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Carrara

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Giulio Milani. La terra bianca

Ha tutto inizio a milletrecento metri di quota, nel corso di una inattesa tormenta di neve, quando si tiene un incontro organizzato dall'Archivio Germinal sul tema del Terzo valico e del Tav. Sono gli anarchici a organizzarsi sull'emergenza cave. Con le prime piogge, nelle città gemelle di Massa e Carrara si era manifestato il fenomeno dei fiumi bianchi, conseguenza dello sversamento della "marmettola", residuo industriale del marmo estratto lì, nelle Alpi Apuane, alta Toscana, terra di confine, una delle aree più inquinate d'Italia, anche a causa delle polveri sottili prodotte dal traffico incessante dei camion che trasportano blocchi di marmo grandi come container, e dell'ininterrotto saccheggio della montagna che fa da contorno alla devastazione ambientale che dal Golfo di La Spezia arriva a comprendere l'intera Versilia. Il movimento discute di lotta di classe, di necessità del controllo delle produzioni e delle fabbriche da parte dei lavoratori e delle popolazioni esposte ai rischi delle attività nocive, di primato dei diritti fondamentali e indisponibili come la salute.   Massa Carrara, luglio 1988, ph...

Carrara / Paesi e città

Ci s’arriva arrancando, in prima e fermandosi ogni cento metri, per non fondere. Una qualsiasi delle quattro valli: Boccanalia, Torano, Fantiscritti e Colonnata. Dall’alto di questa carie mastodontica la vista giù di sotto vale la pena: la guglia del duomo dugentesco, al centro dell’intrico contorto dei tetti medioevali spunta appena, grigia e con quattro pinnacoli agli angoli. E poi attorno e più giù la frittata rosso mattone sempre più fitta verso la pianura larga, verso il porto in fondo, a sud, col nero del molo foraneo che zigzaga uno specchio abbacinante di luce dove l’orizzonte è marcato solo dallo spuntare lontanissimo del Tino, un po’ sulla destra, a ovest, dietro Punta Corvo.   Cattedrale 1: il centro storico visto dall’alto di una valle con la guglia del duomo del Duecento e il fiume Carriona.   Questo vide trecent’anni dopo quella guglia e lo vide tutti i giorni, dopo aver scarpinato con gli stivali che non smetteva mai, neanche a letto, colui a cui dobbiamo la prima scultura di vuoto. Ripeto: di vuoto. E questo vedo ancora io cinquecento in più ancora. Ancora si respira, respiro ancora largo, e ancora il mento in su a guardare dove si staglia la volata...