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spazi urbani

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Non chiamatele rivoluzioni

Gli eventi e le proteste degli ultimi anni ci hanno mostrato l’urgenza di una riflessione politica sulle nuove modalità di partecipazione alla scena pubblica, tra occupazioni e nuove esperienze di autogoverno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di pratiche politiche radicate nella materialità delle esistenze, nella sua concretezza e nelle sue urgenze; esperienze che difficilmente possono essere fatte rientrare in un’unica analisi, dal momento che ognuna mantiene una propria specificità legata al contesto. Inoltre, non è facile tenere assieme uno sguardo generale e l’attenzione al presente, alla materialità e contingenza delle esperienze. Sono eventi specifici, ognuno diverso dall’altro, ognuno unico a suo modo. Eventi unici, eppure in connessione. Tenere insieme questa unicità con lo sguardo ampio di una lettura generale è difficile e forse anche un po’ pericoloso, ma non è impossibile, se conosciamo i rischi dell’uso ingenuo della teorizzazione.   La mia intenzione è quella di prendere in considerazione alcuni eventi di protesta e di riappropriazione degli...

A di Città: un progetto di Rigenerazione urbana

Accesso, partecipazione, rappresentazione non sono formule vuote con cui indicare la via maestra della democratizzazione della cultura, come fossero delle ricette magiche di sicuro effetto o un dogma assunto acriticamente che garantisca la salvezza della buona azione culturale. Eppure, è sempre più chiaro che la vita culturale di un territorio passa necessariamente da modalità che tengono conto dei pubblici e della cittadinanza, riconoscendoli come interlocutori attivi.   Nell'ultima edizione di cheFare abbiamo ricevuto un numero straordinario di progettualità forti e consapevoli legate alla rinascita di spazi urbani e rurali grazie a processi partecipativi di varia natura. La stessa effervescenza è evidenziata dal rapporto Symbola “Io sono cultura” sullo stato dell'economia della cultura in Italia, nel quale un intero capitolo è dedicato alle formule “dal basso” di rigenerazione urbana. E non è un caso se in questi mesi di grande attivismo nei circoli dell'innovazione culturale continuiamo a incontrare molti dei protagonisti di questa scena nascente: Spazio Grisù, il Teatro Verdi o...

Basta con la Movida dei Vecchietti

Una volta la notte era il tempo della mala, delle prostitute, dei giornalisti di nera, dei poliziotti e degli spazzini. Oggi la notte è di tutti. O almeno di un numero sempre maggiore di persone. E' la notte degli studenti, che si prendono il tempo per sperimentare. E' la notte dei migranti, che cercano di tirare sempre un po' in là per chiamare a casa con tariffe telefoniche agevolate. E' la notte dei ricercatori, dei programmatori, degli interaction designer. Di molti di quelli che scrivono per doppiozero e di molti di quelli che lo leggono. Di tutti quei “miscellanea” del terziario avanzato che producono il valore immateriale ad alto contenuto cognitivo che, in teoria, dovrebbe permettere al paese di restare a galla.   Nel Web gira da qualche anno un manifesto virale che recita: "smettetela di suonare le campane la domenica mattina. La gente è appena tornata da ballare e ha bisogno di riposare". E' la prima cosa che mi viene in mente al rientro dalle (ormai rare) notti di danze a Milano. La sintesi perfetta dell'esasperazione dei trenta-quarantenni nei confronti della Movida dei Vecchietti.   Si d...

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