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Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...

Viseità

Per la clinica lo sguardo delle persone è espressione. Sempre che non si mettano subito sul lettino, come se il corpo tutto - e quel frammento espressivo della viseità - non fosse materia nella relazione. Finché si piange, o ride, la soglia indiziaria dell'interpretazione sembra scontata, anche se non lo è. Quando l’espressione è meno marcata, è incerta e ambigua, allora può emergere l’aggressività dello specialista: costui è evitante, lei manipolatrice, l’altro ambivalente, resistente. Il lessico si conosce, il solito, limitato e ripieno di principi dormitivi. Invero quando uno ti guarda con quegli occhiacci di legno - che nessuno porta meglio del Pinocchio di Carmelo Bene - e una bocca ridanciana piena di denti - che ci si figura stridano, anche se sembrano ridere - lo specialista si spaventa, è di fronte al buco nero nell’interpretazione.     In questi casi non si tratta semplicemente di ricordare, né di essere coerenti col testo, come nella parodia del personaggio americano che deve recitare davanti al tribunale, ma non ricorda la parte. La seconda...

Viseità

1803, Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani, è a Londra a mostrare teste mozzate che fanno smorfie se stimolate per via elettrica. La sua fama è nota tra gli intellettuali romantici inglesi, William Godwin, il padre di Mary Shelley, ha assistito alla messa in scena di Aldini e ama parlarne con gli amici. Più tardi queste considerazioni sono riprese tra Percy Shelley e Lord Byron. La viseità ha assunto quel carattere macabro e grottesco che darà vita - nel 1818 e poi nel 1831 - a Frankestein, il moderno Prometeo, di Mary Shelley.   Viseità è la traduzione italiana di visagéité, parola usata, più ancora che da Deleuze, da Felix Guattari. Il quarto capitolo dell’Inconscio macchinico s’intitola Viseità significante, viseità diagrammatica. Il libro L’inconscient machinique è difficile da trovare in francese e non credo sia mai stato tradotto in italiano. Invece l’editore di Los Angeles Semiotext(e), ne ha appena ripubblicata la traduzione inglese: “Tutti i fenomeni di comunicazione e scambio dipendono dalle leggi e dalla giurisprudenza che governano la...