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Napoli

(75 risultati)

Antropologia e poesia / Vico e Leopardi. Immaginazione e linguaggio

Chi può, vada alla mostra Il corpo dell'idea. Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi, allestita a Napoli nella Sala Dorica di Palazzo Reale. Il fascino avvolgente della scenografia multimediale che accoglie il visitatore, immergendolo tra gli autografi di due pensatori sommi come Vico e Leopardi, vale una visita ad hoc. Tra gli autografi, la Scienza Nuova, lo Zibaldone di pensieri, le Operette Morali, alcuni Canti come Alla Primavera e soprattutto il primo autografo dell'Infinito (1819), tutti provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, che possiede il lascito più consistente di entrambi i pensatori.   L’esposizione, ideata e curata da Fabiana Cacciapuoti, nota studiosa dell'opera leopardiana e curatrice di altre significative mostre recanatesi, è inserita tra le celebrazioni del Bicentenario de L'Infinito di Giacomo Leopardi ed è incentrata sul dialogo tra i due grandi esponenti del pensiero moderno europeo, ricostruito soprattutto attraverso l’incontro di due scritti che segnano la modernità: la terza edizione della Scienza Nuova (1735-43), pubblicata postuma pochi mesi dopo la morte di Vico dal figlio Gennaro nel 1744, e le 4526 pagine dello Zibaldone (1817-...

Elisa Sighicelli / Storie di Pietròfori e Rasomanti

È un hortus conclusus quello che accoglie il visitatore presso Villa Pignatelli – Casa della Fotografia, un giardino che ospita ricercatezze botaniche ed elementi architettonici di gusto eclettista. Al centro del parco la villa, con il suo candore neoclassicheggiante, che dopo essere appartenuta agli Acton e poi ai Rotthschild è diventata di proprietà statale nel 1952 ed è oggi una delle poche case-museo e uno dei luoghi più significativi di Napoli. È questa sontuosa architettura a ospitare la seconda tappa del progetto itinerante di Elisa Sighicelli, Storie di Pietròfori e Rasomanti.   Untitled (9074), 2018 100 x 80 x 4 cm Fotografia stampata su marmo Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con una scelta coerente, Elisa Sighicelli opta per proseguire il discorso inaugurato con la mostra a Palazzo Madama di Torino, sede nobiliare di fattura squisita, dimora di specchi e di fantasmi dello sguardo, e torna a indagare il tema della materialità della fotografia, muovendosi nella zona liminale che separa images e pictures, l’elemento immateriale dalla sua incarnazione fisica. Il tentativo di far corrispondere il...

A Napoli / Dalla casa delle guarattelle al cratere del Vesuvio

Eccoci, burattinai, pupari, poeti in Vico Pazzariello dove Bruno Leone (con Salvatore Gatto è l’erede del Pulcinella burattino) – apre la Casa delle Guarattelle Nunzio Zampella, Nunzio, il mitico, umile ultimo burattinaio dei giardini di Napoli.  E dove andiamo, oggi 27 aprile? Sul Vesuvio andiamo, prima in pullman e poi camminando, nella folla di chi sale turista curioso, e si fanno salendo scene improvvise, con le marionette, con le guarattelle, con Tommaso Bianco che fa Pulcinella in figura (lui per tanti anni attore di Eduardo), e le guide del vulcano, le più antiche d’Italia, che ci raccontano del monte tremendo e incantato, e i fiori rossi, gialli, celesti, e anche noi raccontiamo.  Saliamo fra i boschi bruciati due anni fa, nel più meraviglioso dei paesaggi, col mare che trema là sotto e regge delicatamente Ischia e Procida, e i pendii costellati di case abusive, e ovunque sono esposti finti souvenir, e udiamo gli spari dei fuochi a giorno per la festa di una delle sette Madonne vesuviane, le sette dee aggrappate al fuoco e alla lava. Eccolo il gran teatro che mi piace di più – nel vento, nell’aria, nel fuoco. Saliamo lenti, con Mimmo Cuticchio parlando del tempo...

