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Italia

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Confusione

È difficile saper raccontare la contemporaneità. Balzac l’‘800 lo aveva descritto con monumentali cicli di narrazioni. La chiave del contemporaneo era nel milieu. Se si pensa al celebre Père Goriot non potrà non tornare alla mente l’acuta osservazione di Erich Auerbach sull’interrelazione tra Madame Vaquer e la sua sudicia pensione. Secondo il noto studioso infatti: “toute sa personne explique la pension, comme la pension implique sa personne”. Il mondo con i suoi “tipi umani” si rispecchia nell’ambiente in un gioco di complementarietà con cui Balzac rese esaustivamente esplorabile anche il più inaccessibile fenomeno della sua epoca. Anche oggi c’è chi tenta di dare voce al contemporaneo. Sono scomparsi i progetti enciclopedici, epici, le cosiddette opere mondo e sono apparsi invece romanzi brevi, duecento pagine al massimo, copertine curate nel dettaglio, al cui interno emergono brevi spaccati di contemporaneità.   Dalla calura romana e dal tedio cittadino prende vita Un’estate breve (edizioni e/o 2015) il romanzo di Michele Bentivoglio. Protagoniste del racconto l’ambiguità e l’indecisione sessuale. L’intreccio si sviluppa a partire dall’incontro casuale tra Carlo e Fabio....

La sfida al labirinto

Nella nota di apertura a Una pietra sopra, Italo Calvino scrive: «La società si manifesta come collasso, come frana, come cancrena […] e la letteratura sopravvive dispersa nelle crepe e nelle sconnessure, come coscienza che nessun crollo sarà tanto definitivo da escludere altri crolli». Nel 1980, Calvino, nonostante la perdita dell’ideale giovanile di una letteratura come conditio sine qua non per la costruzione di una nuova società, ribadisce la sua fiducia nei confronti delle lettere, elevandole a strumento indispensabile per uscire dal labirinto-realtà. Oggi la letteratura di Calvino può essere ancora definita una scrittura che «sfida il labirinto» oppure risulta «resa al labirinto»?[1]   Se negli anni Ottanta e Novanta l’opera calviniana ha avuto un grosso impatto sulle generazioni di scrittori soprattutto giovani (Andrea De Carlo e Alessandro Baricco); gli anni Zero hanno visto la riflessione letteraria manifestare da un lato un bisogno di realtà dall’altro un’istanza performativa che hanno portato a opporre la figura di Pier Paolo Pasolini a quella di Italo...

Visioni di un mondo interiore

Ho conosciuto Nicol Vizioli sei anni fa, mentre progettavo una mostra collettiva di giovani artisti all’interno di un festival indipendente. A quell’epoca il dialogo tra la natura e la figura umana erano al centro del suo lavoro fotografico. Ancora giovane, già mostrava una certa coerenza nella composizione dell’immagine e una disinvoltura nell'uso della tecnica. La vividezza delle figure, la luce e la profondità furono gli aspetti che mi colpirono. Subito dopo quell’estate Nicol è partita per Londra–dove ancora oggi vive – con una borsa di studio per un master in fashion photography.   Nicol, sono ormai alcuni anni che io e te ci siamo incontrate e ricordo che hai sempre avuto ben chiara una cosa: che avresti lavorato con l’immagine. Come sei arrivata a questo linguaggio e che cos’è per te, oggi, la fotografia? Ho iniziato a studiare l’immagine attraverso il disegno, quindi la pittura, il cinema e infine la fotografia. Mi sono avvicinata a tutti questi linguaggi da autodidatta e sempre con il desiderio di creare qualcosa che mi appartenesse. Per me è stato molto importante e...

Questioni di gender, questioni di etica?

Il dibattito piuttosto triste e banale che anima in questi ultimi tempi l’arengo delle questioni relative  all’identità sessuale e di genere ha – bipartisanamente – una caratteristica comune. Che scaturisca dalla parte più baciapile e ideologica di una certa chiesa cattolica o che venga dall’empireo del post-femminismo bagnato nelle acque queer, la parola etica abbonda e deborda. Sembra che non si possa parlare di queste faccende senza mettere in campo la morale. L’idea che gli omosessuali siano più etici degli eterosessuali, basandosi sul fatto che tra “eguali” c’è più equità farebbe rizzare le carni ad Aristotele. Nell’Etica a Nicomaco il nostro si spende ampiamente per dimostrare che l’amicizia perfetta non è quella tra eguali e che ci possono essere molte altre forme di amicizia che presuppongono la differenza. Quello che il nostro però non sopporterebbe è la riduzione dell’etica a morale che “prescrive” e giudica”. Altrove – ma evidentemente in Italia è inutile scrivere libri sul gender – su Modi bruschi. Antropologia del maschio (Elèuthera) e Il punto G dell’uomo (Nottetempo) ho detto, a partire dall’esperienza che le discipline antropologiche con la vasta gamma di...

