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Malpensa

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Malpensa. Gli occhi del mostro

Esistono luoghi che sono punti di partenza e di arrivo insieme, luoghi fatti di strade che non hanno nome, luoghi in cui incontri persone che non sai da dove vengono né dove vanno. Luoghi che nascono solo per consentire a qualcuno di andare da qualche parte, luoghi che non accolgono, accompagnano solo, come qualcuno che ti viene incontro e non ti dice il suo nome, ma ti prende per mano e ti porta dove chiedi. Luoghi che non vogliono essere interpretati, conosciuti, studiati, luoghi che vogliono solo aiutarti a trovare la strada, come un estraneo che ascolta pa­zientemente la tua storia ma non ti racconta la sua.   Ce ne sono tanti di questi luoghi-non-luoghi, ma ce n’è uno in particolare che ha sempre esercitato su di me un fascino misterioso: l’aeroporto. Per chi vive nell’eterna incertezza se partire o restare, se incamminarsi su una via secondaria o seguire la strada maestra, l’aeroporto rimane uno dei più grandi “mostri” da cui guardarsi, da osservare con estrema attenzione e da affrontare solo quando il coraggio pesa un po’ più della paura. Per chi è lacerato tra il desiderio di certezze e...

Martina Parenti e Massimo D’Anolfi. Il castello

L’attività critica non dovrebbe limitarsi alla considerazione dei film che escono in sala, assecondando un sistema che sembra ormai fare a meno della sua funzione o inglobarla nelle proprie strategie comunicative; a volte dovrebbe impegnarsi a costruire uno spazio di visibilità alternativo, che metta a fuoco ciò che è sfuggito alla miopia della distribuzione. Per questo la recensione di Odeon questa settimana è dedicata a un film che molti purtroppo non potranno vedere, dato che per ora esce eccezionalmente in un’unica sala a Milano, ma che proprio in ragione di questa eccezionalità ci è sembrato importante segnalare.   Il castello è il titolo programmaticamente kafkiano che Martina Parenti e Massimo D’Anolfi hanno dato al loro documentario sullo scalo internazionale di Malpensa, nel quale esplorano la soglia di visibilità di un potere pervasivo e sfuggente come quello che tiene sospeso l’agrimensore K. L’aeroporto come frontiera cruciale della contemporaneità, diaframma vitreo e impersonale che accoglie e respinge, si riempie e si svuota, attraversato da flussi anonimi...