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Resistenza

(20 risultati)

Eraldo Affinati. Vita di vita

Vita di vita di Eraldo Affinati è un libro delimitato da argini epistolari. Il primo è rappresentato dalle lettere dal fronte di studenti caduti nella prima guerra mondiale seguite da quelle di Orlando Orlandi Posti, martire delle Fosse Ardeatine, e dalle ultime lettere di condannati a morte e deportati della Resistenza. Il secondo, invece, è la Lettera ai responsabili dell'Europa scritta da Yaguine Koita e Fodè Tounkara, due adolescenti della Giunea Conakry, morti per assideramento il 2 agosto 1999 nel vano carrello di un Boeing 747 all'interno del quale si erano nascosti nel tentativo di raggiungere l'Europa.   In mezzo a questi due argini, scorre la storia che il libro racconta: un viaggio in Gambia fatto dall'autore per conoscere la madre di Khaliq, un ex scolaro della Città dei Ragazzi di Roma, la comunità religiosa presso cui Affinati insegna e che accoglie ragazzi con problemi psico-sociali, a forte rischio di marginalità e devianza. Mondadori, che di questo libro è editore, lo chiama romanzo. È una definizione imprecisa. Più che di un romanzo, infatti, si tratta di un ibrido in...

Fontana. Morte di un uomo felice

Giacomo Colnaghi vive accampato al Casoretto, periferia orientale di Milano, si  muove in bicicletta e spesso torna solo a tarda sera dopo lunghe giornate di lavoro al Palazzo di giustizia. Attraversa Milano d’estate, di mattina e di notte. Colnaghi è un giovane uomo di trentasette anni sposato con due figli ed è felicemente un uomo dello Stato. Per lo Stato ha sacrificato la propria vita, scegliendo di vivere in un monolocale per poter meglio seguire un’inchiesta sul terrorismo rosso che gli è stata affidata. Colnaghi può raggiungere la moglie a Saronno districandosi dal lavoro solo una volta a settimana; quando va bene. La loro vita è ridotta all’incrocio tra arrivi e partenze, tra le malattie e la crescita. Quella di Colnaghi è una vita di carte e di parole: ritagli, ricordi e intuizioni.   Eppure Giacomo Colnaghi non è un uomo triste, anzi una sottile felicità lo attraversa, come una qualità leggera che tocca chi è costretto alla solitudine e quindi alla scoperta. Già, perché Colnaghi è principalmente mosso da curiosità: le sue non sono indagini, ma...

Una (piccola) questione privata

“non è questione di pazienza, ma di pelle”. Beppe Fenoglio “Resistere” contiene la particella re, addietro, e sistere, con il raddoppiamento della radice di stà-re, star fermo, star saldo. E per farlo, deve essere chiaro ciò che si è, da dove si parte, dove si vuole andare e, soprattutto, cosa non si vuole diventare. I miei Venticinque Aprile si sono assomigliati per molti anni. Sì svolgevano tutti lì, in Piazza XX Settembre, a Melara, di fronte a quella torre campanaria che era stata un pezzo di un castello che ora non c’è più, mezzo edificio fortificato, mezzo luogo religioso, con mio padre in fascia tricolore che faceva il discorso dopo la messa in memoria dei caduti. Dopo venti anni di mandato come sindaco, era un habitué.   Eppure, il 25 aprile era un giorno faticoso per lui, che con la Seconda Guerra mondiale aveva un conto aperto, una questione privata: mio nonno, volontario in Albania, scelse un convoglio postale per tornare nell’Agosto del ’43, sia per il compleanno della moglie Egle, sia, soprattutto, per conoscere il primo e unico figlio. I convogli postali...

