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Milano

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Expo e dintorni: c'è qualcosa di arlecchinesco

Sui sedili di Expo c’è posto per tutti. Chi non potrà permettersi il biglietto di entrata nel mega recinto che racchiude il mondo e il suo cibo migliore, potrà partecipare all’Evento da qui, dal Corso Vittorio Emanuele.   ph. Antonino Costa   Per chi resta fuori, c’è disponibile un libretto giallo e con dorso psichedelico in nero e bianco che in 159 pagine guida agli eventi in città. Commistioni tra moda e bellezza, design e cibo, cultura e innovazione; dialoghi tra chef e architetti/designer/fotografi, industriali e stilisti (e per mio vaneggiamento e immaginazione: tra pastori e zolfatari che mangiavano “pane e coltello”, tra contadini e muratori e magari tra pescatori e assessori). È il primo numero, relativo al mese di maggio. Qui di salvare il pianeta non se parla, ognuno ce la deve fare da sé, con creatività e col proprio lavoro. Usando la pubblicità, ma soprattutto con l’italianità.   ph. Antonino Costa   Io sono un po’ confuso, non so più cosa fotografare. Cos’è Expo? una grande fiera commerciale o un movimento...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Via De Amicis, una foresta di simboli a Milano città dell’Expo

Qualcuno tornerà a scrivere «Muri puliti, popolo muto» in via de Amicis a Milano dove il 3 maggio scorso ho osservato la sfilata Milano non si tocca organizzata dal sindaco Pisapia dopo il riot urbano NoExpo del primo maggio. Se così fosse, questa scritta sarà la constatazione di una rimozione e il sedimento di una disperazione per l’irreversibilità di un fatto. Un popolo, se esiste, è muto. I cittadini, se esistono, si tengono per sé pensieri che sono singulti e non discorsi. Tutto il resto è silenzio. Quello che regna in una democrazia dove tutti parlano e nessuno ha voce.       “Carlo Vive” Centinaia di persone, giovani e volontari, e poi borghesi, di sinistra, armati di spugnette e di uno sgrassatore domestico hanno iniziato a scolorire la scritta “Carlo Vive”, supportati dalle potenti macchine idropulitrici dell’Amsa. Una scritta, simbolo di una generazione, ridotta a “sporcizia”, a vandalismo, a segno senza significato. Per questo cancellata.   È doloroso vedere una testimonianza cancellata sotto gli occhi, quattordici anni dopo Genova dove Carlo Giuliani è stato ucciso da un colpo di pistola di un carabiniere. Un atto tanto più forte perché non l’ha...

Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di appartenenza...

Lo strano caso del cane nel forno a microonde

Sul tram a Milano. Una signora seduta proprio davanti a me sta parlando con un conoscente in piedi. Gli racconta del furto compiuto in casa sua. Si sono arrampicati sul terrazzino; forzata la finestra sono entrati. Hanno rubato poco o nulla. Non aveva preziosi o denaro, ma le hanno devastato la casa. Commenta: «Nulla rispetto a quanto è accaduto a una mia conoscente. Pensa, sono penetrati nell’appartamento durante una sua breve assenza e, dopo aver rubato quello che potevano, prima di andarsene hanno infilato il suo piccolo cane nel forno a microonde e l’hanno cotto». Il signore in piedi ha un moto di sconcerto. «Non è possibile!», esclama. Al che la signora conferma: «È proprio così».   Sceso dal tram vado a un incontro con alcuni pubblicitari, studiosi di marketing e semiotici. Racconto loro la storia del cane nel microonde. Uno degli astanti consulta subito il suo smartphone. Trova che qualcosa del genere è accaduto; non a Milano, bensì a Chivasso. A fine dicembre c’è la notizia di una pensionata che vive sola in un condominio del quartiere “La Quiete” (cos...