Dal trailer al film / “La paranza dei bambini”. Quindicenni con la pistola

Il brano No Surprises, con cui attacca il trailer della Paranza dei Bambini, non molla neanche dopo il primo colpo di pistola. Uno fra i pezzi apparentemente più “zuccherosi” dei Radiohead tiene, diffondendo note di carillon, come se fosse una canzoncina per bambini. Sulla sua base si inserisce un mantra, una specie di preghiera dal contenuto però inequivocabilmente cruento (“Per il rispetto e per l'onore ne ho persi di compagni. Fratelli miei, fratelli di condanna, e quando porto questa pistola tengo i vostri nomi in canna”), che scopriremo poi essere una poesia: quella che ha scritto Striano, un famoso boss del Rione Sanità con la casa dalle pareti ricoperte d'oro, prima di morire. La melodia continua e neutralizza le immagini, espediente frequente (da Kubrick a Gus Van Sant): dei ragazzini si esercitano a sparare in un garage, e al primo colpo di pistola centrano la mira; poi sono in branco, su un tetto, a tirare fucilate contro le antenne paraboliche, come un allenamento al poligono. Si inserisce qualche scena di un amore tra il capobanda e una ragazza. I due vanno sulle macchinine “tozza tozza”, poi dormono insieme, forse per la rispettiva prima volta.     ...

A Napoli e Roma a trent’anni dalla morte / Mapplethorpe. Classical form on unthinkable images

Il 9 marzo del 1989 muore di AIDS Robert Mapplethorpe. Ha all’epoca quarantatré anni ed è uno dei fotografi più rappresentativi della scena artistica statunitense di cui incarna, tra gli anni Settanta e Ottanta, l’anima oltraggiosa, irriverente e contestataria. Le sue fotografie, caratterizzate da una cifra stilistica singolare, capace di unire lo scabroso e il glamour, sono, al di là dello splendore formale, un mezzo di riflessione su temi controversi come l’omosessualità, la pornografia e la sfera erotica in genere, la cui forza risiede – come annotava la scrittrice americana Joan Didion – nella forma classica applicata a immagini ‘impensabili’.      Dopo un’infanzia e un’adolescenza formalmente integrata nei costumi di una famiglia cattolica della media borghesia di origine irlandese (i cui valori rientreranno, seppur stravolti, in alcuni aspetti della sua ricerca), Mapplethorpe si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn e, negli anni delle rivolte studentesche e delle contestazioni, entra in contatto con la nascente cultura underground newyorchese, con i suoi fermenti politici, artistici e letterari, legandosi per alcuni anni a Patti Smith. È lei a regalargli la...

Una conversazione / Toni Servillo o del mestiere di attore

Una musica d’altri tempi, lontana, proveniente forse da una radio, forse da un grammofono. La voce di Mistinguette. Francia, anni ‘40, una sala del Conservatoire, la scuola d’arte drammatica, quasi un’isola nel buio. Un giovane attore, compunto, ripassa un copione, Entra un altro ragazzo. Una ragazza irrompe di corsa. Studiano, tutti studiano la parte, finché non arriva il maestro, Louis Jouvet, grande attore, attore raffinato, intellettuale, in cerca d’anima nei personaggi sulla scena e interprete di pellicole popolari. Inizia, soprattutto con la ragazza, Claudia, un vero corpo a corpo per entrare nel monologo che Elvira rivolge a Don Giovanni, nel quarto atto della commedia di Molière, quella meravigliosa parte in cui la donna ammonisce il libertino a temere l’ira di Dio e a convertirsi, trasponendo tutto l’amore carnale che provava per lui, quel fuoco della passione che l’ha portata ad abbandonare il convento, in una nuova passione spirituale, in ammonimento a pentirsi della vita scellerata e a ritrovare una dimensione più umana.   Quell’isola circondata dal buio, quel naviglio in acque tempestose, rivive stasera, 19 gennaio, sul palcoscenico del teatro Bellini di Napoli,...

