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Italia

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David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

Capitolo quarto

Impulso liberatorio della danese, di sbracciarsi verso i suoi omologhi lassù sopra di noi, nel Ponte Vecchio. Sventola bandiera bianca. O fa un sordo gesto elegante, attrice vestita a balze di tulle nei titoli di coda. O è puro teatro: la sua scena è il mondo che visita, visiterà. In modo irriflesso, un manipolo di scout risponde dal ponte. Alzano in aria mani, bottigliette, fazzoletti verdeblu. Fanno click, comunicano. E quest’armistizio aziona il mio caro prurito dal collo fino alle natiche, suonato al contrario. Siamo sotto l’ombra del ponte, lo buchiamo, ufficialmente salvi: ghigno nell’oscurità, che pare aver funzionato quasi un mio complotto. Quello di liberarmi dal terrore.   Francesco Natali, Narrarno   Scopro tra i flutti che l’adolescenza è una sorsata di realtà a doppio fondo: prima si tira giù il primo sorso, dolciastro. Molto più in là negli anni, se lo consenti, se ne tira giù un altro, più amaro. Il primo l’ho tirato giù mentre giocavo al ginnasio a sfilacciare il tempo: ore ad alitare sulle vetrine, i morsi delle amiche sul...

Donne, acido muriatico e altre cose pericolose

Sbatti il mostro in prima pagina è un film di Bellocchio del 1972, grande regista, anche se questa non è tra le sue opere migliori. Il giornalismo, certo giornalismo, ha bisogno di stimolare l'immaginario collettivo, poco si preoccupa degli effetti pragmatici, dell'impatto che la comunicazione ha, di quanto la comunicazione contribuisca alla formazione di mentalità collettive, esasperazioni e proteste fanatiche. Quando il privato diventa pubblico, effetto paradossale delle leggi sulla privacy, si trasforma, assume la forma di pretesto per parlar male del governo, del paese, della morale buonista, ecc. ecc., cose che conosciamo fino alla noia, ripetizioni infinite del medesimo. Lo spazio di comprensione/riflessione viene saturato, si trasforma in “buonismo” o in collusione. In realtà va di moda il cattivismo, e il “buonismo” è diventata parola chiave per mostrare quanto cattivi bisogna essere con gli altri. Quanto vanno educati a suon di bastonate, identificandosi paradossalmente con loro.   Ovvio, così come la leggiamo, la notizia non dà modo di essere neppure messa in discussione: si tratta di...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Intervista a Richard Sennett

Richard Sennett ha ricevuto quest'anno il Premio Hemingway, giunto alla trentunesima edizione, per la sezione “Avventura del Pensiero” a Lignano Sabbiadoro. È un uomo molto gentile e riservato, questo sociologo settantaduenne caratterizzato da una schiera di ammiratori che in tutto il mondo attendono ogni volta con ansia che esca un suo nuovo libro. Forse perché centellina i suoi volumi, visto che il terzo libro del suo progetto “Homo faber”, una trilogia iniziata nel 2008 con L'uomo artigiano e proseguita nel 2012 con Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, si concluderà forse nel 2016 con il libro sulle città e ha avuto una sola interpunzione, un piccolo libro titolato Lo straniero pubblicato l'anno scorso. O forse perché nei suoi libri, mai semplici, si ritrova l'arte dell'artigiano che raccomanda e di cui è maestro: forma e rigore ravvivati da qualche contrappunto di ironia che non sconfina però in nessun caso nella brutalità o nella risata beffarda.   Si percepisce dal suo stile il rispetto profondo per il genere umano. E traspare anche dalla sua...

