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saggistica

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Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere, risultante appunto dalla fusione di romanzo e saggio. Gli estremi cronologici coincidono con la pubblicazione di À rebours (Controcorrente) di Joris-Karl Huysmans e del Doktor Faustus di Thomas Mann. Le pietre miliari del novel-essay – accanto ad altri due titoli degli stessi autori, Là-bas e La montagna magica – sono due trilogie, Inferno di August Strindberg e I sonnambuli di...

«Una roba da ricchi, come l’amore» / Giovanni Giudici. La responsabilità del poeta

Giovanni Giudici è un «poeta senza miti». Lo ricorda così Alfonso Berardinelli nella raccolta saggistica La poesia verso la prosa (1994), come un vero intellettuale che nel gioco della sopravvivenza «si autodenigra, addirittura finge di denigrarsi», si fa piccolo nelle vesti di copywrtiter della direzione Pubblicità e Stampa della Olivetti, tra i nuovi doveri degli umanisti e l’etica specialistica dell’industria degli anni Settanta. È dura l’esistenza dell’artista che vuole considerarsi impegnato nella «trasformazione» e, allo stesso tempo, pretende di sopravvivere nella sua personale società (di parole) non trasformata. Del resto, anche nelle liriche de La vita in versi (1965), risultava evidentissimo il contrasto tra l’accettazione formale e sociale della realtà e il pressante desiderio di uscirne: le «giornate bianche» di cui Giudici parla non sono altro che il ripetersi del costante ritmo di accettazione di una vita che non può essere semplice, perché è divenuta somma dei ruoli di chi, ormai senza storia, occupa le città e si adegua con «guasta coscienza» ‒ e senza troppa consapevolezza ‒ al «civico decoro».   È un interesse episodico, il suo, per il rapporto...

Pensare golosamente, mangiare ponderando

Già da un bel po’ mi si accumulano intorno innumerevoli saggi sul cibo, la cucina, il gusto, la tavola. Non faccio in tempo a compulsarne uno, ed ecco che ne scopro un altro in arrivo, poi ancora uno, e così via fino, speriamo, a quando questa benedetta storia dell’Expo non sarà terminata, e anche quello del cibo tornerà a essere un argomento come tanti, una faccenda direi normale di cui occuparsi, intellettualmente come esistenzialmente. La crisi di sovrapproduzione – di libri come di cibo – rende difficile selezionare e valutare, soppesare e scegliere i libri sul cibo. Provo a ordinarli per argomento, questi volumetti e volumesse, o forse per disciplina, facendo finta che le discipline, oltre che per i concorsi universitari e i progetti europei, abbiamo ancora un senso quanto meno classificatorio, un timido valore tassonomico.   Atelier Food, Still life 2, Art Direction and photography done by Petter Johansson Art Direction And Design (PJADAD)   Prendiamo per esempio i saggi filosofici. Sono sicuro che quando terminerò questo articolo, lo invierò in redazione e verrà pubblicato molti altri...

Come si diventa psicoterapeuta

La raccolta di Nicole Janigro mi ha ricordato un altro libro di una dozzina d'anni fa: Chi sono i vostri analisti [Astrolabio-Ubaldini 2003], firmato da Jaques-Alain Miller e ottantaquattro amici. Il più bel saggio di quel libro denso oltremisura (cinquecentodieci pagine fitte) sostiene che dopo la lettura delle maggiori figure della psicoanalisi – che, in Francia, noblesse oblige, annoverano anche la Principessa Marie Bonaparte – era meglio tenersi i propri sintomi piuttosto che “aderire a una psicologizzazione moralizzante 'delle donne' alla quale gli analisti avevano ridotto l'enigma ereditato da Freud”. L'autrice di queste parole è Marie-Hélène Brousse, che di clinica se ne intende.   Il lavoro di Nicole Janigro è meno pretenzioso di quello di Miller, raccoglie il contributo di soli dodici terapeuti e di pagine ne conta circa duecento; tuttavia è molto più godibile, anche perché raccoglie dodici punti di vista tra loro eterogenei e mostra che si può diventare terapeuta attraversando vie differenti, piuttosto che una sola.   La rassegna si presta a possibili...

Ruggero Pierantoni. Salto di scala

Non c’è bisogno di appartenere alla “setta dei poeti estinti”, come il professore de L’attimo fuggente, per avere l’impulso di strappare le pagine in cui Evans Pritchard misura sul piano cartesiano il valore di una poesia. Quell’episodio della guerra mai spenta fra le “due culture” dava voce al timore, di origine romantica, che la ragione quantificatrice possa distruggere quanto appartiene alla dimensione “spirituale” delle arti. Aprendo l’ultimo libro di Ruggero Pierantoni, Salto di scala (Bollati Boringhieri, pp. 320, euro 39), veniamo proprio invitati a prendere un righello per misurare in millimetri l’altezza di uomini raffigurati su di un mosaico di Thera o sui resti di un muro dell’antica Roma; l’archeologia recente ha conosciuto una discussa “svolta metrologica”, per la quale sembra rilevante solo quel che è cartografabile sul terreno e riducibile all’anonimato della misura. Se ci lasciamo condurre dalla mano sapiente dell’autore lungo i 43 capitoli del libro (più 40 pagine di note bibliografiche e 60 illustrazioni), veniamo coinvolti in un...

Giorgio Agamben. Altissima Povertà

È forse una coincidenza che Giorgio Agamben appena prima di uscire sulla prima pagina de La Repubblica con un articolo feroce sul sistema finanziario attuale abbia pubblicato un libro sul monachesimo? Si tratta di una questione di mero eclettismo? Qual è il legame tra l’immagine di Giotto che campeggia sulla copertina di Altissima povertà (Neri Pozza, Vicenza, 2011), che ritrae il mite San Francesco mentre nutre gli uccelli, e l’attualità di cui Agamben è sempre stato (e continua a essere) un attento e critico diagnosta? Forse il legame celato tra il testo che andiamo qui a presentare e l’articolo di cui sopra è racchiuso nelle parole finali del suddetto articolo: “l’archeologia – non la futurologia – è la sola via di accesso al presente”.   La scommessa di Agamben è che i monaci in generale, e i francescani in particolare, abbiano qualcosa da dire alla nostra contemporaneità che si dibatte da almeno tre decenni nei torbidi della fine della storia, delle ideologie e nella crisi plurisecolare delle vocazioni fideistiche. Agamben propone una ricostruzione...