Ti scrivo. La poesia è dei santi e delle bestie

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, oggi iniziamo la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzeranno a PPP, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Intervista. Se nasci in un piccolo paese sei fregato

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Proseguiamo oggi con la prima: la pubblicazione d’interviste disperse, o poco note, di Pasolini con giornalisti, critici, saggisti italiani e stranieri.     Se è possibile scrivere un capolavoro? È sciocco chiederselo. Il problema non esiste. E comunque, chi potrebbe saperlo...

Tutti corrono. Ma da cosa scappano?

Ha alle spalle il tour obbligato comune a tutte le centinaia di migliaia di fuggitivi che sbarcano sulle nostre coste. Per noi l’emergenza parrebbe essere l’arrivo dei migranti e non le guerre e gli orrori sperimentate da queste vite che hanno dovuto affrontare in ogni variabile la capacità umana di toccare il fondo dell’orrore, almeno quando decide di dare il peggio di sé.   A Tony, un ragazzo arrivato avventurosamente in Europa dal Congo con una traversata di frontiere e di terre che gli ha preso sette anni di vita, il paesaggio verdissimo e curato che attornia la cascina dove abito dice pochino. Sì, hai pari a spiegargli che il governo delle acque che ha sotto gli occhi, la rete di canali e rogge e cascate e chiuse che irrigano tutto e consentono quel prodigio produttivo che per secoli è stata l’agricoltura lombarda, è frutto del lavoro di generazioni e dell’ingegno di menti eccelse. – Leonardo, ha progettato quelle chiuse. Leonardo da Vinci, – gli dico. E aggiungo una domanda, perché mi è venuto un dubbio – Tony, mai sentito questo nome? – Ronaldo? Il suo volto si...

L'egemonia che la Germania non vuole

L’egemonia tedesca in Europa è un prodotto dell’Unione monetaria europea e della crisi del 2008. Non fu tuttavia la Germania a volere l’euro: fin dagli anni settanta, le sue industrie di esportazione avevano convissuto molto bene con le ricorrenti svalutazioni dei partner commerciali europei, in risposta alle quali la produzione manifatturiera tedesca si spostò da mercati price-sensitive a mercati quality-competitive. A volere una valuta comune europea fu soprattutto la Francia, per superare l’umiliazione della svalutazione del franco rispetto al marco e, dopo il 1989, per vincolare la Germania unificata a un’Europa unita, auspicabilmente a guida francese. Fin dalla sua concezione, l’euro fu una costruzione contraddittoria. La Francia e altri Paesi europei, come l’Italia, erano stanchi di dover seguire la politica di tassi d’interesse da moneta forte della Bundesbank, che era diventata de facto la banca centrale d’Europa. Sostituendo la Bundesbank con la Banca centrale europea, essi si aspettavano di recuperare almeno una parte della sovranità monetaria perduta a favore della Germania.   [...

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

La polifresa. Ticinocittà

Babel 2015 (Bellinzona, 17-20 settembre) Le letterature della Svizzera   Nel 2015 il festival Babel è svizzero: dieci anni di viaggio attraverso le lingue e le letterature mondiali ci portano sulla soglia di casa e, come dopo ogni viaggio, quella soglia è diversa. Entriamo. C’è una forte tensione tra le lingue, tra lingua e dialetti, tra oralità e scrittura, che sta dando risultati letterari senza precedenti. Perché la lingua della Svizzera è la traduzione, e per essere viva deve ascoltare e farsi interprete delle voci della sua confederazione di culture: il tedesco e i suoi dialetti svizzeri, l’italiano e il francese, il romancio e le lingue dell’immigrazione, le varie ibridazioni del parlato – tutte chiavi per accedere, scrivendo, alla propria parola partendo dalle lingue date.   Come anticipazione di alcune tematiche del Festival, Babel ha raccolto e commissionato per doppiozero una serie di testi che si confrontano con la dimensione dialettale e vernacolare, ma anche più generalmente orale e colloquiale: a livello di scrittura creativa, il rapporto con il dialetto non è che il caso...