Expo e dintorni: Expop

La parte migliore si è consumata nell’attesa. Cosa ci lascerà Expo? la darsena? spero che ci potremo nuotare o fare un giro in barca a remi (senza dover indossare obbligatoriamente dei giubbotti salvagente), godere a pieno dell’elemento liquido oltre ad essere, si capisce, facile pesca, in un bacino di spazi pubblicitari. In questo splendido giorno di sole a solcarne le azzurre acque sono il gommone della polizia municipale e quello della protezione civile.     La darsena è nuova di pacca, è aperta, ce l’hanno consegnata: muretti ancora immacolati fanno da contrasto ai “sentieri di città” che sembrano essere lì da sempre, invece si sono formati velocemente, per il valico di percorsi alternativi, per tagliare meglio gli spazi.     Ero andato a fotografare l’insegna di una pizzeria-kebab più giù a sud, fuori dalla porta Cicca; come nel primo articolo volevo trovare le risposte in posti come questo, defilati. Decisi di tornare al crepuscolo, quando l’insegna si sarebbe accesa.     Postilla   A proposito di muri puliti e ripuliti, ho...

Dateci

Sono rimasto attonito per quello che è successo a Milano nei giorni scorsi ai margini e in coda al corteo dei No-Expo. La manifestazione dei ventimila giovani, e non più giovani contestatori, della Esposizione Universale è scomparsa dietro i fumogeni e le fiamme dei Black bloc. L’ha ricordato uno dei più acuti analisti del linguaggio, Stefano Bartezzaghi, in un passaggio della sua intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un’annotazione passata inosservata ai più. Ho seguito la manifestazione dei milanesi che hanno reagito ripulendo la città e dicendo basta a queste violenze gratuite. Un gesto civile e generoso, che ha fatto seguito al nichilismo dei ragazzi in felpa nera, casco e maschera antigas. Ieri su “il Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia pontificava riguardo il conservatorismo che avanzerebbe nel paese, richiesta di normalità, e anche di ordine, sebbene Galli Della Loggia non usi queste parole, e che ha assunto ora l’aspetto di Matteo Renzi, politico dotato di grande energia, ma privo di un vero progetto di società futura. Riguardando nel web le immagini della distruzione nelle strade di Milano mi è tornata in mente una poesia di Primo Levi che trascrivo...

C'era una volta la Buona Scuola

Negli ultimi giorni la mobilitazione di docenti, studenti e genitori contro il progetto di riforma della scuola è stata molto intensa. Il clima di festa e protesta, che si è visto nelle principali città italiane, ha preso il posto delle immagini dei danneggiamenti di Milano e dei precari caricati a Bologna nei giorni scorsi. I giornali riferiscono di decine di migliaia di persone in piazza e di uno sciopero generale con un’adesione che si aggira all'80%; tanti gli studenti. Le cifre sarebbero 25mila a Roma, 20mila a Milano, 10mila a Torino, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Un successo in ogni caso per i sindacati, in un momento in cui lo sciopero come strumento di rivendicazione è vissuto con sfiducia. Da segnalare la presenza di tante scuole primarie e bambini: a Torino (dove ero) è stata la cosa che più ha colpito l’occhio, con i cori delle scuole elementari e i piccoli striscioni di carta colorata: «la scuola di Renzi e di Giannini/non è la scuola dei bambini».   Robert Doisneau   La sensazione comune è che ci fossero tutti quelli che ci...

Alla ricerca della lingua del tempo

Il 7 maggio, alla sala Fontana di Milano, la rivista online di teatro ragazzi “Eolo” consegnerà un premio “alla gratitudine”, non alla carriera, a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, incantatore. Le motivazioni spiegano a chi non lo conosce qualcosa di questo artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni.   Si legge: «Eolo Awards 2015 alla gratitudine a Giuliano Scabia per aver imbevuto della sua poetica e del suo modo di rivivere l'arte teatrale tutto il teatro ragazzi italiano. È infatti lui che ci ha insegnato a sperimentare sempre e comunque nuovi confini e forme, è lui che ci ha insegnato a essere sempre fuori dall'ordinario, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e, soprattutto, di nuovi pubblici, convinto che ‘coloro insieme ai quali canti, modificano il tuo canto’ e ben lo sappiamo noi che viviamo a contatto sempre con i cuccioli d'uomo....