Il così fan tutte di Mozart al San Carlo di Napoli / Dialogo con Riccardo Muti

Da trentaquattro anni Riccardo Muti non dirigeva un’opera a Napoli, sua città d’elezione. Riporta ora al San Carlo il Così fan tutte di Mozart con la regia di Chiara Muti, sua figlia, con la quale aveva già collaborato in passato. L’inaugurazione della stagione era attesissima non solo per il ritorno in una città che gli è molto affezionata, ma soprattutto perché Muti non dirige opere in forma scenica dal 2015.  La prima al San Carlo (il teatro più bello del mondo, come il direttore d’orchestra ama ripetere) ci offre l’occasione per parlare della musica di Mozart, di Napoli e dell’Italia, di fronte a uno squisito caffè. Fuori splende il sole, ma il mare è in tempesta.   B. Perché per ritornare a Napoli la scelta è caduta su Così fan tutte? R. Offrendo la regia a Chiara che non solo è cresciuta ascoltando la musica di Mozart ma lo conosce bene anche grazie a Strehler e Ronconi, mi sembrava naturale che la scelta cadesse su quest’opera. Si tratta di una coproduzione con l’Opera di Vienna (dove la si ascolterà nel 2020, in seguito andrà a Tokyo, NdR). Il fatto che il Così fan tutte si svolga a Napoli non ha molta rilevanza: come saprà, un musicologo mi raccontò che la...

Maria Pace Ottieri / Sotto il Vesuvio

“Ho provato anch’io/È stata tutta una guerra/d’unghie. Ma ora so. Nessuno/potrà mai perforare/i muri della terra”. Questi versi di Giorgio Caproni sono posti in exergo a Il Vesuvio universale (Einaudi), l’ultimo libro di Maria Pace Ottieri. La scrittrice e giornalista milanese ha compiuto un viaggio nei luoghi intorno al vulcano, dove vivono 700.000 persone, con una densità abitativa più alta di quelle di Milano e di Roma, riempiendo i taccuini di un’infinità di storie, letture, approfondimenti, ma soprattutto di parole nate dagli incontri con le persone che vivono nella corona di paesi intorno al vulcano. Sono incontri che hanno “l’intensità del rito”, autorappresentazioni che per un momento distolgono dal buio della vita quotidiana di un “mondo antico e fagocitante”, ma la Ottieri ha il mestiere della giornalista e le doti della scrittrice, unite a un alto tasso di empatia, per fissare sulla carta una serie di persone, luoghi e situazioni memorabili.   E così sgrana il rosario dei paesi intorno al vulcano: l’economia del baccalà a Somma Vesuviana, la civiltà industriale trapiantata con l’Alfasud a Pomigliano d’Arco (un controcanto del capolavoro paterno Donnarumma all’...

Aquila, Lisario, Morfisa, Elide / Le personagge dei romanzi di Antonella Cilento

Le protagoniste, le personagge, degli ultimi quattro romanzi di Antonella Cilento provengono da secoli e luoghi diversi, appartengono a strati sociali differenti, hanno vicende che si snodano lungo la narrazione completamente dissimili, loro stesse fisicamente e caratterialmente sono molto lontane una dall’altra ma, da una analisi più approfondita, hanno moltissimo in comune oltre al fatto di essere donne.  Scrittrice con alle spalle 14 libri, tra romanzi e racconti, nonché autrice per teatro, radio e cinema, Antonella Cilento dalla sua Napoli è una tessitrice di storie di donne. Con una forte passione per la storia e per l’arte, che costellano i suoi scritti, Cilento imbastisce e poi cuce magistralmente vicende che si spostano su tempi e piani diversi, facendo talvolta sfoggio di una grande padronanza dell’uso del magico e del fantastico. Di fatto una donna che vive di scrittura, tra libri, articoli, saggi, una scuola di scrittura che ha compiuto i venticinque anni, Cilento è colei che si diverte anche a creare contesti e abbinamenti letterari anomali: da dieci anni “Strane coppie” è una manifestazione da lei ideata e condotta in cui, in ogni appuntamento, due autori diversi...