Pietà era morta, da quelle parti

Il silenzio circostante era una voragine nella quale scivolavo inesorabilmente senza appigli, invano allungando i tentacoli della mente. Una scarica elettrica mi esplose improvvisa nel cervello con mille luci. Ero entrato in un’altra dimensione. Quella del sonno. Di cui non so riferire. Mi svegliai. Un chiarore freddo entrava dalle feritoie. Ero solo. Indolenzito. Mi misi in piedi. Sentivo rumori morbidi provenire dall’esterno. Mi affrettai a una feritoia. Nella prima luce dell’alba il mio ospite si muoveva a grandi passi da un albero all’altro. Appendeva ai tronchi le gabbie dei richiami. Si udivano piccoli trilli e sommessi tentativi di gorgheggio. Cambiai feritoia. Il mio ospite doveva essersi alzato col buio, a giudicare dal lavoro che aveva fatto. Oltre il limite della radura, dove già scendeva il pendio, una morbida rete dalle maglie fitte abbracciava il filare d’alberi che contornavano a semicerchio la cima dell’altura. Vidi l’uomo raggiungere la rete e stringere gli ultimi legacci. Lasciai la feritoia. Per me era giunto il momento di andarmene. Pensai con un brivido alla mia missione. Ero ancora chino sulle stringhe delle...

Govoni: Resistenza/Risentimento

Govoni, chi era costui? Ci si può imbattere nei suoi versi regolari, spesso ben disposti in strofe, in qualche antologia scolastica, preferibilmente delle scuole medie. In realtà, sebbene drasticamente scorciata a poche righe dalle storie della letteratura del Novecento italiano, la produzione poetica di Corrado Govoni è alquanto ampia e copre un lungo arco temporale; necessariamente varia e diseguale.   Era nato nel 1884 a Tàmara, in provincia di Ferrara, da un’agiata famiglia di agricoltori; svolse studi irregolari da autodidatta, diventando figura riconoscibile di giovane artista nella sua città, ma fu costretto poi dai sopravvenuti disagi economici ad esercitare diversi mestieri, per lo più a carattere impiegatizio. Esordì appena diciannovenne con Le fiale, rafforzando così la sua fama locale di enfant prodige, collaborò quindi a testate fondamentali della cultura primo novecentesca quali «La voce» e  «Lacerba», attraversando anche fin dall’inizio il movimento futurista (Poesie elettriche 1911).   Inutile ripercorrere qui puntualmente opere e fasi del suo lungo...

Un'infanzia comunista a Firenze

Pubblichiamo un antefatto inedito relativo al nuovo libro di Luca Scarlini, Siviero contro Hitler. La battaglia per l’arte (Skira). In libreria da gennaio     Da bambino non andavo d’accordo con mio padre. Come lui non era quasi mai dalla mia parte nei vari eventi quotidiani. Quando alle elementari, in una scuoletta di campagna a Sesto Fiorentino, mi chiedevano che mestiere faceva, visto che ne aveva vari, improbabili, provvisori e immaginosi, dallo scarso quanto precario reddito, quello che mi veniva per primo era “eroe”. Già per segnalare la sua veste di partigiano segretario regionale dell’ANPI toscana.   Mi riusciva sempre difficile pronunciare quella parola: a un certo punto mi veniva da ridere. L’eroe nello specifico era bulimico di paste con la crema, budini di riso e ammirazione. Ovviamente a momenti da bambino diventavo anoressico per non seguire i suoi trip di iperalimentazione (tre colazioni per mattina, sempre dicendo: prima non ho mangiato). Di conseguenza da subito sono stato bravissimo nello sfuggire ai trucchi di oratori di sinistra altrettanto ingordi di onori. Ho sentito il primo comizio, di...

Aude Pacchioni: la Resistenza civile

Aude Pacchioni nasce nel 1926 a Soliera, in provincia di Modena. Nonostante la giovane età, partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia Mimma. Nel secondo dopoguerra si occupa della questione femminile da un punto di vista sia sindacale sia sociale. Negli anni ’50 è Presidente Provinciale dell’Unione Donne Italiane. È invece dal 1960 che assume l’incarico di Assessore ai Servizi Sociali e Sanità del Comune di Modena, divenendo una delle principali artefici della costruzione del famoso modello emiliano di welfare. In quegli anni concentra l’attenzione su tematiche quali gli asili, le scuole, le colonie estive, l’assistenza agli anziani e la sanità. Oggi è Presidente Provinciale dell’Anpi Modena.       Provengo da una famiglia di persone molto determinate che avevano fatto una precisa scelta antifascista. Eravamo coltivatori diretti e vivevamo a Soliera in via Lama ai confini con il Quartirolo di Carpi. Una famiglia piccolina, poco terreno. Mia madre, mio padre, una sorella, un fratello e i nonni materni. Mio padre antifascista e mia madre molto cattolica e osservante,...