Qui, lì, là

Gocciolano come grani di pioggia fitta i nomi e le parole che da una parte all’altra del confine italo-svizzero scandagliano la terra, e scendono per gorghi tra un alto e un basso orografico che le muta; o, sospese nell’etere celeste, si irradiano per l’aria oltrepassando le frontiere, rubate un po’ qui un po’ là alla potenza delle radiazioni radiofoniche – l’RSI della Svizzera italiana –, sfuggite al ristretto suolo delle trasmissioni elvetiche che raggiungono l’alta Milano nel DAB già circolante, ma ai più ancora sconosciuto. È uno scendere di nomi verso valle – il nome di un cantone, Ticino, trascinato a sud nel letto di un fiume – è il mostrarsi bizzarro di una lingua che nella frontiera cambia forma secondo la mutevole realtà che ha luogo sul confine: la continuità docile del paesaggio che gradatamente trapassa in monti, di pendio in pendio, d’albero in albero; e il cambio di culture che si dissomigliano per divaricazioni, inversioni, aggiustamenti, interferenze. Di qui legge e di lì storpiatura: un maschile che diventa femminile, il suono di una...

Omnia vincit social

L’unica famiglia naturale è quella composta da due Marò arcobaleno   Mentre scrivo queste righe, il pomeriggio di sabato 27 giugno 2015, la mia homepage di Facebook è tappezzata di bande colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola. Oggi, in molte città italiane, inclusa quella in cui vivo, Torino, si svolge la parata del Gay Pride, di cui la bandiera arcobaleno è il simbolo dalla fine degli anni Settanta. Ma il motivo di questa euforia cromatica socializzata, pure legata strettamente al movimento LGBT, è diverso ed esula dalla annuale ritualità legata alla manifestazione.   Ieri, 26 giugno, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito l’inalienabilità del diritto al matrimonio per tutti i cittadini che vivono sul territorio americano, conferendo pari dignità, come titola l’apertura del New York Times (“Equal Dignity”), al matrimonio eterosessuale e a quello omosessuale. Si tratta di una sentenza storica, che il social network più popolare non ha perso l’occasione di festeggiare: sulla pagina Let’s Celebrate Pride è possibile...

Altri profughi

“A Montecatini ai bambini quando non ubbidivano o facevano i capricci gli dicevano: stai zitto sennò ti faccio mangiare da un profugo!”  “È doloroso che in questi momenti i profughi siano trattati come accattoni infliggendo loro l'umiliazione di rimanere pigiati per ore e ore davanti ad un ufficio per avere risposte simili”. “In questo paese per noi tutto manca, il medico poco se ne cura dei profughi, le medicine mancano affatto, e quando se ne trovano costano enormemente, specie ai profughi. Porci, capre, asini, tutto frammischiato alla popolazione, strade ricolme di letame, senza spasini né fognatura. I profughi abitano vere topaie, magazzini adibiti a abitazioni, umidi, freddi, senza vetri o senza imposte”. (sic) “I profughi qui sono classificati come un intruso, che venga a turbare la pace domestica, dobbiamo elemosinare di famiglia in famiglia per mangiare, le quali famiglie, quando trattasi di profughi, aumentano il prezzo ingordamente”. “Era una stonatura quando si andava incontro ai profughi con musica e bandiere, ma è una dolorante ingiustizia, venir considerati come dei vinti...

Ali, trafficante di uomini

Incontro Ali sulla banchina del porto di una cittadina costiera turca. L’uomo ha una grossa cicatrice sul lato destro del petto. La carne cicatrizzata sembra una massa di mastice secco, come quando la colla in eccesso fuoriesce e si secca formando delle concrezioni lattiginose. “Non mi fa più male”, mi dice Ali, “è passato molto tempo, cinque anni circa”. Tutto è successo il giorno in cui era andato a far visita al negozio di suo zio. Ali stava parlando con il cugino quando un'autobomba è esplosa a poca distanza da loro. L'esplosione li scaglia a una ventina di metri di distanza. Ali si sveglia in una camera d'ospedale; suo cugino muore. Una ventina di giorni dopo è abbastanza in forze per lasciare l'ospedale. Era da molto tempo che voleva andare in Inghilterra, a Londra. Fino ad allora era stato soltanto l’affetto per la sua famiglia a trattenerlo. Ma ormai il suo paese era diventato troppo pericoloso.     Per partire, Ali si affida a dei trafficanti. Non si tratta di criminali professionisti, ma di gente del suo paese che è partita prima di lui, che sa come fare e che ha...