Magliette / Apologia dell’animalier: Kombat 2019

Kombat 2019 – la nuova maglia SSC Napoli per la stagione 2018/2019 – ha acceso il fuoco della guerra, per citare la frase dedicata dai media giapponesi alla nazionale di calcio dopo la storica vittoria contro la Colombia. La guerra non è solo quella inscritta nel nome – combat vuol dire combattere, e credo che tutti si ricorderanno del picchiaduro leggendario Mortal Kombat – ma, come ho già scritto altrove relativamente alla maglia Camo Fight, possiamo pensare, per estensione di significato, a un confronto bellico dalla durata di 38 giornate, le singole battaglie, per conquistare l’Italia e l’Europa. La fase di preparazione alla guerra consiste nell’approvvigionamento necessario alle operazioni militari come armamenti, combattenti e, ovviamente, divise, ovvero quei metri di stoffa in cui è racchiuso un intero sistema di valori di un popolo, una maglia sostenuta, incitata, sognata, che equivale all’amore e alla vita.    Una maglia che non serve solo a coprire e a identificare, ma anche difendere la città, proprio come mostra la graphic novel animata ambientata in uno scenario apocalittico, una Napoli deserta e in rovina – con tanto di nave colata a picco in prossimità di...

Sold out a Milano / L’importanza dell’anonimato: Liberato canta Napoli

Galeotta fu una mail anonima a Rolling Stone, mirata a lanciare un cantante esso stesso anonimo. A partire dal 13 febbraio 2017 ogni canzone di Liberato è stato un successo, fino a giungere al live da 20mila persone del 9 maggio 2018 alla Rotonda Diaz di Napoli, replicato il 9 giugno a Milano, sold out nel giro di mezz’ora. Bel risultato per un tizio di cui non sappiamo nulla, che canta persino in dialetto napoletano. Le uniche notizie che alimentano le nostre elucubrazioni – o almeno le mie e quelle di altri come me – derivano dai ringraziamenti posti nei crediti dei video e dalla sua unica intervista esistente, interamente in napoletano, tradotta e scritta in maiuscolo perché è “E’ ‘CCHIU’ BELL’ STILISTICAMENTE, ECAI’?!”. Su Rolling Stone hanno omesso di tradurre (per semplificare) l'ECAI' rafforzativo, che in napoletano significa “hai capito?”, dal valore simile alle question tags dell’inglese e ragion per cui penso che Liberato sia, o voglia apparire, come un esponente del popolo arrivato alla fama dal basso – o da un basso –, visto che lo stile risulta essere coerente con lo stereotipo del napoletano verace, incurante delle apparenza e dell’italiano a tutti i costi. ...

Il frutto usato come ortaggio / Un mondo senza pomodoro?

Un mondo senza pomodoro? Niente sugo, niente pizza, niente insalate, niente salse e le innumerevoli combinazioni che si realizzano con questo frutto. Siamo i maggiori produttori di pomodoro in Europa. Come il mais, patate, maioca, patate dolci, fagioli americani, peperoncino, noccioline, girasole, zucca, cacao e vaniglia viene dall’altra parte dell’Oceano; sono i “semi dell’Eldorado”, come li chiama Maurizio Sentieri. Eppure, alla stregua della patata, il pomodoro ha faticato parecchio a imporsi. La specie selvatica cresce ancora oggi sulla costa occidentale del Sudamerica nelle montagne del Perù, Ecuador e Cile. Cortés lo trova in Messico durante la sua occupazione, dal 1519 al 1521. Nessuno sa come sia emigrato lì; i maya coltivano un frutto grande, che mangiamo ancora oggi, poi tocca agli aztechi. Cortés lo vede presso di loro. Arriva in Spagna attraverso coloni e missionari sotto forma di semi, quindi in Italia, ma solo come specie botanica. La parola azteca che lo designa è tomatl; in Italia pomo doro. Compare per la prima volta in un testo nel 1544 dell’italiano Pietro Andrea Mattioli: “Sono questi schiacciati come le mele rosse fatte à spicchi, di colore prima verdi, e come...

