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Being freelance. L'infinita valutazione

La scorsa settimana Tiziano Bonini, in un bellissimo articolo su queste pagine, ha immaginato un futuro nel quale il lavoro dei freelance sarà oggetto di valutazione proprio come un titolo di stato, sottolineando che il valore dei lavori comunemente detti “creativi” oggi è dato non da ciò che il creativo produce, ma dalla reputazione attorno ad esso. Che certamente ha, almeno in parte, a che fare con ciò che si produce – ma molto di più ha a che vedere con i processi di generazione di un capitale simbolico personale, che diviene fonte di fiducia. Quando ho iniziato ad approcciarmi al lavoro freelance come oggetto diretto del mio lavoro di ricerca, con l’idea di osservare in che modo la reputazione fosse centrale nelle dinamiche di ricerca di lavoro e successo professionale tra le reti di professionisti indipendenti, il termine “rating” era di uso comune nei telegiornali. Si sentiva spesso citare, all’epoca, soggetti come Standard & Poors, oppure Fitch – chi di voi lettori avesse buona memoria ricorderà che queste agenzie operano una valutazione sui titoli di stato dei Paesi, in modo da...

Investa qualcosa signore

Francesco Tullio Altan ha appena pubblicato Tunnel (Gallucci, pp. 245, € 16,50), una raccolta delle vignette disegnate per “L’Espresso” e per “La Repubblica” negli ultimi anni. Nelle scorse settimane ne abbiamo pubblicate alcune, affiancando un breve commento di Marco Belpoliti.   Pubblichiamo qui, grazie ad Altan, altri disegni tratti dal libro, lasciando ai lettori il compito di pubblicare dei loro commenti. Chiediamo solo di non superare le 500 battute.

La democrazia zippata

  Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è Facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al posto della faccia sul profilo di Facebook dovremmo mettere una croce. La soluzione non è tacere, non è andare altrove, verso un reale che non c’è. Bisogna solo avere il coraggio di dire come ci sentiamo, dove pensiamo di trovarci. Questo possiamo fare per il mondo, dire la nostra insofferenza, dire la nostra immaturità, la nostra incapacità di scegliere,...