Ho visto le menti peggiori della mia generazione

Come è noto, un sacco di gente ha abbandonato il nostro amato Sud in cerca di fortuna. Un dì potremo raccontare ai sopravvissuti che abbiamo visto le menti migliori della nostra generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi all’alba ma non (al contrario di quanto scriveva Allen Ginsberg) in cerca di una siringata di droga, quanto d’un biglietto per scappare all’estero e provare l’ebbrezza proibita di uno stipendio. Una faccenda esecrabile che ci opprime e ci strazia viepiù. Povera Italia i cui figli scappano. Peccato che nessuno abbia mai pensato che questa fuga di cervelli non consista esclusivamente in fuga delle “menti migliori”.   E no. Ci sono pure le menti peggiori. Non so se vi è mai successo, a voi compagni di Terronia e terronismi assortiti come me, di provare quel brivido lì, quello che solo l'espatriato sa assicurare ai pochi sfigati che come il sottoscritto sono rimasti a vivere in queste città popolate da mafiosi, disoccupati plurilaureati e ultrasettantenni in pensione, se si fa eccezione per i turisti in sandalo e calzetta bianca. Non lo so, insomma,...

Hibiscus, il fiore della passione

Lo vedi e sei in Polinesia con Gauguin e la sua Vahine no te tiare (Donna col fiore), e tutte le seducenti indigene tahitiane ritratte nei suoi capolavori dove li portano all’orecchio o stampati sui parei. Colori caldi decisi, corolle grandi sensuali fanno dell’hibiscus il fiore della passione e di un eros edenico, primitivo, panico.   Hibiscus coccineus   Il genere appartiene alla famiglia delle malvacee e comprende circa trecento specie, erbacee o arbustive (annuali e perenni), sempreverdi o decidue, provenienti dall’Asia e dalle Americhe, ma anche dalle aree mediterranee e dall’Africa, da dove viene l’Hibiscus sabdariffa, usato nell’industria alimentare per marmellate e bevande quali il carcadè. In tanta varietà, il fiore – effimero ma dall’antèsi prolungata e vistosa – è sempre imbutiforme e inodore, con cinque sepali e altrettanti petali dal cui centro si allunga la colonna staminale con i cinque pistilli dello stilo.  Vi sono poi ibridi dai fiori doppi o stradoppi che non guadagnano le mie simpatie.   Hibiscus syriacus   Difficile sfoggiare nei nostri...

Se il danno della famiglia si fa paese

Valeria Parrella esordisce nel 2003 con una raccolta di racconti intitolata Mosca più balena (Minimum Fax 2003) che attirò immediatamente l’attenzione sull’originalità di un talento che sembrava dare il meglio di sé nell’ambito breve e risolutivo della short story. Poco tempo dopo, nel 2005, esce un’altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta (Minimum Fax 2005). Quest’anno Einaudi pubblica la terza raccolta, Troppa importanza all’amore (2015), che riporta sul rivolto di copertina una dichiarazione dell'autrice che non lascia dubbi almeno riguardo alle sue preferenze in fatto di forme stilistiche: “Quando scrivo racconti sono sempre felice: mi sento in un territorio mio. Credo siano la misura giusta per i nostri giorni, il tempo tronco, caduco, veloce, rubato: leggere, e poi continuare la giornata”.   In dodici anni Parrella, oltre che scrivere per il teatro e l’opera, pubblica anche quattro romanzi. L’esordio come romanziera ha luogo nel 2008 con Lo spazio bianco (Einaudi). Il titolo si riferisce a quello spazio tra due blocchi di testo che prelude a un campo di silenzio il...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

