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Milano

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Dialogo di due milanesi (in vacanza) sull'Expo

In un agriturismo del centro Italia, ai bordi della piscina, due signori milanesi, all'inizio dell'età di mezzo, conversano ai bordi della piscina. A: Devo dire che quest'anno il caldo è stato tremendo. Non ha mai smesso. B: Non lo dica a me. Mi fermo solo una settimana e poi si ricomincia. A: Anch'io ho preso meno ferie ad agosto perché avevan detto che la città sarebbe stata piena di gente per via dell'Expo e invece... B: No, ma guardi. Gente ce n'era. Magari non si vedeva tanto. Comunque la città era più viva del solito. Volendo ogni sera c'era una cosa diversa da fare e poi c'era lo stesso Expo. Con 5 euro, la sera ti fai una girata e ti diverti. A: Ma perché lei quante volte c'è stato? B: Due volte di giorno e due di sera. E ci ritorno! A: Uella peppa! Che esagerato! B: Ma guardi che non ė mica male. E poi non è che c'è un Expo tutti gli anni. A: Sarà. A me han detto che è un po' una baracconata, che allora tanto vale andare a Gardaland. B: E chi glielo ha  detto? A: Ma si sente in giro: che era partito con il tema di nutrire il pianeta e...

Expo e dintorni: Siamo tutti qui

Un cartello che pubblicizza la vendita dei biglietti per Expo presso un’edicola del centro di Milano mi ossessiona da mesi, dice: «Ci sarà il mondo… e tu?».   Essendo sulla strada per tornare a casa lo leggo spesso, mi provoca, ma da qui a farne fotografia passano i giorni.   ph. Antonino Costa   Anche quest’uomo, questo mendicante lo vedo da quando è iniziato Expo. Pure lui si trova in uno di quei tragitti che mi riportano a casa, sta là pure nelle ore più calde di questi ultimi giorni di luglio. Arriva dalla Turchia; lo saprò soltanto nel momento che gli chiesi se potevo fotografarlo. Il mio presagio è che dureranno in quella posizione fino al prossimo autunno.

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Olivo Barbieri. Ersatz Lights

Stiamo assistendo a un momento di notevole attenzione nei confronti dell’opera di Olivo Barbieri. Innanzitutto, da fine maggio scorso, il MAXXI di Roma ha intrapreso un percorso lungo sei mesi (dal 29 maggio al 15 novembre 2015) e oltre trent’anni, intitolato appunto Olivo Barbieri. Immagini 1978 - 2014. Il viaggio retrospettivo è curato da Francesca Fabiani e si alimenta di oltre 100 opere, diverse per temi e obiettivi, ma accomunate da quella che, in qualche modo, sembra l’egida estetica che illumina tutto il lavoro di Barbieri, e per parole sue: "Non mi ha mai interessato la fotografia, ma le immagini. Credo che il mio lavoro inizi laddove finisce la fotografia."   L’evidenza di questo paradosso sta nel fatto che a renderlo tale sarebbe l’autore della sua affermazione, vale a dire un fotografo. E allora, forse, abbiamo già individuato la ragione che fa il paradosso così prezioso o, perché no, tutt’altro che un paradosso: dovremmo provare, ci dice Barbieri, a non accontentarci della definizione di fotografo, a invertire la direzione, quasi lasciando perdere l’autore e badando a ciò di...

