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rimozione

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Terra che trema / Sentimento e rimozione

“Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so...”. È una delle frasi forse più conosciute delle Confessioni di Sant’Agostino. Lo è per il suo potere evocativo, lo è nel far capire sulla pelle come, citando Borges, tutti “siamo fatti di tempo”... La stessa cosa potrebbe valere per la memoria, anzi la stessa cosa vale per memoria e rimozione, che pare escludere la memoria ma da cui al tempo stesso si fa abbracciare. Può esserci forse memoria senza rimozione? Può esserci rimozione senza il ricordo? Non sono poi memoria e rimozione un tentativo di preservare, di modificare o di cancellare i segni che la storia e il tempo lasciano su di noi...? Si potrebbe forzare e inseguire il paragone con il tempo di Sant’Agostino… se non fosse che la memoria segna certamente per ognuno di noi una certezza, segna infatti la “scia biologica” del tempo, è anzi la sua intima sostanza, la percezione sulla carne per tutto quel tempo chiamato vita. E questo per le tragedie come per tutte le piccole cose che attraversano le nostre esistenze. Ma se memoria e rimozione sono una sorta di scia biologica del tempo, allora sono qualcosa da...

Vichy, quella pagina nera che la Francia ha rimosso

    Non un museo, non una targa, non un’indicazione. Se si volevano rimuovere i segni di un vergognoso passato il lavoro è stato fatto bene. Vichy è tornata ad essere una bellissima stazione termale, il regime collaborazionista del maresciallo Pétain, che dal ’40 al ’44 occupava mezza città con il governo, i ministeri e le altre istituzioni, è come se non fosse mai esistito. Le sette palazzine di boulevard des Etats Unis, dove aveva i suoi uffici la Gestapo, sono state ristrutturate, ma le facciate sono rimaste tali e quali, lo stesso colore, i medesimi balconi, gli infissi. Vi abitano tranquilli inquilini che evidentemente non giudicano un problema vivere dove operava (e interrogava, sappiamo come) la polizia nazista. Possibile che siano all’oscuro di quanto avvenuto tra quelle mura? Al numero civico 121, oggi semplici appartamenti, scopro – grazie a un libriccino con foto d’epoca – che qualcosa è stato mantenuto: la scritta “Portugal” sulla tettoia azzurra, emblema originale dell’Hôtel du Portugal, sequestrato durante il regime di Vichy dapprima per farne la sede del ministero delle Finanze della “Francia libera”, poi appunto – dal novembre 1942 – il quartier generale...

Via De Amicis, una foresta di simboli a Milano città dell’Expo

Qualcuno tornerà a scrivere «Muri puliti, popolo muto» in via de Amicis a Milano dove il 3 maggio scorso ho osservato la sfilata Milano non si tocca organizzata dal sindaco Pisapia dopo il riot urbano NoExpo del primo maggio. Se così fosse, questa scritta sarà la constatazione di una rimozione e il sedimento di una disperazione per l’irreversibilità di un fatto. Un popolo, se esiste, è muto. I cittadini, se esistono, si tengono per sé pensieri che sono singulti e non discorsi. Tutto il resto è silenzio. Quello che regna in una democrazia dove tutti parlano e nessuno ha voce.       “Carlo Vive” Centinaia di persone, giovani e volontari, e poi borghesi, di sinistra, armati di spugnette e di uno sgrassatore domestico hanno iniziato a scolorire la scritta “Carlo Vive”, supportati dalle potenti macchine idropulitrici dell’Amsa. Una scritta, simbolo di una generazione, ridotta a “sporcizia”, a vandalismo, a segno senza significato. Per questo cancellata.   È doloroso vedere una testimonianza cancellata sotto gli occhi, quattordici anni dopo Genova dove Carlo Giuliani è stato ucciso da un colpo di pistola di un carabiniere. Un atto tanto più forte perché non l’ha...