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Germania Est

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Rainer W. Fassbinder: l'uomo e il bambino

Pochi, perfino tra i cinéphiles, sanno che a Roma vive una Fassbinder. Ha lavorato per tutta la vita in Vaticano, occupandosi di miniature medievali, dopo essersi laureata in Storia dell’arte a Friburgo. È la zia del grande regista tedesco, la zia “giovane”, l’ultima sorella del padre, Helmuth. Oggi Elisabeth ha novant’anni ed è nata anche lei in maggio, come il nipote. Una volta al mese va alla Casa internazionale delle Donne dove si riunisce con le sue amiche di lingua tedesca per un periodico scambio di opinioni su ciò che accade nel mondo: «Abbiamo anche festeggiato la caduta di Berlusconi con lo champagne», dice ridendo.     È qui che la raggiungo per sapere del suo rapporto con il genio della famiglia, Rainer Werner Fassbinder. Il quale, mi racconta, quando aveva 17 anni, chiese a tutti i parenti se potevano dargli qualcosa per girare il suo primo film: «Io non avevo un soldo, non potevo aiutarlo, ma la cosa grave fu che nessuno gli diede retta, nemmeno il padre lo finanziò. A quell’epoca il costo del materiale per fare un film era cento volte quello di oggi. Lui si offese molto».   Il mancato appoggio della famiglia, per fortuna, non fermò Fassbinder, che...

Christian Petzold. La scelta di Barbara

Tutto è relativo. Nei primi anni Novanta un film come La scelta di Barbara, Orso d’Argento al Festival di Berlino 2012, sarebbe stato una rivelazione per il coraggio e l’onestà autocritica che avrebbero riaperto il ricordo ancora recente delle due Germanie divise. Un caso non dissimile da quello realmente accaduto per Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, a cui il film di Christian Petzold è stato non a caso paragonato.     Ma nel 2013 La scelta di Barbara altro non è che un racconto didattico, stilisticamente impeccabile nonché prevedibile, che soddisfa le aspettative dello spettatore lasciandolo però del tutto freddo: un problema prodotto sia dalla costruzione narrativa del film che dal sedimentarsi dell’immaginarsi collettivo. Infatti, di fronte al tempo che passa, il cinema storico deve affrontare la sfida della graduale banalizzazione a opera della memoria degli eventi passati. Ciò che prima era il nostro presente, o passato prossimo, muta con gli anni nella trasmissione del racconto epico di ciò che fu; ma l’epica per sua natura deve sempre tendere a...

Intervista a Ingo Schulze

È uscito per Feltrinelli il nuovo libro di Ingo Schulze, Arance e angeli. Bozzetti italiani, con fotografie di Matthias Hoch. Sono racconti ambientati nel nostro paese, scritti da Schulze dopo un soggiorno presso l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Pubblichiamo un’intervista di Stefano Zangrando, traduttore di Schulze, sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia.   Non dev’essere stato facile confrontarsi da scrittore tedesco con una materia italiana, considerata l’imponente tradizione che hai alle spalle – Goethe, Seume... Sì, naturalmente vi è in questo una certa temerarietà. Ma quando nel 2007 mi trovavo a Villa Massimo invidiavo i miei colleghi che giravano per la città con il blocco da disegno o la macchina fotografica. Volevo fare anch’io qualcosa di simile. E quando si prova a scrivere su un certo argomento, si è più precisi e si ha la sensazione di essere più vicini alle cose. Per questo ho voluto cimentarmi anch’io con degli schizzi, con dei bozzetti italiani.   Com’è nata l’idea di combinare i racconti con le foto...