Expo e dintorni. Marco Cavallo va all’Expo

Io e Marco Cavallo siamo coetanei. Quando andai a trovarlo nel quartiere Adriano a Milano, presso la Casa della carità, nel vederlo per la prima volta mi fece un certo piacere, come dire una simpatia immediata, forse per l’età in comune o per il suo aspetto fiero e giocoso di macchina teatrale viva; per ciò che era stato nell’anno 1973 e per le sue imprese più recenti condotte sempre nella sua irreprensibile livrea azzurra.   Marco Cavallo   La piccola cerimonia di benvenuto per il suo arrivo era già trascorsa; qualcuno degli ospiti della casa lo stava osservando, lo contemplava da una certa distanza. Ora attorno a lui c’erano quattro mocciosi che si facevano una guerra d’acqua abbastanza cruenta, che presto sfociò in riferimenti a chi li aveva generati. Credo comunque giocassero. Seppi mantenere un certo distacco da loro per non finire arruciato mentre fotografavo il cavallo.   Marco Cavallo   Marco Cavallo avrebbe passato la notte lì e poi l’indomani un altro trasferimento; dentro al sito di Expo per essere posto davanti al Padiglione Kip International School adiacente al...

Gelsi bianchi e gelsi neri

Margini del Parco Nord, periferia milanese. Stupefatta, assisto a un gesto che non vedevo da tempo: un signore esce dall’automobile, si avvicina a un albero, afferra la frasca più bassa per raccoglierne i frutti. Niente di strano se fosse un susino o un fico. Ma l’albero è un gelso, e i frutti – o meglio i falsi frutti o sorosi – piccole more scure (Morus nigra) o chiare (Morus alba).     La scena mi riporta indietro, sulla carretta del nonno verso il campo in collina: lui a far la foglia ai gelsi bianchi, preferiti dai suoi bachi da seta, io a far scorpacciate di more nere, le più grandi e dolci. Gesti, abitudini, mestieri scomparsi; di quando la terra lombarda era percorsa da filari capitozzati, potati a misura di raccolta. I gelsi, li piantavano ovunque: anche maritati alla vigna, lungo i fossi e i confini dei poderi. C’erano i bachi voraci e la vita grama delle filande da alimentare. Ogni cascina un gelso nell’aia e le logge con i graticci per i “caalér” (così si chiamavano i bachi da seta nel mio dialetto).     Il gelso bianco fu importato in Europa dall’...

Un profugo nella stazione di Milano

Il silenzio dorme con le ginocchia in bocca. Daniel Fajnachen si risveglia con la mano spiaccicata sulla palpebra e la lingua attaccata sotto la volta asciutta del palato. Nella carrozza non vola una mosca e un caldo appiccicaticcio appanna i vetri. Fuori piove, copiosamente. Il treno sta viaggiando a bassa velocità, sporco e puzzolente. Fajnachen afferra dal sedile di fianco un giornale sgualcito. Lo sfoglia provando a leggere qualcosa in quella lingua che un tempo conosceva bene. Si dà molta importanza alle catastrofi naturali: da una settimana diluvia su tutta la Lombardia. Tra l’altro è esondato, per l’ennesima volta, il Seveso, allagando un pezzo di Milano e dando così un senso letterale al quartiere Isola, a sinistra della Stazione. Sempre sulla prima pagina, in taglio basso, lo colpisce un titolo: “Corruzione per gli appalti Mose. Arrestato Paolo Giangrandi, docente alla Facoltà di Architettura di Venezia”. Giangrandi era stato il suo professore, e ora forse il suo unico possibile contatto telefonico a Milano. Fajnachen ha una fitta al cuore e cade in un leggero stato di confusione. Non riesce, tra l’altro, a...

Leonardo and friends

In una serata non ancora troppo arroventata sono in coda davanti a Palazzo Reale in attesa di visitare Leonardo 1452-1519, la mostra fiore all’occhiello tra quelle organizzate dal Comune di Milano in occasione di EXPO. Dietro di me una panettiera si lamenta con l'amica che, dopo essersi finalmente fidanzata, ora convive con un precisetto che la comanda fin nelle piccole cose e rimpiange l’antica libertà. Davanti a me un signore siciliano continua ad ammiccarmi. Vorrebbe che intervenissi davanti alle proteste di una madre e di una figlia che accompagna: non hanno pazienza di aspettare e vorrebbero mangiare qualcosa prima della visita. Pochissimi gli stranieri. Ascolto in silenzio. Mi piacerebbe raccogliere i miei pensieri (e capire dove si sono ficcati i miei amici), in attesa di entrare nella "mostra del secolo (…) la più importante monografica mai realizzata in Italia", come recita il sito ufficiale. La mostra è vasta, non d’occasione, organizzata per temi e, pur disponendo di soli 6 quadri di Leonardo, ha un gran numeri di stupendi disegni, ricostruzione di macchine, opere di grandi maestri (Botticelli, Verrocchio,...