Lugano. Verso ovest

Per alcuni anni della mia vita, mentre ero un giovane apprendista regista radiofonico, ho frequentato il Ti­cino e in particolare Lugano. Lavoravo come assistente regista di Sergio Fer­rentino alla produzione di alcuni suoi radiodrammi, tra i quali, in particolare, uno sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado, messo poi in scena come si faceva alla radio una volta, con gli attori in diretta e il pubblico in sala, dall’auditorium della Radio sviz­zera italiana, il 29 novembre 2006. Ma questa è un’al­tra storia.   ph. Giovanna Silva   A Lugano ho passato molti mesi quell’anno, il 2006, a lavorare con i tecnici, a fare le prove con gli attori, a registrare suoni di guerra sulle colline insie­me all’esercito svizzero. In primavera albergavo in un piccolo hotel a conduzione familiare, pieno di italiani immigrati dal Meridione. In autunno, nei giorni pri­ma della diretta, ci trasferimmo tutti di fronte al lago, in un hotel che portava il nome del famoso educatore, filosofo e riformatore svizzero Johann Heinrich Pe­stalozzi.   ph. Giovanna Silva   All’interno dell’albergo c...

Expo e dintorni: Expo al via

Molto bene. Oggi è il primo maggio. Il giorno della strage di Portella della Ginestra, nel 1947. Vorrei essere in Sicilia, a Palermo in questo giorno di festa, festivo meglio. Da calendario.     Invece devo trovare la forza di prendere la macchina fotografica e andare il giro a fotografare per la rubrica In-Expo. Il cielo è coperto, vi dirigo lo sguardo, vedo volare i rondoni che anche quest’anno sono venuti qua a Milano. Imperterriti volano, cacciano, fanno il loro lavoro per il bene del mondo, proprio come Expo.     Maggio il mese delle rose e del mio quarantaduesimo compleanno. Bon! Prendo la macchina fotografica ed esco. Prima tappa Piazza Duomo, mi pare che ieri c’era il concerto d’inaugurazione dell’Evento.     Continuo a scrivere al rientro dal mio giro, nel frattempo c’è chi ha avuto il tempo di sfasciare auto, vetrine, incendiare negozi. Insomma reagire rabbiosamente al periodo storico.     Di contro lì a Expo, a Rho Fiera Expo c’era una calma pazzesca. Già sulla linea del metrò nessuna ressa e carrozze affollate. Sul posto si percepiva...

Le città fallite

«Roma ha accumulato 22 miliardi di euro di deficit ed è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati. Sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento economico». Basta un breve elenco per afferrare il perché del titolo dell’ultimo libro di Paolo Berdini, urbanista, ingegnere e scrittore, da tempo impegnato contro il consumo del suolo italiano, autore de Le città fallite, edito da Donzelli (2014).   «Le città, purtroppo e per fortuna, non sono equazioni matematiche, dove è sufficiente far quadrare una formula per risanare i bilanci. Le città sono, prima di tutto, luoghi ed esistenze». Così, attraverso un’accurata parabola storica, Berdini ricostruisce l'involuzione delle metropoli italiane, dall'avvento di Tangentopoli al recente Sblocca Italia fino allo scempio delle grandi opere contemporanee, raccontando...

Re/Search Milano

Libreria Popolare di via Tadino Giorgio Fontana   La prima cosa che noti, forse, è il legno. La quantità di legno che c'è ovunque — legno vivo, ripiani e librerie vecchio stile, non una traccia di metallo, in legno persino gli scaffali delle riviste — e che riviste: “lo Straniero”, “Left wing”, “A”, “Legendaria”, “Hystrio”, “Atti impuri”. Poi noti i libri, ovviamente: ovunque, belli stipati, non come in tante librerie di oggi dove lo spazio sembra più importante della carta. Qui la carta abbonda eccome; e di qualità. La libreria Popolare di via Tadino — nata nel 1974 su iniziativa di alcuni dirigenti Cisl, Mario Cuminetti, Lucia Pigni Maccia, padre Davide Maria Turoldo e altri — vanta una selezione mai scontata e fieramente indipendente. Tutto frutto del lavoro del barbuto Guido, ora in carico del negozio, e degli altri bravi librai. Mi raccomando, non perderti la ricca messe di testi anarchici sugli scaffali a sinistra dell'ingresso. E non perderti nemmeno l'assortimento di saggi sulla religione e sulla politica, le tante case...

