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Macro Roma

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Una mostra al Macro di Roma / egosuperegoalterego

Qualche mese prima dell'inaugurazione della mostra egosuperegoalterego il Macro, il museo che la ospita fino all'8 maggio 2016, promosse la campagna #macroego, invitando il pubblico a inviare i propri autoscatti per vederli esposti assieme alle altre opere. Le prime cento immagini avrebbero formato la copertina del catalogo della mostra, una raccolta di interventi critici dedicati allo sguardo degli artisti sull'identità propria e altrui. Il dato surreale è che quest'immagine nata per celebrare il tema della visione autoriflessa risulta nei fatti anonima: lo sguardo non riesce a concentrarsi su un volto né a trattenere più di una rapida impressione, rimbalza da una faccia all'altra cogliendo solo i lineamenti umani più riconoscibili – occhi, naso, bocca – senza comprendere molto altro.  Nella mostra un'installazione di Mariana Ferratto, Allo specchio, riproduce l'osservarsi come dialogo privato in cui subentra sempre la visione di qualcun altro. Le donne che sembrano specchiarsi rivelano quella sottile mimica che nasconde la ricerca di una conferma: la garanzia che ciò che vediamo sia aderente a un'immagine inconsciamente interiorizzata che soddisfa i canoni estetici...

Fotografia – Festival Internazionale di Roma

Quasi inevitabile quest’anno la scelta di Fotografia – Festival Internazionale di Roma alla sua undicesima edizione, curata da Marco Delogu e come sempre allestita negli spazi del MACRO a Roma, di portare l’attenzione sul tema del lavoro. In tempi di crisi economica, un soggetto scontato ma anche difficile da realizzare nella sua complessità. Lavoro, al giorno d’oggi, significa tutto e niente: il lavoro che c’è, che non c’è, il lavoro che ha perso la dignità di potersi chiamare tale, il lavoro che toglie lavoro e partecipa attivamente alla crisi, e non ultimo, il lavoro stesso del fotografo, che non è semplice artista, ma anche professionista con impegni da portare a termine.   Chris Killip, Netting Seacoal Lynemouth, 1983, inkjet print 50 x 40 cm. Courtesy l’artista   C’è dunque in Fotografia: Work un numero enorme di volti, dai lavoratori migranti di Ulrich Gebert agli avvocati immersi nei contratti di Lars Tunbjörk, ma soprattutto c’è lo spazio, lo spazio della terra colonizzata e trasformata in piantagione, uffici stracolmi di carte, le piazze...

Uno sguardo critico

Nei decenni che vanno dall’invenzione della figura stessa dell’assessore alla cultura e dell’estate e dell’effimero, fino all’apertura o riapertura di luoghi variamente celebri (il Palazzo delle Esposizioni dopo lungo restauro, l’Auditorium, il Macro, il Maxxi e via siglando), Roma sembra aver inseguito tutte le possibilità che le si aprivano, fino alla mostra del cinema, irritante Venezia. Ma cultura è questa capacità di aggregare nuda e cruda o non piuttosto uno sguardo critico sulle cose, che vorrebbe non chiudessero i mercati rionali, che vorrebbe una metropolitana ramificata e vorrebbe anche un sentimento politico non pigro e quasi rassegnato?   Comunque sì, la lamentela è costante: il prosciugamento dei fondi. Ma se i numeri di mostre e concerti e degli altri eventi sono quelli che sono, come è possibile il risucchio infinito del tesoro in un fondo che non si sa quale sia? È proprio necessario dirottare denari sulla star in visita o non sarebbe meglio pensare a un altro standard di qualità e, sì, anche di visibilità?   Soprattutto: perché le...

Fotografia. Festival Internazionale di Roma

La decima edizione di Fotografia. Festival internazionale di Roma porta un titolo evocativo: Motherland, la “terra madre”, la “matria”, e affronta il rapporto tra fotografia e territorio esplorando i diversi modi con cui i fotografi contemporanei rendono in termini visivi la loro appartenenza a un luogo.   Antonio Biasiucci è un Napoli omaggio alla città che lo ha accolto e continua a farlo, luogo che vede e vive da sempre, nella sua superficie e nella sua profondità. Napoli è nera per Biasiucci, un’accumulazione di luci, ombre e materiali, dalla quale emerge solo quello che lui vuole lasciarci vedere. Un muro di trenta fotografie sintetizza trent’anni di Napoli.   Guido Guidi è da sempre interessato al suo mondo, alla sua terra, ne ritrae la storia attraverso gli oggetti e i particolari della sua costruzione, fotografa quello che c’è, un’Italia percorsa e vissuta ogni giorno. La serie Fiume è asciutta e senza tempo, non ci sono oggetti ma la sintesi di molti lavori precedenti: natura colorata dove l’autore si specchia e vede i segni di tutto il suo mondo....