L'altro Matteo

Matteo Salvini #ilMilitante (goWare 2015), di Alessandro Franzi e Alessandro Madron ricostruisce meticolosamente la cronistoria dell’altro Matteo, dagli anni della militanza all’epoca della svolta “patriottica” e dell’occupazione incontrastata dell’area di centrodestra. Il risultato di tale analisi è “un umile lavoro di cronisti di strada, non di politologi” (p. 12) che non intende meramente elencare le provocazioni continue del leader, semmai spiegare il modo in cui “Salvini è diventato Salvini” (ib.). La storia narrata dagli autori interseca continuamente il piano biografico con la parabola evolutiva della Lega e con le macro-vicende che hanno mutato il panorama politico nazionale. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un giovane ambizioso che, seppur rimanendo a lungo “schiscio” e operando nel solco della tradizione, ha saputo scalare il partito, modificandone natura e finalità, al pari del suo omonimo antagonista. Anche questo Matteo ha cambiato spesso direzione e punto di vista. Ha anche rottamato, forse meno platealmente, la vecchia dirigenza. Anche egli ha fatto...

Pisapia, Milano, il vuoto e l’illegalità

Caro Direttore, non so se hai avuto modo di sfogliare il libro di Gabriele Basilico dedicato a Milano pubblicato in questi giorni (Milano. Lettera alla mia città, Contrasto). Contiene il racconto della sua città in bianco e nero: strade deserte, capannoni industriali, lampioni, e poi i grandi palazzi del centro e le periferie, il tutto colto con un occhio sironiano. Davvero un libro emozionante per chi conosce Milano, e probabilmente anche per chi non la abita. Attraverso questi scatti chi l’ha poco frequentata può farsi un’immagine di una metropoli poco seducente, a tratti persino brutta, eppure dotata di un fascino estremo cui è difficile sottrarsi. Città di pietra, mattoni e cemento nelle immagini di Basilico s’apre all’improvviso nel colonnato interno di Sant’Ambrogio, nelle vestigia romane di San Lorenzo e nelle guglie sottili del Duomo, e rivela così la sua doppia anima.   ph. Gabriele Basilico   Se avrai modo di guardare il libro ti accorgerai che a un certo punto, qualche anno prima della sua scomparsa, Basilico aveva cominciato a fotografare Milano in un modo diverso, a colori, come...

Qui, lì, là

Gocciolano come grani di pioggia fitta i nomi e le parole che da una parte all’altra del confine italo-svizzero scandagliano la terra, e scendono per gorghi tra un alto e un basso orografico che le muta; o, sospese nell’etere celeste, si irradiano per l’aria oltrepassando le frontiere, rubate un po’ qui un po’ là alla potenza delle radiazioni radiofoniche – l’RSI della Svizzera italiana –, sfuggite al ristretto suolo delle trasmissioni elvetiche che raggiungono l’alta Milano nel DAB già circolante, ma ai più ancora sconosciuto. È uno scendere di nomi verso valle – il nome di un cantone, Ticino, trascinato a sud nel letto di un fiume – è il mostrarsi bizzarro di una lingua che nella frontiera cambia forma secondo la mutevole realtà che ha luogo sul confine: la continuità docile del paesaggio che gradatamente trapassa in monti, di pendio in pendio, d’albero in albero; e il cambio di culture che si dissomigliano per divaricazioni, inversioni, aggiustamenti, interferenze. Di qui legge e di lì storpiatura: un maschile che diventa femminile, il suono di una...