Doppia negazione

Una nazione moderna, cui corrisponda una comunità di cittadini consapevoli, non dovrebbe avere paura della menzogna. Una democrazia che cerca di difendersi per legge dalla menzogna non è una democrazia forte. E’ una democrazia che ha paura.   Senza dire che facendo del negazionismo un reato, una democrazia dimostra la sua fragilità: una legge che prevedesse il carcere offrirebbe ai negazionisti la possibilità di ergersi a difensori della libertà di espressione. Sul piano dei principi una vera liberaldemocrazia  si deve reggere sulla categoria della separazione. La Chiesa va separata dallo Stato, la magistratura dalla politica.   La Storia  non può essere oggetto di leggi, accade così solo nei sistemi totalitari. Come lo Stato non dovrebbe interferire nella vita religiosa dei cittadini, così dovrebbe astenersi dall’affermare una verità di Stato in fatto di passato storico. Da tempo in Italia s’è diffusa invece la tendenza a votare leggi emergenziali su temi delicati che dovrebbero già avere dalla legge corrente la possibilità di essere sanzionati....

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Mario Bisi: la Resistenza come scoperta continua

Mario Bisi, classe 1919, è stato un importante antifascista attivo dopo l’8 settembre 1943 nella zona tra Soliera e Carpi, suo territorio di origine in provincia di Modena. Franco era il suo nome di battaglia. È stato nominato commissario politico del Raggruppamento brigate Aristide. Per tutta la vita non si è mai legato a nessun partito politico. È sposato e ha avuto due figli.       Sono nato nel 1919 quando è nato il fascismo.   Da bambino e poi da ragazzo, come tutti quanti noi, feci il classico percorso fascista a partire dal balilla. Non avevamo davanti a noi nessuna altra immagine se non quella. Le condizioni economiche e sociali erano particolarmente dure e difficili, ma sono state comuni alla stragrande maggioranza della popolazione. Non è che ci fosse niente di straordinario. Vivevamo la vita senza delle reazioni violente.   Giovani. Ph. di Ottorino Ferrari   Non sempre il sistema fascista era accettato passivamente, ma nella stragrande maggioranza dei casi finiva per essere subito o, se non subito, qualche volta anche partecipato. Non è vero che ci fosse una...

Sergio Luzzatto. Partigia

Oltre che un brillante e acuto storico, Sergio Luzzatto possiede anche molte qualità di un vero narratore. Tutti i suoi libri, dedicati a temi storici, a partire almeno da Il corpo del duce, evidenziano spiccate capacità affabulatorie. Per questa ragione non sorprende che Partigia, pubblicato di recente da Mondadori, oltre che un libro di storia, si faccia leggere anche come un racconto. Meglio: un romanzo a riquadri, una sorta di retablo storico-narrativo. Lo dichiara subito l’autore stesso nella prima pagina, scritta in prima persona: “Conservo un ricordo netto, preciso, di quando ero ragazzo…”.   Il libro ha dunque un personaggio, Sergio Luzzatto, di cui l’autore segue i movimenti e racconta la ricerca. Una doppia personalità: lo storico, da un lato, che è poi l’autore stesso, e un personaggio, Sergio Luzzatto, che è parte della narrazione medesima. Il pronome “io” è presente nel volume almeno una decina di volte in modo esplicito, e altrettante, se non di più, in modo implicito.   L’autore racconta la ricerca che Luzzatto compie intorno a un oscuro...

