festival scarabocchi 2020

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sole

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La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

Qui tutto ok

A inizio estate, sempre che esista un inizio (perché ci si accorge sempre tardi dell'estate), a Carbé pare che si apra uno spazio infinito di possibilità e che il tempo possa allargarsi e modellarsi avvicinandosi alla sua rappresentazione mentale di ciò che è vita, e ciò che è vita per lei è sostanzialmente svegliarsi e mangiare dello yogurt bianco e chiudere la giornata in infradito, possibilmente davanti al mare, leggendo tutto il giorno, tra una passeggiata un bagno e due chiacchiere non troppo profonde, libri che ha lasciato indietro nella sua vita. Ma lentamente e senza affanno.   In questo mondo perfetto Carbé è in spiaggia con protezione 50, è seduta a un tavolo blu, ha in mano quel mattone che rimanda di anno in anno, non ha bisogno di niente e nessuno. È in uno stato di tranquillità totale, di serenità piena e pietà per sé stessa e per gli altri, ogni tanto alza la testa e guarda il mare dicendosi io sono questo, e si sente nel pieno della bellezza. Nel piano sarebbero inclusi dei pacchetti di sigarette, se non fosse che se ne vergogna moltissimo, e...

Un lettino per Saunders e Tuena

L’ho tenuto da parte per le vacanze, ammesso che io le faccia, ma ho qualche possibilità, il libro è Bengodi e altri racconti di George Saunders (minimum fax 2015), tradotto da Cristiana Mennella. È una questione di cuore. Il cuore delle persone, è ciò di cui scrive il formidabile narratore americano. I racconti di Saunders hanno delle caratteristiche che si ripetono: i luoghi non sono quasi nominati. Le città sono mai (o quasi mai) citate. I personaggi, anche i protagonisti, sono parte di un coro. Se potesse, l’autore, toglierebbe loro perfino il nome. Le storie di Saunders sono molto diverse tra loro, a volte sono scritte in prima persona, a volte in terza, ma sono tutte belle, mai ciniche, spesso divertenti. Il suo grande tema è il quotidiano, la vita fuori dalle grandi metropoli. L’ho tenuto per l’estate perché so che mi commuoverà, perché lì dentro nevicherà al momento giusto, perché la tecnica sarà al servizio della compassione, le parole saranno quelle esatte. Saunders viene (e verrà anche stavolta) a bussare alla mia porta più nascosta,...

Jacques Henri Lartigue, Opio, 1984

A Opio, in Costa azzurra, il giorno del suo novantesimo compleanno. Ho amato nel grande Jacques quello che non potrò mai avere: la leggerezza. Forse preclusa a un siciliano. È stato l’unico enfant prodige della storia della fotografia. La fotografia era bambina e Lartigue, bambino anche lui, l’ha usata con una grazia e una felicità imperdonabili nel secolo dei massacri. Come fotografo è stato scoperto ben oltre i sessanta anni.    Lui stesso, peraltro, non sapeva di essere un grande fotografo e non gli importava. Le fotografie le aveva fatte per se stesso, come, mi spiegò, in estate si fanno marmellate di albicocche quando sono al colmo del sapore e del profumo. Per conservare, di quel regalo della natura e della vita, una traccia. Ma a me, ribadiva, piacciono le albicocche fresche, molto meno la marmellata. Il palpito di vita, fulmineo, irripetibile, prezioso.   Lo andai a trovare il giorno del suo compleanno. Eravamo amici.   Gli chiesi di fargli dei ritratti. Lucette lo fermò prima di andare in giardino: aspetta Jacques, ti pettino. Ecco la magia dell’irripetibile, così...

Art Basel 43. Diario

Non sono certo di poterla metter giù con tanta sbrigativa chiarezza, ma gli artisti che colpiscono di più, in quest’edizione 2012 sottotono (ma non troppo) di Art Basel, sono quelli che lavorano sull’Inatteso: e con ciò intendo anche il rifiutato, l’eroso e l’obliato, il sottaciuto, l’eccedente, l’inappariscente e il profetico.   Gli sciami di pipistrelli di Jeremy Deller escono dalla caverne texane di Frio e Bracken con violenza catartica e rivelatoria. La registrazione dei suoni ad alta frequenza che gli animali emettono per orientarsi in volo ci introduce a mondi di cui non sospettavamo l’esistenza. Walid Raad insegue il punto esatto di colore del cielo di New York la mattina dell’11 settembre 2011: sopraffatta dagli eventi, la memoria dell’artista sembra avere rimosso questa informazione. Runa Islam crea un breve film da un’unica immagine in bianco e nero ritrovata tra le collezioni dello Smithsonian Institute. Teheran, inizi del ventesimo secolo. Non conosciamo le circostanze storiche e sociali a cui l’immagine si riferisce. Non conosciamo l’autore della fotografia n...