A piedi

Ho percorso a piedi la via Gallarate costeggiando l’infinito Cimitero Maggiore che copre un’area di 678.000 metri quadrati, più avanti c’è il sito di Expo 2015 che secondo le fonti di Assolombarda, si estende su un’area di circa un milione di metri quadrati.  Ancora più avanti volgendo leggermente a levante, si trova la casa di reclusione di Bollate; non ho trovato informazioni sull’estensione del carcere, ma sulla capienza sì: 970.   ph. Antonino Costa   A guardare su una mappa queste grandi recinzioni per l’umanità, costruite vicine, provo un certo sconcerto. Ero andato a vedere il parcheggio Merlata, che prende il nome dalla cascina che c’è nelle vicinanze. La curiosità mi venne dopo aver letto le polemiche sui biglietti serali Expo; gratis per chi arriva al sito con l’auto e usa i parcheggi.   ph. Antonino Costa   Mi sarebbe piaciuto arrivare anche a quelli più lontani: Arese (Ex Alfa Romeo) e Trenno, per vederli, fotografarli, ma non avendo la macchina (sto giro neanche quella fotografica e ho usato il telefonino) l’unico...

Expo: Surplace

Luglio non vuol bene a Milano: l'afa, il caldo opprimente, l'esercito delle zanzare. I milanesi lo sanno e cercano di difendersi rifugiandosi nell'aria condizionata degli uffici, sotto le pale dei ventilatori, uscendo sempre prima al mattino. Le vacanze sono un miraggio, nonché l'unico argomento di conversazione. "Giù" è la parolina magica dei tanti che sono saliti dal Sud, anche negli ultimi anni. Giù è un meridione dell'anima, un sogno di mari dal blu rilucente, di mozzarelle e burrate freschissime, di pomeriggi interminabili e parenti assillanti, ma questo di solito è tralasciato. Nonni e nipoti sono stati spediti al paese o alla casetta di vacanza conquistata da generazioni che erano in grado di risparmiare. Tempi che sembrano lontanissimi.   Se ė più difficile vedere per strada i bambini, non sono stati tuttavia sostituti dai turisti dell'EXPO. I negozianti, che piangono sempre, lamentano un calo del giro d'affari del 30%, e accusano gli organizzatori di EXPO di concorrenza sleale, soprattutto i ristoratori, penalizzati dal biglietto serale a 5 euro. Gli organizzatori respingono...

Ancora da Ghiffa a Lugano passando questa volta per Brissago

Mi trovo a Brissago, sulla sponda svizzera del Lago Maggiore, la west coast del Verbano. Seduta su una panca vista lago, ho di fronte a me, sull'altra sponda, un massiccio di colline verdi poco edificate (per il momento), separate da un tratto di acque lacustri. Sotto di me, direttamente sulla riva, un brutto edificio, il solito parallelepipedo di cemento, non del suo usuale color grigetto bensì dipinto, questa volta, di rosa, forse per farlo apparire meno deprimente. Sono lì che attendo la corriera che mi porterà a Locarno, dopo essere scesa dalla corriera che da Intra mi ha trasportata fin qui per una modica cifra. Anche il servizio era stato comunque modico: poche corse giornaliere, un mezzo vecchio, rumoroso e mal ammortizzato che ti spara nella schiena tutte le buche della strada. Il paesaggio però merita il viaggio scalcagnato. La strada si snoda parallela alla linea della costa, attraversa paesi, costeggia da una parte spiagge e calette, dall'altra la scarpata della strada sommersa dal verde. Non dovendo guidare e trovandomi in posizione elevata, scorgo molti più particolari e me li godo. Dalla parte del lago si aprono soprattutto...