Città in scena / I teatri di Napoli

Una volta Antonio Latella, durante un incontro pubblico al teatro Nest di San Giovanni a Teduccio in occasione dell’allestimento di MA, a proposito di Napoli disse: «È l’unica città italiana che potrebbe essere veramente la città europea del teatro, ma non ha le teste per poterlo diventare. Un giorno, probabilmente, i figli uccideranno sia i padri che le madri e avranno la forza per ricominciare e, da quello che vedo, qualcosa si sta già muovendo». Era giugno 2015, si veniva da Natale in casa Cupiello che a trent’anni dalla morte di Eduardo, ha (ri)aperto il discorso sulla necessità di considerare la tradizione (trado) anche nella sua sana accezione di “tradire”; si trattava di uno dei primissimi incontri pubblici al Nest che oggi è uno dei luoghi di riferimento del panorama teatrale napoletano; il Teatro Mercadante – che mentre scrivo è chiuso da oltre un mese per inagibilità – era appena rientrato nella fortunata cerchia dei teatri nazionali voluta dalla riforma Franceschini.   Quella chiacchierata con Antonio Latella, attuale direttore della Biennale di Venezia, fu molto significativa, non solo perché il regista non ritornava da molto tempo nella città dove tutto per lui è...

Conversazione con Vincenzo Capuano / Il collezionista di giocattoli

“Innumerevoli sono i giochi e di vario tipo: giochi di società, di destrezza, d’azzardo, giochi all’aperto, giochi di pazienza, giochi di costruzione, ecc. Nonostante la quasi infinita varietà e con costanza davvero notevole, la parola gioco richiama sempre i concetti di svago, di rischio o di destrezza. E, soprattutto, implica immancabilmente un'atmosfera di distensione o di divertimento. Il gioco riposa e diverte. Evoca un’attività non soggetta a costrizioni, ma anche priva di conseguenze sulla vita reale. Anzi, si contrappone alla serietà di questa e viene perciò qualificato frivolo. Si contrappone al lavoro come il tempo perso al tempo bene impiegato. Il gioco infatti non produce alcunché: né beni, né opere. (…) Questa fondamentale gratuità del gioco è appunto l’aspetto che maggiormente lo discredita.”   Questo l'incipit de: I giochi e gli uomini di Roger Caillois,pubblicato in Francia nel 1958,che rappresenta ancora oggi il testo di riferimento per chi voglia avvicinarsi allo studio del gioco.   Sopra: Veduta della mostra allestita nel refettorio di san Domenico Maggiore. Sotto: La vetrina con la collezione di Barbie; la vetrina con i personaggi di Eugenio...