Zoe Leonard. Sun Photographs

Contemporaneamente al Camden Art Centre di Londra, la Galleria Raffaella Cortese di Milano dedica una singolare mostra all’artista americana Zoe Leonard e nello specifico alla sua serie fotografica Sun Photographs realizzata a New York tra il 2011 e il 2012.   Cosa accade nel momento in cui un artista, la cui opera ha attraversato sensibilmente le fenditure più dolorose della storia sociale, inizia a “guardare in alto”? Attratta magneticamente dai più sottili cambiamenti del tessuto urbano, attenta osservatrice delle variazioni culturali, politiche e istituzionali, impegnata nella sovversione di ogni tabù e costrizione sociale, Zoe Leonard sin dai primi anni Ottanta si è confrontata attivamente e in modo radicale con questioni legate all’omosessualità, all’Aids, alla discriminazione razziale e in particolar modo, come scrisse Rosalind Krauss: “con il problema della costruzione e della crisi del genere all’interno della società eterosessuale” (decisivo per l’elaborazione critica della sua opera fu il rapporto con i collettivi ACT-UP e Group Material di New York, Border Art...

Milano / Paesi e città

Ricordo perfettamente quando mi portarono a Milano la prima volta. Era il 1954, avevo cinque anni. Della Stazione Centrale non mi colpì tanto la maestà delle campate di ferro, quanto il nerume, la polvere, la tetraggine. In quegli anni, oltretutto, erano ancora in funzione – accanto alle motrici elettriche – le vecchie locomotive a vapore: la stazione era un antro di Vulcano, vaporante e fetente, echeggiante di inafferrabili comunicati; un rombo sotterraneo inghiottiva le nostre voci. Questo il benvenuto. A me bambino, con ancora negli occhi la luce della Liguria, la metropoli che mi avevano tanto magnificato faceva un’impressione di squallore, di angustia. Tutto mi stringeva il cuore: gli stenti giardini pubblici, le latterie e i prestinai, i muri foderati di carbone, i pavimenti tirati a cera. “Sarà anche una grande città, ma le case sono piccolissime” dicono sia stato il mio commento, mentre ispezionavo l’appartamento che i miei avevano preso in affitto. Ancora oggi, se penso a quegli anni, vedo Milano immersa in un buio e in un freddo senza fine. Certo devono esserci stati anche i fiori e il cielo azzurro,...

Trieste - Dakar

Un semplice marciapiede, una passeggiata tra il mare e la montagna, divise fra loro da una strada trafficata in mezzo alla città. Barcola, quartiere di Trieste, è, per i locali, un sogno mitteleuropeo dove tra ragazzini in skate e vecchie signore bruciate dai raggi del sole si incontra tutta la popolazione che cerca di accaparrarsi la luce e distrarsi dal lungo inverno. Da aprile a ottobre i triestini, armati di asciugamani, creme solari, materassini colorati si accoccolano, stretti come sardine, uno accanto all’altro in quel tratto di marciapiede che ai loro occhi pare Saint Tropez. Nella pineta antistante, famiglie intere si accampano, organizzatissime, con tanto di tavoli per mangiare, amache per riposare, carte per giocare partite di tresette o scopone scientifico, sdraio ultimo modello per rimirare il tramonto. Agli occhi dei forestieri tutto questo può apparire follia. Portai un amico siciliano in questa spiaggia dell’immaginario. La vide e con delusione mi disse: “Ma siete praticamente in strada! Ed il mare è nero”. “Sì”, gli risposi “ma per noi è magia e riusciamo a scorgere persino acque...

Lei non sa chi sono io

Il sole quel giorno si era addormentato dimenticandosi di tramontare. Quando lo spazzino che faceva il turno di notte uscì di casa e vide il mondo così caldo e luminoso credette di essere ubriaco, ma poi si accorse che il sole stava russando nel cielo tutto beato. “Ehi, sole!” Gli gridò lo spazzino. Il sole si svegliò di soprassalto, guardò l’orologio, strabuzzò gli occhi e innestando la quarta si precipitò a tutta velocità dietro le montagne. Per sua sfortuna incontrò un vigile urbano con l’autovelox. “Ha sorpassato i limiti di velocità”, disse l’ufficiale. “Lei non sai chi sono io, albe e tramonti sono opera mia” disse il sole un po’ alterato “scaldo abbronzo e do energia”. “Ah sì?” fece il vigile gaudente “allora perché non l’ho mai vista in televisione? Mi dispiace, lei è falso, e questa è la contravvenzione”.