Le cascine di Milano

Nel 2012 le abbiamo incontrate per la prima volta grazie a una trasmissione tv che illustrava la realtà in continua crescita della Cascina Cuccagna: dopo decenni di degrado, l’edificio aveva rivisto la luce attraverso l’impegno e la grande forza di volontà di diverse associazioni, comitati e semplici volontari. Accettando la sfida di rimetterla in piedi, hanno saputo guardare oltre l’apparenza e hanno sognato in grande: oggi la cascina è un centro polifunzionale partecipato, attivo e frizzante, dove si può alloggiare, mangiare, acquistare i prodotti a filiera corta, dove potersi incontrare e parlare.     Noi che viviamo in piccole province che non conoscono le dimensioni di una metropoli, noi che pensavamo che Milano fosse “solo” musei, negozi, Brera, San Siro e Piazza Duomo, siamo rimaste colpite e abbiamo fin da subito guardato con attenzione e curiosità a questa anomalia, pensando che fosse veramente un oggetto alieno nel tessuto urbano. E invece, ben presto abbiamo scoperto un vero e proprio tesoro nascosto formato da almeno 60 cascine comunali e altrettante private sparse in maniera abbastanza...

Milano, Italia: l'assedio (illegale) al Monumentale

Se fossi il ministro per i Beni culturali chiederei ai Baustelle di poter usare una loro canzone per far capire a cosa servono, davvero, «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione» (art. 9 Cost.). Quella canzone è Monumentale, un invito a varcare la soglia nel Cimitero Monumentale di Milano per sottrarsi alla dittatura totalitaria di un presente effimero: «Quindi lascia perdere i programmi /coi talenti, i palinsesti, /per piacere non andare a navigare sulla rete, /stringi forte chi ti vuole bene / tra le tombe del monumentale, /trovi Dio, trovi Montale, ed un’opaca infinità. /Quindi lascia perdere i salotti /coi talenti e le baldracche, /vieni all’ombra dei cipressi /dona amore, al pomeriggio /a chi sospende la sua vita /tra le urne amiche del monumentale, / di realtà e d’irreale, vieni a fartene un’idea».   Ma se oggi qualche milanese, o qualche italiano, memore della propria umanità accettasse l'invito dei Baustelle e andasse al Monumentale: ebbene, sprofonderebbe nel gorgo contrario, quello di una speculazione edilizia che – incurante del buon senso e perfino della...

Poppies! (and cornflowers)

Paradossi del paesaggio postmoderno: per ritrovare insieme fiordalisi e papaveri bisogna andare all’Expo. Per l’universale occasione li hanno seminati negli spazi verdi intorno ai padiglioni, mentre in centro vestono a nuovo le aiuole del Castello Sforzesco con il compito di richiamare alla memoria i campi di grano. Quelli di una volta, quelli ritratti da Claude Monet nei suoi celebri en plein air, vittime oggi di un’agricoltura noiosa, armata di diserbanti e volta al massimo profitto, ma che non sa (non vuole) sfamare l’intero pianeta. E pensare che mia madre raccoglieva le giovani rosette basali dei papaveri – le chiamava, chissà perché, “madonnine” – per dar gusto e consistenza alle misticanze.     Erbacee annuali, con radici a fittone, gambi nudi e pelosetti, fiori solitari, inodori ma dai colori squillanti, rosolacci e garofani dei prati (questi i loro nomi volgari) approfittavano volentieri dei coltivi per dar forma con le spighe dorate all’emblematico bouquet estivo. Scacciati dalle colture, quanti cappelli di paglia orfani! Quanti fiordalisi in crisi d’identità, in cerca di...