Capitolo quarto

Impulso liberatorio della danese, di sbracciarsi verso i suoi omologhi lassù sopra di noi, nel Ponte Vecchio. Sventola bandiera bianca. O fa un sordo gesto elegante, attrice vestita a balze di tulle nei titoli di coda. O è puro teatro: la sua scena è il mondo che visita, visiterà. In modo irriflesso, un manipolo di scout risponde dal ponte. Alzano in aria mani, bottigliette, fazzoletti verdeblu. Fanno click, comunicano. E quest’armistizio aziona il mio caro prurito dal collo fino alle natiche, suonato al contrario. Siamo sotto l’ombra del ponte, lo buchiamo, ufficialmente salvi: ghigno nell’oscurità, che pare aver funzionato quasi un mio complotto. Quello di liberarmi dal terrore.   Francesco Natali, Narrarno   Scopro tra i flutti che l’adolescenza è una sorsata di realtà a doppio fondo: prima si tira giù il primo sorso, dolciastro. Molto più in là negli anni, se lo consenti, se ne tira giù un altro, più amaro. Il primo l’ho tirato giù mentre giocavo al ginnasio a sfilacciare il tempo: ore ad alitare sulle vetrine, i morsi delle amiche sul...

Donne, acido muriatico e altre cose pericolose

Sbatti il mostro in prima pagina è un film di Bellocchio del 1972, grande regista, anche se questa non è tra le sue opere migliori. Il giornalismo, certo giornalismo, ha bisogno di stimolare l'immaginario collettivo, poco si preoccupa degli effetti pragmatici, dell'impatto che la comunicazione ha, di quanto la comunicazione contribuisca alla formazione di mentalità collettive, esasperazioni e proteste fanatiche. Quando il privato diventa pubblico, effetto paradossale delle leggi sulla privacy, si trasforma, assume la forma di pretesto per parlar male del governo, del paese, della morale buonista, ecc. ecc., cose che conosciamo fino alla noia, ripetizioni infinite del medesimo. Lo spazio di comprensione/riflessione viene saturato, si trasforma in “buonismo” o in collusione. In realtà va di moda il cattivismo, e il “buonismo” è diventata parola chiave per mostrare quanto cattivi bisogna essere con gli altri. Quanto vanno educati a suon di bastonate, identificandosi paradossalmente con loro.   Ovvio, così come la leggiamo, la notizia non dà modo di essere neppure messa in discussione: si tratta di...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Intervista a Richard Sennett

Richard Sennett ha ricevuto quest'anno il Premio Hemingway, giunto alla trentunesima edizione, per la sezione “Avventura del Pensiero” a Lignano Sabbiadoro. È un uomo molto gentile e riservato, questo sociologo settantaduenne caratterizzato da una schiera di ammiratori che in tutto il mondo attendono ogni volta con ansia che esca un suo nuovo libro. Forse perché centellina i suoi volumi, visto che il terzo libro del suo progetto “Homo faber”, una trilogia iniziata nel 2008 con L'uomo artigiano e proseguita nel 2012 con Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, si concluderà forse nel 2016 con il libro sulle città e ha avuto una sola interpunzione, un piccolo libro titolato Lo straniero pubblicato l'anno scorso. O forse perché nei suoi libri, mai semplici, si ritrova l'arte dell'artigiano che raccomanda e di cui è maestro: forma e rigore ravvivati da qualche contrappunto di ironia che non sconfina però in nessun caso nella brutalità o nella risata beffarda.   Si percepisce dal suo stile il rispetto profondo per il genere umano. E traspare anche dalla sua...

Qui, lì, là

Gocciolano come grani di pioggia fitta i nomi e le parole che da una parte all’altra del confine italo-svizzero scandagliano la terra, e scendono per gorghi tra un alto e un basso orografico che le muta; o, sospese nell’etere celeste, si irradiano per l’aria oltrepassando le frontiere, rubate un po’ qui un po’ là alla potenza delle radiazioni radiofoniche – l’RSI della Svizzera italiana –, sfuggite al ristretto suolo delle trasmissioni elvetiche che raggiungono l’alta Milano nel DAB già circolante, ma ai più ancora sconosciuto. È uno scendere di nomi verso valle – il nome di un cantone, Ticino, trascinato a sud nel letto di un fiume – è il mostrarsi bizzarro di una lingua che nella frontiera cambia forma secondo la mutevole realtà che ha luogo sul confine: la continuità docile del paesaggio che gradatamente trapassa in monti, di pendio in pendio, d’albero in albero; e il cambio di culture che si dissomigliano per divaricazioni, inversioni, aggiustamenti, interferenze. Di qui legge e di lì storpiatura: un maschile che diventa femminile, il suono di una...

