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visione

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Elementi di schermologia

Che cos’è uno schermo? Qual è la natura della nostra relazione con questo dispositivo sempre più centrale nelle nostre vite singolari e collettive? Per Huhtamo da un lato gli schermi sono i supporti dell’apparizione dei fenomeni visivi e, al contempo, superfici sulle quali il soggetto proietta i propri “fantasmi”. Dall’altro lato, gli schermi sono elementi di protezione dalla radiazione luminosa, cioè enti relati alle ombre (le quali da sempre, almeno dalla teatro della caverna platonica in avanti, hanno accompagnato segretamente la forma mediante la quale i filosofi pensano il fenomeno in quanto oggetto separato). L’operazione di Huhtamo è dunque quella di una rilettura – attraverso gli schermi – del raddoppiamento più tipico della filosofia contemporanea: il manifestarsi e l’apparenza (la percezione e il virtuale) colti nella loro interpenetrazione reciproca. A tale sguardo teorico Elementi di schermologia integra, però, una prospettiva di tipo “archeologico”: se vogliamo comprendere gli schermi di oggi, occorrerà uno studio storico-culturale di un set di...

Schermi

In uno degli spot pubblicitari con cui la Apple presenta i suoi prodotti – vere e proprie opere d’arte contemporanea e insieme “testi” ideologici della azienda di Cupertino –, uscito nel 1984, una platea guarda su un grande schermo un personaggio che parla senza tregua. Poi entra una ragazza e lancia un martello contro lo schermo.   Nell’interpretazione che ne dà Vanni Codeluppi, all’inizio del suo L’era dello schermo (Franco Angeli), lo schermo rappresenterebbe il “nemico” di quel momento, l’IBM, mentre la ragazza è Apple stessa che combatte il Grande Fratello. Il risultato di quel colpo è mandare in mille pezzi lo schermo. Da allora la profezia si è realizzata: oggi siamo in presenza di tanti piccoli schermi, dall’iPhone all’iPad, dai tablet allo smartwatch, quest’ultimo presentato pochi giorni fa. Le persone oggi trascorrono molto tempo davanti agli schermi presenti in casa e in ufficio, in viaggio, lungo le strade, nelle stazioni, nelle piazze. Siamo sempre davanti a uno schermo sia che scriviamo o che comunichiamo, che guardiamo la pagina Facebook o cerchiamo...

Guardare secondo John Berger

Tre sono i grandi autori che ci hanno spiegato cos’è la fotografia nel corso della seconda metà del XX secolo: Roland Barthes, Susan Sontag e John Berger. Barthes, scrittore e semiologo, ha costruito un discorso geniale fondato sulla semiologia; Sontag, saggista e scrittrice, ha miscelato nei suoi scritti grande cultura e grande personalità artistica; Berger è stato invece soprattutto scrittore, mettendo in campo la sua insopprimibile umanità.   C’è una frase che Geoff Dyer cita nel suo scritto d’introduzione a Capire una fotografia di Berger, esemplare del modo di guardare di Berger stesso: “Esiste una forma delicata di empirismo che si identifica così intimamente con il soggetto da trasformarsi in teoria”. Detto altrimenti, Berger ha fatto teoria di ogni relazione umana che ha istituito con persone e immagini, con immagini di persone e con persone in immagine. Relazione umana vuol dire universalità. Non c’è un solo scritto di Berger sulla fotografia, o su tutto il resto in generale, che non contenga questa relazione tra il particolare – l’essere umano come...

Anna Maria Ortese

Scrivere è sempre un dialogare con la morte, calarsi in un antro di voci che in realtà chiedono insistenti di esistere e di far esistere il mondo, a dispetto di tutto, e che, sospendendo la vita, domandano per una follia loro propria di far brillare ancor più la vita – di farla viva e tenace – come se passare per quello strano gorgo di parole tra l’ironico e il beffardo che sottrae il tempo e lo consuma, non sia che il modo necessario per ritornare a vivere, per dirsi vivi. È il potere di evocazione, di richiamo, proprio della scrittura che può fare della morte non il tragico evento di una perdita, il gambo reciso di una dipartita, ma la distanza in cui la parola si confronta per tenere insieme, per ricondurre ai viventi le loro perdite – per salvare – in un territorio in cui vita e morte davvero convivono. E questa morte, già inscritta in vita dentro il doloroso presentimento di un abbandono, nella cognizione di una perdita, in ogni triste cenno di congedo, appare di volta in volta nelle storie di quei personaggi ortesiani – bambini, innamorati, esclusi e poi principi, folletti e maghi, fanciulle...