Arts and Foods

In città la primavera trionfa: un bel sole scalda l’aria durante il giorno, per poi rinfrescare verso sera. Ne approfitto per andare in Triennale a vedere Arts and Foods, la mostra che è “il padiglione di EXPO in città”, fonte di polemiche per i costi (oltre 5 milioni di euro, ma Sgarbi dice sette) e per il compenso al curatore Germano Celant. Attraverso il Parco Sempione con i prati pieni di margherite e i fidanzati che si baciano sulle panchine mentre ripenso alle notizie più surreali delle ultime settimane: l'offerta del PD milanese di biglietti EXPO superscontati per i neo iscritti, oppure la lite sui ritardi di messa in opera tra Dante Ferretti, scenografo premio Oscar che ha per ora creato orrendi pupazzi arcimboldeschi, e gli organizzatori, risolta con la mediazione dell'ex presidente Napolitano (!). Polemiche più serie riguardano i bandi di gara creati ad hoc, ad esempio sulle affissioni che servono per nascondere i cantieri. Per non parlare di Farinetti che, con Eataly, ha in gestione i ristoranti dell’area senza regolare bando, ma lui se ne infischia degli agguati e contrattacca pubblicando un libro sul...

L'inconscio delle città

M. Una Metronovela (Einaudi, 2015) non è semplicemente uno tra i migliori libri di Stefano Bartezzaghi, ma inaugura con forza un nuovo tempo del suo lavoro di scrittura e di ricerca; quello di una maturità irregolare, storta, filosofica e letteraria insieme. Questo libro è innanzitutto una intensissima prova di letteratura, se per letteratura si intende, innanzitutto, la ricerca attiva di una lingua nuova, eccentrica, non prevista dal Codice ordinario del linguaggio, capace non solo e non tanto di raccontare la realtà, ma di redimerla.   La struggente e irresistibile Milano di Bartezzaghi, vista attraverso la lente privilegiata della metropolitana, delle sue fermate (Garibaldi, Moscova, Conciliazione, Porta Venezia, Loreto…) e delle sue linee (rossa, verde, gialla e lilla), non è quella da bere, quella degli stereotipi iperattivisti, dell’affarismo e dell’edonismo idiota, ma un luogo di fitte coincidenze e sovrapposizioni, stratificazioni e incroci, condensazioni e aperture, metonimie e  metafore che la rendono piuttosto simile ad un cruciverba dalla risoluzione impossibile. Questa Milano è la Milano che la...

Il Sacro Monte di Varese

Era una bella giornata d’aprile. Partimmo da Monza la mattina molto presto, diretti al Sacro Monte di Varese: uno sparuto gruppo di insegnanti alla testa di un manipolo di studenti, le terze dell’Istituto Statale d’Arte sperimentale. Anno 1985. Insegnare ci piaceva. Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Abbiamo sempre amato il corpo a corpo con la conoscenza, sorretto dalla volontà di trasmetterla. Ne facevamo tante di gite a quel tempo. Le chiamavamo escursioni didattiche perché si trattava di vere e proprie ricognizioni interdisciplinari sul campo di quanto affrontato in classe. E così il pullman che ci portava alla meta si trasformava in aula viaggiante, come ci aveva insegnato Silvestrini, il nostro nume tutelare, il leader morale e culturale, l’anima della nostra scuola.   C’erano: Marco, che insegnava Storia del Pensiero Scientifico; Letizia, Architettura; Liliana, Matematica e Fisica; Paolo, Geometria Descrittiva e Proiettiva e io, Storia dell’Arte. Ciascuno di noi aveva contribuito con le proprie competenze, come sempre facevamo, al buon esito di quel progetto di studio. Agli allievi quel giorno spettava il...

Expo e dintorni: umanità in ascolto

Una domenica, una delle ultime che precedono l’apertura dell’Evento, il tempo, quello atmosferico non è primaverile. All’Expo Gate si occupano di informare il Pianeta. Si legge in un cartello.   Umanità in ascolto, ph. Antonino Costa   Quel giorno il pianeta Terra aveva potuto assaggiare e scoprire prodotti tipici del piccolo Stato di San Marino, che dimora in seno alla nostra bella Italia. Gli sbandieratori hanno fatto la loro parte, ma io non li ho fotografati. Persi per sempre? Almeno per quanto riguarda Expo 2015.   Stargate, ph. Antonino Costa   Mi ero lasciato distrarre dai tracciati geometrici dei tralicci della struttura Expo Gate e mentre fotografavo trasognante, mi tornava in mente un vecchio film dei miei vent’anni che si intitola Stargate (1994). La scena più bella è quando il piccolo team, in missione esplorativa, entra in un cerchio (un portale) che li ingoia e li proietta in un mondo dall’altra parte della galassia.   Stargate, ph. Antonino Costa   Oggi è giovedì, sono andato a cercare il cartello, per rileggerlo. A mo’ di conferma, ma non esiste...

