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Biennale Teatro di Venezia

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Rovistando nella cassetta degli attrezzi

Cosa si portano a casa, dunque, i giovani attori e performer, drammaturghi e registi, dai laboratori di queste Biennali Teatro? Quali strumenti utili possono aggiungere alla propria “cassetta degli attrezzi”? Quali metodi giocarsi nei loro prossimi spettacoli? E se un’attenzione doverosa va alla concentrazione sulle singole individualità degli allievi – visibili, come racconta Elena Conti, nelle diverse modalità di riscaldamento e training, un panorama curioso e variopinto che inaugura ogni mattina i laboratori veneziani e che può raccontare delle storie e culture, idee di teatro e di vita completamente diverse che si incontrano in questi giorni in laguna – è interessante anche andare a rovistare fra gli strumenti e i metodi che i cinque maestri della Biennale 2012 stanno offrendo a questi giovani aspiranti artisti. Nelle edizioni passate, si può dire, i laboratori, pur nelle specificità dei singoli maestri, conversero – oltre che per il dato generazionale, capace di riunire a Venezia le nuove spinte della regia europea – in una dimensione della ricerca dal carattere autoriale, in cui gli...

Àlex Rigola. Un campus d'agosto

Àlex Rigola, fra i rappresentanti di quella nuova possente generazione della regia europea che – ne abbiamo visto qualche esito proprio nelle ultime sue Biennali – continua a scuotere i palcoscenici e a reinventare il linguaggio teatrale, è al secondo mandato come direttore del festival lagunare. Qui, con l’intenzione di fare di Venezia un campus internazionale delle arti sceniche, sta sperimentando una curiosa formula di direzione, capace di intrecciare la logica laboratoriale con il momento della messinscena. Tale orientamento sembra coinvolgere tutti i livelli della creazione teatrale: prima di tutto quello della regia e dell’attore, ma anche – testimone è il festival 2011 – quello della scenografia, del light design e addirittura della critica teatrale. Il primo giorno del nuovo Laboratorio Internazionale delle Arti sceniche, Rigola ha incontrato la redazione che seguirà e racconterà i lavori: ecco quanto è emerso.   Una Biennale all’insegna del laboratorio: il progetto, avviato nel 2010, che quest’anno si condensa in un’unica settimana e richiama a Venezia più...

Laboratori Biennale: Luca Ronconi

Luca Ronconi, in cinquant’anni di lavorìo incessante sui palcoscenici di tutta Italia e non solo, è conosciuto e seguito per una linea creativa che ribolle di una curiosità instancabile, sempre tesa a stuzzicare i limiti delle convenzioni del linguaggio e a eccedere gli orizzonti della scena. Con opere-fiume, dilaganti e travolgenti, ormai entrate a pieno titolo nella storia del teatro e con spettacoli memorabili, Ronconi ha saputo attraversare un ventaglio tuttora inafferrabile di possibilità autoriali: dalle spiazzanti riletture dei classici ai vertiginosi affondi nella modernità, dal lucido attraversamento di testi comunemente considerati “irrapresentabili” alla scoperta di una solida vocazione drammaturgica all’interno di contesti insoliti, come i modelli matematici del Barrow di Infinities. Ma il lavoro di Luca Ronconi – da quell’Orlando furioso che nel ’69 portò finalmente la regia italiana all’attenzione internazionale, in un doppio riscatto sospeso fra canone e ricerca, che vede affermarsi una norma e contemporaneamente la sua stessa trasgressione – non si risolve...

Ubulibri

Questa voce potrebbe anche chiamarsi Patalogo o Franco Quadri. Ma piuttosto che intitolarsi al critico scomparso il 26 marzo del 2011, questa voce richiama la sua principale impresa teatrale, l’invenzione di una casa editrice che ha seguito e stimolato lo svolgersi della scena, usando come braccio “armato” quel capolavoro di critica in movimento che è stato l’annuario del teatro fondato nel 1979, un “catalogo” con la p della patafisica, la scienza delle soluzioni dettate dall’immaginazione inventata da Alfred Jarry, il padre del grottesco re Ubu.   La casa editrice apre i battenti nel 1977. Il primo Patalogo racconta la stagione 1977-78. Siamo nel pieno degli anni settanta, ma anche sulla china del loro esaurimento, alla svolta di un periodo preciso della nostra storia, tra il marzo bolognese e l’assassinio di Aldo Moro. Stiamo avanzando verso gli anni detti di piombo (o di eroina), verso le febbri del sabato sera, verso la riscoperta del privato (il motto “il personale è politico” coniugato a “tutto fa spettacolo”): stiamo saltando, insomma, nel postmoderno (nella coscienza del...