Malpensa. Gli occhi del mostro

Esistono luoghi che sono punti di partenza e di arrivo insieme, luoghi fatti di strade che non hanno nome, luoghi in cui incontri persone che non sai da dove vengono né dove vanno. Luoghi che nascono solo per consentire a qualcuno di andare da qualche parte, luoghi che non accolgono, accompagnano solo, come qualcuno che ti viene incontro e non ti dice il suo nome, ma ti prende per mano e ti porta dove chiedi. Luoghi che non vogliono essere interpretati, conosciuti, studiati, luoghi che vogliono solo aiutarti a trovare la strada, come un estraneo che ascolta pa­zientemente la tua storia ma non ti racconta la sua.   Ce ne sono tanti di questi luoghi-non-luoghi, ma ce n’è uno in particolare che ha sempre esercitato su di me un fascino misterioso: l’aeroporto. Per chi vive nell’eterna incertezza se partire o restare, se incamminarsi su una via secondaria o seguire la strada maestra, l’aeroporto rimane uno dei più grandi “mostri” da cui guardarsi, da osservare con estrema attenzione e da affrontare solo quando il coraggio pesa un po’ più della paura. Per chi è lacerato tra il desiderio di certezze e...

Gli spazi della politica

Viceversa è una nuova rivista di architettura online. Diretta da Valerio Paolo Mosco, ha appena pubblicato il primo numero dedicato a “Gli spazi della politica”, curato da Giovanni La Varra. La rivista uscirà con periodicità bimestrale, il secondo numero, dedicato al cantiere e curato da Pietro Valle, uscirà a fine maggio 2015. Viceversa #1 si trova su 011+ o su ISSUU.   Del primo numero pubblichiamo l’articolo del curatore.         Si potrebbe datare con una certa precisione il crollo dell’influenza del comunismo in Italia, in Europa e nel mondo. Nell’estate del 1986, dopo anni nei quali la Festa dell’Unità milanese veniva organizzata sul Monte Stella – la “montagnetta” pensata da Piero Bottoni a conclusione del disegno del QT8 – il più grande partito comunista dell’occidente, il PCI, decise di spostare la festa alle pendici del Montestella, nel parcheggio e nello spazio appena inaugurato del Palatrussardi, ove tuttora si svolge. Il Palatrussardi, un luogo per “eventi”, opera temporanea e smontabile, era allora uno dei...

Mia madre e l'Expo

Mentre scrivo un elicottero mi sorvola la testa. A poche centinaia di metri da me cerca di riposare Michelle Obama con le due figliole. È lei la prima rockstar ad arrivare in città per EXPO. In queste settimane sono passati Putin, con la sua auto blindata, insieme a Renzi e con il quale ha bevuto una kvas, David Cameron, il presidente dell’Irlanda, un poeta che pare abbia fatto un bellissimo discorso sull’importanza che questa generazione non scarichi sulla prossima il problema della fame nel mondo; è in arrivo Hollande e molti altri.   Quasi tutti vanno direttamente ad EXPO senza fermarsi in città. Diversa la scelta della first lady americana che ha requisito due piani di un albergo centralissimo, ha visitato il Cenacolo vinciano, ha preparato un’insalata di pollo con gli studenti della scuola americana di Milano, concedendo alle sue ragazze uno shopping tour nella zona di corso Como. I cronisti l’hanno descritta stanca, ma sorridente. In maniera non troppo percettibile il numero dei visitatori sta aumentando. Queste le principali tipologie da me ravvisate: solidi americani in short e zainetto, giapponesi in fila indiana...

Atelier dell'Errore

Tre grandi carte installate al Buchheim Museum (Museo della Fantasia) di Bernried nei pressi di Monaco di Baviera, stese su pannelli di enormi dimensioni accolgono i visitatori della mostra. Ritraggono alcuni animali dello zoo fantastico di Giulia Zini: Orso Bruno, Golilla Madredipella, Catoblepa Occhi Luminosi, Pirottico Ferrocito, Piotruco che guarda le femmine, Piraostre Elegante, Cerva Di Santo Eustachio Gesù Infinito. Sono pastelli e disegni su carta che Giulia abbozza e campisce stando molto vicina al foglio, quasi aderente, sdraiata. Con dedizione assoluta questa ragazza di diciassette anni ha tracciato linee e segni sull’enorme spazio bianco appoggiato al pavimento dell’Atelier dell’Errore di Reggio Emilia. Con queste opere Giulia ha vinto nel 2014 il premio euward 6, art in disability, prestigioso concorso europeo di Outsider Art, organizzato dall’Augustinum Stiftung di Monaco uno dei più noti al mondo, con un catalogo dove campeggia in copertina un suo contributo. In giuria Arnulf Rainer e Roger Cardinal, due grandi esperti di questa arte.   Scoiatto Motosega, Giulia, Atelier dell'Errore   Tra qualche giorno, il...

