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Giuseppe Tornatore. La migliore offerta

La migliore offerta, mai titolo fu più adeguato. Questo, infatti, è il cinema italiano che piace di più agli italiani. Parlano i numeri: uscito il 1 di gennaio è ancora terzo al Box Office, con una tenitura infrasettimanale di rara forza, viaggia verso i 7 milioni di euro di incasso, che certamente passerà. Un ottimo risultato per un film che conferma quanto Tornatore sia forse il più sopravvalutato dei registi italiani.    L’intenzione era evidentemente quella di fare un film dal respiro internazionale: interamente girato in inglese, con un cast di altissimo livello – Geoffrey Rush, Donald Sutherland, Jim Sturgess, Sykvia Hoeks – ambientato in un non luogo che potrebbe essere Vienna o una qualche amena, pulita, ordinata località del Nord Europa. La confezione ovviamente è perfetta, anche perché con un budget di 14 milioni di Euro non poteva essere meno che perfetta… La storia  è quella di Virgil Oldman (Rush), celeberrimo battitore d’asta e collezionista d’arte, misantropo, misogino e ricchissimo, ossessionato dalle donne che non riesce ad avvicinare e...

Ken Loach. La parte degli angeli

Per fortuna che c’è (ancora) Ken Loach. Per fortuna esiste un regista, e un uomo prima di tutto, che crede ostinatamente nelle persone e ancora più ostinatamente nel potere che il cinema ha di raccontarle, le persone. E per fortuna c’è chi, come lui, tutto questo lo fa fregandosene dei moralisti, dei benpensanti e del politically correct, riuscendo nonostante tutto a essere profondamente onesto, rigoroso e morale. Del resto la sua onestà sta nell’incapacità atavica e assoluta di mentire, di parlare in modo oscuro o di astrarre eccessivamente dalla reale i suoi racconti (anche se il suo film più significativo degli ultimi anni, Il mio amico Eric, sapeva far leva sulle corde del fantastico in modo esemplare), ma anche nella forza con cui sa guardare in faccia la realtà, senza eccessi didascalici, impastoiamenti ideologici o indugi paternalistici. E se la coerenza qualche volta lo costringe a prese di posizione e intransigenze anche piuttosto radicali (si vedano a tal proposito le recenti polemiche fra il regista e il Torino Film Festival), la militanza per le cause sociali di cui è inesausto e convinto...

Giornalista fai da te, fai da me, fai per tre

Quello che avreste sempre voluto sapere sul bricolage della notizia e che nessuno è riuscito mai a spiegarvi senza dire parolacce     Che si vestano tutti male lo sapevo già. Che gonfiassero le notizie soffiando dentro il derrière degli editori, pure. Quello che non sapevo è che per arrivare a essere “ufficialmente” uno di loro dovevo viaggiare nel tempo e inventarmi ventenne negli anni ‘80. Eh sì, perché all’oggi la questione “giornalista pubblicista” e quindi l’entrata massonica nella setta dell’albo regionale dei giornalisti pare cosa impossibile. “Novanta articoli in due anni, stipendiato”, ti dicono. In realtà sarebbero più di duecento e tanti soldi da sborsare. Io in sei anni di lavoro continuo ne avrò scritti anche duemila, ma solo ottanta pagati, forse novanta. Tant’è che mi sono detto: sarà adesso il mio turno? Nossignore. Di questi novanta dovevo certificare sia il pagamento sia la relativa pubblicazione cartacea. E se hai perso uno o due articoli strada facendo, negli anni? Be, diciamo che se sei a quota...

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