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smarrimento

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Christopher Bollas / L’età dello smarrimento. Senso e malinconia

Ha già fatto parlare di sé questo libro di Christopher Bollas dedicato allo “smarrimento”, stato d’animo che caratterizzerebbe le tinte fenomenologiche del nostro presente. Non mancano commentatori e recensori entusiasti che hanno in proposito tentato di distillarne il contenuto e raccontane le tesi principali. Tuttavia, pur condividendo buona parte delle analisi contenute nel testo, non tutto in questo libro appare convincente. Dico questo anche per evitare di essere collocato, con una sorta di automatismo cognitivo, in una benevolenza che di solito appartiene, anche suo malgrado, al recensore di un’opera. Il giudizio di Bollas sulla nostra epoca non lascia infatti adito a confusioni: il nostro sarebbe il tempo in cui la soggettività perde ogni riferimento con il mondo e non riesce più a progettare e realizzare un progetto collettivo di umanizzazione. Posizione, questa, che segnala una giusta preoccupazione ma che al contempo reagisce ad essa con una dose eccessiva di nostalgia e rimpianto. È quindi opportuno provare ad affrontare questo testo (di piacevole ma non facile lettura) mettendo, da un lato, in risalto alcune delle sue innegabili qualità interpretative e, dall’altro,...

Silvia Ballestra. Amiche mie

Maria Prophetissa, leggendaria alchimista del I secolo d.c., affermava le proprietà mistiche e magiche del numero 4, che per secoli verrà offuscato dal 3, numero trinitario, maschile, concluso, lineare. Il 4 è invece numero alchemico, materico, femminino, ciclico, aperto alla rigenerazione.   Silvia Ballestra decide di utilizzare un modulo quaternario per organizzare il suo nuovo romanzo Amiche mie (Mondadori, 2014), probabilmente ignara di tali implicazioni esoteriche, ma che sembrano in un certo modo significative, visto che le protagoniste sono quattro donne alle prese con la materialità del quotidiano, materia oscura in cui devono necessariamente immergersi per risolvere piccoli e grandi problemi che la Milano degli anni duemiladieci impone loro.   Anche il tempo del racconto è scandito in quattro fasi, della durata di un mese o poco più ciascuna; non si tratta di stagioni, ma di periodi che si impongono come conchiusi, perché ritmati dai vissuti di ciascuna delle protagoniste; di ognuna l’autrice registra eventi esteriori e riverberi interiori, riallacciando delicatamente tali segmenti temporali al tempo...