Milano (Stazione Centrale)

Agli inizi degli anni cinquanta, all’ultimo piano di un grande palazzo, proprio davanti alla Stazione Centrale di Zurigo, c’era il prestigioso Studio di gra­fica e fotografia Heineger & Müller-Brockmann. Quel luogo era spesso frequentato dal geniale grafi­co Max Huber (1919-1992) che, dal 1940, si era stabi­lito a Milano, dove collaborava con lo Studio Bog­geri (fondato nel 1933: una sorta di Bauhaus italiano), studiando contemporaneamente all’Accademia di Brera, in contatto con Bruno Munari e Albe Steiner. Dopo aver curato la grafica dell’Einaudi e di Borsa­lino, nel 1950 Huber aveva iniziato a lavorare con la Rinascente, per il suo avveniristico Ufficio sviluppo. Dopo aver progettato il loro bel logo si occupò della pubblicità e dell’allestimento delle vetrine. Fu lui a convincere il ventiseienne fotografo polacco-svizze­ro Serge Libiszewski, che lavorava da tre anni nello studio di Zurigo, a trasferirsi a Milano, città allora apertissima a tutte le novità: «Che fai qui a Zurigo? A Milano c’è bisogno di bravi fotografi, in Rinascen­te trovi le porte aperte!...

Milano ha un futuro?

Una città come questa non è per viverci, in fondo: piuttosto si cammina vicino a certi muri, si passa in certi vicoli (non lontani dal luogo del supplizio) e parlando con la voce nel naso avidi, frettolosi si domanda: non è qui che buttavano loro cartocci gli untori?   da Giovanni Raboni, Tutte le Poesie (1949-2004), Einaudi, 2014       Che posto strano, chi ci arriva da fuori e non ci è abituato si sorprende che sia una città «volutamente» trasandata. Come se la cifra più forte del suo attestarsi sulla bassa non sia il magnifico Duomo, ma l’assenza di dettagli, il voler comunicare «qui non abbiamo tempo» per la bellezza. Una città ricca – ovviamente anche povera – ma in cui i ricchi hanno sempre preferito l’interno all’esterno e in cui il lusso si dovrebbe manifestare negli immensi cartelloni pubblicitari per la moda. Ma ovviamente la cosa non tiene. All’angolo della prima crisi i cartelloni dimostrano quello che sono: solo bidimensionalità. Per chi la scopre a piedi nei suoi angoli e nelle sue opportunità rimangono un...

Di profilo: le dame del Pollaiolo

Una frase orgogliosamente mormorata rompeva, a tratti ma con frequenza, il silenzio generato dalla contemplazione dei quattro magnifici ritratti: “La nostra l’è la püsè bela.” Al Museo Poldi Pezzoli erano esposti, riuniti per la prima volta, perché normalmente conservati in diversi musei del mondo, i quattro misteriosi volti femminili che la tradizione vasariana attribuiva al maggiore dei due fratelli del Pollaiolo.   Le dame del Pollaiolo, in mostra al Museo Poldi Pezzoli, Milano 2015   Firenze, 12 agosto 1470. Piazza della Signoria Un battito cadenzato di martello risuonava, ritmico, per via Vacchereccia, nel quartiere degli Orafi, giungendo a turbare perfino la limitrofa e tranquilla Piazza della Signoria. Mastro Antonio Benci (detto del Pollaiolo a causa dell'attività del padre Jacopo, mercante che aveva negozio nella piazza denominata dei Pollaioli al Mercato Vecchio) era sicuramente all’opera nella sua bottega-fucina, intento a forgiare qualcuna delle sue famose opere in bronzo, in argento o in oro: candelieri, fibbie di cintura, reliquiari, elmi da parata, croci, finimenti da cavalli, posate di...