Omnia vincit social

L’unica famiglia naturale è quella composta da due Marò arcobaleno   Mentre scrivo queste righe, il pomeriggio di sabato 27 giugno 2015, la mia homepage di Facebook è tappezzata di bande colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola. Oggi, in molte città italiane, inclusa quella in cui vivo, Torino, si svolge la parata del Gay Pride, di cui la bandiera arcobaleno è il simbolo dalla fine degli anni Settanta. Ma il motivo di questa euforia cromatica socializzata, pure legata strettamente al movimento LGBT, è diverso ed esula dalla annuale ritualità legata alla manifestazione.   Ieri, 26 giugno, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito l’inalienabilità del diritto al matrimonio per tutti i cittadini che vivono sul territorio americano, conferendo pari dignità, come titola l’apertura del New York Times (“Equal Dignity”), al matrimonio eterosessuale e a quello omosessuale. Si tratta di una sentenza storica, che il social network più popolare non ha perso l’occasione di festeggiare: sulla pagina Let’s Celebrate Pride è possibile...

Altri profughi

“A Montecatini ai bambini quando non ubbidivano o facevano i capricci gli dicevano: stai zitto sennò ti faccio mangiare da un profugo!”  “È doloroso che in questi momenti i profughi siano trattati come accattoni infliggendo loro l'umiliazione di rimanere pigiati per ore e ore davanti ad un ufficio per avere risposte simili”. “In questo paese per noi tutto manca, il medico poco se ne cura dei profughi, le medicine mancano affatto, e quando se ne trovano costano enormemente, specie ai profughi. Porci, capre, asini, tutto frammischiato alla popolazione, strade ricolme di letame, senza spasini né fognatura. I profughi abitano vere topaie, magazzini adibiti a abitazioni, umidi, freddi, senza vetri o senza imposte”. (sic) “I profughi qui sono classificati come un intruso, che venga a turbare la pace domestica, dobbiamo elemosinare di famiglia in famiglia per mangiare, le quali famiglie, quando trattasi di profughi, aumentano il prezzo ingordamente”. “Era una stonatura quando si andava incontro ai profughi con musica e bandiere, ma è una dolorante ingiustizia, venir considerati come dei vinti...

Ali, trafficante di uomini

Incontro Ali sulla banchina del porto di una cittadina costiera turca. L’uomo ha una grossa cicatrice sul lato destro del petto. La carne cicatrizzata sembra una massa di mastice secco, come quando la colla in eccesso fuoriesce e si secca formando delle concrezioni lattiginose. “Non mi fa più male”, mi dice Ali, “è passato molto tempo, cinque anni circa”. Tutto è successo il giorno in cui era andato a far visita al negozio di suo zio. Ali stava parlando con il cugino quando un'autobomba è esplosa a poca distanza da loro. L'esplosione li scaglia a una ventina di metri di distanza. Ali si sveglia in una camera d'ospedale; suo cugino muore. Una ventina di giorni dopo è abbastanza in forze per lasciare l'ospedale. Era da molto tempo che voleva andare in Inghilterra, a Londra. Fino ad allora era stato soltanto l’affetto per la sua famiglia a trattenerlo. Ma ormai il suo paese era diventato troppo pericoloso.     Per partire, Ali si affida a dei trafficanti. Non si tratta di criminali professionisti, ma di gente del suo paese che è partita prima di lui, che sa come fare e che ha...

Sacchi d'argento buttati sugli scogli

La figura dei migranti abbandonati. Una delle immagini, direbbero alcuni – e ci pare perlomeno banale, vista la situazione – in quanto “figura emblematica” o “simbolica” dei poveri, migranti, arrivati dal corno d’Africa. Certo ci tocca, ci impressiona. Ma al tempo stesso sembra svolgere un ruolo tipico delle immagini dei media attuali: sono immagini dense, in senso tecnico; in grado cioè di assorbire e fare lavoro di sintesi e di condensatore. Di condensare appunto, al tempo stesso, sul piano del contenuto  e delle narrazioni. Con gli estremi e i luoghi comuni più crudeli: i temi e i valori, la fine della solidarietà; i valori e le passioni; ancora, affetto contro indifferenza, distacco. E al tempo stesso il discorso del “li abbiamo abbandonati lì”, senza più alcun dubbio o possibilità. Ma anche: arrivano come se si trattasse di materiali, sì, umani, ma alla deriva. E poi ecco il piano che, forse, ci tocca di più, in quanto punto di vista espressivo e percettivo.     Non voglio certo qui giocare sulla tragedia e sproloquiare/speculare, o fare arzigogoli...