Romanzi e Resistenza

Che gli anni 1943-45 siano ancora in Italia un nervo scoperto lo testimonia il dibattito infuriato attorno a Partigia di Luzzatto. E’ evidente che il concetto di “guerra civile”, introdotto con molta fatica da Pavone, negli anni novanta, non è stato affatto digerito o viene puntualmente strumentalizzato. Per di più Luzzatto ha usato come detonatore di tale esplosivo la vicenda resistenziale di Primo Levi e del “segreto brutto” che si portava addosso. Di qui l’acquisizione interessata del libro da parte del revisionismo colto che fa capo al «Corriere della sera» (Paolo Mieli in anteprima, ma poteva essere benissimo Galli della Loggia) e di quello rozzo, che dopo aver demonizzato l’autore di Padre Pio, l’ha in questo caso adottato pelosamente e in pieno con titoli del tipo Se questa è resistenza (Francesco Specchia, «Libero»), Il brutto segreto di Levi che riscrive la resistenza (Luigi Mascheroni, «Il Giornale»).   Dall’altra parte una serie di allarmati attacchi, aperti da Lerner su «La Repubblica», seguiti da De Luna, Revelli, Cavaglion con...

25 luglio 1943

Per ogni generazione esistono date che segnano una cesura netta dell’esistenza; date che hanno un carattere fortemente periodizzante; date che nel futuro saranno talmente intrise di significato da restare a monito. Il 25 luglio 1943 rappresenta tutto questo. Quella giornata, passata oramai da settant’anni, ha rappresentato una accelerazione della Storia e della dinamica politica che era in corso, mutevole e allo stesso tempo immobile, da oltre un ventennio. Una giornata che in tanti avevano atteso nel silenzio dell’imposizione, nell’impossibilità di manifestare il proprio dissenso, nella minaccia del perpetrarsi della violenza che aveva accompagnato l’instaurazione e la vita del regime fascista. È la notte tra 24 e 25 luglio 1943 quella che segna la caduta del Duce dopo ventuno anni di regime. Colpito proprio da una delle architetture di potere a cui lui stesso aveva dato vita. Il Re decide di riprendere in mano le fila dello stato italiano: affida l’incarico di formare un nuovo governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. La sera del 25 luglio 1943 è un suo proclama ad annunciare le svolte della giornata...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Il lungo viaggio di Primo Levi

Anticipiamo due brani dall'ultimo libro di Frediano Sessi che ricostruisce le settimane che videro Primo Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana.   Primo brano dal capitolo 4. I ribelli di Brusson-Arcesaz pp. 48-50 «Eravamo in dodici [sappiamo che il numero degli uomini in banda non è così certo], Guido sarebbe diventato il nostro capo banda perché era più anziano di noi e aveva un po’ più di esperienza e una coscienza antifascista. Ci davamo d’attorno viaggiando tra la Val d’Aosta e Torino a prendere contatti, soldi armi, non siamo riusciti ad avere quasi niente, soltanto un po’ di soldi. Gli antifascisti di valle ci davano qualcosa per comprare da mangiare, un paio di scarpe. Eravamo degli sprovveduti, io ho sparato un solo colpo di rivoltella, perché Aldo che aveva sei proiettili ha detto: sprechiamone uno». Qui ritorna il giudizio pesantemente negativo di Levi sulle settimane in banda. Ma ancora una volta manca una spiegazione credibile, una ragione per togliere valore morale e politico alla scelta di combattere insieme ad alcuni altri contro fascisti e tedeschi...

L'ultima bicicletta

«Correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti». Così scriveva nei primi del Novecento Alfredo Oriani in un’accensione di retorica. Non è stato proprio un volo d’uccello il mio primo incontro con la bicicletta. È coinciso piuttosto con una di quelle umiliazioni che bruciano di più perché inaspettate. Ci ho guadagnato una brutta caduta e una ferita lungo tutta la gamba sinistra.   Nei miei ricordi, dunque, all’inizio c'è una bici gigantesca e pesantissima, da inforcare tenendosi in equilibrio sul ripiano di un tavolo abbandonato sotto tettoia di eternit. Poi il tonfo sul selciato. Il pianto trattenuto, per orgoglio e timore. Infine la corsa nell’unico pronto soccorso del paese dove l’unico medico condotto, ormai quasi cieco, mi ha ricucito con quaranta graffette di ferro. E però, sempre all’inizio, ci sono io che con la gamba fasciata riprovo a salire in bicicletta e pedalo storta nello spiazzo di scaglie di marmo. «Senza mani» e poi anche «senza piedi» sui pedali. Perché «se non cado cos...

