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Brianza

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Salone del mobile 2016 / Osvaldo Borsani un industriale designer

Tra i miei ricordi d'infanzia c'è anche quello di Osvaldo Borsani, l'industriale-designer e architetto, indiscusso protagonista della scena artistica italiana di Metà Novecento.   Sono nata nell'operoso triangolo d'oro del design, la Brianza, terra dominata dalla cultura del fare e, soprattutto, del fare bene. Mio padre e suo fratello Giuseppe avevano allora una bottega artigiana – divenuta in seguito molto famosa – collaboratrice della Formanova, un’azienda che rivaleggiava unilateralmente con la Tecno, fondata, com’è  noto, dai gemelli Borsani. Eh, sì, perché la storia del design è fatta anche di antagonismi (a volte reali, altre volte supposti o millantati) non menzionati dai manuali, di competizioni e di emulazioni, certamente generate dal contagio delle idee. La Tecno e la Formanova sorgono su due territori limitrofi in provincia di Milano (oggi di Monza Brianza), a Veredo la più prestigiosa Tecno, a Bovisio-Masciago la Formanova. Entrambe producevano mobili imbottiti e arredi dalla linea essenziale e dal design funzionare, in cui il metallo satinato si coniugava con il legno pregiato e il cuoio faceva a gara con il tessuto tinto nei toni acidi allora molto...

Cantù. Il complesso di Galliano

Le immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie, non solo i binari morti, ma il prolungamento nel territorio circostante, specie nelle piccole città e nei paesini; i margini dove la vegetazione cresce rigogliosa, tropicale, fino a ricoprire tutto: palizzate, recinzioni, terrapieni e ogni fazzoletto di terreno vago; i vagoni e le motrici parcheggiati su qualche binario e lasciati lì a disfarsi lentamente, sbriciolati dal tempo e dalla ruggine; le casematte sfondate, senza porte né finestre e solo residui di tetto, pannelli di eternit, tegole a chiazze che ancora resistono sulle travi spezzate delle capriate; i magazzini e i depositi vuoti, abbandonati da decenni, dai serramenti gonfi di umidità, deformati e semidivelti, con quasi tutti i vetri rotti, anche quelli più alti, irraggiungibili, non si sa perché né da chi (o basta il tempo, e così poco, a distruggere anche i vetri?); e poi le pareti di verde, quasi gallerie senza volte, che accompagnano l'uscita dalle stazioni, finché la città e la campagna si aprono, e, con essi, il cielo.     E poi, più avanti, altri casermoni, magazzini,...

Il design italiano oltre la crisi

La settima edizione del Museo del Design Italiano è una bellissima e sofisticata collezione di opere, alcune poeticissime e assolute, che, accanto ad altre di minor peso, hanno il potere di trascinare il racconto portando la storia, nel suo svolgersi, ad aprire molte direzioni, altre storie. Penso che il lavoro di Beppe Finessi (aiutato da Cristina Miglio), del direttore Silvana Annicchiarico e di Italo Lupi sia un capolavoro di cura e sensibilità capace di contagiare nel profondo chi attraversa il bellissimo percorso disegnato da Philippe Nigro e di procurare sensazioni di gioia e bellezza.   Alessandro Mendini, Poltrona di Paglia, 1975   Va detto però che il discorso si concede molte deviazioni e sconfinamenti e che per il desiderio di accontentare un po' tutti, di includere grandi maestri e raffinatissimi ricercatori rimasti nell’ombra, di accennare a tante storie magari non sempre centrando il capolavoro o l’opera contestuale, per lo sfizio di mettere in luce il minore, la cosa a latere, per poi alzare il volume con l’opera del grande maestro... alla fine del viaggio lasciano un po’ la sensazione di una massa...

Paolo Virzì. Il capitale umano

Ecco la Brianza Felix de Il capitale umano. Film di Paolo Virzì, tratto dal thriller di Stephen Amidon, ambientato in origine nel Conneticut (sceneggiatura dello stesso Virzì, Francesco Piccolo e Francesco Bruni). Siamo a Ornate, cittadina dell’hinterland milanese. Villa su poggio, con piscina e campo da tennis. Auto di grossa cilindrata, SUV che vanno e vengono. Sono i Bernaschi. Lui in finanza con un suo fondo che fa speculazioni (un Berlusconi in minore), lei ex attrice (una Veronica Lario che invece di avere il suo impegno culturale in un giornale, il Foglio, compera con i soldi del marito un teatro dismesso per rilanciarlo). Poi Dino Ossola, brianzolo, con il suo mouche, la mosca di peli sotto il labbro, quasi laido.     Di professione immobiliarista, con agenzia sulla strada principale di una cittadina che somiglia a Como. Pesce piccolo rispetto al pesce grande Giovanni Bernaschi. Il primo movimento del film è dato dal desiderio di Ossola di entrare nel fondo di Bernaschi, per fare i soldi con i soldi. Non li ha, ma i 700 mila necessari glieli presta la banca di fiducia. L’approccio del pesciolino al pesce grande...

