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La libertà deve essere nell’uguaglianza / Scrittore o intellettuale? Intervista a Javier Cercas

Javier Cercas ha appena pubblicato Il sovrano delle ombre (Guanda), tradotto ottimamente da Bruno Arpaia,  romanzo dedicato a Manuel Mena, un giovane spagnolo  morto diciannovenne nella battaglia dell’Ebro durante la guerra civile il 21 settembre 1938. Era lo zio della madre, un falangista che combatteva nelle file dell’esercito di Francisco Franco. Manuel, come Javier, era nato a Ibahrnando, un piccolo paese dell’Estremadura, regione poverissima della Spagna, da cui lo scrittore se n’è andato da bambino per trasferirsi con i genitori a Gerona. Si tratta di una vera e propria inchiesta storica, la ricostruzione della vita di questo giovanotto che ha combattuto dalla parte sbagliata della storia, e si è immolato per valori come la Patria, la famiglia, la solidarietà. Cercas ha posto sotto il titolo del suo libro la parola “romanzo”. Ed è davvero un romanzo, nei modi e nello stile che lo scrittore spagnolo ci ha resi consueti con Anatomia di un istante, dedicato al fallito colpo di stato del colonnello Tejero, un capolavoro, e L’impostore, romanzo dedicato alla figura di Enric Marco, un uomo che si è finto deportato in un campo nazista ed è diventato uno dei...

Lo spago della biancheria

Lo spago della biancheria sta sopra la nostra testa, lascia pendere mutande, reggiseni, camicie e camicette. Eppure in questi giorni, da come arrivano le notizie, è stato il pretesto di una strage. La notizia della vicenda di Secondigliano si aggiunge alle altre, senza neppure avere quell'intervallo di tempo, tra l'una e l'altra, per indignarsi, prima, e poi cercare di capire. Potremmo pensare alla devastazione sociale e urbana di quella zona, alla criminalità organizzata che mostra sintomi disorganizzati. L'impulsività in primo luogo, classico sintomo differenziale tra camorra e mafia.   Si potrebbe evocare l'opera di David Riesman, La folla solitaria [The Lonely Crowd, 1950], che descrive la tendenza all'isolamento dell'individuo delle culture metropolitane, profetica! O il film Il giorno della locusta [1975], di John Schlesinger, con la figura di Homer Simpson, interpretata da Donald Sutherland, impiegato sessualmente represso, potenziale gigante omicida. Opere a scarso gradimento, chi se le ricorda più? Tuttavia, fino a qualche anno fa, i gesti che producevano lacerazione nel tessuto sociale erano considerati rari...

Il Cerchio delle ripetizioni felici

Da molti anni io e Lucetta Scaraffia perseguiamo in modo differente e con intenzioni differenti un comune obiettivo. Il motivo iniziale di questa ricerca è lo stupore di entrambi di fronte all’evidenza di una base comune alla preghiera e ai riti che si indirizzano al divino, base che ha come oggetto quella corona di grani che prende cultura per cultura nomi diversi, ma ha un uso pressoché simile.   A partire da questo cerchio di grani si possono seguire i contatti evidenti tra differenti ma adiacenti religioni. Dalle culture dell’Indo al viaggio che il buddhismo percorre verso nord e verso est attraversando il Tibet, la Cina, giungendo fino in Corea e in Giappone e a sud verso la penisola indocinese, i grani di preghiera si diffondono come oggetto quotidiano in buona parte dell’Asia. In centro Asia essi vengono a contatto con la corrente mistica del sufismo rappresentata da Jelal Addin Rumi. Questi adotta il rosario di grani e lo porta all’interno del mondo islamico in Medio Oriente e a quello che si affaccia sul Mediterraneo (da qui si diffonde nell’islam del Maghreb e in quello dell’Africa dell’Ovest). A Konya, dove...