Sacchi d'argento buttati sugli scogli

La figura dei migranti abbandonati. Una delle immagini, direbbero alcuni – e ci pare perlomeno banale, vista la situazione – in quanto “figura emblematica” o “simbolica” dei poveri, migranti, arrivati dal corno d’Africa. Certo ci tocca, ci impressiona. Ma al tempo stesso sembra svolgere un ruolo tipico delle immagini dei media attuali: sono immagini dense, in senso tecnico; in grado cioè di assorbire e fare lavoro di sintesi e di condensatore. Di condensare appunto, al tempo stesso, sul piano del contenuto  e delle narrazioni. Con gli estremi e i luoghi comuni più crudeli: i temi e i valori, la fine della solidarietà; i valori e le passioni; ancora, affetto contro indifferenza, distacco. E al tempo stesso il discorso del “li abbiamo abbandonati lì”, senza più alcun dubbio o possibilità. Ma anche: arrivano come se si trattasse di materiali, sì, umani, ma alla deriva. E poi ecco il piano che, forse, ci tocca di più, in quanto punto di vista espressivo e percettivo.     Non voglio certo qui giocare sulla tragedia e sproloquiare/speculare, o fare arzigogoli...

Intervista a Marco Tarchi

Si parla tanto di populismo ma poche volte ci si sofferma sull’esigenza di un approfondimento rigoroso del concetto e del fenomeno. Eppure l’Italia, specie se vista dall’estero, è un caso di studio molto interessante per chi voglia saperne di più su questo problema. Ho pensato perciò che fosse utile fare una sorta di inchiesta intervistando chi invece da anni studia questa realtà. L’occasione per iniziare è arrivata con la ripubblicazione de L’Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo di Marco Tarchi (Il Mulino 2015). Tarchi è uno studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a questo tema. Docente di Scienza della Politica all’Università di Firenze, teorico autonomo ed eterodosso della destra italiana, ha svolto importanti studi sulle trasformazioni dei regimi politici e sui partiti politici.       Professor Tarchi questo suo libro L’Italia Populista, appena uscito per Il Mulino, è l’edizione aggiornata di un suo lavoro del 2003 [L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi]. Già le ragioni dell’aggiornamento fanno...

Locarno. V.B. telefono casa

Sono nato e cresciuto a Locarno, ma dalla fine del liceo ci torno solo di tanto in tanto; da sei anni, poi, vivo a Londra. Locarno entra spesso nelle mie poe­sie, ma per quanto precisi e reali possano essere i ri­ferimenti, hanno valenza di tono o di tonalità. Qual­cosa di calmo e cristallino, disarmato, illeso. Senza rientrare nella sfera della nostalgia, ha a che fare con le origini, con il tempo passato, a cui non si può tor­nare ma che continua a abitare il presente, con un luogo in cui si ritorna nel tempo. In due parole, un luogo dell’anima.   Trovarmi a scrivere di Locarno in termini de­scrittivi fa uno strano effetto. Forse perché per la pri­ma volta in un testo devo scindere il luogo dall’ani­ma. E allora inizio a scrivere del luogo senz’anima che è Locarno.   C’è chi dice che il nome venga dal celtico, «Loc ar on», luogo sul lago – e il nome del lago, a sua volta, rimanda alla parola: Verbano. Quindi partiamo da lì. Facendo i preparativi, ho ritrovato gli appunti per una poesia e, giusto per smentire quanto ho appe­na scritto, inizio cos...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Sogni e diari del boom