Via Boffalora

Questa foto andrebbe a collocarsi dopo la pubblicazione del pezzo Milano zona cinque. In quel testo si può leggere che terminai il rullo di negativo con dei ritratti a un’amica; mentre la prima fotografia fu quella che scattai agli zingari che camminano in fila.   Lei   Non senza una certa confusione e immaginazione posso risalire al giorno imprecisato dello scatto a questa ragazza. Ci trovavamo nello spiazzo antistante alla casa dove abitavo, in via Boffalora. Una strada posta topograficamente tra la Barona, Famagosta e Gratosoglio; l’area periferica che ho percorso negli anni a seguire per scattare le foto di Fotogiornale. È vero che poi mi sono mosso in un raggio leggermente più corto. Mi sorprendo di notare, leggendo ancora il testo di Milano zona cinque, che iniziai questo lavoro fotografico sulla periferia di Milano con il pezzo Roggia Carlesca le cui foto realizzai in realtà nell’agosto 2012: «Ero in giro a cercare altro (le foto del bambino sulla roggia che trovai mesi dopo) e per un centinaio di metri ho seguito questo gruppetto di zingari, finché mi decisi a rubare lo scatto»; ovvero due...

L'Enel, il Monumentale e Pisapia

Nel gennaio del 2012 su questo blog erano apparsi questi due articoli:   Lettera a Giuliano Pisapia, 2 gennaio 2012   Bellezza e architettura, lettera a Pisapia, 8 gennaio 2012     Altri in contemporanea ne uscirono su vari blog e quotidiani, a firma di Gianni Biondillo, Luca Molinari, Marco Biraghi, etc.   Sollevavano un problema: la costruzione nell’area di fronte al Cimitero Monumentale di Milano di due edifici fuori scala, di un albergo inutile e di un parcheggio sotterraneo di 250 posti camuffato da piazza in una zona di rispetto architettonico, con un progetto che lasciava molto a desiderare dal punto di vista estetico e urbanistico. Ne era nato un dibattito che aveva coinvolto giornali, architetti, intellettuali, politici. La questione si era trasferita, dopo varie vicissitudini e discussioni, nelle aule del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, che aveva bocciato il ricorso del gruppo di cittadini che si erano organizzati nella sigla Area Ex Enel con un suo sito web. Ora sull’intera materia si è espresso il Consiglio di Stato (qui potete leggere la sentenza), dando ragione ai cittadini che hanno sollevato...

Expo e dintorni: RHO FIERA EXPO MI

Ho comprato un biglietto delle linee S (Suburbane) di Trenord per Rho Fiera Expo. Costo del biglietto 2,20 euro; al ritorno col metrò ho pagato 2,50. Ero partito dalla stazione di Porta Garibaldi.   Operaio   Certo il metrò è più comodo e veloce e si evince facilmente dai trenta centesimi in più che fanno pagare, ma è arrivando alla stazione di Rho Fiera Expo con il Passante e linee ferroviarie di superficie che mi rendo conto del gran lavoro edilizio che c’è in atto. Da semplice osservatore e frequentatore di bar (per bere il caffè), direi che c’è del ritardo sulla consegna dei lavori alla città e ai visitatori. Scendendo dal treno ho raggiunto il sottopassaggio che collega tutto: la fiera, il metrò e di nuovo la linea S e il centro. In effetti, è bello grande. Ciò che ho colto maggiormente stavolta non si può fotografare: i rumori delle seghe circolari dei carpentieri, il pulviscolo che si sviluppa e certi odori forti di solventi. Tanti operai con accenti del sud e del nord. Linguaggi tecnici su fili elettrici che portano corrente a sistemi. Ingegneri e...

Expo e dintorni: Controcampo Expo

In un articolo di Repubblica del 13 maggio 2012 leggo: «L’anno scorso era rifugio di rom, nel 2015 potrebbe diventare il nuovo polo cittadino del cibo, una grande piazza coperta dove produttori e consumatori si incontrano secondo la filosofia del chilometro zero per abbattere i costi di distribuzione».   Di fatto tre giorni fa nel fondo del paiolo erano rimaste della polenta abbastanza ben conservata, una forchetta e mezzo guscio d’uovo, e la cenere ancora chiara e soffice lasciava credere a un fuoco spentosi da non tanto tempo. Mi trovavo nei pressi del “Palazzo di cristallo” costruito nel 1933 dall’Innocenti a Lambrate, in via Rubattino, a due passi dal fiume Lambro. In questo stesso complesso industriale si produceva la Lambretta.   A due mesi e dieci giorni dall’apertura ufficiale di Expo 2015, mi si è chiesto di fotografare un controcampo di questo evento. Così dal centro ho raggiunto la periferia della città, è lì che riesco a riordinare le idee. Poi, camminare con la macchina fotografica fa il resto.   Ero arrivato nel cuore dell’Ortica. Volevo trovare un’...