Senza scuola

Roberto ha ventidue anni , ha smesso di andare a scuola quando ne aveva quindici, dopo due bocciature consecutive al primo anno di un Istituto professionale per meccanici. Da ragazzino odiava la scuola e non poteva sopportare l’idea di starsene fermo dietro a un banco anche per sette-otto ore di seguito. Non ha nessun ricordo particolare di quegli anni, nessun insegnante gli è rimasto nella memoria, così come nessun argomento trattato durante le lezioni.   Gli sembra soltanto di aver vissuto in una galera anonima, confinato in un angolo nebbioso, dove l’importante era resistere senza cedere alla rabbia. In questo gli erano molti utili i compagni, di cui conserva qualche nome, ma soprattutto il fancazzismo sistematico. “Nessuno aveva i libri, i quaderni, le penne. Aspettavamo gli insegnanti per ridergli in faccia. Di quelle due classi che ho frequentato”, ammette, “su quaranta ragazzi forse sei o sette sono andati avanti. Ma non potrei dirlo con sicurezza, non ho mai più incontrato nessuno di loro.” Roberto ora è tornato a scuola, o meglio, c’è arrivato per la prima volta. Frequenta i corsi...

Le vacanze di Stendhal

La diligenza parte alle 7 da Milano diretta verso l’Alta Brianza. È il 25 agosto 1818. A bordo ci sono due amici, Giuseppe Vismara e Henri-Marie Beyle, insieme a un mercante di Reggio, una poppante e altri passeggeri. Sin dalla partenza Beyle tiene un diario. Scrivere per lui non è un mestiere, anche se ha già pubblicato da poco una sorta di racconto di viaggio, Roma, Napoli e Firenze, mentre Passeggiate romane uscirà tempo dopo. Quello che deve ancora nascere è un romanzo che gli darà vent’anni dopo la fama imperitura: La Certosa di Parma. Lo pubblicherà con il nome di Stendhal, pseudonimo con cui, da allora in poi, sarà conosciuto in tutto il mondo per tutte le generazioni future.   Vismara e Beyle sono diretti a Inverigo, ridente paese della Brianza, dove c’è il palazzo di Luigi Cagnola, famoso architetto milanese, che si è fatto costruire un’imponente Rotonda, uno delle costruzioni più curiose ed eccentriche del circondario, ancora oggi meta di visite. Prima di vederla, i due passeggeri si fermano a Giussano e salgono sul campanile. Vismara, prima di ascendere per i ripidi scalini, piscia dentro l’acquasantiera. Subito dopo uno scalino si spezza sotto i suoi piedi. In...

Angiola

  Il romanzo è Vergogna, uno dei capolavori del nobel sudafricano Coetzee. Il personaggio principale è David Lurie, che, dopo aver sedotto una studentessa, è espulso dall’università di Città del Capo, dove insegna. Si trasferisce allora dalla figlia Lucy, in una fattoria della provincia orientale. Qui, nel laboratorio veterinario di Ben Shaw, si dedica ai cani destinati alla “dissoluzione”.   Col tempo impara a trattare gli animali prima del loro salto nel buio. Poiché Ben gli ha detto che i cani sentono “l’odore dei pensieri”, si sforza di tranquillizzarli, lascia che gli lecchino le mani. David si convince passo dopo passo che i cani percepiscano “la vergogna della morte”.   A Cantù, nella Brianza operosa, la signora Angiola Tremonti, assessore del comune e pittrice (nonché sorella di Giulio, il ministro), ha chiesto poco tempo fa che i cani randagi siano soppressi. Giustifica la sua richiesta evidenziando le spese a cui il comune andrebbe incontro per il loro mantenimento. Si richiama al buon senso, si dichiara proprietaria di amatissimi cani....