Si tratta anche di te / Non si deve studiare la Ferrante all’Università

Il 7 aprile 2017 si è tenuta all’Università di Napoli Federico II una giornata di studio dedicata a Elena Ferrante, dal titolo «“di Napoli non ci si libera facilmente”: per Elena Ferrante». È stata la prima celebrazione della Ferrante nell’Università della città in cui sono ambientati i suoi romanzi, in particolare la tetralogia dell’Amica geniale che le ha dato un successo planetario. La giornata napoletana ha fatto seguito alla pubblicazione di un’inchiesta della rivista «Allegoria», sempre attentissima alle dinamiche del contemporaneo, sulla stessa Ferrante. L’Università inglese era arrivata prima, come spesso in questi casi, con panels dedicati alla Ferrante ai convegni della Society for Italian Studies a Oxford nel 2015 e a Dublino nel 2016, più seminari, conferenze e tavole rotonde a Londra, Durham, Leeds, Brighton e altrove. È anche appena uscito un interessante volume in inglese: The Works of Elena Ferrante: Reconfiguring the Margins, edited by Grace Russo Bullaro and Stephanie Love, Palgrave Macmillan, 2016.     Va tutto benissimo, perché la Ferrante è un caso commerciale, che merita discussione e approfondimento; perché il suo nome è femminile e fa gioco alla...

Monica Biancardi e Gabriele Frasca / Ricalcare più vive membra

Sullo schermo appare un sipario rosso; sul suo sfondo si proiettano le silhouettes di due spettatori, di spalle, in attesa che il sipario si apra. Poi si materializza, sul bianco, una seconda immagine – che sovrasta la precedente. All’inizio vediamo disegnarsi solo delle linee verticali: il colore è lo stesso rosso dell’immagine-matrice, ma le linee sono come evidenziate da una pulsazione interna. Poi, a partire da quelle linee di forza, appare il resto dell’immagine-eco: una donna è seduta, i piedi nudi poggiati su dei gradini metallici; il suo corpo è incorniciato, forse imprigionato, dalle linee verticali rosse, pure di metallo, che – capiamo ora – sono le sbarre della ringhiera di sicurezza posta ai lati della scala. La donna ha il volto seminascosto dalla mano destra che lo sorregge, nella posa canonica della melancholia. Ma la riconosciamo: perché anche il vestito che indossa è dello stesso rosso del sipario, e presenta le stesse pieghe. Mentre va in scena, nel giro di pochi secondi, questo piccolo quanto acutissimo dramma della percezione e del riconoscimento, si sente una voce maschile – sullo sfondo del paesaggio sonoro, sottile quanto straniante, di Stefano Perna –...

Roberto Saviano e Mimmo Borrelli in scena al Piccolo teatro / Sanghenapule tra mito e rito

Con il teatro in Italia non si diventa famosi. Il drammaturgo Mimmo Borrelli ha vinto tutti i premi del settore e conquistato senza sforzo il favore unanime della critica: provate però a nominarlo a qualcuno che non sia assiduo spettatore teatrale, e vi accorgerete di quanto flebile possa essere l’eco della scena.Se la fama segue vie traverse, il talento dell’autore e attore napoletano non è però sfuggito a due vere e proprie star dello spettacolo italiano: Toni Servillo e, più di recente, Roberto Saviano. Servillo ha dato pubblica dichiarazione di stima per il collega, ha interpretato i suoi testi e incluso alcuni brani in un fortunato recital dedicato a Napoli. Anche Roberto Saviano è rimasto profondamente colpito dalla immaginifica lingua di Borrelli: da questo vero e proprio innamoramento è nato il progetto di Sanghenapule, una produzione del Piccolo Teatro di Milano, firmata e recitata da entrambi per la regia di Borrelli. Si tratta, dopo tutto, di una notizia sorprendente. In primis perché una celebrità che potrebbe facilmente ottenere il tutto esaurito – come già accaduto proprio al Piccolo, nel 2009 – decide di condividere la scena con un compagno ingombrante e...

