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Eni

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Ospite del Capitano Nemo

Nell’aprile del 1980 Primo Levi sale a bordo del Castoro Sei, la nave della Saipem, consociata dell’ENI, che sta posando sul fondo del Mediterraneo il tubo che porta dalla Tunisia all’Italia il metano necessario per riscaldare le case degli italiani e anche per la produzione industriale. L’idea è venuta ai dirigenti dell’impresa petrolifera di Stato, forse memori del libro apparso due anni prima, La chiave a stella, inno al lavoro e alla tecnica scritto dall’ex chimico torinese. Si tratta di un reportage che racconta il delicato lavoro condotto dal natante speciale allestito per questo scopo. Della breve navigazione di Levi durata 30 ore, cioè un giorno e sei ore, lo scrittore fornisce due testi diversi e complementari. in uno di questi, destinato a un organo di stampa dell’ENI, e successivamente incluso in L’altrui mestiere (Einaudi 1985), dà una spiegazione di quello che era il lavoro compiuto dalla Castoro Sei, la quale è anche una specie di sommergibile. Il brano è un resoconto dettagliato dove Levi spiega il processo tecnologico, si sofferma sulla storia della tecnologia e soprattutto sugli...

L'impresa fuori dall'impresa

Il 15 settembre del 2008, i dipendenti della Lehman Brothers, banca d’affari americana, abbandonano la sede della società sulla settima strada di New York imbracciando scatoloni di cartone. Tra gli oggetti personali dei trader, si nasconde il velo che per decenni ha mascherato le storture del rapporto tra impresa e società (e del capitalismo nel suo complesso). Il 15 settembre del 2008 segna l’inizio, naturalmente solo metaforico e simbolico, della crisi finanziaria e poi economica in corso. Due anni dopo, Michael Porter, influente studioso di management e docente ad Harvard, scrive che il capitalismo è sotto assedio e che è necessario ridefinire il legame tra business e società. Pochi mesi fa, McKinsey, società di consulenza direzionale tra le più importanti (e connesse alla sfera politica ed economica), afferma in un articolo che il rapporto tra impresa e società, così come è impostato oggi, rischia di fallire. Nel mezzo, le più grandi imprese del mondo (Nestlè, Marks & Spencer, Tesco e i principali marchi di informatica ed elettronica, solo per citarne alcuni) avviano nuovi...

Italia: rien ne va plus?

È il caso di chiedercelo: Italia, a che gioco giochiamo? Zitta zitta l’industria del gioco occupa una fetta di mercato che macina un fatturato, oltre 60 miliardi di euro nel 2010, che è appena dietro a quello dell’Eni, a pari con quello dell’Enel, dieci miliardi in più della Fiat, sei volte quello delle Poste. In un’Italia dove tutte le attività industriali sono in crisi l’industria del gioco, che a Rimini pochi giorni fa si è esibita nella 23° mostra internazionale degli apparecchi di intrattenimento e da gioco, sventola risultati in ascesa anche per l’anno che si è chiuso.   In valori assoluti il mercato italiano dei giochi, terzo a livello mondiale, è passato dai 54,4 miliardi ai 60,8 miliardi. Trasferendo nelle casse dello Stato quasi 10 miliardi tra entrate ordinarie e somme incassate dai concessionari, “una tantum”, per le nuove linee di gioco. Un modo apparentemente comodo, e indolore, per lo Stato di fare cassa evitando di tassare settori, o rendite speculative e finanziarie, che potrebbero reagire male. Con le concessioni erariali sul gioco si tassano ancora una...