria, Austria, Danimarca che hanno fatto dell’etnicità la loro chiave retorica...

Lo sfacelo ecologico ha radici cristiane

Si cita spesso, fra le riflessioni fondative dell’etica ambientale, un saggio apparso su “Science” nel 1967, The Historical Roots of Our Ecological Crisis, opera dello storico delle tecniche Lynn White jr. (1907-1987); il saggio venne tradotto da Silvia Laila in italiano nel numero di marzo/aprile (credo sia ormai introvabile) del 1973 della rivista “il Mulino”. L’idea centrale era che “le radici storiche della nostra crisi ecologica” andavano cercate nella tradizione ebraico-cristiana. La sacralizzazione esclusiva dell’uomo, immagine di quel Dio che affida ad Adamo il compito di dare un nome a vegetali e animali per divenirne padrone, prepara il terreno su cui può sorgere l’ideale della modernità: il sapere-potere della scienza, baconiana e cartesiana, invita al dominio umano di una natura ridotta a puro meccanismo, privato d’anima. Lynn White jr. terminava il saggio con le parole: “Forse dovremmo meditare sulla più grande figura del cristianesimo dopo quella di Cristo: san Francesco d’Assisi […]. La chiave per comprendere Francesco è la sua fede nella virtù...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...

Andare a Santiago

Nel maggio 2005, mia figlia Agnese ed io abbiamo percorso l’ultimo tratto del Camino Francés, da Leon a Santiago de Campostela. È una specie di gioco di massa dalle poche e semplici regole: procurarsi la Credencial, vidimarla ad ogni tappa, percorrere a piedi almeno gli ultimi cento chilometri prima di Santiago. Il premio è  la Campostela, un certificato in latino rilasciato da un apposito ufficio, che attesta il cammino percorso. Il rituale supremo è la Messa del pellegrino, a mezzogiorno nella cattedrale di Santiago: c’è un’aria da ultimo giorno di scuola, con abbracci e addii, e da finale di un film di Altman, con tutti, ma proprio tutti i pellegrini incontrati per strada che saltano fuori come per incanto nell’ultimo episodio del Camino.   Non si va mai da soli e si finisce per incontrare regolarmente le stesse persone, quelli  che vanno al nostro passo e percorrono più o meno le stesse distanze giornaliere. La sera si parla di vesciche e di scarpe, di chi non è arrivato per via della tendinite o di chi non ha trovato posto nell’albergue troppo pieno. Si sente raccontare di cammini...

La patria è casa d'altri

Un quarto di secolo dopo, le riflessioni di Levi sulla parola “patria” ci appaiono lucide e precise, forse soltanto più lontane da noi. Il cielo osservato è sempre lo stesso ma gli astri sembrano più lontani. “Patria”, parola recente del nostro vocabolario, è sempre più desueta. Personalmente non credo di averla mai scritta, se non con ironia e sarcasmo quando ero più giovane. La sento usare solo in televisione e mi sembra sempre posticcia e forzata. (Non parlerò neanche dell’uso reazionario e nazionalistico di questa parola…). Più viene detta con solennità più ne percepiamo il silenzio emotivo. Sembra una parola buona soltanto per la guerra, e non soltanto nella nostra lingua. Ho una foto di mio nonno, in partenza per la prima guerra mondiale, e forse lui è l’unico della mia famiglia ad essersi battuto per la Patria (era monarchico…). Nella seconda guerra i miei zii e mio padre hanno combattuto per qualcosa di diverso: per la loro idea, di patria. Io non appartengo a una patria, neanche in formato minore manzoniano. Semplicemente perché ho...