Luca De Filippo, o del merito paziente

“Noi andiamo avanti sempre, in teatro. C’è un motto: ‘La morte chiama vita, perché sennò vincerebbe due volte’”. Questo diceva in gennaio, sul palcoscenico del teatro Duse di Bologna, Luca De Filippo dopo la morte di Francesco Rosi, padre della sua attrice e compagna di vita Carolina. Oggi Luca de Filippo ci ha lasciato. Lo spettacolo in cui stava lavorando, Non ti pago, ha continuato ad andare in scena anche quando lui ha dovuto fermarsi. Ci mancherà questo artista sottile, raffinato, capace di tempi teatrali assoluti, di sottigliezze interpretative che viravano la malinconia in sguardo profondo nell’uomo. Una personalità sfaccettata, un enorme artista. Doppiozero ha chiesto di ricordarlo a due studiose che gli sono state vicine, Antonella Ottai e Paola Quarenghi, curatrici con lui dei dvd dell’opera del padre, Eduardo, e di altre iniziative. (Ma. Ma.)   La grande magia, 2012-13.   Luca non era solo il figlio di Eduardo, era l’attore – un grandissimo attore – che ne continuava la tradizione. Non per una ragione così ovvia, come potrebbe essere quella “...

Il genio dell’abbandono. Wanda Marasco

In prima approssimazione, Il genio dell’abbandono di Wanda Marasco è la biografia di un artista. Oggetto del libro è infatti la vita dello scultore e pittore Vicenzo Gemito, nato a Napoli nel 1852 e ivi scomparso nel 1929 (per inciso, ricordo che fino al 16 luglio sono esposte al Museo di Capodimonte 90 delle 372 opere della collezione Minozzi, acquisita l’anno scorso dal Ministero dei Beni culturali, in attesa di restauro e sistemazione definitiva). Ciò premesso, dell’impresa della Marasco non s’è però ancora detto nulla. Per quanto scrupolosa possa essere la corrispondenza con i documenti e le testimonianze – a partire dal profilo che Salvatore Di Giacomo pubblicò, vivente ancora Gemito, nel 1923 – l’interesse di quest'opera sta infatti altrove; e i suoi pregi non sarebbero inferiori se il personaggio fosse inventato di sana pianta. In altre parole: il protagonista di questo libro è così profondamente, radicalmente reinventato, che la conformità con quanto è storicamente documentabile costituisce, a conti fatti, una circostanza secondaria.   Non basta....

Ugo Mulas. Sensitive Surface

La mostra di Ugo Mulas alla galleria Lia Rumma, a Milano, è una mostra esemplare, da non perdere. La galleria, com'è noto, è su tre piani. Al pianoterra sono esposte solo quattro Verifiche: la prima e l’ultima insieme sulla parete di fronte all’entrata, la seconda e la penultima sulle altre due pareti, una di fronte all’altra. È la doppia cornice delle Verifiche, come ho già avuto occasione di far notare: la prima e l’ultima con il rullino stampato nero e la seconda e penultima i due “autoritratti”. Non è superfluo farlo notare di nuovo qui, si vedrà subito perché, la doppia cornice significa che Mulas identifica la propria opera con se stesso, persona e fotografo, come si suol dire, mettendo in gioco il nascondimento del suo volto con la macchina fotografica nel primo autoritratto e la sua sfocatura a favore del volto della moglie nell’altro. Al primo piano, sorpresa assoluta, perché inedite, mai mostrate, credo, mai viste, una serie di “fotografie” che consistono in dettagli ingranditi di fotogrammi, diciamo così, del rullino nero soggetto delle due...

Rosario Dello Iacovo. Curre curre guagliò

Il nome di Rosario Dello Iacovo sulla copertina del libro è una mera formalità burocratica, quell'imputazione di una responsabilità legale che identifica la funzione autoriale secondo Foucault: a qualcuno bisognava pur pagare le royalties. In realtà “Curre curre guagliò. Storie dei 99posse” è un libro collettivo, o più precisamente polifonico, in cui la somma delle voci – esattamente come in una band musicale – orchestra un discorso d'insieme che va molto al di là della biografia di un gruppo famoso. E il primo segnale che non siamo di fronte al lavoro compilativo e cronologico di un cronista è proprio quel titolo plurale: storie.   Il lettore che cerchi il pettegolezzo salace, la storiella sfiziosa, il backstage, il buco della serratura da cui guardare la vita dei membri della band non resta deluso: con tantissima ironia – spesso schietta, talvolta virante al sarcasmo, qui e lì amara – vengono raccontati molti episodi personali, le tappe, la vita della band e alcune avventure – come quando, arrivati in macchina in una piazza di Reggio Calabria, presidiata...