Quale teatro per Expo 2015?

Dopo mesi di controversie e attese, Expo 2015 ha aperto le porte. Mentre Milano cambia volto mostrando la nuova Darsena e il discusso Expo Gate, e mentre rimbalzano le polemiche sul numero di visitatori inferiore al previsto, cosa accade nel mondo teatrale meneghino? L’invito, da parte del Comune, è stato quello di contribuire a creare un grande palinsesto integrato da maggio a ottobre, dal nome Expo in città: un piano di comunicazione pensato per amplificare la visibilità di ogni iniziativa.   Eresia della Felicità, Santarcangelo   E i teatri, va subito registrato, hanno risposto. Non senza polemica: c’è chi fa notare che un programma ad hoc necessita di fondi ad hoc; e da più parti si torna a criticare (e non a torto) la scelta di limitare la programmazione dell’Open Air Theater, spazio scenico interno all’area espositiva, a un unico spettacolo della multinazionale canadese Cirque di Soleil. Ma i milanesi non sono abituati a restare inattivi, e non sopportano la prospettiva di perdere un’opportunità. Ed ecco allora comparire cartelloni estivi composti per l’occasione, ed ecco...

Non sei mai stata così bella

Non sei mai stata così bella, oltre a essere uno scatenato musical con Fred Astaire e Rita Hayworth, è una di quelle frasi che gli sceneggiatori dell’epoca d’oro di Hollywood mettevano in bocca a fidanzati impacciati che cercavano di ottenere il bacio di fine serata dalle Doris Day di turno.   «Milano non è mai stata così bella» è anche una frase che si sente risuonare in questi giorni girando per la città: la Darsena finalmente riempita d’acqua, il Centro messo a nuovo e un fiorire di iniziative, mostre, concerti, incontri che gonfiano le gote dei lodatori della città. Orgoglio meneghino? Concerto di bauscia? Può darsi, ma lo spirito autoincensatorio cittadino va insieme alle lamentele sul fatto che i famosi turisti dell’EXPO in città non arrivano. La delusione dei negozianti e dei ristoranti, gli «io lo avevo detto» dei taxisti, trovano ampio spazio nelle pagine locali dei quotidiani.   Fondazione Prada, Milano, veduta della mostra "Serial Classic" a cura di Salvatore Settis   2,7 milioni è il numero ufficiale dei visitatori del...

Expo e dintorni: c'è qualcosa di arlecchinesco

Sui sedili di Expo c’è posto per tutti. Chi non potrà permettersi il biglietto di entrata nel mega recinto che racchiude il mondo e il suo cibo migliore, potrà partecipare all’Evento da qui, dal Corso Vittorio Emanuele.   ph. Antonino Costa   Per chi resta fuori, c’è disponibile un libretto giallo e con dorso psichedelico in nero e bianco che in 159 pagine guida agli eventi in città. Commistioni tra moda e bellezza, design e cibo, cultura e innovazione; dialoghi tra chef e architetti/designer/fotografi, industriali e stilisti (e per mio vaneggiamento e immaginazione: tra pastori e zolfatari che mangiavano “pane e coltello”, tra contadini e muratori e magari tra pescatori e assessori). È il primo numero, relativo al mese di maggio. Qui di salvare il pianeta non se parla, ognuno ce la deve fare da sé, con creatività e col proprio lavoro. Usando la pubblicità, ma soprattutto con l’italianità.   ph. Antonino Costa   Io sono un po’ confuso, non so più cosa fotografare. Cos’è Expo? una grande fiera commerciale o un movimento...