Jonathan Crary. Le tecniche dell’osservatore

Non so se ci avete mai pensato, ma le funzioni proprie dell’occhio umano stanno per essere soppiantate da pratiche visive in cui le immagini non hanno più nessun rapporto con la posizione dell’osservatore posto in un mondo “reale”, e percepito secondo le leggi dell’ottica. La progettazione degli spazi urbani, e delle architetture, mediante rendering, i simulatori di volo con cui si guidano i droni, aeromobili bellici, la risonanza magnetica negli ospedali, l’olografia con cui si realizzano film, i sistemi di riconoscimento della robotica diffusi nelle aziende, i caschi della realtà virtuale, e altro ancora, sono diventati, dopo l’avvento dei computer, tecniche che riposizionano la visione su un piano separato dall’osservatore umano.     Con queste affermazioni inizia un libro apparso più di vent’anni fa negli Stati Uniti, e tradotto solo ora, Le tecniche dell’osservatore. Visione e modernità nel XIX secolo (a cura di Luca Acquarelli), scritto da un professore della Columbia University, Jonathan Crary. La sua diagnosi si è rivelata esatta: il fenomeno visivo, scriveva...

Essere giusti con Teresa

Nel Regno Unito, tre secoli dopo, sarebbe stato un caso d’isteria, oggetto di studio di Robert Fowler (1828-1886) o di qualche altro medico vittoriano. La marrana d’Avola, fondatrice delle Carmelitane scalze, si disloca presso un altro spazio/tempo. Isadora Duncan ante litteram. Entrambe, a piedi nudi, hanno scritto La mia vita. Riconosciuta dal più necessario tra i Papi del secolo scorso, Giovanni - che distingueva la mistica da comitato d’affari da quella autentica - Dottoressa della Chiesa.   Essere giusti con Teresa, cioè ricordare le condizioni in cui la marrana di Gesù predica, pratica, scrive; condizioni d’interdizione, imposte dalla ragion tomista, che le impedisce di parlare e le impone di scrivere, momento per momento, la sua vita in modo da poterla tenere sotto controllo. Intercettare, nei limiti della pura ragione dogmatica, l’estasi; ridurla a forma accettabile, assoggettarla, renderla docile, trasformarla in preghiera, silenzio, meditazione passiva.   Mi vida, Libro de la vida, non è l’opera più importante. Tuttavia nel Libro Teresa produce un genere discorsivo nuovo: la...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...

Camminare come scultura

Il camminare è una pratica quotidiana che ognuno di noi affronta, sia che si trovi in casa per spostarsi da una stanza all’altra, sia che esca per le faccende di tutti i giorni attraversando spazi aperti o chiusi a secondo dell’occasione. Camminare non è correre perché uno dei due piedi è sempre in contatto col suolo e come dice la metafora “avere i piedi per terra” ciò implica una relazione più rilassata nei confronti dello spazio circostante che ci ospita. Camminando si ha il tempo di osservare quello che ci circonda e a secondo della nostra formazione culturale, attenzione e curiosità possiamo valutare i dettagli del paesaggio che attraversiamo. Qui non vorremmo scomodare letterati come Balzac, Thoreau o Walser, ci basta ricordare quanto è stata importante questa pratica nelle loro riflessioni che hanno insegnato a generazioni successive il significato del camminare.   Liberi tutti! (Basilea), 1996, itinerario nei luoghi del pensiero libertario, bandiera cm 180x130, courtesy L. Vitone   Ma l’oggetto della scultura col susseguirsi dei decenni si è...

Intervista di Matteo Bellizzi a Gianni Celati

MB Proprio con Verso la foce è iniziata l’esplorazione nel paesaggio, ricordi l’origine di quel richiamo verso l’apertura del mondo esterno?   GC Ho sempre avuto questo sentimento di aver sbagliato strada, ma nel corso di questi sbagli quando sono arrivato a questo libro mi è sembrato fosse quello meno sbagliato di tutti. Mi affidavo a qualcosa che era tutto fuori, era un lavoro per credere al mondo e credere anche alla mia mancanza quindi anche in questi deserti che sono le nostre campagne. Non sopportavo più l’idea corrente di finzione «Il romanzo è una finzione personaggi che non esistono nella cosiddetta realtà etc.» ma io non sopporto due cose: prima il fatto che si dia per scontato che c’è una finzione ma che dietro a quello ci sarebbe la realtà e allora la finzione è come una finestra aperta sul mondo. Quest’idea truffaldina di pretendere che esista davvero una realtà. Quando si dice realtà si dice esattamente il contrario di quello che dicevo io con la nozione di mondo. La realtà è così astratta che non sappiamo neanche a...