Ogni modernità cela un suo rovescio visionario, una sotterranea corrente apocalittica che ne scompiglia l’immagine. Come se non credesse a se stessa e alla sua promessa di progressivo sviluppo. Anche l’acerba modernità italiana. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta si è ormai avviata. Con clamorosi risultati: nel 1958 il PIL veleggia sfiorando il 5%; l’anno successivo, quello in cui, a Sanremo, Domenico Modugno vola nel blu, la Fiat, che lo prende sul serio, raddoppia la produzione, inghiottendo una buona parte degli 80.000 emigrati che, nel corso di quell’anno, si sono mossi dal Sud d’Italia. Fra il ’58 e il ’60 la cifra triplicherà. Alla fine del 1958, viene inaugurata la nuova Autostrada del Sole. Il suo nastro teso attraversa una pianura padana sbigottita. È un piccolo anticipo, poco più di 100 km fra Milano e Parma. Solo l’inizio. Nel 1959 vengono fissati i minimi salariali; nel 1960 viene riconosciuta la parità di salario fra uomo e donna. Poi c’è la televisione, che diffonde nel Paese il verbo della modernità in marcia, anche se le sue immagini...

La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Da Ghiffa a Lugano

Se vi dovesse capitare, come capita a me, di vivere in due paesi (europei, Germania e Italia) e di insegnare in un terzo paese (quasi europeo, Svizzera), conoscereste anche voi gioie e dolori del pendolarismo interculturale. Condividereste inoltre con me la problematica dello spostamento tra i luoghi, la cui agevolezza è inversamente proporzionale alla distanza. La cosa bizzarra è infatti che l'arrivare dalla casa tedesca a Göttingen all'università della Svizzera italiana (denominazione ufficiale), benché il percorso su rotaia sia di circa 800 chilometri, è una faccenda sì lunga, ma anche semplice e lineare: due treni, cambio a Basilea, 8-9 ore di viaggio lisce filate: giornali, tablet, smartphone, libri da leggere, tesi da correggere, qualcosa da sgranocchiare, ed è subito Lugano. Niente aerei perché Göttingen non ha aeroporto e Lugano ne ha uno piccolo piccolo per voli quasi esclusivamente interni, e il viaggio sarebbe ben più costoso, faticoso e aleatorio.   Le cose non così semplici quando mi tocca spostarmi dalla casa italiana, in una frazione di Ghiffa, posta sui dolci pendii delle...

Il flauto magico di Fanny & Alexander

Da quando hanno iniziato a lavorare, giovanissimi, nel 1992, Luigi De Angelis e Chiara Lagani hanno esplorato l’infanzia, le sue meraviglie, le sue immaginazioni, i suoi smarrimenti, le sue perfidie, i suoi espedienti per attrezzarsi a un mondo sostanzialmente inospitale. Hanno inventato cimiteri, tombe gotiche, strutture a scatole cinesi dove erano sacrificati o dove sopravvivevano ragazzi e adolescenti, burattini di carne incapaci (per scelta) di diventare rassicuranti rassegnati ragazzini per bene. Forse per questo avevano scelto come nome del loro gruppo, Fanny & Alexander, quello dei due eroi bambini di un film di Bergman. Ora, dopo anni di spettacoli belli e meno belli, tutti rigorosi, tutti immaginosi, tutti di cuore e intelligenza, il cerchio si chiude con la favola della ragione e dell’amore per eccellenza, Il flauto magico di Mozart e Schikaneder, allestito nientemeno che per il teatro Comunale di Bologna, con la direzione musicale di Michele Mariotti, un interprete molto amato dal pubblico, meno che quarantenne.   Il flauto magico, ph. Zapruder   Qui merita subito, prima di parlare dello spettacolo, rilevare una novità e un...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...

Barconi profughi e intellettuali

Dove sono ora Jean-Paul Sartre e Raymond Aron? Su una vecchia foto, che gli archivi digitali ci restituiscono in bianco e nero sottraendoci il piacere dell'ingiallito d'antan che faceva pure il suo effetto. Ma quella foto del 1979, in cui il più imprevedibile e radicale dei filosofi gauchisti si recava “mano nella mano” all'Eliseo insieme al più liberale degli intellettuali della destra repubblicana francese, il suo effetto lo fa comunque. Era la religione universale e umanistica dell'“engagement”, dell'impegno, a unirli di fronte alla tragedia dei boat people dal Vietnam e dalla Cambogia, precipitati in soli quattro anni dalla guerra di liberazione alla galera del comunismo. Guardate le immagini di allora: non assomigliano a quelle dei boat people di oggi? Uomini, donne e bambini seminudi che annaspano nel mare, corpi dai riflessi ambrati luccicano abbrancicati a scheletri di barche. Altri corpi di cui intravvediamo a pelo d'acqua solo la schiena, gambe e braccia larghe irrigidite nell'ultimo spasimo.   Allora tutto questo avveniva nel golfo che i giornali francesi ora chiamano come un tempo “del Siam...