Sesto S. Giovanni / Paesi e città

L’Italia è piena di Sesti: Calende, Ulteriano, Fiorentino, al Reghena, Campano. E di Dis-sesti. Parlerò di Sesto S. Giovanni. Tutti i comuni dell’interland milanese hanno una caratteristica comune: non hanno nessuna caratteristica, che so la presenza di un obelisco, di una cattedrale, di un grattacielo; così l’uno non si distingue dall’altro. Le varie amministrazioni però si danno da fare per il proprio centro, che finisce per assomigliare a quello dei comuni limitrofi: il modello è sempre lo stesso: la Svizzera borghese. Alla periferia di ciascuno si legge: qui Sesto, poco oltre Cinisello, a destra Cologno ecc, ma non c’è soluzione di continuità e niente ti fa capire che sei altrove: in macchina (solo in macchina puoi viaggiare per la Ruhr italiana) ti perdi: per la mancanza di punti di riferimento. D’inverno una volta davi la colpa alla nebbia, oggi anche quella se ne è andata per far posto alle polveri sottili dei riscaldamenti e della tua stessa auto. La mancanza di un disegno urbano, di un progetto urbanistico si diceva una volta, ti aggredisce ovunque; i cartelli pubblicitari,...

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...

Il raid partigiano

  La guerra di resistenza contiene tutti gli elementi canonici del raid. Il Johnny di Fenoglio polemizza con la conquista dello spazio, che hanno in mente i comandanti comunisti, affermando: “Dobbiamo inapparire, agire e risparire, mai fermi, sempre ubiquitous, e pochi e mai in divisa”. In effetti l’occupazione territoriale ampia, con creazione di repubbliche partigiane, ha rappresentato sempre un grande problema dato che si esponeva alla riconquista da parte di forze nemiche preponderanti. Le azioni, perlomeno in una fase iniziale, dovevano essere leggere, anche se talvolta combinate. Ancor più decisivo questo movimento a doppia freccia per i Gap, combattenti anonimi, il cui motto è “colpire e sparire”, come sostiene Giovanni Pesce, uscendo dalla folla metropolitana e risciogliendosi subito in essa. Infliggere danno senza subirne è prova di destrezza che crea frustrazione e paura tra i nemici, ammirazione ed emulazione tra i simpatizzanti, fino a generare un alone mitico di imprendibilità. Così Roberto Battaglia racconta, per esempio, delle gesta già leggendarie del capitano Melis nelle sue terre...

Religioni della morte. I volti della Cultura di destra in Furio Jesi

Dopo quasi venti anni dalla seconda edizione torna nelle librerie Cultura di destra di Furio Jesi, mitologo, critico letterario, germanista e allo stesso tempo molto più di questo. Uscito per la prima volta nel 1979, l’anno precedente alla tragica scomparsa dello studioso torinese, il libro è uno dei suoi testi più profondi, luminosi e incandescenti, prova di una scienza della cultura situata al crocevia tra storia delle idee, antropologia, semiotica e narratologia e, per le polemiche che porta con sé a ogni pubblicazione, cartina di tornasole del dibattito sulla cultura di destra in Italia. La nuova edizione di Nottetempo, curata da Andrea Cavalletti, regala ulteriori elementi del cantiere jesiano presentando alcuni inediti di grande interesse, su tutti lo splendido Il cattivo selvaggio, un breve saggio sulle logiche implicite del razzismo, più che mai attuale.   Ma il punto è questo: che cos’è ‘cultura di destra’? Alla domanda postagli da «L’espresso» nel 1979 Jesi rispondeva: «la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si pu...