Categorie

Elenco articoli con tag:

Bagheria

(5 risultati)

Sciascia Trenta / La vecchia casa della noce

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   La prima volta che ho incontrato Leonardo Sciascia non ho fatto fotografie. Non riesco ancora a darmene una ragione.  Era il 16 di agosto del 1963. Avevo da poco compiuto vent’anni.  Avevo cominciato da circa tre anni a fotografare abbastanza sistematicamente le feste religiose...

Mangiare nello spazio, viaggiare nel tempo

C’è un nesso, logico e narrativo al tempo stesso, che non si finirà mai di considerare fondamentale, nella nostra come in altre culture: è quello fra mangiare e viaggiare, gustare preziose leccornie e incontrare nuovi luoghi e altre popolazioni. Certo, c’è la cucina di casa, le tradizioni gastronomiche locali, il chilometro zero. Ma sono per lo più invenzioni leggendarie, o quanto meno turistiche. E ci sono tante persone che per tutta la vita ingurgitano sempre la stessa cosa, di modo che la minima variazione di gusto le mette in crisi peggio che l’abbattersi in un idioma sconosciuto. Ma sono soggetti da guardare con allarmato sospetto, poiché sempre pronti a garantire la sedicente – e fraudolenta – superiorità genetica delle loro immense idiosincrasie. La cucina, popolare prima che aristocratica, è invece pratica civile che lotta incessantemente contro il tempo e lo spazio, destagionalizza e delocalizza a più non posso: prima ancora che il famigerato passaggio dal crudo al cotto, c’è l’assaggio di un frutto estivo in inverno o di un aroma orientale nelle steppe del...

Renato Guttuso, Palermo, 1973

Di Renato Guttuso, a Bagheria, la cittadina in cui entrambi siamo nati, ho sempre sentito parlare con affetto e orgoglio: era i ragazzo del paese che aveva fatto strada. Da giovane, dicevano soprattutto le donne, era bellissimo. Qualche volta gli oppositori politici ironizzavano sul comunista che abitava a Palazzo del Grillo a Roma. La sua casa di Bagheria era contigua a quella dei miei nonni materni, che avevano ben conosciuto la famiglia. Veniva ricordato con ammirazione il padre di Renato, l’agrimensore Giacinto, per la sua grande eleganza. Pare che vestisse spesso di bianco e non dimenticasse mai il bastone da passeggio. Eppure, pioggia o fango che ci fosse per le strade, rientrava sempre immacolato. La madre, rimasta vedova e sola mentre Renato cercava fortuna lontano, aveva vissuto gli ultimi anni in dura miseria. La mostra antologica che si tenne al paese nel 1962 fu un grande avvenimento popolare. Fu proprio in quella occasione che lo incontrai per la prima volta.   Ma un poco amici diventammo almeno dieci anni dopo, grazie a Sciascia. È forse l’uomo più seducente che abbia mai conosciuto. Il colore della sua voce, i racconti, l...

Confratello della Settimana santa

  Assomiglia? A chi assomiglia? Questa faccenda della somiglianza è una passione siciliana. Un bambino, una bambina hanno appena visto la luce che un nugolo di parenti assiepati intorno al nuovo nato come i personaggi della Lezione di anatomia di Rembrandt si scontrano nell’attribuzione di impossibili, ma ai loro occhi incontrovertibili, somiglianze. Sciascia ha scritto pagine illuminanti su questa ossessione a partire dal Ritratto di Ignoto marinaio di Antonello da Messina. Quel ritratto assomiglia e su questo suo assomigliare è stato versato molto inchiostro. Questo mio ritratto di confratello di Collesano a sua volta assomiglia, mi è stato detto molte volte, all’uomo del ritratto di Antonello che si trova al Museo Mandralisca di Cefalù. Assomiglia all’uomo o assomiglia al ritratto? Magari a entrambi. Siciliano era di sicuro l’uomo che posò per Antonello, e siciliano quello che ho colto durante la processione del venerdì santo, a Collesano. Forse i siciliani un’aria comune ce l’hanno. E al ritratto pure, forse, assomiglia, per mia spontanea, incosciente quanto inevitabile imitazione...

Giacinto Scianna

Quando dissi a mio padre, che mi sognava ingegnere o medico, che volevo fare il fotografo, ne rimase impietrito. Dopo un lungo, angosciato silenzio, mi disse: Fotografo? Ma che mestiere è? E ripeteva: ma che mestiere è? E poi aggiunse, misteriosamente: uno che ammazza i vivi e resuscita i morti. Capii molto tempo dopo che questa frase di così profonda portata filosofica aveva un’origine storica e biografica precisa. Quando mio padre era bambino c’era a Bagheria, paesone agricolo, un solo fotografo; si chiamava Coglitore. Farsi fare il ritratto non apparteneva ancora alle consuetudini sociali. Accadeva che molti vecchi in età avanzata non avessero un loro ritratto fotografico. Allora magari i figli, con aria di innocente affetto suggerivano: papà, ma perché non ti fai fare una bella fotografia? I vecchi capivano benissimo dove volevano andare a parare e, un po’ per diffidenza ancestrale islamica nei confronti delle immagini, un po’ per scaramanzia, si rifiutavano. Così succedeva che morissero e che di loro non ci fosse un’immagine da conservare come ricordo o da mettere sulla tomba. Allora chiamavano...