La partita di giro della spending review

Ma chi è il freelance? Che fa? Io lo sono e ho una sola certezza. Quando devo pagare l’IVA tutti si prodigano a spiegarmi che si tratta solamente di una partita di giro. Ma quando sono io a staccare una fattura e scrivo l’importo “+ IVA”, provoco reazioni scomposte, alcuni cominciano a negarsi al telefono, altri mi guardano male e qualcuno mi insulta pesantemente. Non è per buttarla sempre sulle differenze tra Nord e Sud Italia, ma fare il freelance da queste parti non è cosa semplice. Da queste parti è il Sud.   In una regione che ha fatto delle sovvenzioni pubbliche la fonte di sostentamento di milioni dei suoi abitanti, è inevitabile che il freelance si rivolga al settore pubblico per sottoporre progetti e sbarcare il lunario. L’impresa privata, sebbene sia più dinamica e smart, con le idee chiare e orientate al profitto e che si definisce 2.0 (anche se ne ignora il significato) rappresenta un'esigua fetta di mercato che tende a difendere la convinzione che il freelance debba lavorare gratis, solo per farsi pubblicità. Il sistema clientelare che ha dominato quest’isola ha...

Linea gotica

Mentre si sta celebrando il 70esimo anniversario della liberazione d'Italia dall'occupazione nazista, un'occupazione militare che sarebbe stata impossibile o comunque molto più difficile senza la collaborazione dei fascisti locali; mentre insomma si sta tornando a discutere sulla natura e le conseguenze della guerra civile, è bene ricordare quanto il nostro Paese fosse anche teatro decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale. Dall'agosto 1944 e fino alla seconda metà d'aprile del 1945 l'Italia è stata divisa in due da quella che i tedeschi chiamarono la Linea gotica (poi cambiarono il nome in Linea verde). Da Cinquale sul Tirreno, a due passi da Carrara, fino a Rimini le truppe naziste costruirono un sistema di bunker, trincee, trappole e ostacoli vari per rallentare l'offensiva degli Alleati.   Di quella parte della storia si parla poco, si predilige, e forse giustamente dal punto di vista della discussione su quella che è l'eredità e la lezione della Resistenza, concentrare il discorso sui partigiani, sulle scelte esistenziali e politiche che hanno fatto schierare la meglio gioventù...

Günter Grass. Sbucciando la cipolla

Sbucciando la cipolla è il testo-verità dell’ultimo Grass. Questo scritto autobiografico ormai considerato come il libro dello scandalo, scuote l’opinione pubblica scatenando una tempesta di prese di posizione, di giudizi e di commenti sulla stampa tedesca e internazionale nel mezzo dell’estate del 2006. Esso compare nelle librerie poco dopo che, il 12 agosto, in un’intervista rilasciata alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, lo scrittore danzichiano – ormai settantottenne – ne ha anticipato i punti salienti e ha dichiarato di aver finito per arruolarsi per poche settimane, negli ultimi mesi di guerra, in un reparto delle Waffen-SS, il famigerato corpo elitario dell’esercito tedesco composto da fedelissimi di Hitler, come volontario presso l’artiglieria contraerea. È un duro colpo per la sua immagine pubblica, che ne esce scalfita. Si fa a gara a rinfacciare a Grass i trascorsi giovanili, con il rischio che ne resti travolta la credibilità del suo ruolo di «apostolo della morale», secondo la formulazione del settimanale “Der Spiegel” che poco dopo, il 21 agosto, gli dedica una...