Walid Raad – Preface / Prefazione

Il MADRE di Napoli dedica quest’autunno un’ampia retrospettiva, curata da Alessandro Rabottini e Andrea Viliani, a Walid Raad, artista libanese tra i più noti della scena internazionale. Nato nel 1967 a Chbanieh, un piccolo villaggio a circa 30 km a est di Beirut, Raad è noto al pubblico italiano per aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003 e aver esposto nella Fondazione Antonio Ratti nel 2009. Ha esposto a Documenta 11 (2012), oltre che alla Whitechapel Art Gallery di Londra, al Centro Reina Sofía di Madrid e alla Hamburger Banhof di Berlino. Attraverso un ampio utilizzo di fotografie di archivio che si accompagnano a installazioni e opere testuali, Raad analizza la veridicità del documento storico, la costruzione della memoria individuale e collettiva e la gamma interpretativa degli eventi accertati, e propone con le sue opere nuove possibilità di lettura degli avvenimenti. Generalmente i suoi lavori osservano i disastri e le calamità generati dalle continue guerre, soprattutto nel mondo arabo, e presentano, di conseguenza, degli “squarci di realismo” sulla situazione libanese. Non solo. La sua ricerca...

Pino Daniele: el duende

Cantautore. Sono passati più di sessant’anni dalla coniazione di questo scialbo, petulante, italianissimo mot-valise, e ancora non siamo riusciti a liberarcene. Abbiamo archiviato matusa, valletta, maggiorata, capellone, ma del termine escogitato nei primi anni ’60 negli uffici della Rca di Roma ancora oggi ci serviamo. Così, Pino Daniele, disgraziatamente mancato a soli 59 anni per un infarto il 4 gennaio 2015, passa bruscamente alla storia con questa bislacca qualifica.     È stato un cantautore, Pino Daniele? Per massmediatica comodità dobbiamo accettarlo, e raccontarcelo pubblicamente. A me, che ho attraversato gli anni in cui nel nostro Paese questo bollino assumeva un senso quasi sacrale, riesce difficile chiudere il povero, grande Pino nella gloriosa, banalissima etichetta. Se penso ai suoi esordi, lo ricordo soprattutto come un talentuosissimo chitarrista e cantante blues, segnalatosi tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ‘80, la stagione della cosiddetta “scuola napoletana”, quella di Napoli Centrale (gruppo di cui ha fatto parte), Toni Esposito, Edoardo Bennato, la Nuova...

Storia napoletana di un delirio a sinistra

Durante la direzione nazionale del PD Pier Luigi Bersani ha paventato il rischio di caso Boffo contro chiunque all’interno del partito esprimesse posizioni discordanti da quelle della maggioranza o comunque diversa dalla linea impressa dal segretario. È chiaro che la dialettica interna in un partito è parte essenziale della sua stessa vita, tuttavia quello che oggi è definito generalmente sotto l’etichetta di macchina del fango sembra avere un impatto sulla vita personale e politica principalmente di carattere mediatico: può stroncare una carriera; perché oggi una carriera politica è, al pari di mille altri mestieri, una professione spesso carica di ambizioni, ma povera di passioni.     Tutta un’altra storia con quanto accadeva anche solo fino a qualche anno fa all’interno dei movimenti politici e in particolare all’interno del Partito Comunista italiano. Molti si ricorderanno l’espulsione del gruppo de il manifesto, ma pochi avranno memoria del Gruppo Gramsci di Napoli. Il Gruppo Gramsci fu al centro del romanzo di Ermanno Rea, Mistero napoletano, lo stesso Rea vi ritorna a distanza di...